Storie di Stadio

Storie di Stadio

Condividi

Ricordi e racconti su calcio, stadio, trasferte, viaggi, musica, birre, ultras, politica, film, streetwear...Questa pagina NON è a scopo di lucro.

Questa pagina è contro chi detiene il potere e i SERVI che li difendono. 1312 SEMPRE

29/05/2026

29 maggio 1985
'Un muro è crollato'.

Posto un racconto (trovato in rete) di uno scouser.

'Tutto qui, io queste parole le ho sentite e le ho ripetute tantissime volte.
Ma sono menzogne. C�è un momento di quel giorno a Bruxelles che più di qualsiasi altro continua a tormentarmi.
Il nostro treno era da poco arrivato alla stazione di Jette e una lunga colonna di tifosi del Liverpool si era incamminata giù dalla collina verso il centro.
Mi fermai a guardarli, bandiere a scacchi rossi e bianchi al vento� dissi tra me e me: «Oggi possiamo fare tutto ciò che ci pare. Nessuno può fermarci».
Era un giorno caldo e soleggiato, ma nell'�umore generale si captava un sottofondo oscuro.
Quelle bandiere a scacchi le avevamo preparate per la finale dell'�anno precedente, contro la Roma allo Stadio Olimpico.
E nonostante la conquista della quarta Coppa dei Campioni nessuno, tra quelli di noi che erano stati a Roma, ricorda con affetto quel giorno.
Prima della gara, gruppi di giovani in motorino avevano dato la caccia ai nostri tifosi, coltelli in mano.
E, dopo la partita, fummo vittima della rabbia di Roma, tra sangue, angherie e umiliazioni.
Ci eravamo detti che la storia non si sarebbe ripetuta.
La nostra rabbia non era diretta solo agli italiani.
La stampa britannica aveva praticamente ignorato gli eventi dell�'Olimpico l'�anno prima.
Liverpool, in quegli anni, era una città marginalizzata e odiata dal resto del Paese, un anacronismo che c'�entrava poco con l�Inghilterra.
Ero con mio fratello quando, in un vicolo del centro, ci siamo imbattuti in un gruppo di tifosi juventini, sei o sette, quasi tutti ventenni.
Erano seduti davanti a un bar, atteggiandosi un po� da duri, un po� da fichi.
Il mio sguardo incrociò uno dei loro.
«Dai, brutto st***zo, dimmi qualcosa�» ringhiai. Lui, niente. Ma ormai il tono, l'�umore di quella giornata era stato fissato.
La Grand Place era relativamente priva di tensione. Noi del Liverpool eravamo in tanti e ci sentivamo sicuri.
Bevevamo e cantavamo a torso n**o sotto il sole. Era quasi idilliaco. Ma poi, complice l'�effetto dell�'alcol, tutto cambiò.
I bar cominciarono a chiudere, forse impauriti da ciò che avremmo potuto fare�
Partimmo a piedi per lo stadio. Ovunque c'�erano tafferugli.
In circostanze normali, tutto ciò non sarebbe avvenuto. Ma quel giorno era diverso,�eravamo ubriachi ma anche in quello stato capimmo che lo stadio era fatiscente.
Alle entrate non vi erano praticamente controlli. Tutt'�ora, 25 anni dopo, ho ancora intatto il biglietto di quella serata. Eravamo nel settore Y, accanto al maledetto settore Z, e si capì subito che eravamo in troppi.
La folla ci spinse avanti, verso il campo, crollò una prima barriera. La pol.zia reagì con i manganelli. Vidi un ragazzo, �uno dei nostri, �rimasto imbrigliato nel filo spinato mentre cercava di scavalcare un muro.
E vidi un poliziotto che lo manganellava.
Mi avvicinai e gli diedi un pugno in faccia.
Scappò via. A quel punto, quasi tutta la polizia si era dileguata.
E così noi ci concentrammo sul bar, dove un povero cristo vendeva patatine e panini. In pochi secondi avevamo saccheggiato tutto.
Tra settore Y e settore Z vi era un fitto lancio d�oggetti.
In realtà, per gli standard di quegli anni, non era nulla di inusuale. Guardammo con invidia gli spazi nel settore Z che era mezzo vuoto, mentre il nostro settore Y, complici i molti tifosi senza biglietto, era strapieno.
Mi assentai per qualche minuto per andare in bagno. Al ritorno vidi che la rete che separava i due settori era caduta e che molti dei nostri erano passati al settore adiacente�
Più sotto e nell'�angolo più lontano stavano morendo 39 persone.
Della partita non ricordo nulla.
Del dopo-partita ricordo la paura di essere accoltellato dagli juventini.
E ricordo il poliziotto belga che, preso dall'�ira, lanciò un lacrimogeno dentro un autobus di tifosi del Liverpool.
Arrivammo a Ostend per prendere il traghetto, tristi e depressi, ma ancora ignari. Solo dopo, sulla Manica, cominciò a spargersi la voce.
A casa cominciammo a trovare antidoti per la nostra vergogna, raccontandoci le solite bugie�
Una lunga catena di eventi ha portato all�'Heysel.
Gli accoltellamenti e i pestaggi subiti a Roma, l�'alcol, la nostra aggressività, l'�inefficienza della polizia e uno stadio fatiscente.
Senza uno di questi anelli nella catena maledetta forse quel giorno sarebbe passato senza incidenti.
Oggi i tifosi dell�'Everton ci dedicano uno sfottò: «Trentanove italiani non possono avere torto».
Un modo per dire che l'�Heysel è colpa di noi del Liverpool.
Hanno ragione.
Il torto era nostro. Il torto era mio.'

