Sbandieratori e Musici della Signoria di Firenze

Sbandieratori e Musici della Signoria di Firenze

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Ricordo di Kaltenberg lo scorso anno. Ritorneremo!
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also
Hi I am in Australia and visited your lovely country I painted these images can you tell me who they are
Hic sunt Leones!
[Protome leonina, dal cornicione del tamburo della Cupola del Duomo]
Auguri di Buon Natale e serenità al nostro fantastico gruppo e a tutti coloro che ci seguono con affetto!
Le Dame del Giglio alla festa del volontariato della misericordia di Rifredi.
Lontani ma sempre nel cuore ❤💛

Forza Travaglio! 🏹 🐗
Bellissimi costumi !
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Ci siamo anche noi.

Pagina Ufficiale di "Sbandieratori e Musici della Signoria di Firenze"
Gruppo di rievocazione storica

Il gruppo storico "Sbandieratori e Musici della Signoria di Firenze" nasce nel Maggio 2006 nel capoluogo toscano, dove tuttora trova la sua sede, costituendosi Associazione senza fini di lucro in piena autonomia da enti pubblici e privati. Nel giro di un anno il gruppo raggiunge i 50 iscritti e partecipa a più di 50 manifestazioni, che culminano nell'esibizione del 21 e 22 luglio 2007 nell'arena d

Normali funzionamento

29/01/2023


Il buglione alla Toscana è un piatto tipico della Maremma, in particolare dell’area di Capalbio. Detto anche buglione d’agnello, questo piatto è un’eredità dei tempi passati in cui la pastorizia era una delle attività principali del luogo e la carne di agnello (ma anche di pecora) abbondava. Il termine buglione che significa un “misto di cose” indica proprio il fatto che questo piatto veniva preparato con tanti pezzi diversi dell’ovino, ma in particolare quelli di scarto o gli avanzi di cucina, che venivano lasciati in una marinatura precottura a base di vino rosso, aceto, cipolla, carota,
sedano, rosmarino e salvia. Successivamente la carne viene tamponata dall’eccesso di liquidi e messa in cottura. A seguire si aggiungono aglio,
rigatino preventivamente soffritto, vino rosso e pomodoro. Da tradizione la preparazione del buglione alla Toscana si esegue con un tegame di ferro per consentire a tutti i pezzi di carne di cuocersi perfettamente.
Il piatto è mantenuto piuttosto liquido, ed è accompagnato con fette di pane toscano leggermente bruscate e condite con aglio.
Il buglione è anche il piatto principale che viene servito dagli anni ’60 in una delle sagre storiche della Maremma “la Sagra dell’Agnello”, che si svolge ogni anno a San Martino sul Fiora.
BUON APPETITO!
HSL! 🦁

