Sbandieratori e Musici della Signoria di Firenze

Sbandieratori e Musici della Signoria di Firenze

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Ricordo di Kaltenberg lo scorso anno. Ritorneremo!
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10219272821921712&id=1544502339
also
Hi I am in Australia and visited your lovely country I painted these images can you tell me who they are
Hic sunt Leones!
[Protome leonina, dal cornicione del tamburo della Cupola del Duomo]
Auguri di Buon Natale e serenità al nostro fantastico gruppo e a tutti coloro che ci seguono con affetto!
Le Dame del Giglio alla festa del volontariato della misericordia di Rifredi.
Lontani ma sempre nel cuore ❤💛

Forza Travaglio! 🏹 🐗
Bellissimi costumi !
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è un negozio on-line dedicato alla vendita di pellami originali ed esclusivi da impiegare nei settori
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Ci siamo anche noi.

Pagina Ufficiale di "Sbandieratori e Musici della Signoria di Firenze"
Gruppo di rievocazione storica Il gruppo storico "Sbandieratori e Musici della Signoria di Firenze" nasce nel Maggio 2006 nel capoluogo toscano, dove tuttora trova la sua sede, costituendosi Associazione senza fini di lucro in piena autonomia da enti pubblici e privati.

Normali funzionamento

18/07/2021

#ALMANACCO
La battaglia di Pieve di Ledro fu combattuta il 18 luglio 1866, dal pomeriggio a tarda sera, tra il Corpo Volontari Italiani di Giuseppe Garibaldi, guidati dal colonnello Pietro Spinazzi e le truppe austriache di Philipp Graf Grunne. Fu proprio il colonnello, dopo aver consultato gli ufficiali, a decidere di sferrare l’offensiva nella valle sottostante. I volontari, infatti, si trovavano sul Monte Nota e decisero di utilizzare quel luogo come base delle azioni, data l’ottima posizione che consentiva una valida difesa e una valida offensiva. Vinta da Garibaldi dopo un furioso combattimento, costrinse gli austriaci a ritirarsi e rifugiarsi nelle montagne che circondano la Valle di Ledro. Furono impiegati 3.600 uomini in quella battaglia, 1.600 per parte: tra le file italiane si contarono 14 morti, 42 feriti e 35 dispersi. Per gli austriaci, invece, le perdite furono 39.
Questa vittoria fu il preludio alla più famosa battaglia di Bezzecca del 21 luglio.
HSL! 🦁

#ALMANACCO
La battaglia di Pieve di Ledro fu combattuta il 18 luglio 1866, dal pomeriggio a tarda sera, tra il Corpo Volontari Italiani di Giuseppe Garibaldi, guidati dal colonnello Pietro Spinazzi e le truppe austriache di Philipp Graf Grunne. Fu proprio il colonnello, dopo aver consultato gli ufficiali, a decidere di sferrare l’offensiva nella valle sottostante. I volontari, infatti, si trovavano sul Monte Nota e decisero di utilizzare quel luogo come base delle azioni, data l’ottima posizione che consentiva una valida difesa e una valida offensiva. Vinta da Garibaldi dopo un furioso combattimento, costrinse gli austriaci a ritirarsi e rifugiarsi nelle montagne che circondano la Valle di Ledro. Furono impiegati 3.600 uomini in quella battaglia, 1.600 per parte: tra le file italiane si contarono 14 morti, 42 feriti e 35 dispersi. Per gli austriaci, invece, le perdite furono 39.
Questa vittoria fu il preludio alla più famosa battaglia di Bezzecca del 21 luglio.
HSL! 🦁

17/07/2021

RICORDI, RICORDI, RICORDI...
Di solito, in un fine settimana intorno a questa data, tradizionalmente, il nostro gruppo si recava a Kaltenberg, nei pressi di Monaco di Baviera, in occasione del torneo cavalleresco di Kaltenberg Ritterturnier, organizzato ogni anno in estate dal principe Luitpold von Bayern, uno dei più conosciuti esponenti della famiglia Wittelsbach e pronipote dell'ultimo re di Baviera (Ludwig III).
L'idea venne al principe nel 1973 quando assistette ad un torneo cavalleresco mentre era in Inghilterra, ospite in un castello di Canterbury. Dieci anni dopo, il debutto del torneo bavarese, organizzato in un luogo veramente ad hoc: la costruzione del castello di Kaltenberg risale infatti alla fine del 1200, l'epoca storica delle grandi crociate e delle leggendarie figure dei cavalieri.
Ogni anno oltre 100.000 persone assistono alle spettacolari battaglie che coinvolgono anche cavalieri di altre nazioni. Fa da cornice alla battaglia - che si svolge nell’arena nei fine settimana di luglio - una sagra paesana con artisti, giocolieri, artigiani e sfilate in costume.
Un’esperienza davvero emozionante! La manifestazione per ora è stata sospesa ma noi speriamo di poterci tornare il prossimo anno!
HSL! 🦁