28/05/2026

Veloce aggiornamento. I libri sono stati spediti (solo un paio di eccezioni, per chi aveva richiesto anche Storie di un cane sciolto, l’editore non e’ riuscito ad inviarmi le copie). A giorni dovreste riceverlo (p0ste italiane permettendo, con ponte 2/6…). Oggi presentazione di Storie di stadio - il libro, a Bassano del Grappa, bar da Peter. Ore 19 - ps: non ho accesso a laptop e non posso leggere i messaggi inviati. Dal 4/6 rispondo a tutti (vale anche per email)

Photos from Storie di Stadio's post 26/05/2026

*** STORIE d’AZIONE ***

26 maggio
2 incroci caldi. Inaspettato il primo, consolidato e appartenente a quelle rivalità regionali che non possono mai avere fine.

Anni: 2002 e 2019
Ternani vs reggini, modenesi vs reggiani.

Per la prima gara ho recuperato un racconto (trovato in rete). Lo posto senza ‘tagli’, dal video ognuno si può fare un’idea. Per la seconda ‘tenzone’ non c’è bisogno di parole, le immagini parlano chiaro, le due tifoserie hanno cercato di onorare al meglio la rivalità.

Ecco una versione (ospite) di Ternana Reggina:
‘Penso che il modo migliore di descrivere i fatti sia quello di raccontare l'intera trasferta dato che sono stato al centro di tutti gli avvenimenti pre-post-partita.
Faccio la trasferta in pullman col mio gruppo.
Appena arrivati in città decidiamo di fare un giro per la città dato che nessuno ce lo impediva.
Andiamo in giro a piedi in cerca di un posto in cui mangiare completamente indisturbati e incontriamo tanta gente di terni alla quale non arrechiamo nessun disturbo, anzi ci avvaliamo di qualche loro indicazione.
Solo una volta ritornati nell'antistadio veniamo a sapere che gruppetti di ternani assaltavano cani sciolti e famiglie e qualcuno dei malcapitati ci racconta che sono stati addirittura minacciati con delle lame.
Non posso esserne sicuro, ma se così fosse faccio i più vivi complimenti ai ragazzi di terni che, da rossi, dovrebbero attenersi all'ennesimo ipocrita slogan delle curve di sinistra:"Basta lame basta infami".
Ci tengo pure a sottolineare che noi camminavamo in gruppo (circa una 20ina dato che qualcuno dei nostri ha preferito restare a riposare nell'antistadio) e che giravamo indisturbati proprio nelle zone in cui ci hanno riferito che sono avvenuti gli agguati.
Questo mi fa pensare che siamo sicuramente stati avvistati dai ternani che giravano con le macchine, ma avranno ritenuto più opportuno assaltare famigliole indifese in assetto pic-nic. Che ultras!
Comunque dopo aver saputo dei fatti successi nei pressi dello stadio decidiamo di fare un giro per vedere se riusciamo a intercettare questi eroi ma tentando di uscire nuovamente dall'anti-stadio veniamo fermati dalle camionette delle "forze dell'ORD.NE" che arrivavano in quel momento, forse informate di quello che stava succedendo.
Decidiamo di entrare allo stadio e dopo aver eluso lo scadente servizio di controllo dei biglietti, riceviamo la graditissima visita dei ragazzi di Roma. Dopo qualche minuto arriva un altro gruppo della nostra curva che immediatamente carica gli inservienti dello stadio e i pol.ziotti alla porta.
Ne nasce una piccola baraonda alla quale partecipano tutti quelli che erano già entrati in curva con la pol.zia costretta ad uscire dal settore ospiti e a lasciare incustidito l'ingresso.
Dopo una nostra bella fumogenata e una loro coreografia che sa tanto di provocazione si comincia a cantare. Non posso giudicare il tifo dato che dal mio settore sentivo solo i nostri cori incessanti, posso solo dire che è stata una nostra bella prestazione.
Sul finire della partita qualche ragazzino comincia a scendere nel fossato e a risalire arrampicandosi sul muro, nel tentativo di raggiungere il campo.
La maggior parte fallisce perchè era davvero difficile scavalcare. Noi dei gruppi tentiamo di far desistere tutti quei ragazzini cacciatori di magllie consapevoli dei pericoli in cui andavano incontro (era logico che la curva della squadra di casa avrebbe avuto molte meno difficoltà ad entrare in campo, come è successo...).
Ci tengo a sottolineare che NESSUN ELEMENTO DEI GRUPPI DELLA CURVA SUD DI REGGIO CALABRIA E' SCESO SUL TERRENO DI GIOCO per il semplice motivo che a noi le maglie dei giocatori interessano poco, anzi niente, e perchè non ci stimolava molto il rischio di subire l'ennesima ondata di diffide per un confronto con una curva della quale poco o niente ci interessa(-va...).