28/01/2023


Nacque a Firenze il 28 Gennaio 1444 Francesco de’ Pazzi, uno dei nove figli (tre maschi e sei femmine) di Antonio de' Pazzi e Nicolosa, figlia di Alessandro degli Alessandri.
Gli storici lo hanno indicato come l'ideatore della congiura de' Pazzi. Egli, essendo tesoriere pontificio, aveva ottenuto la gestione della Depositeria Apostolica da Sisto IV, il quale approvava la congiura e cercò altri alleati esterni.
L'odio dei Pazzi per i Medici ha origini antiche: non solo i Medici erano gente nuova, priva dell'illustre passato e del casato dei Pazzi, ma c’era anche, tra le cause scatenanti, la questione di una importantissima eredità di un fratello di Francesco, Giovanni de’ Pazzi, che i Medici avevano ostacolato. Giovanni aveva da poco iniziato la sua carriera politica come membro dei Priori delle Libertà, quando morì il suo ricchissimo suocero Giovanni Borromei.
Ma Lorenzo fece approvare una legge che vietava alle figlie femmine, se figlie uniche e sposate, il diritto ad ereditare dal padre e questo, nel caso specifico, impedì a Beatrice Borromei di ricevere il patrimonio del padre. Ovviamente in tal modo si impediva anche l'entrata nelle casse dei Pazzi di una notevolissima somma di denaro, cosa che era stata valutata e prevista nella politica generale dei matrimoni di interesse dei grandi oligarchi del tempo.
Francesco Sposò Novella Foscari, figlia del commerciante veneziano Andrea Foscari e della fiorentina Catalina Baldovinetti. La coppia ebbe cinque figli.
I Medici dovevano morire e il 26 Aprile 1478 Francesco riuscì a portare avanti un piano con parecchi complici. Fu lui ad attirare Giuliano in chiesa e a sferrare il colpo fatale. La congiura fallì a causa del tempismo sbagliato delle truppe esterne che dovevano occupare la città e per il sostegno popolare del quale godevano i Medici in città: fu la folla stessa inferocita a stanare, catturare ed impiccare Francesco poche ore dopo l'attentato.
Non si sa cosa fece Francesco dopo la congiura, quello che è certo è che fu trovato, linciato ed impiccato n**o dalla folla. Il suo corpo fu esposto in Piazza della Signoria, appeso a Palazzo Vecchio.
La figura di Francesco ha affascinato molti storici e scrittori: nel libro e nel film ‘Hannibal’, Hannibal Lecter ricorda la sua morte e ne incontra un ipotetico discendente; nel videogioco Assassin's Creed Francesco viene identificato come il cattivo da sconfiggere e viene infine ucciso.
HSL! 🦁
(nella foto: La congiura dei Pazzi di Stefano Ussi, seconda metà del XIX secolo)

27/01/2023

“È davvero meraviglioso che io non abbia lasciato perdere tutti i miei ideali perché sembrano assurdi e impossibili da realizzare.
Eppure me li tengo stretti perché, malgrado tutto, credo ancora che la gente sia veramente buona di cuore. Semplicemente non posso fondare le mie speranze sulla confusione, sulla miseria e sulla morte. Vedo il mondo che si trasforma gradualmente in una terra inospitale; sento avvicinarsi il tuono che distruggerà anche noi; posso percepire le sofferenze di milioni di persone; ma, se guardo il cielo lassù, penso che tutto tornerà al suo posto, che anche questa crudeltà avrà fine e che ritorneranno la pace e la tranquillità.”
Con queste meravigliose parole di Anna Frank celebriamo anche noi la Giornata della Memoria, condividendo la speranza che questa ragazza, come tanti altri ebrei (e non solo) ingiustamente e crudelmente uccisa, nutriva nel cuore.
HSL! 🦁

26/01/2023


Forse non tutti conoscono la storia di... Livia Vernazza, una donna indomita. Nata a Genova, il 26 gennaio 1590, era figlia di un materassaio, che a soli 14 anni la costrinse a sposare un suo socio in affari, un rozzo quarantenne.
Che cosa c’entra con Firenze? È presto detto.
Dopo un tentativo di suicidio e - pare - anche la nascita di un figlio, Livia riuscì a fuggire e arrivò a Firenze. Era il 1607, sola e senza aiuti è probabile che la ragazza fosse costretta a prostituirsi e così venne iscritta nel “libro dell’onestà “, cioè fu schedata come meretrice.
Tuttavia, la ruota della fortuna iniziò a girare in senso favorevole: conobbe Giovanni de’ Medici e s’innamorò, ricambiata. Fu un amore travolgente, testimoniato da un ampio carteggio, ma fieramente osteggiato dalla famiglia Medici, perché Giovanni era figlio naturale di Cosimo I e di Eleonora degli Albizzi. Era ricco, intelligente, capace, ma la famiglia di lui non tollerava le nozze non solo con una donna di rango inferiore, ma addirittura una pr******ta.
In realtà, dietro le ragioni d’orgoglio familiare ce n’erano anche altre meno nobili: il timore che, se fosse nato loro un figlio, avrebbe potuto avanzare pretese per la successione dei beni o addirittura aspirare al ducato.
I due si trasferirono a Venezia dove finalmente riuscirono, con gran fatica e lotte con i Medici e il primo marito, ad annullare il primo matrimonio di Livia, dato che le era stato imposto dal padre, e a sposarsi.
Dall’unione nacque ebbe un figlio, Giovanni Francesco e una seconda figlia, morta soltanto 20 giorni dopo la nascita e infine anche Giovanni morì.
Fu allora che Maria Maddalena d’Austria, moglie di Cosimo II, granduchessa di Toscana, la attrasse a Firenze, la rapì e le sottrasse il figlio. Dichiarò poi nullo il suo matrimonio con Giovanni de’ Medici, e le sue proprietà vennero ridistribuite tra gli altri membri della famiglia.
Livia Vernazza rimase a lungo prigioniera, prima nella villa di Montughi, poi rinchiusa nel forte di Belvedere e San Miniato. Alla sua morte, Livia lasciò i suoi averi ai padri della chiesa di S. Michele Visdomini di Firenze, gli unici che le avessero donato un po’ di conforto nei momenti difficili, gli stessi che le offrirono sepoltura nella chiesa quando, nel 1655, si spense.
HSL! 🦁

