I VERDI CI SONO.
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Verdi San Giovanni
🟢PAGINA UFFICIALE DEI VERDI DI SAN GIOVANNI🟢
⚜️Custodi della storia, protagonisti del presente.⚜️
CENA VERDI
Working in progress
ENJOY WITH US!
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BLACK & WHITE
Perché il Verde non si vede…
si porta dentro.💚
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Francesco Bogazzi è una colonna portante dei Verdi di San Giovanni.
Uno di quelli che il Verde lo ha vissuto davvero, dentro e fuori dal sabbione.
Presenza, carattere e cuore. Anni spesi per questo colore, sempre a testa alta.
E poi quella canzone.
Non solo parole…
ma un pezzo di anima Verde messo in voce.
Una dedica che parla di sogni, onore e amore per i Verdi di San Giovanni.
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Ci sono persone che sul sabbione non cercano applausi…
ma senza di loro tante battaglie non finirebbero allo stesso modo.
Paola Staccioli e Andrea Avello.
Due professionisti, due punti fermi, due grandi cuori verdi. 💚
Dopo ogni botta, ogni infortunio, ogni guerra combattuta in Piazza…
ci sono sempre loro.
Tra massaggi, fasciature e punti di sutura, pronti a rimettere in piedi i nostri ragazzi con competenza, pazienza e umanità.
Perché la famiglia Verde non è fatta solo da chi entra in campo.
È fatta anche da chi si prende cura dei propri uomini, sempre.
Anni di presenza silenziosa, sacrificio e disponibilità.
Sempre lì, senza mai tirarsi indietro.
Con professionalità… ma soprattutto con il cuore.
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19/05/2026
💚LA BENEDIZIONE DELLA BANDIERA💚
Venerdì 22 Maggio i Verdi di San Giovanni attraverseranno Firenze con orgoglio, fino al Battistero, per la Benedizione della Bandiera.
Per i Verdi di San Giovanni questo giorno non è solo tradizione… è identità. 💚
⚜️🟢W FIORENZA⚜️🟢
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🟢FEUDO VERDE🟢
Prima un sogno.
Poi un’idea.
Poi il lavoro, il sacrificio, la voglia di non fermarsi mai.
Questa è la differenza tra il “prima” e il “dopo”.
Non solo muri, spazi o strutture cambiate…
ma uno spazio voluto con determinazione e cuore Verde.
Dove prima c’era solo immaginazione, oggi c’è realtà.
Un posto vissuto, cresciuto e migliorato giorno dopo giorno da chi ha creduto davvero in questo progetto.
Perché gli obiettivi non si raggiungono parlando.
Si raggiungono con determinazione, presenza e sacrificio.
E quando un gruppo rema dalla stessa parte…
anche i sogni più grandi prendono forma.
👉 A voi:
cosa rappresenta per voi questo posto?
Un ricordo, un momento, una sensazione…
Scrivetelo nei commenti.
Perché ogni angolo di questa casa racconta una parte della nostra storia. 💚
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💍✨ 50 anni di amore, passione e complicità ✨💍
Oggi celebriamo con immensa gioia Stefano e Stefania Ciacchi per il loro meraviglioso traguardo: 50 anni di matrimonio ❤️
Parte della grande famiglia dei Verdi di San Giovanni, Stefano e Stefania rappresentano il cuore vero della famiglia: passione, amore, complicità e la forza di restare sempre uniti nel tempo. 💚💚
💚LA BENEDIZIONE DELLA BANDIERA💚
Il rito della benedizione della bandiera rappresenta uno dei momenti più solenni e identitari del Calcio Storico Fiorentino. Non si tratta soltanto di una cerimonia simbolica, ma di un passaggio profondamente radicato nella tradizione della città, dove si intrecciano fede, appartenenza rionale, memoria storica e spirito di squadra.
Questo rito conserva ancora oggi il significato originario che aveva nella Firenze rinascimentale: preparare simbolicamente uomini e colori ad affrontare la sfida, non solo sul piano agonistico, ma anche su quello morale e rappresentativo.
Le origini della benedizione affondano infatti nelle antiche tradizioni militari della Repubblica Fiorentina. Prima delle battaglie, le milizie ricevevano la benedizione delle proprie insegne e dei propri vessilli come segno di protezione e legittimazione. Nel Calcio Storico moderno, il campo di battaglia viene sostituito dalla sabbia di Piazza Santa Croce, mentre il calciante assume idealmente il ruolo di difensore dell’onore del proprio quartiere.
Per ogni Colore, la bandiera rappresenta molto più di un semplice simbolo sportivo: è il segno concreto dell’identità rionale, della storia condivisa e del senso di appartenenza tramandato nel tempo. Sotto quel vessillo si raccolgono calcianti, veterani e tifosi, uniti dagli stessi valori e dalla stessa appartenenza.
Anche alcune espressioni legate al calcio moderno trovano origine in queste tradizioni. Storicamente, infatti, il punteggio delle partite veniva segnalato issando bandiere sui pennoni dell’arena: quadrangolari per una “caccia” intera e triangolari per una mezza caccia. Da questa usanza deriverebbe il celebre modo di dire “gol della bandiera”, inteso come il punto che salva l’onore della squadra evitando di chiudere l’incontro senza alcun segno sul proprio vessillo.
La dimensione spirituale della cerimonia mantiene ancora oggi un ruolo centrale. La benedizione rappresenta un momento di raccoglimento e protezione per i calcianti, consapevoli della durezza e dell’intensità fisica che caratterizzano il torneo. Durante la funzione religiosa vengono spesso richiamati valori come il sacrificio, il rispetto dell’avversario, il senso della comunità e l’orgoglio della tradizione fiorentina.
