Dal Bologna al Pisa, il Napoli col freno a mano, sperando che non sia retromarcia.
Si gioca domenica a mezzogiorno. Vince la Lega Serie A, in Italia il governo del pallone conta più di quello reale?
Il Napulegno
Il Napoli senza padroni Pagina sul Napoli ideata da Rosario Dello Iacovo
14/05/2026
Amore che vai da me tornerai.
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Il 14 maggio 2016 era un sabato piovigginoso ed umido in cui l'orario di inizio era quello serale.
Eravamo al nostro consueto posto in Curva B per Napoli-Frosinone, ultima di campionato.
Bastava un pareggio per tornare in Champions League.
Il Napoli aveva lottato a lungo per lo scudetto con tanto di platonico titolo di campione di inverno. Zaza, modesto attaccante juventino, aveva ammaccato i nostri sogni, ma andava ugualmente bene cosi. Lo scudetto pareva possibile ma scandalizzava ancora i nostri sogni osceni di felicità.
Dopo la rete iniziale di Hamsik vedemmo la doppietta di Higuain con cui l'argentino, eroe indiscusso del San Paolo, eguagliava il mito di Nordhal a 35 reti in campionato di un tempo lontano con la maglia del Milan
Ma a Gonzalo Higuain non bastava, cercava il terzo gol in partita, il suo trentaseiesimo che gli avrebbe fatto ba***re il record.
E noi fummo con lui, tutti con lui.
Incoraggiandolo incessantemente, invitandolo all'impossibile e ruggendo ad ogni suo pallone.
Alla fine Higuain ce la fece, nel diluvio segnò il suo gol più bello ed indimenticabile con la maglia del Napoli. In rovesciata, in una icona da album Panini.
E noi festeggiamo come un trofeo contenti per lui.
A fine partita, tutta la squadra festeggió sotto la curva sulle note di "Un giorno all'improvviso".
Higuain era un bambino con gli occhi a stella, danzando come un ballerino di Fandango.
Fummo felici.
Poi cambió tutto.
Il più meschino e crudele dei tradimenti. Higuain trattó il Napoli con menefreghismo, egoismo, cattiveria ed indifferenza, in un modo, in verità, come mai nessuno si è permesso.
Pensammo che non avremmo mai vinto uno scudetto.
Invece ci andammo vicini due anni dopo. Con 91 punti mai nessuna era riuscita a non vincerlo. Toccó a noi iscriverci in questa malsana impresa.
Per colpa dell'arbitro Orsato. Per colpa di Higuain che ci segnó, qui a Napoli, e fece pure lo sbruffone. E poi segnó in quella maledetta e sporca e lurida partita della Juve a Milano.
E tornammo a pensare che uno scudetto non lo avremmo mai più vinto.
Tante ne abbiamo passate, tanti dispiaceri, cadute e nuovi inizi.
Tante cose sono cambiate, praticamente tutto, da quel 14 maggio 2016 sotto la pioggia.
Per il Napoli.
E per me anche, che ho sempre appuntato le mie storie personali in agende in cui immancabilmente c'erano i risultati, le partite e le formazioni del Napoli.
Una altra vita, la mia. Un'altra vita quella del Napoli. Incredibile come due o più vite si compongano in una medesima anagrafica.
Mantenendo la interezza di una Storia sola.
Il primo Napoli di Sarri. Ve la ricordate la formazione? Quanto mi piace ripetere formazioni del Napoli a mente. Sarà una mia forma di meditazione.
Reina, poi Hysay, Chiriches in luogo di Albiol, quindi Koulibaly e Ghoulam, in mediana Allan, Jorginho e Hamsik, poi il trio delle meraviglie Callejon, Higuain ed Insigne, e pensare che Mertens era una riserva.
Fu una serata con una tale consapevolezza di forza che il Comandante a 16 minuti dalla fine buttò dentro Regini per la sua prima ed unica presenza in azzurro. L'altro rinforzo invernale Grassi, invece, rimase in panchina, non è che ora potevano giocare proprio tutti eh..
Alla fine ce l'abbiamo fatta a vincere.
Se quella sera mi avessero detto che dopo dieci anni avremmo avuto due scudetti in più in bacheca avrei sorriso.
