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PILLOLE DI FILOSOFIAAnusara: fluire con la GraziaMi capita spesso di arrabattarmi alla ricerca di un senso: cerco di cap...
11/09/2026

PILLOLE DI FILOSOFIA
Anusara: fluire con la Grazia

Mi capita spesso di arrabattarmi alla ricerca di un senso: cerco di capire dove sto andando, perché mi è successo qualcosa, cosa dovrei imparare da un’esperienza, come mettere ordine nelle emozioni, nelle relazioni, nelle scelte. C’è nella mia mente questa idea che da qualche parte si nasconda un significato che io non sempre riesco a vedere. Credo fortemente che la vita sia movimento intelligente e che si esprima rispettando un ordine. Credo, però, che questo ordine non risponda a logiche razionali, assomigli molto di più alla liberta cristallina del fluire di um fiume e quale può essere il senso del fiume se non il fiume stesso? Il mare, la tempesta, le maestose montagne che senso hanno?
Il tantrismo non duale del kashmir nutre una fiducia luminosa nella vita e ne propone una visione radicalmente affermativa: tutto accade come espressione creativa della Coscienza. La vita sgorga spontaneamente come acqua da una sorgente, espressione esuberante di un’energia dinamica e intelligente.
Allora mi viene da pensare che il senso della vita non sua qualcosa da cercare affanosamente, domanda dopo domanda, sia più qualcosa da vivere, da sentire momento dopo momento.
Forse il senso è solo esserci, essere qui: amare, ridere, piangere, fallire, provare, correre, lavorare, riposare, leggere, viaggiare, fare carezze ai gatti. Forse tutto è molto più semplice e spontaneo.
Non dobbiamo andare da nessuna parte, non dobbiamo aggiustare immediatamente ciò che sentiamo, trasformare ogni esperienza in una lezione. Non dobbiamo diventare una versione migliore di noi stessi e nemmeno una versione peggiore. Forse dobbiamo solo essere.
Il termine sanscrito anusāra, significa “seguire”, “andare secondo”, “muoversi in accordo con”, in anusara Yoga viene interpretato come flowing with Grace, “fluire con la Grazia”. Indica la capacità di essere pienamente in armonia con la vita, di partecipare al suo fluire, semplicemente goccia d’acqua nell’acqua.

Titikṣā (तितिक्षा) è un termine sanscrito centrale nella tradizione vedāntica, generalmente tradotto come sopportazione,...
08/09/2026

Titikṣā (तितिक्षा) è un termine sanscrito centrale nella tradizione vedāntica, generalmente tradotto come sopportazione, forbearance o pazienza. Non indica una passiva rassegnazione, ma la capacità di attraversare le esperienze piacevoli e dolorose mantenendo equilibrio interiore, senza reazione, lamentazione o resistenza compulsiva.
Il concetto compare nella Bhagavadgītā, in particolare nel II capitolo (2.14), dove Kṛṣṇa invita a sopportare le dvandva, le coppie di opposti — caldo e freddo, piacere e dolore — riconoscendone la natura transitoria.
Nel Vivekacūḍāmaṇi attribuito a Śaṅkara, titikṣā è inoltre una delle sei qualità (ṣaṭ-sampatti) necessarie al percorso di conoscenza.
In questo senso, abitare un’emozione senza farsene travolgere è una possibile lettura contemporanea e personale del termine.

PICCOLE GIGANTESCHE COSE:Tratto dal mio diario: Infondo lo so che qualunque cosa accada ci sarà sempre il mare li ad asp...
07/09/2026

PICCOLE GIGANTESCHE COSE:
Tratto dal mio diario:
Infondo lo so che qualunque cosa accada ci sarà sempre il mare li ad aspettarmi e qualche libro di poesia a tenermi compagnia, il profumo di lavanda e la gioia semplice di avere lenzuola pulite…

Tratto dal mio diario: Infondo lo so che qualunque cosa accada ci sarà sempre il mare li ad aspettarmi e qualche libro d...
06/09/2026

Tratto dal mio diario:
Infondo lo so che qualunque cosa accada ci sarà sempre il mare li ad aspettarmi e qualche libro di poesia a tenermi compagnia, il profumo di lavanda e la gioia semplice di avere lenzuola pulite…

Tratto dal mio diario:perché poi infondo io lo so che qualunque cosa accada  ci sarà sempre il mare, i miei  libri di po...
06/09/2026

Tratto dal mio diario:

perché poi infondo io lo so che qualunque cosa accada ci sarà sempre il mare, i miei libri di poesia e il profumo di lavanda ….