RICORDI, RICORDI, RICORDI...
Di solito, in un fine settimana intorno a questa data, tradizionalmente, il nostro gruppo si recava a Kaltenberg, nei pressi di Monaco di Baviera, in occasione del torneo cavalleresco di Kaltenberg Ritterturnier, organizzato ogni anno in estate dal principe Luitpold von Bayern, uno dei più conosciuti esponenti della famiglia Wittelsbach e pronipote dell'ultimo re di Baviera (Ludwig III).
L'idea venne al principe nel 1973 quando assistette ad un torneo cavalleresco mentre era in Inghilterra, ospite in un castello di Canterbury. Dieci anni dopo, il debutto del torneo bavarese, organizzato in un luogo veramente ad hoc: la costruzione del castello di Kaltenberg risale infatti alla fine del 1200, l'epoca storica delle grandi crociate e delle leggendarie figure dei cavalieri.
Ogni anno oltre 100.000 persone assistono alle spettacolari battaglie che coinvolgono anche cavalieri di altre nazioni. Fa da cornice alla battaglia - che si svolge nell’arena nei fine settimana di luglio - una sagra paesana con artisti, giocolieri, artigiani e sfilate in costume.
Un’esperienza davvero emozionante! La manifestazione per ora è stata sospesa ma noi speriamo di poterci tornare il prossimo anno!
HSL! 🦁

16/07/2021

#ALMANACCO
Il fiorentino Pazzino de’ Pazzi è passato alla storia per un’impresa leggendaria: la scalata delle mura di Gerusalemme a mani n**e durante la prima crociata e l’onore di entrare per primo nella città santa, impresa eroica per la quale venne ricompensato dal comandante Goffredo di Buglione con tre schegge di silice provenienti dal Santo Sepolcro. Il valoroso cavaliere rientrò a Firenze il 16 luglio del 1101, accolto con onori solenni, e le scintille di quelle tre schegge venivano usate dai devoti per accendere una piccola torcia e portare in processione il fuoco benedetto, simbolo della purificazione. Le tre pietre rimasero inizialmente conservate nel Palazzo dei Pazzi e quindi consegnate alla chiesa di Santa Maria Sopra Porta in Mercato Nuovo, poi ampliata e ridedicata a San Biagio fino a quando, nel 1785, questa fu soppressa. Da quell'anno le sacre reliquie vennero definitivamente trasferite nella vicina Chiesa dei S.S. Apostoli dove tuttora sono custodite in un'apposita cripta.
Pare però che in tutto ciò ci sia molto di leggendario, come è stato dimostrato qualche decennio fa dallo storico Sergio Raveggi.
HSL! 🦁

#ALMANACCO
Il fiorentino Pazzino de’ Pazzi è passato alla storia per un’impresa leggendaria: la scalata delle mura di Gerusalemme a mani n**e durante la prima crociata e l’onore di entrare per primo nella città santa, impresa eroica per la quale venne ricompensato dal comandante Goffredo di Buglione con tre schegge di silice provenienti dal Santo Sepolcro. Il valoroso cavaliere rientrò a Firenze il 16 luglio del 1101, accolto con onori solenni, e le scintille di quelle tre schegge venivano usate dai devoti per accendere una piccola torcia e portare in processione il fuoco benedetto, simbolo della purificazione. Le tre pietre rimasero inizialmente conservate nel Palazzo dei Pazzi e quindi consegnate alla chiesa di Santa Maria Sopra Porta in Mercato Nuovo, poi ampliata e ridedicata a San Biagio fino a quando, nel 1785, questa fu soppressa. Da quell'anno le sacre reliquie vennero definitivamente trasferite nella vicina Chiesa dei S.S. Apostoli dove tuttora sono custodite in un'apposita cripta.
Pare però che in tutto ciò ci sia molto di leggendario, come è stato dimostrato qualche decennio fa dallo storico Sergio Raveggi.
HSL! 🦁