Se me lo avessero ripetuto a luglio mentre Higuain si affacciava a Piazza Crimea a Torino con il suo gilet nero su camicia bianca, invece, non avrei sorriso. Sarei corso direttamente a recuperare un grosso bastone nodoso per sfogare la mia frustrazione.
Per molto tempo, ripensando a quella rovesciata umida di pioggia ed a quegli occhi di felicità tradita altrove, ebbene non nascondo che la malinconia, la nostalgia, le mie inseparabili compagne di viaggio, qualche volta abbiano sorriso.
«A cosa pensate?»
«Ad Higuain» .
Si a lui. In qualche sperduta località chissà dove, penserà talvolta a quel popolo che in una sera piovosa ed umida di maggio era felice solo per lui, alla sua danza sotto la curva, all'amore lasciato in terra ed al fatto che comunque la felicità noi l'abbiamo ritrovata lo stesso. E non c'è stato bisogno di lui. Nonostante lui. Soprattutto perché senza lui..
Alla fine abbiamo dimostrato che tra noi e lui ci ha perso lui. Ma quei momenti di poesia calcistica me li tengo, col c***o che li butto via per colpa sua. Non cancello nessun momento bello della mia vita per colpa di qualcuno. Questa soddisfazione non l'ho mai data a nessuno
14 maggio 2016 - Napoli-Frosinone.
Perché il Calcio deve la sua bellezza essenzialmente al suo ripercorrere le tracce dell'Amore. Prima vissuto voracemente, poi abbandonato, poi negato, quindi ricordato con dolcezza.
Venuto dal sole o da spiagge gelate
perduto in novembre o col vento d'estate
io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai
io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai.
E comunque, ricordate.
«Meglio esserci lasciati, che essersi mai incontrati» .
Eab73
14/05/2026
L'urlo di RDI in diretta alle 21:00
potete pure alluccare
14/05/2026
Si concentra sui titoli di coda il Corriere del Mezzogiorno: “Lukaku è tornato in Belgio. Accordo con la società ed è quasi addio al Napoli”. “La squadra attende l’orario della gara decisiva con il Pisa”.
Si coglie molta depressione nei giornali. Come se il rush finale fosse già compromesso. Se non ci crediamo noi, chi dovrebbe crederci?
Ecco un altro titolo da cuori stressati. È il Mattino che lo propone in apertura dello sfoglio interno: “Napoli sotto pressione”. “Azzurri per sei ore a Castel Volturno: Conte pretende il riscatto a Pisa per chiudere il discorso Champions”.
“De Laurentiis deluso per risultato e prestazione contro il Bologna. I dubbi sul futuro per la panchina”.
Siamo agli ultimi atti di un matrimonio scoppiato: “Lukaku, compleanno e viaggio di sola andata a Bruxelles”. “Big Rom autorizzato dal club a lavorare con lo staff belga. Intanto Lang punta a restare al Galatasaray”.
Marco Azzi sembra parlare d’altro su Repubblica Napoli: “Manfredi applaude De Laurentiis. ‘In estate sarà cittadino onorario’”.
“Il sindaco: ‘Riconoscimento meritato. Sono felice, ma il Napoli non investirà nel Maradona’”.
“Conte a Pisa con De Bruyne per la Champions. Lukaku torna in Belgio, l’addio è definitivo”.
“Rivoluzione in fascia”. La Gazzetta dello Sport parla di “Svolta a destra. Politano in uscita. Napoli, c’è Khalaili”.
“L’israeliano ha già detto sì a un quinquennale. E gli azzurri puntano forte anche su Zeballos”.
Se fosse vera la notizia, ci piacerebbe che Khalaili prendesse le distanze dal criminale di guerra Netanyahu e incontrasse la comunità palestinese di Napoli.
Il Corriere dello Sport punta sui movimenti alla vigilia del mercato: “Manna blindato”. “Il ds sta già lavorando al Napoli del futuro e potrebbe rinnovare”. “Sarà ancora lui il direttore sportivo del nuovo ciclo che De Laurentiis sta preparando nonostante la corte della Roma di Gasp. Dopo la Champions il vertice con Conte”.