Più che altro noi avevamo voglia di festeggiare tra di noi. Festeggiare un traguardo per il quale abbiamo lottato per una stagione intera girando l'Italia senza sosta e non facendo mancare mai il nostro contributo alla squadra. Era un giorno in cui il nostro unico intento era festeggiare e continuare a essere ubriachi di felicità.
Comunque i ragazzini continuano a entrare e noi, oltre a qualche richiamo e a qualche urlo, continuiamo a cantare e a festeggiare. In tutto non so dire quanti di questi ragazzini siano riusciti a entrare. Ma di certo non 700, è semplicemente ridicolo solo pensarlo. Potevano essere (esagerando) una cinquantina.
Finita la partita comincia quello che la maggior parte di noi si aspettava, i ternani che appaiono sul terreno di gioco misteriosamente: non scavalcando, bensì arrivando da dietro la loro curva. La qual cosa ci fa pensare che avevamo ragione: gli avevano aperto i cancelli.
Le scene sono quelle viste in Tv: i nostri ragazzini che corrono verso il settore ospiti inseguiti da tanti ternani. A questo punto la polizia comincia a disporsi davanti al fossato che ci separava dal terreno di gioco e solo 5-6 ultras dei nostri fanno in tempo a entrare in campo evitando le manganellate dei poliziotti che ributtavano giù nel fossato (senza grossi danni) chiunque tentava di andare a soccorrere quei ragazzini.
Ho potuto successivamente vedere dalle immagini televisive che i ragazzi che hanno fatto in tempo a scavalcare hanno fatto la loro parte dandosi senza alcuna remora. Addirittura ho visto uno dei nostri con la maglietta nera che ne "coricava" 4 dei loro (quello che alla fine inciampa e si vede un nano biondo ternano saltargli addosso).
Le ho viste in Tv perchè noi, appena ci siamo resi conto che ormai entrare in campo era impossibile, ci siamo catapultati fuori dallo stadio e ci siamo diretti verso quello che presumo fossero i "distinti" nella speranza che i ternani avessero avuto il coraggio di ve**re ad affrontare noi, quelli che avrebbero dovuto affrontare. Arriviamo di corsa dietro i distinti e ci troviamo di fronte due macchine della polizia e un gruppetto di ternani e bergamaschi.
Ci devono avere visti davvero incazzati dato che sembrava avessero visto il diavolo per come scappavano. Ma erano meno (non moltissimo) di noi e forse è stato giusto così. Dai distinti (quelli ai quali si avvicina il loro presidente durante il parapiglia in campo come ho visto nelle immagini...) molte persone tentano di facilitare la fuga degli ultras ternani cominciando a lanciarci pietre (da dentro la curva).
Ne nasce una f***a sassaiola durante la quale non ci tiriamo indietro mentre i ternani cominciano a indietreggiare rientrando sugli spalti.
I ternani "residui" nei distinti verranno cacciati via dalla polizia che comincia a popolare il piazzale nel quale si era spostata per forza di cose l'attenzione della celere.
Finisce tutto nel momento in cui i ternani svuotano lo stadio e noi restiamo nel piazzale ad attenderli e a chiamarli da lontano.
Ma il nostro "invito" non viene accolto dato che vediamo gli ultras ternani uscire dalla loro curva e avviarsi verso casa limitandosi a gestacci da mooolto lontano.
Risaliamo sui pullman solo quando restiamo solo noi intorno al "Liberati" e rimaniamo molto delusi dai ternani che probabilmente non riescono ad andare oltre agli assalti alle famigliole in assetto pic-nic e al tentativo di pestaggio (mal riuscito...) di bambini "cacciatori di maglie" che sicuramente non si rendevano nemmeno conto di quello che poteva succedere.
Mi sembra molto vigliacco presentarsi puntualmente in 20 a Reggio Calabria restando con 2 piedi in una scarpa e sperando nella nostra mentalità che non ci permetterebbe mai di metterci appresso a 20 poveri ternani per poi fare questi assalti infami verso una parte della nostra calda tifoseria che non c'entra affatto con le persone che realmente dovrebbero affrontare.
Non è la prima volta che capita. Molte altre tifoserie vengono a Reggio in numero eccessivamente esiguo per stare con 2 piedi in una scarpa e approf***ano delle nostre solite invasioni per attaccare gente indifesa che non ha niente di ultras e che a causa di questi poveretti non fanno altro che odiare il nostro movimento alimentando l'etichetta di teppaglia che ormai è stata affibiata al nostro movimento e che difficilmente riusciremo a cacciare finchè esisteranno questi elementi.’

