04/01/2026
Fermarsi, ragionare, fare il punto e decidere come affrontare il prossimo obiettivo può garantire il successo, più di 35 bb al secondo.Garantito.
Associazione sportiva dedicata alla simulazione tattica ed hard softair F.I.G.T. - C.O.N.I.
04/01/2026
Fermarsi, ragionare, fare il punto e decidere come affrontare il prossimo obiettivo può garantire il successo, più di 35 bb al secondo.Garantito.
03/31/2026
Presidente o furiere?...entrambi, ed aggiungerei anche zio e confessore..
Tutte le Asd Softair d'Italia hanno iniziato la loro attività stagionale, tutte tranne una.
A Civitavecchia siamo in controtendenza, ci distinguiamo sempre.
06/30/2025
C'è manuale e manuale...
06/29/2025
Testing new gear...
02/21/2025
Ci sono momenti in cui non puoi opporti. Devi aspettare.Aspettare. Lasciar passare forze soverchianti. Aspettare, in silenzio, nell'ombra. Respirare piano ed annotare. Facce, direzioni, intenzioni. Aspettare, finchè non identifichi il punto da colpire o da far colpire. Il piacere assoluto di essere un moltiplicatore, invece di una forza. Anche se non ci vedete, ci siamo. JTF.
08/30/2024
Alla fine il nostro sport è un gioco di ruolo, un'arte marziale forse troppo vicina agli eventi narrati che facilmente può essere travisata e censurata.
E' la mia passione per la storia, e quindi anche per quella militare, e non certo quella per la guerra ad avermi spinto a praticare il softair.
Ed è cosi che una notte ho potuto ritrovarmi a Belfast negli anni ottanta, membro di un brick del CRW del S.A.S. a fronteggiare balordi dell' I.R.A. in jeans ed AK-47. Ricordate: chi gioca alla guerra difficilmente sarà un uomo violento nella realtà.
Giocate.
L.C. Tetz JTF3
"Sine Vulnus, sed Pugna!"
08/24/2024
Fra poco si ricomincia. DEFCON 3.
06/19/2024
Sembra una vita fà.....
05/14/2024
Così , per capirci sul nostro concetto di Softair ed Hard Soft Air.
05/06/2024
Op Heritage.
04/12/2024
Bianco Natale
Seconda Parte
Dopo la bastonata di Delta ci dirigiamo verso la centrale elettrica ( Foxtrot), nel percorso facciamo altri way point e, dopo una pausa per rifocillarci, raggiungiamo il palo della luce che rappresenta la centrale. Segnamo il codice, piazziamo il C4 e via verso Zulu (le baracche dei narcos). Da qui il dolore al ginocchio comincia a dare seri problemi a Kappa. Per questo scegliamo di avvicinarci all’obiettivo su strada. Ora le nuvole sono più consistenti anche se la visibilità, grazie alla luna, resta buona. Dal crinale le vallate intorno sembrano spettrali laghi di nebbia. La percentuale di umidità è cresciuta esponenzialmente. Si sente nell’aria e soprattutto nei piedi provati da ore di cammino. In lontananza oltre la depressione alla nostra destra i fari di mezzi in movimento lampeggiano nel cielo ad intermittenza. Proseguiamo in fila sul lato dello sterrato protetto da radi cespugli.