Da giovedi 10 settembre sarà possibile praticare con me anche a Poggio Murella presso Casa Sajna…  scrivetemi pure per q...
05/09/2026

Da giovedi 10 settembre sarà possibile praticare con me anche a Poggio Murella presso Casa Sajna… scrivetemi pure per qualsiasi informazione.
🙏🌈🙏🌈🙏

YOGA DEL QUOTIDIANO- se la strada è in salita fai un passo alla volta KRAMA क्रमLa parola sanscrita krama deriva dalla r...
03/09/2026

YOGA DEL QUOTIDIANO- se la strada è in salita fai un passo alla volta
KRAMA
क्रम
La parola sanscrita krama deriva dalla radice √kram, che significa fare un passo, avanzare, procedere.
Da questa radice nasce l’idea di una progressione: un passo che segue l’altro, una cosa che conduce naturalmente alla successiva.
Nello Hatha Yoga usiamo questo termine per indicare la gradualità della pratica: la forma finale si costruisce attraverso passaggi successivi, rispettando il tempo del corpo e ciò che è possibile fare in quel momento.
A volte guardare troppo lontano può diventare un ostacolo, può confonderci. La mente vede la distanza e si spaventa, il corpo, invece, conosce il passo e li sa esattamente cosa fare.
Di Krama vi parlerò bene nel prossimo contenuto…
ma sono curiosa di sapere se anche tu hai qualche consiglio da darmi su come camminare in salita?
Ti aspetto nei commenti.

PILLOLE DI MITOLOGIA: La nascita di Ganesh  Il mito della nascita di Ganesha, narrato in diverse versioni della tradizio...
01/09/2026

PILLOLE DI MITOLOGIA: La nascita di Ganesh

Il mito della nascita di Ganesha, narrato in diverse versioni della tradizione hindu, è innanzitutto un racconto di identità, devozione e trasformazione.
Parvati crea Ganesha direttamente dal proprio corpo e gli affida il compito di custodire la soglia mentre lei si ritira per il bagno.
Ganesha nasce per custodire un confine: tra il dentro e il fuori, tra il privato e il pubblico, tra il prima e il dopo, ma la soglia non è soltanto separazione: è anche il luogo di passaggio.
Per questo può diventare una metafora dei momenti di transizione: lo soazio tra ciò che lasciamo e ciò verso cui stiamo andando, una fine e il nuovo inizio che da quella fine può emergere.
Ganesha rimane fedele al compito che gli è stato affidato, fino alle estreme conseguenze. La sua devozione è fedeltà alla propria parola, anche quando quella fedeltà ha un costo.
Il mito, però, non finisce con la sua morte.
Ganesha rinasce in una forma nuova. La testa di elefante non cancella ciò che è stato, lo trasforma. La sua identità non viene semplicemente restituita ma ricomposta.
Anche noi attraversiamo continuamente delle soglie: la fine di un lavoro, di una relazione, di un progetto, o semplicemente di un modo di pensarci. Ci sono momenti in cui non siamo più ciò che eravamo ma non sappiamo ancora chi stiamo diventando.
È uno spazio scomodo. Eppure è proprio lì che qualcosa di nuovo può nascere
La nuova forma di Ganesha diventa così simbolo di una coscienza più ampia: forza, saggezza e capacità di ascolto e di aprire il cammino.
La soglia che custodiva diventa, simbolicamente, una soglia che sa attraversare. La fine e l’inizio non sono due realtà separate.
Sono due momenti dello stesso movimento.
Come nella salita: ogni passo lascia indietro ciò che eravamo e, nello stesso istante, ci conduce verso ciò che ancora non conosciamo.
Trasformarsi non significa perdere se stessi.
Significa lasciare spazio a una nuova forma di sé.
Se vuoi approfondire questo tema a breve trovi un articolo sul mio blog.
Nel frattempo se hai domande o vuoi raccontarmi una versione diversa del mito ti aspetto nei commenti.

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