25/01/2023

: via di Giogoli.
Via di Giogoli va da via Volterrana a via della Greve. Il toponimo deriva dal giogo, inteso come unità fondiaria romana, stabilita all’epoca a scopo fiscale, per questo motivo poi il termine giogo è passato a significare dipendenza sotto un dominio oppressivo. Questa fertile zona era stata infatti suddivisa con il sistema romano della centuriazione. Anche l’andamento curvilineo della strada, che ricorda il giogo dei buoi, potrebbe aver dato origine al nome.
Tutta la zona è ricca di ville e memorie storiche, spesso dotate di affacci panoramici. Nella via di Giogoli si erge la villa Giogolirossi (nella foto).
Detta anticamente anche "La Strada", per via del passaggio che tagliava in due la proprietà primitiva fino agli anni Venti del Novecento, nel XV secolo apparteneva agli Altoviti, poi, verso la metà del secolo, passò a Roberto di Buonaccorso Pitti, che la trasformò in villa vera e propria, accorpando anche un vicino casolare.
Nel 1591 la proprietà passò a Cesare Fabbroni e successivamente ad Andrea del Rosso Corsi da Signa, i cui discendenti, proprietari anche di altre tenute nel popolo di Giogoli, la possedettero fino ai primi dell'ottocento, quando venne acquistata da Gentile Farinola. Nel primo decennio del Novecento passò poi a un ramo dei Martelli, i cui discendenti ne sono tuttora i proprietari.
HSL! 🦁

24/01/2023


Forse non tutti sanno che...
Con ‘Codici del Cento’, ma anche ‘Danti del Cento’, si vuole indicare una ricca serie di manoscritti della Divina Commedia realizzata a Firenze intorno alla metà del XIV secolo e per lungo tempo considerata opera di un unico copista. Secondo un'antica tradizione riferita nel ‘500 da Vincenzio Borghini, Francesco di ser Nardo si procurò il denaro per maritare le figlie copiando, appunto, "cento Danti". Il copista avrebbe dunque realizzato cento codici del poema dantesco per creare la dote delle figlie da maritare. Se si tiene conto che la media giornaliera per un professionista della scrittura andava dalle 4 alle 6 pagine, è evidente quanto questa fosse giustamente considerata un’impresa degna di memoria! Gli studi effettuati sugli esemplari pervenutici hanno però dimostrato che quella del Borghìni è versione un po’ romanzata della realtà. I “Danti del Cento” infatti non sono frutto delle fatiche di un padre preoccupato di sistemare le figliole. A realizzarli è stato sì Francesco di Ser Nardo da Barberino, ma insieme con circa altri ventinove copisti che, con un metodo potremmo dire “seriale”, hanno dato vita a quella che risulta oggi essere la più importante testimonianza storica, testuale e codicologica della Divina Commedia.
HSL! 🦁
(Foto dal sito borghiditoscana.net)