Ad un tratto, a non più di duecento metri davanti a noi, appare la sagoma di un edificio. Completamente buia. Da un altro fabbricato più basso partono lampi di luce. Ci avviciniamo. E’ ZULU. Congelati. A quindici metri due sagome, nel buio totale. Parlano. Il tizzone di una sigaretta si accende lentamente e poi svanisce. Aspettiamo. Se ne vanno. Sappiamo che tutto il perimetro è minato. L’unica via per espugnare la caserma è un assalto frontale dal cancello di ingresso. Ferro ci autorizza all’attacco per le ore 04.40. Iniziamo. In fila per uno percorriamo al trotto il sentiero verso il checkpoint. Io sono il primo. Cerco di avvicinarmi il più possibile. Avvisto il primo tango e salto sul lato opposto della strada liberando a Panico la linea di tiro. Più veloci. Il respiro si fa corto. Le armi sono in punteria. Le ginocchia si piegano per attutire i rumori della corsa. Kappa se ne accorge più di tutti. La guardia è a dieci metri davanti a noi . Di profilo. Il fucile appoggiato sullo stomaco. Non ci ha visto. Il cortile del compound è illuminato a giorno e le sagome dei narcos sembrano dipinte con uno stancil su un foglio giallo. Il mio m4 erutta sul primo. Tutti aprono il fuoco. Nonostante sia sommerso dai pallini e colpito da un pezzo, il tizio, stralunato dalla sorpresa, spara comunque. Ma il suo tiro è maldestro e noi siamo ancora in ombra. Si dichiara. Vedo Panico e Zac che si allargano a destra snocciolando colpi mentre Kappa e Skizzo scuoiano lo sgherro alla mia sinistra. Sembra fatta, ma davanti a noi si para un corridoio obbligato, largo due metri ed illuminato a giorno dalle fotoelettriche, mentre, dall’altra parte, sembra che un gigante incazzato stia lanciando verso di noi enormi manciate di brecciolino. E’ una Killbox. Un Cul de Sac. Una via senza uscita. Cerco di sporgermi sparando ma vengo colpito. Anche Panico cade. Zac si appiattisce sul muro e con il taglio della torta massacra il tango che gli sparava contro. Poi viene colpito, forse da un proietto di rimbalzo. Anche Kappa ed Alastor sono presi. Ma il gigante è sempre più incazzato. E’ in quel momento che Skizzo decide di usare il faro contro di loro. Di slancio si dirige sparando verso il cono d’ombra dietro alla fotoelettrica. E sparisce in un piccolo avvallamento ai lati della strada. Ora i narcos non possono vederlo, neanche quando si sporge per sparare. Urla, fuoco. “Preso!!”, “Colpito!!!” i nemici avanzano allo scoperto illuminati di rosso e con le braccia sopra la testa. Silenzio. Skizzo esce dalla trincea e si precipita verso la raffineria. Dall’area dei colpiti lo vediamo sparire tra i muri e poi più nulla. Aspettiamo. Raffiche. Colpi singoli. Un nemico esce torciato di rosso. Silenzio. Silenzio. Dove cazz….eccolo trafelato corre dentro la caserma. Spostare le casse di esplosivo da solo e senza copertura è faticoso ma alla fine l’obiettivo è conquistato e distrutto. Ci riuniamo intorno al fuoco del bivacco. E’ fatta , finita, possiamo chidere l’esfiltrazione. Col c***o. Skizzo ha rinvenuto il messaggio con il quale Carlos comunicava ai suoi di aver scoperto che Anthony Alvarez è in realtà Jorge Serrano Diaz nome in codice “Muso”, agente infiltrato della DEA. Nella stessa lettera ordina loro di “giocarci un po’” e di portarlo nella cella della piantagione. Comunichiamo a Ferro che Muso è vivo ed indovina, indovina?.... i mangiatartine ci ordinano di recuperarlo. Figli di pu***na. Si ricomincia.
Kappa è impossibilitato a proseguire, il ginocchio lo costringe a terra. Afferro per le spalle il contadino che prima del nostro attacco armeggiava intorno al fuoco :
- “…su nombre!!” cerca di divincolarsi, urlo…”SU NOMBRE?!?” …..
- Conrado, Conrado!!!
- Bien, Conrado…. yo soy de la CIA.......hm.... conoces la CIA?
- Si, si...
- Bien.... tome la camioneta y acompaña mi compañero a esta dirección...entendido?....hey entedido?
Si guarda intorno come aspettandosi uno scappellotto..ma i narcos sono tutti morti.......
- Si, jefe , si , entendido....
- ...Mira, consciamo todos su pueblo...hm... si mi compañero no está en casa en una semana, mato a toda su familia ... entiendes?.....ENTIENDES?!?
- Si, si Jefe ….entiendido….
Kappa è già sul pickup, il tizio sale mi guarda di traverso dal finestrino, mette in moto e se ne va. Dal lunotto posteriore vedo la mano di Adriano, impugna una SIG.
Nella foto il corpo esanime di Andrea Fraccaro "22" alias
"Carlos".