La cerimonia segue generalmente un rituale ben definito. I membri del Colore si ritrovano nel proprio quartiere indossando i simboli della fazione; successivamente si dirigono in corteo verso la chiesa di riferimento accompagnati, in molti casi, da figuranti storici e bandiere. Durante la messa, il parroco richiama i valori della lealtà, dell’appartenenza e della responsabilità collettiva. Il momento più significativo arriva con la benedizione del vessillo con l’acqua santa, sancendo simbolicamente l’inizio del cammino verso il torneo.
Per i Verdi di San Giovanni, questo rito assume un significato ancora più profondo grazie al legame storico con il cuore religioso della città, tra il Battistero di San Giovanni e il Duomo, luoghi simbolo della spiritualità e dell’identità fiorentina.
La benedizione della bandiera rimane così uno dei momenti più autentici del Calcio Storico Fiorentino: un rito che, ancora oggi, unisce storia, fede, appartenenza e rispetto delle proprie radici.
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Ci sono uomini che non scelgono il colore.
Ci nascono dentro.
Lo respirano da bambini, lo vivono da ragazzi e se lo portano addosso per tutta la vita.
Alessandro Pagliazzi, nato a Firenze in Borgo Allegri il 1° giugno 1975, è uno di questi.
La sua storia con i Verdi inizia quando è ancora un bambino. A sei o sette anni passa i pomeriggi nella vecchia sede vicino a Piazza dei Ciompi, tra racconti, e facce che diventeranno leggenda. È lì che incontra Sacha Ciacchi, amico fraterno e compagno di un lungo percorso nel Colore.
Per Alessandro il Calcio Storico non è mai stato un semplice gioco.
A dieci anni porta già questa passione all’esame di quinta elementare con una ricerca dedicata al Calcio Storico, costruita grazie ai racconti di Roberto Sacchetti “Sacchettone”, che gli presta libri e memoria. In quelle pagine collega Firenze ai gladiatori romani, intuendo già allora che il Calcio Storico non è solo sport: è identità, appartenenza, spirito combattente.
E mentre altri bambini giocano normalmente in strada, loro vivono il “sabbione”.
I pomeriggi di giugno diventano battaglie immaginarie, maglie recuperate dopo le partite trasformate in trofei, sogni condivisi tra amici che crescono insieme nel nome del quartiere.
Con il tempo quelle sfide diventano vere: partite organizzate con ragazzi degli altri colori, rivalità forti ma anche rispetto autentico.
Nonostante gli anni delle scuole medie a San Frediano e le amicizie nate con ragazzi che in futuro vestiranno altro colore, Alessandro resta profondamente legato a Borgo Allegri.
L’adolescenza di Alessandro ruota completamente intorno allo sport e al colore.
Gioca anche nel calcio tradizionale, arrivando in categorie importanti come Eccellenza, Promozione e Serie D, ma il richiamo del Calcio Storico resta sempre più forte.
Conosce da sempre Luchino Bertarelli e, dai diciotto anni, Pierguido Borgosano.
Ed è proprio con Pierguido che nasce qualcosa che va oltre il campo.
Prima compagni di allenamento, poi fratelli.
Un legame costruito tra sudore, sacrificio, botte prese insieme e rispetto reciproco. Un rapporto che il tempo non ha mai scalfito. Di quelli veri. Di quelli che non hanno bisogno di troppe parole.
A 21 anni arriva finalmente l’esordio ufficiale.
Dal 1998 al 2018 Alessandro gioca con i Verdi in maniera alterna, anche a causa di alcune squalifiche. In campo è istintivo, irruento, generoso. Ma soprattutto fa parte di una squadra compatta, unita dentro e fuori dalla piazza.
Per lui il gruppo non è mai stato solo una squadra.
È famiglia.
Tra i ricordi più forti resta l’esordio del 1998, affrontato con un’ernia tenuta nascosta pur di poter scendere in campo con i Verdi.
E poi il ritorno tutti insieme sotto la pioggia su un furgoncino, con Gianluca Lapi a trasformare quel viaggio in battute e risate.
Proprio Gianluca Lapi, per Alessandro, rappresenta il “Maradona del Calcio Storico”: completo, geniale, individualista ma sempre pronto a difendere i fratelli Verdi.
Accanto a lui, figure come Cantone, Prosperi, Bargellini, Torrini, Boga e Burchi incarnano un’epoca romantica e irripetibile, dove il quartiere contava più della preparazione atletica e il cuore valeva più di tutto.
Erano anni diversi.
Meno mediatici. Più veri.
🟢Gli allenamenti due volte al giorno senza sentire la fatica.
🟢Le cene di quartiere per aiutare chi aveva bisogno.
🟢Le feste di picchio in Piazza Alberti.
🟢Le bravate, le trasferte, le risate.
E soprattutto quella regola sacra:
UNO PER TUTTI, TUTTI PER UNO.
Anche il materiale aveva un valore speciale.
La prima borsa gliela regala Simone Sacchetti.
I pantaloni si chiedevano in prestito ai vecchi, solo se ti stimavano davvero.
Quando Alessandro indossa quelli di Sacchettino per la prima volta, si sente investito di un’eredità enorme. Un onore difficile persino da spiegare.
Perché il Calcio Storico, quello vissuto da Alessandro Pagliazzi, non era solo una partita.
⚜️Era comunità.
⚜️Era rispetto.
⚜️Era fratellanza.
E ancora oggi, nonostante il tempo passi e le generazioni cambino, quel senso di appartenenza resta intatto.
Per Alessandro il Calcio Storico continua a essere il modo più autentico con cui Firenze racconta sé stessa.
Una storia fatta di sacrificio, memoria e uomini veri.
E lui, dentro quella storia, ci sarà per sempre.
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ci lascia un grande verde ciao picchio
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