Un titolo anche all’astinenza di Hojlund: “Hojlund cerca goal sulla torre”. “A Pisa inseguirà un colpo che manca da due mesi”. “Dalla sfida con il Lecce neanche un tiro nello specchio e la beffa dell’autorete con la Cremonese”.
GuiRuo55
13/05/2026
Giorno e orario inusuali, la schiettezza di sempre.
Ci vediamo in diretta stasera alle 20:00 ad AnteprimaNapoli.
13/05/2026
Non più alle 12:30 di domenica, non più alle 20:30 di lunedì, la nuova ipotesi per il derby e le altre partite in contemporanea, tra cui Pisa-Napoli, è addirittura a mezzogiorno di domenica.
Qualsiasi commento sarebbe supefluo. Dopo averlo ucciso, stanno ballando sul ca****re del calcio italiano senza il benché minimo accenno di vergogna.
Quello che sta accadendo è semplicemente vergognoso, con i biglietti degli Internazionali d'Italia in vendita da un anno.
Un anno, dodici mesi, e questi signori a qualche giorno dalle partite non solo non sono in grado di dirci quando si gioca, ma ipotizzano addirittura di anticipare di mezz'ora il già osceno anticipo della domenica.
Gestione farsesca per un accesso Champions che vale decine di milioni.
E nessun rispetto per noi tifosi che manteniamo in piedi questo misero teatrino del pallone tricolore.
L'unico business al mondo in cui il cliente ha sempre torto.
RDI
13/05/2026
Se errare è notoriamente umano, perseverare è proprio diabolico. Guai, quindi, a commettere col Pisa lo stesso errore commesso col Bologna.
La sconfitta di lunedì sera al Maradona è stata un insistente campanello d'allarme che risuona ancora insidioso nelle orecchie. Ignorarlo sarebbe da incoscienti.
Il Bologna è arrivato a Napoli con un punticino raccolto in tre partite senza segnare neanche un goal. Di punti e goal ne ha fatti invece tre a Fuorigrotta.
Da questa prospettiva, appare più chiaro che il Napoli svagato rischia contro chiunque. Dobbiamo esserne consapevoli.
Neanche all'andata fu una passeggiata di salute.
Un 3-2 risicato col vantaggio di Gilmour, il Pisa che la riprende dopo un'ora di gioco, Spinazzola a riportarci avanti, l'unico goal in campionato di Lucca a illuderci che la gara fosse chiusa e l'incredibile regalo di Di Lorenzo con finale in apprensione.
Era la quarta giornata, quarta vittoria di fila, ma una gara che vista col senno di poi rivelava in controluce le criticità del Napoli di quest'anno. Incluso il rendimento dello stesso Lucca, dimostratosi purtroppo un investimento sbagliato.
Io ero tra quelli che credeva che potesse tornare utile. Avevo torto.
Il Pisa, già retrocesso, saluterà la Serie A davanti al suo pubblico. Dubito che stenderà tappeti rossi, ma a Pisa hanno vinto ben 12 squadre. È un altro dei motivi per cui il Napoli non ha scusanti di alcun tipo.
In questa settimana sarebbe opportuno che l'attenzione si concentrasse esclusivamente sulla gara.
Avviso alla stampa: niente futuro di Conte, niente mercato, niente elucubrazioni e nessuna faciloneria insensatamente trionfalistica come è avvenuto prima di Napoli-Bologna.
Non ce ne frega un c***o.
C'è solo da portare la pagnotta a casa. Per le chiacchiere avremo tutto il tempo del mondo. Dopo, però.
Dopo e non ora.
RDI
13/05/2026
Ancora non si sa se si gioca domenica o lunedì. Stiamo in mano al Tar, ai ricorsi, alle sfide, al conflitto tra Viminale e Serie A. Non è un bel modo di onorare l’agonismo sportivo.
Prendiamo il toro per le corna: "Volata Champions".
Abbiamo tutte le carte in regola per qualificarci. Ricorda Il Mattino: "Tutto si decide nelle ultime due gare di campionato: al Napoli basta una vittoria per essere certo di un posto tra le prime quattro. Contro il Pisa il primo match point, poi l’ultima in casa con l’Udinese".