https://www.youtube.com/watch?v=pjdB8m4l4r0

24/05/2026

Napoli (e Sarzana) balla!
Il 24 maggio 2002 esce Who Said dei Planet Funk.
Ancora oggi, appena parte mi sembra di stare sospeso tra due mondi: nostalgia/passato e futuro.
Ci sono canzoni che non invecchiano mai.
Non perché siano perfette, ma perché riescono a riaccendere sensazioni e ricordi precisi. Odori, notti, chilometri, amicizie, trasferte, estati infinite.
La musica, per quelli della mia generazione, non era sottofondo, era identità. Appartenenza.
Era riti e stili di abbigliamento, ritrovi e rivalità.
Ti accompagnava 7 su 7, come una toppa cucita sul bomber, un paio di anfibi o una sciarpa legata al collo.
Faccio fatica ad ascoltare la musica attuale. Forse è un limite mio, quando cresci tra gli anni ’80 e ’90 risulta difficile accontentare l’orecchio.
E i Planet Funk, sinceramente, non erano neppure tra i miei gruppi preferiti. Mi bastava solo sapere che un’anima partenopea, insieme ad una sarzanese, aveva partorito quella bomba musicale.
Who Said aveva qualcosa di diverso.
Quel giro elettronico ipnotico.
Quel ritornello che ti entra in testa e non ti lascia più: I’m a slave at minimum wage.
Consapevole di esserlo.
Appartenenza
Era il 2002 ma potrebbe essere un decennio prima o dopo.
Quell’energia capace di farti sentire contemporaneamente dentro un club inglese, su una spiaggia greca o in un pub con gli amici.
Chissà quanti ragazzi di curva, almeno quelli della mia generazione, si ritrovano in certi suoni.
Oltre il ritmo, trasmettono ricordi. Ti fanno muovere. Ti tengono in modalità ON. Rispolverano tensione e spensieratezza, azione e sensualità.
Su quelle note mi gasavo e cercavo due tipologie di approcci, agli antipodi: galante con qualche donzella oppure di sfida con qualche omologo.