Photos from Sbandieratori e Musici della Signoria di Firenze's post 15/07/2021

#RICORDI RICORDI RICORDI...
Dal 14 al 16 luglio 2017 a Gavinana si tennero i festeggiamenti per la visita di Giuseppe Garibaldi, venuto a onorare nel piccolo borgo della montagna Pistoiese il “Leonida” italiano, l’ultimo e strenuo difensore della Repubblica Fiorentina del 1530: Francesco Ferrucci, assurto, nel periodo risorgimentale a simbolo dell’Unità e dell’indipendenza dell’Italia.
Giunse in paese, proveniente da Pistoia con una piccola delegazione di persone fidate, tra cui anche un prete: padre Gavazzi.
Si trattenne nel borgo, ospitato dal Cavalier Ceriboli, solo per poche ore, sufficienti per gustare, su sua precisa richiesta, una frugale zuppa di cavolo nero; arringare la folla con il suo consueto fervore, ma concludere in maniera diversa il discorso, non con le consuete “o Roma o morte”, ma con le più felici e ben auguranti parole di “Roma e Vita”.
Aprì la sottoscrizione per erigere il Monumento a Ferrucci; nei giorni seguenti si raccolsero i fondi e vennero donati al Comune, ma “misteriosamente” dopo neanche un mese di questi soldi si persero le tracce.
Anche gli Sbandieratori della Signoria erano presenti ai festeggiamenti di domenica 16 luglio.
HSL! 🦁

14/07/2021

#PIATTI ANTICHI TOSCANI: ambrogino di pollo.
Era uno dei piatti della nostra cena dantesca del 30 giugno scorso, peccato per chi non ha avuto la fortuna di gustarlo.
Le Cronache senesi del XIV secolo riportano di un banchetto festivo tenutosi il 23 dicembre 1326 in occasione dell’ingresso in cavalleria di Francesco Bandinelli. Qui viene citato per la prima volta il nome di questa pietanza prelibata.
Il cavalierato era la prima tappa di un giovane nobile e Francesco, che apparteneva ad una delle famiglie più importanti di Siena, stava per entrare nel mondo della nobiltà di spada. Per festeggiare questo avvenimento si racconta di un banchetto particolarmente ricco.
Gli invitati erano novanta, tutti di grande riguardo. Tra le varie portate servite c’era anche l’Ambrogino di pollo con spezie e frutta dolce. Il nome di questo piatto forse vuole ricordare l’ambrosia, considerato il “cibo degli dei”, per la grande esplosione di gusto e sapore che offre a chi l'assaggia.
HSL! 🦁

#PIATTI ANTICHI TOSCANI: ambrogino di pollo.
Era uno dei piatti della nostra cena dantesca del 30 giugno scorso, peccato per chi non ha avuto la fortuna di gustarlo.
Le Cronache senesi del XIV secolo riportano di un banchetto festivo tenutosi il 23 dicembre 1326 in occasione dell’ingresso in cavalleria di Francesco Bandinelli. Qui viene citato per la prima volta il nome di questa pietanza prelibata.
Il cavalierato era la prima tappa di un giovane nobile e Francesco, che apparteneva ad una delle famiglie più importanti di Siena, stava per entrare nel mondo della nobiltà di spada. Per festeggiare questo avvenimento si racconta di un banchetto particolarmente ricco.
Gli invitati erano novanta, tutti di grande riguardo. Tra le varie portate servite c’era anche l’Ambrogino di pollo con spezie e frutta dolce. Il nome di questo piatto forse vuole ricordare l’ambrosia, considerato il “cibo degli dei”, per la grande esplosione di gusto e sapore che offre a chi l'assaggia.
HSL! 🦁