Guido Trombetti suggerisce: "È arrivato il momento di stringere i denti".
Sostiene il professore: "A me è parso che la squadra abbia mentalmente mollato gli ormeggi e che Conte, indiscusso campione della motivazione di una squadra, non sia riuscito a tenere alti i livelli di concentrazione".
Altro titolo del quotidiano cittadino: "Big in crisi per gli ultimi 180 minuti". "Albarella: 'Ora non si può programmare, serve la testa'".
Ciro Troise sul Corriere del Mezzogiorno lancia l’allarme: "La superdifesa azzurra si scopre colabrodo. Tutti i problemi di Conte". "Incassati 1,1 goal a gara. Persi i meccanismi dello scudetto".
Marco Azzi su Repubblica Napoli vuole essere ottimista: "Il Napoli scaccia la paura. A Pisa per la Champions. Conte carica la squadra". "La resilienza degli azzurri: secondi col quinto attacco e la sesta difesa. Oggi il confronto dopo il ko col Bologna. Il tecnico si ribella alle critiche".
Due pagine sul Corriere dello Sport. L’apertura è per il brasiliano: "Alisson si è preso il Napoli". "I 4 goal al Maradona e un impatto super: il riscatto è già deciso". "Magie e concretezza: il brasiliano è il nuovo idolo dei tifosi e il club ha pronti i 16,5 milioni per il suo cartellino".
Il Corriere parla del Napoli del prossimo campionato. Ma c’è da finire quello in corso: "Il futuro di Conte è un rebus". "Missione Champions lunedì a Pisa e poi l’incontro con De Laurentiis per decifrare scelte e strategie. Idea Sarri, ma se lascia la Lazio c’è pure l’Atalanta". "Giorni decisivi per l’allenatore in vista del summit con il presidente".
La Gazzetta dello Sport insiste nell’affondare il coltello nella piaga: "Napoli. I conti non tornano". Sembra la presentazione di un film di Hitchcock. "Il crollo di Conte. Un finale di stagione sul filo della tensione". "Negli ultimi dieci anni solo 2 volte si è fatto peggio. Ma basta vincere a Pisa per blindare la Champions". "Appena 5 punti nelle ultime 5 gare. Squadra e tecnico non sembrano più un blocco unico".
GuiRuo55
12/05/2026
Quando si analizza qualcosa, ci vuole rigore. Testa e rigore, altrimenti il metro diventa la pancia e si finisce per fare la banderuola al vento come i giornalisti.
Il giornalista però vi vende qualcosa, quindi asseconda per interesse editoriale e professionale l’umore della piazza.
Io non devo vendervi niente.
Penso che oltre alla testa occorra, quindi, anche coerenza.
Soprattutto fedeltà a un metodo che impedisca di mettersi il quarto scudetto nella foto profilo, pubblicare le foto celebrative della Supercoppa, per poi dimenticarsene a ogni rovescio.
È per questo che cerco di avere sempre uno sguardo dall’alto, che permetta di cogliere il quadro d’insieme.
Se analizzo la pessima sconfitta di ieri, non posso imbellettare i fatti. Farei un torto alla realtà. E lo farei anche se tacessi sulla pessima Champions e sulle ripetute cadute in campionato.
I fatti vanno raccontati però nella cornice di una stagione, il cui giudizio finale sarà inevitabilmente condizionato in misura determinante da queste ultime due partite, senza dimenticare il resto.
E lo stesso criterio va applicato nella valutazione complessiva dell’operato di un allenatore.
Lo penso e perciò lo dico: chi vince uno scudetto a Napoli compie un’impresa straordinaria.
Lo penso perché l’ho visto accadere appena quattro volte nella mia vita da tifoso e so che sono le uniche in un secolo di pallone.
Non posso dimenticarmene quando faccio la pagella finale. Visto l’infantilismo imperante, mi sembra la parola giusta.
Vale anche per tutti i cicli che compongono l’era De Laurentiis.
La risalita con Reja, i tre tenori di Mazzarri, il biennio di Benitez, il triennio sarrista e via via fino a oggi, passando per l’ottimo biennio di Spalletti.