Un po’ come certe giornate allo stadio, quelle del passato, dove bastava poco a far scattare la molla: voglia e coraggio.
Certamente era più facile, non c’erano i controlli e la repressione di oggi. Era tutto più spontaneo, meno costruito per i social.
Who Said mi ricorda quell’epoca lì: notti lunghe, adrenalina, approcci amorosi, libertà, amicizie sincere, euforia, pugni dati e presi.
La musica elettronica, se fatta bene, ha questo pregio raro: non ha età.
Ogni volta che parte, per quei 3 minuti e 34 secondi ti senti carico come una molla, ti restituisce una versione di te che credevi perduta.

https://www.youtube.com/watch?v=4UQz2FGAFwI&list=RD4UQz2FGAFwI&start_radio=1

Photos from Storie di Stadio's post 24/05/2026

24 maggio
Anni diversi, stesso senso di vuoto.
Eventi che mostrano il lato peggiore di un fenomeno nato, spero, con intenzioni molto diverse. Un mondo vissuto da tanti ragazzi in buona fede, con passione sincera.
Poi però succede che qualcosa degeneri. Spesso accade quando il branco prevale. In quelle circostanze alcune dinamiche sono normalizzate e accettate.
Il 24 maggio del 1999 ci svegliamo con una tragedia assurda ma quasi annunciata.
Ciro, Giuseppe, Vincenzo e Simone persero la vita in un incendio su un treno. Alcuni di loro erano poco più che ragazzini.
Un treno che avrebbe potuto provocare tragedie in ogni istante della sua f***e corsa.
Negli anni ho letto post di cordoglio, slogan, striscioni, parole di circostanza.
Ma raramente ho visto una sincera riflessione su ciò che accadde davvero.
Perché non fu il destino. Non fu una fatalità.
Esistono comportamenti, rituali, cattive abitudini che sono tollerati o persino romanticizzati.
Quando giochi continuamente con il fuoco, prima o poi qualcosa brucia davvero. E non sto usando retorica, perché è quanto realmente accaduto.
Mi auguro soltanto che qualcuno abbia trovato il coraggio di fare i conti con la propria coscienza.
È il minimo che si debba a Ciro, Giuseppe, Vincenzo e Simone.

Altro anno, siamo nel 2012.
Il 24 maggio Virgilio non ce la fa più e si t0glie la v1ta.
Non era un ultras. Faceva parte della Banda Bagaj, gruppo di tifosi interisti posizionati in Curva Sud.
La sua tragedia inizia un paio di anni prima.
Su quella vicenda i giornali hanno raccontato versioni, ricostruzioni, accuse e sospetti.
Senza entrare nello specifico dell’episodio, c’è però una cosa che continuo a non capire: l’idea che semplici tifosi debbano accettare o piegarsi a dinamiche che non sentono proprie.
Non concepisco la pretesa di imporre le nostre regole a chi non ha mai scelto di far parte del nostro gioco.

A volte basterebbe fermarsi un attimo prima oppure accettare le conseguenze, senza trincerarsi dietro slogan, vittimismo e ipocrisia.
Davanti a un errore, è meglio la dignità e il silenzio

23/05/2026

Prima presentazione del libro Storie di Stadio.
Giovedì 28 maggio dalle ore 19 Andrea Gatta Passuello si troverà nella splendida location del Bar da Peter, Peter Via Salvo D'Acquisto a Bassano del Grappa, per una breve presentazione del libro Storie di Stadio!
Possibilità di acquisto e firmacopie.
Un libro imperdibile per chi ama o ha amato il mondo Ultras.
Vi aspetto.