13/07/2021

#ALMANACCO
Nel 1401 l'Arte di Calimala (la potente corporazione che riuniva i mercanti di Firenze) indisse un concorso per la Porta Nord del Battistero di S.Giovanni. Il concorso venne vinto da Lorenzo Ghiberti, che tra il 1402 e il 1424 realizzò la porta con Storie della Vita di Cristo. Il risultato fu così riuscito e ammirato che la stessa Calimala commissionò all'artista la porta mancante del Battistero, quella Sud. Il contratto venne firmato nel 1425 e Ghiberti si mise al lavoro, aiutato dal figlio Vittorio e dall'allievo Michelozzo; nel 1447 le formelle vennero completate e nel 1450 anche i fregi. Ghiberti chiese ancora una proroga di due anni e finalmente, il 13 luglio del 1452, la Porta Sud venne messa in opera.
Essa piacque così tanto alla città, che immediatamente si decise di spostarla sul lato est del Battistero, al posto della porta di Andrea Pisano (che venne collocata a sud). La porta del Ghiberti prese così il posto d'onore. Lo stesso Michelangelo, davanti alle due ante, disse emozionato: «Sono tanto belle che starebbon bene alle porte del Paradiso!». E naturalmente, dopo quella frase, la porta del Ghiberti divenne per tutti la «Porta del Paradiso».
Il fatto di essere al centro della vita religiosa e liturgica della città, però la porterà a una maggiore usura e a subire continui toccamenti e periodiche puliture, come quella di fine Settecento che fece sparire l'oro sotto una mano di vernice scura "protettiva". Finalmente restaurata, ora la porta del Paradiso splende più che mai. L’originale si trova al Museo dell’Opera del Duomo.
HSL! 🦁

#ALMANACCO
Nel 1401 l'Arte di Calimala (la potente corporazione che riuniva i mercanti di Firenze) indisse un concorso per la Porta Nord del Battistero di S.Giovanni. Il concorso venne vinto da Lorenzo Ghiberti, che tra il 1402 e il 1424 realizzò la porta con Storie della Vita di Cristo. Il risultato fu così riuscito e ammirato che la stessa Calimala commissionò all'artista la porta mancante del Battistero, quella Sud. Il contratto venne firmato nel 1425 e Ghiberti si mise al lavoro, aiutato dal figlio Vittorio e dall'allievo Michelozzo; nel 1447 le formelle vennero completate e nel 1450 anche i fregi. Ghiberti chiese ancora una proroga di due anni e finalmente, il 13 luglio del 1452, la Porta Sud venne messa in opera.
Essa piacque così tanto alla città, che immediatamente si decise di spostarla sul lato est del Battistero, al posto della porta di Andrea Pisano (che venne collocata a sud). La porta del Ghiberti prese così il posto d'onore. Lo stesso Michelangelo, davanti alle due ante, disse emozionato: «Sono tanto belle che starebbon bene alle porte del Paradiso!». E naturalmente, dopo quella frase, la porta del Ghiberti divenne per tutti la «Porta del Paradiso».
Il fatto di essere al centro della vita religiosa e liturgica della città, però la porterà a una maggiore usura e a subire continui toccamenti e periodiche puliture, come quella di fine Settecento che fece sparire l'oro sotto una mano di vernice scura "protettiva". Finalmente restaurata, ora la porta del Paradiso splende più che mai. L’originale si trova al Museo dell’Opera del Duomo.
HSL! 🦁

12/07/2021

Oggi, 12 luglio, oltre al compleanno di Caio Giulio Cesare (100 a.C.) festeggiamo anche quello (qualche secolo dopo) del nostro Presidente Mario B., che con lui condivide il giorno di nascita.
Tanti auguri da tutto il gruppo!
Hic sunt leones! 🦁

Oggi, 12 luglio, oltre al compleanno di Caio Giulio Cesare (100 a.C.) festeggiamo anche quello (qualche secolo dopo) del nostro Presidente Mario B., che con lui condivide il giorno di nascita.
Tanti auguri da tutto il gruppo!
Hic sunt leones! 🦁

11/07/2021

#PIATTI ANTICHI TOSCANI
Le pezzole della nonna di casa de’ Medici
Le pezzole della nonna appartengono alla storia della Toscana antica, e in particolare della sua campagna. Si trattava di una sorta di frittatine, dette pezzòle, nome ripreso dai tipici fazzoletti che le contadine anziane portavano sempre in testa, pezzuole appunto. Di solito si farcivano con ricotta e verdure, arrotolate e condite con la salsa colla, ovvero besciamella. E se si parla di besciamella non può che ve**re subito in mente la Francia: e in effetti anche questo piatto fu importato da Caterina de’ Medici presso la corte francese.
Anche questa ricetta, come altre, fu successivamente rivisitata e cambiata dagli chef parigini: il b***o sostituì ben presto l’olio e la farina fu sostituita da una tipologia più raffinata, andando così a definire quella che divenne la celebre ricetta francese per le crepes.
HSL! 🦁

