26/05/2026
Козли и Муфлони 🇧🇬
Salve a tutti! L’ultima volta a est siamo stati a Corfù, due anni fa. Stavolta ci spingiamo oltre, sino alla splendida Sofia! Incastonata nei Balcani alle pendici del Monte Vitoša (da cui prende il nome la famosa via), non troppo lontana dai confini con Kosovo e Macedonia del Nord, la capitale della Bulgaria rappresenta un esempio stupendo di varietà culturale, un crocevia tra Russia, Grecia e Turchia, abitata sin dai tempi dei Traci, passando per il dominio macedone, romano, bizantino, bulgaro e ottomano, passando poi tra monarchia, socialismo sino all’attuale regime liberale e presidenziale un po instabile. Nella città si reispira un forte orgoglio nazionale, a partire dalle innumerevoli strutture e siti intitolati al patriota Vasil Levski, ma anche ammirando il NDK (Национален дворец на културата, Natsionalen Dvorets na Kulturata), il Palazzo della Cultura, fatto costruire nel 1981 dal Partito Comunista Bulgaro per celebrare i 1300 anni della Bulgaria.
Tuttavia, questo non toglie spazio alle testimonianze del passaggio di tutte le altre culture, e un esempio lampante sono le rovine dell’antico insediamento di Serdica, nel cuore della città, letteralmente accanto al municipio. L’insediamento fu in origine un oppidum (città fortificata) dei Traci, per poi far parte del Regno di Macedonia a partire dal IV secolo a.C., per poi essere conquistata dalle armate romane di Marco Licino Crasso attorno al 29 a.C. È in questo periodo che prende il nome di Serdica (Ulpia Serdica).
Pare che la città, inizialmente, fosse di notevoli dimensioni e appunto fortificata, con varie zone dedicate all’assembramento, come un foro, un teatro, terme e via dicendo. Sotto Diocleziano, la città divenne capitale della provincia della Dacia Mediterranea, arrivando a essere definita da Costantino il Grande “la mia Roma”, essendo inoltre sede vescovile e sede di un Concilio. Infine, la città fu distrutta dagli Unni attorno al 467.
Attualmente, le rovine visitabili dell’antica città si trovano in un sito piuttosto particolare. Infatti, gli scavi (in parte accessibili liberamente e all’aperto, in parte protetti all’interno del Museo di Archeologia di Sofia) sono al centro di una serie di strutture che sono appunto testimonianza della ricchissima storia della città. In Viale Maira Luisa procedendo verso Viale Vitoša si trovano, nell’ordine:
- La sinagoga di Sofia
- La moschea di Banya Bashi
- Le rovine di Serdica
- La chiesa di San Giorgio, costruita sopra le terme della parte romana dell’antico insediamento
- La statua di Santa Sofia, posta nel 1991 al posto di quella di Lenin
- La cattedrale ortodossa di Sveta Nedelya
Lo scavo, delimitato praticamente dagli ingressi della metropolitana, si estende quindi per un centinaio scarso di metri, a circa 10 metri di profondità rispetto alla sede stradale, ed è appunto facilmente accessibile da Viale Maria Luisa. La parte esterna mostra quello che probabilmente era una zona non troppo centrale dell’antica città. Si possono ancora osservare i resti delle terme, delle latrine, le mura interne della città, i resti di un circolo, probabilmente usato per assemblee, i resti di una casa padronale e di un’altra dove è possibile ammirare persino l’ingegnoso sistema di riscaldamento ad aria: una serie di canali sottostanti al pavimento, un vero precursore degli attuali sistemi più sofisticati. Sempre in questa parte, si può appunto visitare la chiesa di San Giorgio, risalente al quinto secolo, costruita in cima alle vecchie terme.
All’interno del museo invece sono presenti le rovine dell’antica fortezza, delle mura e ulteriori resti.
Andando verso il Ponte dei Leoni, è possibile osservare i resti di un ponte, mentre nella cripta della Basilica di Santa Sofia sono presenti delle tombe.
In caso capitiate a Sofia, questa è una chicca da non perdere!
A presto, Stay Becos, Stay Murones