23/01/2023


L’opera che vedete in figura è la Venere, un dipinto del pittore fiorentino Lorenzo di Credi, allievo del Verrocchio, attualmente conservato nella Galleria degli Uffizi.
Perché ve ne parliamo? Pare che, secondo Giorgio Vasari, Lorenzo di Credi abbia bruciato tutti i suoi dipinti di soggetto profano durante uno dei falò delle vanità, i roghi che periodicamente i piagnoni, i seguaci di Savonarola, facevano divampare per le strade di Firenze per distruggere gli oggetti considerati peccaminosi, quelli che potevano indurre, alla vanità e all’amore delle cose mondane: gioielli, abiti di lusso, libri considerati contrari alla stringente morale religiosa e, ovviamente, anche i dipinti.
Si racconta dunque che Lorenzo di Credi, che abbracciò quasi da subito la causa di Savonarola divenendo un suo fervente sostenitore, portò i suoi dipinti a uno di questi falò per distruggerli. La Venere sarebbe pertanto l’unico dipinto di soggetto profano di Lorenzo di Credi a essersi conservato.
Per secoli non se n’è saputo nulla: la storia del dipinto ha infatti inizio in modo rocambolesco, quando venne rinvenuto nel 1869 in un sottoscala della villa medicea di Cafaggiolo. E data l’assenza di documenti a proposito del dipinto, si ipotizzò che l’opera fosse in origine destinata proprio alla villa di Cafaggiolo.
L’interesse nei confronti del dipinto fu sollevato negli anni Novanta dell’Ottocento da Enrico Ridolfi, direttore degli Uffizi: lo studioso sottrasse la Venere dall’anonimato (letteralmente: fino ad allora per l’autore non era stato proposto alcun nome) e per primo la assegnò a Lorenzo, attribuzione che fu poi ratificata anche da altri critici. Oggi, la critica è pressoché del tutto unanime sul nome di Lorenzo di Credi.
Questa sarebbe quindi l'unica opera di argomento profano pervenutaci di questo artista.
HSL! 🦁

22/01/2023


Nel 1284, l’anno della Battaglia della Meloria, fra Genova e Pisa, un’imbarcazione genovese carica di prigionieri pisani si imbatté in una tempesta, riportando gravi danni e imbarcando acqua nelle stive che contenevano le provviste. Fra i prodotti c’erano grandi quantità di ceci che si ammollarono nell’acqua salata imbarcata dalla nave e si mescolarono ai barili di olio trasportato nelle stive andando a creare una poltiglia dall’aspetto poco appetitoso. Ma i giorni passavano e i morsi della fame aumentavano, così qualcuno si riappropriò della propria scodella di poltiglia, che nel frattempo era rimasta al sole e si era seccata, diventando croccante e gustosa. Quindi, almeno secondo questa versione della storia, il merito della cecina sarebbe dei genovesi. Ma mettere la torta di ceci nel pane creando il cinque e cinque è un vanto dei livornesi.
Infatti, dall'antica usanza di chiedere al "tortaio" (per i livornesi il venditore di torta di ceci) 5 lire di pane e 5 lire di torta di ceci ha origine il nome di quello che nella città di Livorno è conosciuto come il 5 e 5. Si tratta di un panino senza latte né strutto (di tipo francesino) farcito con torta di ceci. La torta di ceci (che i pisani chiamano cecina) viene tagliata a fette, spolverizzata di abbondante pepe, messa nel panino o focaccia, e consumata rigorosamente calda.
Tradizione vuole che il panino 5 e 5 vada accompagnato da una bevanda analcolica d’altri tempi, ma che a Livorno è ancora piuttosto richiesta: la spuma bionda.
Il 5 e 5 può essere consumato sia come semplice spuntino, sia come piatto unico.
Buon appetito!
HSL! 🦁