Per chi invece non ha la possibilità di passare, contatti in privato Andrea Gatta Passuello.

https://www.instagram.com/reel/DYrn81BoASA/

Photos from Storie di Stadio's post 23/05/2026

23 maggio 1992
Il giudice Falcone stava tornando a casa da Roma, come faceva solitamente nel fine settimana, insieme alla moglie Francesca.
Partito da Ciampino atterra all'aeroporto Punta Raisi di Palermo. Si mette alla guida di una delle tre auto della scorta, in macchina con lui c'è la moglie.
Le auto prendono l'autostrada, dirette verso Palermo.
Alle 17:58, al chilometro 5 della A29, nei pressi dello svincolo di Capaci-Isola delle Femmine, il sicario brusc4 aziona una carica di cinque quintali di tritolo, che era stata posizionata in una galleria scavata sotto la strada.
Nella strage morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Il 25 maggio 1992 si svolgono a Palermo i funerali delle vittime.
Le parole pronunciate dalla moglie dell'agente Schifani sono rimaste nella storia:
"Io, Rosaria Costa, vedova dell'agente Vito Schifani, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo stato, lo stato..., chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della maf1a, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c'è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare... Ma loro non cambiano... loro non vogliono cambiare... Vi chiediamo per la città di Palermo, Signore, che avete reso città di sangue, troppo sangue, di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l'amore per tutti. Non c'è amore, non ce n'è amore...".

La maf1a nel passato era la scelta, quasi obbligata, per disperati e criminali. Oggi ha ampliato il suo raggio d’influenza. C’è ancora qualcuno che la trova affascinante per la sua posizione antistat0. Le serie tv hanno favorito un mito fondato su una grande falsità.
In realtà la mafi4 e lo stat0 sono partner, entrambi tiranni contro il popolo. Lo stat0 con accise, burocrazia e leggi liberticide, la maf1a con 0mertà, spaccio di vizi e dipendenze, prepotenze.

Ai mafiosi di stat0 e a quelli di strada, rivolgo solo un pensiero: siete M***A!

Photos from Storie di Stadio's post 19/05/2026

Manca poco!
I libri sono arrivati… ora manco solo io.
Da lunedì inizierò a spedire, abbiate un po’ di pazienza.
Mi sono organizzato (buste pronte e indirizzi già stampati), ma adesso devo capire come reagisce il carrozzone di Poste Italiane.
Non vorrei svelarvi troppo del libro, sia per non influenzare il vostro giudizio, sia perché le aspettative, spesso, rischiano di tradire la sorpresa.
Però una cosa posso dirla: la forza di Storie di Stadio – Il libro, sta nella diversità.
Sette ultras, ciascuno con il suo stile narrativo, ma soprattutto con il suo personale approccio alla curva, al tifo e al modo di vivere certe emozioni, hanno dato il meglio di se stessi.
Non troverete solo racconti di trasferte, scontri e stadio.
Dentro ci sono ricordi personali, amicizie, adolescenza, viaggi, paure, incontri casuali e pezzi di vita che, in un modo o nell’altro, ci hanno formato, ci hanno fatto crescere e diventare quello che siamo oggi.
C’è chi racconta gli anni delle trasferte in treno o in autobus, chi ricorda l’emozione del primo ingresso in curva da bambino, chi parla di amicizia e rispetto nati persino tra rivalità opposte, chi ripercorre un’epoca fatta di cabine telefoniche, pub, sale giochi, motorini e chilometri macinati per 'esserci'.
Più che un libro sugli ultras, è un libro scritto da ultras.
Ci siamo messi in gioco, con coraggio, quello che contraddistingue il nostro ambiente.
Non scrivendo a nome di una tifoseria, ognuno di noi ha raccontato come ha vissuto, intensamente, qualcosa che andava oltre i novanta minuti, scavando in profondità, nella propria memoria.
Abbiamo cercato di raccontare sensazioni vere, senza fare gli eroi, senza morale, senza filtri, senza vanto, raccontando anche i nostri limiti.

Ricordo che il libro è autoprodotto/autofinanziato, in tiratura limitata (350 copie, chi bazzica il mondo del collezionismo, può cogliere l’opportunità…).

A chi lo ha già prenotato e pagato: grazie davvero per la fiducia e per la pazienza.
A chi lo ha prenotato ma deve ancora saldare: scrivetemi appena possibile così riesco a organizzare al meglio le spedizioni. Da sabato entro in semi black-out tecnologico, non ho accesso ai messaggi della pagina e nemmeno alle email (non portandomi il laptop in viaggio), per cui, solo telefono.