Ognuna di queste fasi contiene in sé elementi da valorizzare e criticità. Non c'è bianco o nero.
Io provo a coglierli tutti, perché c’è comunque una linea che unisce il Napoli tornato in A a quello capace di cucirsi due volte lo scudetto sul petto.
C’è quindi una valutazione che non può prescindere dai fatti. I cicli si aprono e si chiudono. A Napoli durano mediamente due o tre anni. Vale anche per quello di Conte, che quando finirà avrà comunque lasciato un’eredità pesante in bacheca.
Vi piaccia o no, vincere a Napoli è un evento raro.
E tra qualche anno ci si ricorderà del quarto e della Supercoppa, non di Napoli-Bologna.
Se volete qualcuno che esalta il Napoli quando vince, ma poi sparge m***a ad alzo zero nei momenti di difficoltà per assecondare il proprio interesse personale, quel qualcuno non sono io.
E voi restate liberi di seguire altri.
Io ho sempre avuto l’ambizione di parlare a un pezzo di questa tifoseria. Per esempio, a chi legge questo post fino in fondo e si sforza di comprendere la mia lettura.
Di pancia ne trovate a iosa altrove. In giro c’è quasi solo quella, tra la stampa e la stragrande maggioranza delle pagine social.
Ritengo perciò che oggi andrebbe fatto uno sforzo collettivo, dall’allenatore ai giocatori passando per la tifoseria, per portare a casa l’unico obiettivo rimasto.
Perché è una pietra angolare della competitività futura.
Accada quel che accada, verrà il tempo delle valutazioni. I protagonisti di questa storia prenderanno le loro decisioni e noi dovremo fare i conti con i fatti.
Non esiste nient’altro oltre i risultati, la classifica e quello che si è in grado di portare a casa.
Potrei unirmi al coro ululante e trarne giovamento in termini di visibilità. Ma nella mia vita ho sempre scelto di restare coerente con quello che penso e quello che dico.
Ed è esattamente questo ciò che penso e ciò che dico, da tifoso del Napoli che sa quanto ha saputo essere duro come la pietra, il pane che abbiamo dovuto mangiare nella nostra vita.
Animo e coraggio, e andiamo a prenderci questi c***o di tre punti a Pisa.
Chiudiamo la pratica e poi sarà quel che sarà.
RDI
12/05/2026
Quando si gioca? Ah, boh, non si sa.
L’obbligo di simultaneità delle partite che coinvolgono squadre in lotta per le coppe imponeva di uniformarsi al derby di Roma, che si sarebbe dovuto giocare domenica alle 12:30.
Tutti alla mezza, appassionatamente. “Un insulto”, aveva detto Maurizio Sarri a proposito di Roma-Lazio a mezzogiorno.
Ma perché alla mezza? Per evitare la sovrapposizione con gli Internazionali di Roma.
Da quanto tempo erano note le date del torneo di tennis? Sicuramente da tempo, visto che la vendita dei biglietti è iniziata addirittura il 18 maggio 2025.
La Lega Serie A se n’è accorta quasi un annetto dopo.
Nel frattempo, il prefetto di Roma ha spostato il derby - per motivi di sicurezza - alle 20:45 di lunedì.
Stante l’obbligo di simultaneità, anche Pisa-Napoli, Genoa-Milan, Como-Parma e Juve-Fiorentina dovrebbero giocarsi lunedì sera.
Ma perché uso il condizionale? Perché nel frattempo la Lega Serie A si oppone e ricorre al Tar. Cosa volete che sia, avranno pensato in Lega, un erroruccio di un anno?
Sono cose che capitano.
È fessaria ’e cafè.
Cosa ’e niente.
Quando si gioca quindi? Nessuno lo sa. A questo punto, dipende dalle carte dei tribunali.
Chiaramente, in questa ennesima, disgustosa vicenda che coinvolge il calcio italiano, nessuno pensa al tifoso della squadra di casa che ha comprato abbonamento e biglietti, o a quello che addirittura ha l’ardire di voler seguire la propria squadra in trasferta.
Si saprà qualche giorno prima, se tutto va bene.
Al loro buon cuore.
RDI
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