21/01/2023

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Nel cuore di Firenze troviamo il Giardino Torrigiani, il più grande giardino privato d’Europa all’interno della cerchia delle mura di una città.
Già famoso nel Cinquecento come orto botanico, il giardino Torrigiani conosce una sua seconda rinascita agli inizi dell’Ottocento, quando il marchese Pietro Torrigiani lo ingrandisce acquisendo tutti i terreni circostanti e lo trasforma in un parco all’inglese secondo il gusto dell’epoca. Un’aura romantica aleggia intorno al marchese Pietro Torrigiani che sembra contemplasse dall’alto della torre neogotica, che allude allo stemma dei Torrigiani (un torrino sormontato da tre stelle) e ai gradi dell’iniziazione massonica, il cimitero delle Porte Sante di San Miniato al Monte dove giaceva l’amata.
Solo una leggenda? Nato Guadagni, il marchese ereditò il titolo e le ricchezze del prozio cardinale Ludovico Maria, a patto che cambiasse il cognome in Torrigiani per scongiurare l’estinzione della dinastia, proprietaria di terreni fin dal Medioevo, e nel 1813 affidò al de Cambray Digny, curatore del Giardino di Boboli, l’incarico di rinverdire i fasti di quello che nel Cinquecento fu un celebre orto botanico.
Tranne il bastione mediceo, preesistente, tutte le opere pensate dall’architetto, massone come il committente, portano il visitatore attraverso un complesso itinerario romantico-sentimentale e iniziatico che parte dalla statua di Osiride, dio egizio della fertilità, dell’agricoltura e dell’oltretomba. Molte le strutture di interesse: il Sepolcreto, il Tempietto, il Romitorio, il Gymnasium, l’Uccelliera, il ponte sul torrente Ladone. Il gruppo classicheggiante Seneca con il giovane Pietro Torrigiani è di Pio Fedi, lo scultore del Ratto di Polissena nella Loggia de’ Lanzi di piazza della Signoria. Al de Cambray Digny subentrò l’ingegnere Gaetano Baccani, già apprezzato per aver progettato il campanile di Santa Croce. Al Baccani si deve la realizzazione del famoso “torrino” in stile neogotico e allusivo allo stemma di famiglia. Alta circa ventidue metri, la torre conservava al suo interno una raccolta di strumenti astronomici, una biblioteca e sulla sommità una terrazza scoperta per l’osservazione del cielo. Per collegare i vari piani della torre, oltre ad una scala elicoidale in pietra, era stata realizzata una sedia meccanica che, attivata da particolari marchingegni, permetteva una sua rapida ascensione fino alla sommità. Il torrino è posizionato su una collina artificiale a ridosso del bastione di difesa fatto erigere da Cosimo I dei Medici nel 1544 contro Siena.
Oltre all’importanza architettonica questo giardino è infatti rinomato anche come orto botanico, straordinariamente ricco di specie arboree e piante provenienti da diverse parti del mondo, come testimoniato dalla presenza di vecchie e nuove serre, limonaie e tepidari dove oggi vengono tenuti corsi di giardinaggio, di orticoltura e di pittura botanica.
HSL! 🦁

Video (vedi tutte)

Piccola esibizione estemporanea di una rappresentanza del nostro gruppo a Palazzo Gondi, ieri 18-7-2022.HSL!  🦁
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Ed ecco il secondo video dei nostri musici. Si tratta delle prime lezioni introduttive all'uso del tamburo.I nostri musi...
Pubblichiamo il primo di due video dei nostri Musici. Si tratta di una piccola lezione introduttiva sull'uso del tamburo...
Ripropongo il video della nostra danza "Schiarazula Marazula". Quando questo momento difficile sarà superato siete invit...
In questo video le nostre Dame del Giglio si esibiscono in un'altra branle, la Schiarazula Marazula.Si tratta di una dan...
Il video mostra alcuni passi della danza francese detta ‘branle’, eseguito da alcune delle nostre Dame. Vi piacciono le ...
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