A chi invece è semplicemente curioso: qualche copia è ancora disponibile, visto qualche ordine è ancora ‘silente’. Se non in questa occasione, da metà giugno rientro in italia e quindi con più calma si può organizzare. Inoltre anche gli altri co-autori hanno alcune loro copie ancora disponibili.

Ne approfitto per ricordare che trascorrerò una decina circa, in prov di Taranto, se vi va di conoscerci, sono a disposizione.

Allo stesso modo, per chi volesse organizzare incontri con presentazione e discussione di questo libro o di Storie di un cane sciolto, per me sarebbe un enorme piacere.

Storie di stadio: 'Sentimenti, passioni, aneddoti… semplicemente ultras.'

Photos from Storie di Stadio's post 18/05/2026

18 maggio 1964
"B4ttle of Brighton"

Ultimamente mi piace dare spazio a giornate talmente intense, che hanno segnato periodi passati e non si possono catalogare come 'semplici' sc0ntri.
Dopo aver raccontato due sfide rusticane internazionali, quella di Volos in Grecia (tra AEK e PAOK), e quella di Copenhagen, (tra gunners e galatasaray), rimaniamo all'estero ma in ambito extracalcistico.

Se sei mai stato in UK o se segui le sottocultre giovanili, conosci l’importanza delle bank holiday.
Una delle più conosciute è la boxing day, ma non c’è solo quella.
Sto parlando di festività introdotte per permettere ai lavoratori qualche giorno di riposo e relax, che con gli anni si sono trasformate in tanto divertimento e coccole…
Ne parlo tra poco.
Intanto facciamo un piccolo passo indietro, un poco di storia, che saremo anche dei bruti e dei cattivoni, ma la testa va anche cibata di nozioni.
Facendo una ricerca scopro che il ‘merito’ del successo delle bank holiday sarebbe di un certo sir lubbock, un banchiere e politico, che nel 1871 istituì delle giornate di pausa lavorativa ai dipendenti bancari, estendendole poi a tutti gli altri lavoratori.
4 giornate di festa, che si aggiungevano al 1º maggio, il 1º novembre, il Venerdì Santo e il Natale.
Tutto molto romantico, peccato che prima del 1834 la banca d'inghilterra osservava circa trentatré festività e ricorrenze religiose…
La popolazione inglese gli fu così grata che per qualche tempo ribattezzò la prima bank holiday "S. lubbock's Days" (Giorno di S. lubbock).

Insomma, il paradosso dei popoli sottomessi è anche questo: essere riconoscenti al primo ‘benefattore’ che passa, dimenticandosi dei privilegi precedenti, cancellati con un colpo di spugna.
Oggi, per fortuna le bank holiday sono più di 4, concentrate maggiormente nel periodo che va da pasqua ad agosto.

Ora vengo alla parte succosa e attinente alla pagina.
Con la nascita e l'avvento di alcune sottoculture, soprattutto Mods, Rockers (successivamente gli Skinheads)…queste giornate si trasformarono in invasioni delle tranquille cittadine costiere e balneari.
Con il risultato di pub svuotati e risse, prima spontanee, poi quasi ‘concordate’, tra le diverse bande di giovani.
Brighton, Margate, Clacton e Bournemouth diventavano il punto di ritrovo per migliaia di giovani, che durante i weekend lunghi arrivano principalmente da Londra e dintorni.
A partire dagli anni 60 queste ‘reunion’ si trasformarono in batt4glie campali.

La più famosa delle quali avviene il 18 maggio 1964, quando scoppia la "B4ttle of Brighton".
Circa un migliaio di giovani, soprattutto Mods e Rockers, si sc0ntrano sul lungomare della cittadina costiera inglese. L'immagine dei Mods e Rockers ce si fronteggiano, inseguiti dalla p0lizia sulla spiaggia di ciottoli di Brighton, è diventata uno dei simboli più duraturi di quel periodo.
Migliaia di ragazzi coinvolti in lanci di sedie a sdraio e scontri fisici, documentati ampiamente dalla stampa dell'epoca, oltre che nel film Quadrophenia.
Una versione (chiaramente romanzata) di quella che era l’atmosfera in quei di giorni di Spring bank holiday oppure Summer bank holiday.
Nel agosto del 1964 ci scappa anche la cosiddetta "Seconda B4ttaglia di Hastings".
Con l’avvento degli sk1nheads l’esito degli scontri prevede un risultato abbastanza scontato. Né i Mods né i Rockers riescono a tenere testa ai giovani con i capelli rasati.
I controlli si fanno più attenti e le occasioni scarseggiano.

