Lazio Club Formia
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19/12/2022
“Io sono tifoso della Lazio, non posso esultare quando la Lazio subisce, qualcosa dentro me lo impedisce”
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02/09/2022
Lazio, l'aquila Olimpia al San Filippo Neri: il regalo per Teresa Visita al reparto di oncologia del simbolo biancoceleste per una super tifosa: dolcezza e serenità a una persona che sta percorrendo una strada davvero difficile
17/08/2022
Sconcerti: «Immobile è un giocatore epico che non ha il seguito che merita» Mario Sconcerti ha parlato sulle frequenze di TMW Radio durante la trasmissione "A Tutto Mercato"
09/03/2022
In punta di piedi uscivi dall’area di rigore così come in punta di piedi sei uscito di scena. Caro Pino, sei stato il libero più forte che io abbia mai visto giocare con la maglia della Lazio. Il leader più leader della nostra storia, come te nessuno mai in quel ruolo. Come quel giorno a Milano. Era il 17 dicembre 1972. In uno stadio completamente avvolto dalla nebbia, contro il Milan di Gianni Rivera, la nostra Lazio si giocava il primato in classifica. Ero proprio dietro la porta di Felice Pulici quando, a pochi minuti dalla fine, Chiarugi riuscì con un calcio di punizione a portare in vantaggio i rossoneri. I ventimila laziali rimasero increduli, molti non si accorsero nemmeno del gol tanta era la nebbia scesa su San Siro. Io invece la ricordo bene, perché la prodezza di Chiarugi si materializzò proprio davanti ai miei occhi. Tornati a centrocampo Felice Pulici chiamò Pino per avvertirlo che dalla metà campo in poi non si vedeva nulla. Senza pensarci due volte Wilson abbandonò la difesa e cominciò a correre verso l’arbitro Gonella di Torino per convincerlo a fermare il gioco. Pino gli chiese di verificare se effettivamente dalla prospettiva di Pulici fosse visibile oppure no la metà campo avversaria. Sembrava una missione impossibile. I tifosi milanisti cominciarono a fischiare e gli avversari cercavano di allontanare Wilson dall’arbitro strattonandolo. Ma Gonella dopo qualche minuto capitolò e così fu costretto a mettere uno dei suoi guardalinee sulla riga di porta di Pulici per capire se ci fossero le condizioni per proseguire il gioco. Il direttore di gara era circondato da tutti e ventidue i giocatori, sia dai laziali che dai milanisti. San Siro era una bolgia sotto un oceano di fischi. Da lontano vedevo Pino faccia a faccia con un Gonella oramai stremato che fu costretto, giustamente, a fischiare la fine della partita. Da quasi tutto lo stadio cominciarono ad arrivare p***e di neve in segno di protesta, con i milanisti inferociti e i giocatori della Lazio festanti. Quello fu un vero capolavoro diplomatico di Pino Wilson, possibile solo grazie alla sua leadership. La partita per la cronaca fu rigiocata ad aprile, era oramai nata una grande Lazio. Quella Lazio leggendaria che due anni dopo vincerà il primo Scudetto della sua storia. Ho amato perdutamente Pino Wilson, calciatore e capitano, icona di una generazione. Mi piace immaginare una scenata di gelosia di Giorgio Chinaglia lassù, mentre scrivo queste righe. Per me giovane tifoso, Pino Wilson era motivo di vanto. Lo immaginavo dirigente della Lazio o forse presidente per chissà quanti anni, una volta appesi gli scarpini al chiodo. Il nostro rapporto personale cambiò dopo un cortocircuito che preferisco non approfondire, ma quel bene profondo non è mai svanito. Con le sue ampie falcate avrà già raggiunto Giorgio e Tommaso in Paradiso: riposeranno per sempre insieme, nella ca****la della famiglia Maestrelli al cimitero di Prima Porta e nel cuore di ogni tifoso laziale…
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