#PIATTI ANTICHI TOSCANI
Le pezzole della nonna di casa de’ Medici
Le pezzole della nonna appartengono alla storia della Toscana antica, e in particolare della sua campagna. Si trattava di una sorta di frittatine, dette pezzòle, nome ripreso dai tipici fazzoletti che le contadine anziane portavano sempre in testa, pezzuole appunto. Di solito si farcivano con ricotta e verdure, arrotolate e condite con la salsa colla, ovvero besciamella. E se si parla di besciamella non può che ve**re subito in mente la Francia: e in effetti anche questo piatto fu importato da Caterina de’ Medici presso la corte francese.
Anche questa ricetta, come altre, fu successivamente rivisitata e cambiata dagli chef parigini: il b***o sostituì ben presto l’olio e la farina fu sostituita da una tipologia più raffinata, andando così a definire quella che divenne la celebre ricetta francese per le crepes.
HSL! 🦁

10/07/2021

“#SADDIDANDÀ?
Questo Dante fue onorevole e antico cittadino di Firenze di porta San Piero, e nostro vicino; e ‘l suo esilio di Firenze fu per cagione, che quando messer Carlo di Valos de la casa di Francia venne in Firenze l’anno MCCCI, e caccionne la parte bianca, come adietro ne’ tempi è fatta menzione, il detto Dante era de’ maggiori governatori della nostra città e di quella parte, bene che fosse guelfo; e però sanza altra colpa co la detta parte bianca fue cacciato e sbandito di Firenze, e andossene a lo Studio a Bologna, e poi a Parigi, e in più parti del mondo”.

Con queste parole lo storico e mercante fiorentino Giovanni Villani introduce la figura di Dante Alighieri nella sua opera più celebre, Nuova Cronica, scritta tra il 1322 e il 1348, tracciando la prima sintetica biografia del poeta.
Ispirata a queste parole, abbiamo il piacere di segnalare l’interessante mostra “Onorevole e antico cittadino di Firenze. Il Bargello per Dante” allestita dal Museo Nazionale del Bargello in collaborazione con l’Università di Firenze.
La mostra, che terminerà l’11 agosto 2021, nell’anno in cui si celebra il settimo centenario dalla morte del Poeta è dedicata alla ricostruzione del rapporto tra Dante e Firenze, dagli anni immediatamente successivi alla morte del poeta fino agli anni Cinquanta del Trecento, presentandone gli attori, le iniziative, i luoghi e i temi.
HSL! 🦁

“#SADDIDANDÀ?
Questo Dante fue onorevole e antico cittadino di Firenze di porta San Piero, e nostro vicino; e ‘l suo esilio di Firenze fu per cagione, che quando messer Carlo di Valos de la casa di Francia venne in Firenze l’anno MCCCI, e caccionne la parte bianca, come adietro ne’ tempi è fatta menzione, il detto Dante era de’ maggiori governatori della nostra città e di quella parte, bene che fosse guelfo; e però sanza altra colpa co la detta parte bianca fue cacciato e sbandito di Firenze, e andossene a lo Studio a Bologna, e poi a Parigi, e in più parti del mondo”.

Con queste parole lo storico e mercante fiorentino Giovanni Villani introduce la figura di Dante Alighieri nella sua opera più celebre, Nuova Cronica, scritta tra il 1322 e il 1348, tracciando la prima sintetica biografia del poeta.
Ispirata a queste parole, abbiamo il piacere di segnalare l’interessante mostra “Onorevole e antico cittadino di Firenze. Il Bargello per Dante” allestita dal Museo Nazionale del Bargello in collaborazione con l’Università di Firenze.
La mostra, che terminerà l’11 agosto 2021, nell’anno in cui si celebra il settimo centenario dalla morte del Poeta è dedicata alla ricostruzione del rapporto tra Dante e Firenze, dagli anni immediatamente successivi alla morte del poeta fino agli anni Cinquanta del Trecento, presentandone gli attori, le iniziative, i luoghi e i temi.
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Gran Finale!
Troppo prog!

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