Rimangono i ricordi...
Buon bank holiday!

Photos from Storie di Stadio's post 17/05/2026

17 maggio 2000
La battaglia di Copenaghen

Come altro si può definire quella giornata?
Gli ingredienti garantivano già belle aspettative...
Era la prima volta (escludendo le incursioni per la nazionale dei tre leoni) che firms rivali si unissero con un unico intento: vendetta e violenza.
The Herd and Gooners, i Leeds Service Crew, i Chelsea Headhunters, più Rangers, Cardiff, Swansea ea ltri singoli, viaggiano insieme, fino a Copenaghen, unite, cercando giustizia per la morte di due lads, avvenuta appena un paio di settimane prima, a Istanbul.
Il 5 aprile 2000, infatti, Christopher Loftus e Kevin Speight, due Leeds erano stati pugnalati a morte dai tifosi del Galatasaray.

Il piatto, quindi, era ancora caldo fumante, altro che freddo...
Per la vendetta scelsero la finale di Coppa UEFA del 2000, tra Arsenal e Galatasaray, un palcoscenico importante.
Erano anni in cui le autorità avevano difficoltà a fermare certe intenzioni.
La giornata si mette sui binari voluti, da subito.
I turchi attaccano un bar a Strøget a Copenaghen, dove si trovavano alcuni Arsenal.
I gunners rispondono, parte una rissa che dura un'ora, prima che la p0lizia antisommossa riusca a controllarla, con qualche arresto.
Uno dei presenti, un inglese, viene ferito con una coltellata.

La controffensiva inglese non si fa attendere, circa 500 tifosi dell'Arsenal attaccano i Galatasaray nelle strade del centro.
20 minuti di guerriglia urbana, con coltelli e oggetti di ogni tipo, la p0lizia danese fatica a ristabilire la calma, usa cani e gas lacrimogeni.
Ogni angolo della città diventa campo di battaglia, per l'intera giornata e perfino all'aeroporto, il giorno dopo la partita.
Non solo in danimarca.
Dopo la partita, nella zona di Finsbury Park a Londra, alcuni 'non identificati' attaccano ristoranti e attività commerciali turche.
Vetrate in frantumi, risse improvvisate, che lasciano a terra 19 feriti, tra cui 4 accoltellamenti, e 60 arresti.

Racconto e foto presi in rete
Video nei commenti

Photos from Storie di Stadio's post 16/05/2026

***Storie d’AZIONE***

16 maggio 2004
Lanciano Foggia
Lazio Modena

Giornata caliente concentrata nel centro italia.

A Lanciano, a fine partita i foggiani, esuberanti come sempre, entrano in campo. Dalle immagini del video riescono anche a strappare uno striscione della tifoseria di casa, che però risponde presente e riporta a casa il ‘bambino’.
Le tensioni continuano per diversi minuti, sia tra i due fronti che con le fdo che cercano di riportare la calma…

Nella capitale, si scrive una delle pagine più significative della storia ultras del nuovo millennio.
I modenesi sono in buon numero, viaggiano compatti su autobus. L’anno prima c’era stata qualche scintilla, sono pronti.
All’altezza del bar del tennis parte l’agguato dei laziali, che forse contano troppo sull’effetto sorpresa.
Razzi, torce e sassi. Una torcia fa andare un bus in fiamme.
Ma i modenesi ci sono, reagiscono prontamente, scendono e compatti partono alla carica.
Nessun fronte si risparmia, i numeri sono dalla parte degli ospiti e chi c’era sa come andò.
Da parte mia ho saputo solo la versione laziale, dove hanno riconosciuto il responso sul campo, con onore.
A fine gara, un ulteriore tentativo di livellare la situazione, nei pressi dell’uscita tangenziale.
Ma i canarini quel giorno risposero ancora presente.

Foto prese in rete, video nei commenti

Vuoi che la tua azienda sia il Palestra più quotato a Bassano del Grappa?

Clicca qui per richiedere la tua inserzione sponsorizzata.

Ubicazione

Indirizzo

Bassano Del Grappa
36061