GS Royal Bike Sassari ASD

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In questa pagina parleremo di noi, delle attività del nostro Gruppo Sportivo, di ciclismo su strada e MTB, di come ci divertiamo. Seguiteci

16/04/2026

Oggi al Ciclodromo Comunale “Franceschino Piras” è successo qualcosa di importante.
Quattro società di Sassari — S.C. Fausto Coppi 72, GS Royal Bike Sassari ASD, Ciclobottega Factory Team e Cycling Team Progetto Sport — insieme per crescere.

Formazione, collaborazione, innovazione.
Il nuovo sistema evoluto di cronometraggio messo a disposizione dal Comune di Sassari non è solo tecnologia: è un segnale forte.

Grazie all’Assessora Nicoletta Puggioni e al suo staff per credere nel ciclismo, nei giovani e nella nostra città.

Sassari pedala unita. E quando si pedala insieme, si va lontano.

di Sassari

Scuola di Ciclismo FC'72
Cycling Team Progetto Sport Sassari
Ciclobottega Factory Team
GS Royal Bike Sassari ASD
RACE RESULT
Microgate

🔥





04/04/2026
22/03/2026




20/03/2026

Per ricordare il nostro Caro Michele.
Sabato 21 marzo 2026 alle ore 17:30 nella Parrocchia di Mater Ecclesiae.
❤️

07/03/2026

𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗶 𝗰𝗶𝗰𝗹𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗽𝗲𝗱𝗮𝗹𝗮𝗻𝗼 𝗶𝗻 𝘀𝘁𝗿𝗮𝗱𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗰'𝗲̀ 𝗹𝗮 𝗽𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗶𝗰𝗹𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲: 𝗲𝗰𝗰𝗼 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗹𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲

È uno dei malintesi più diffusi e più irritanti del codice della strada italiano, capace di generare discussioni accese ai bar, sui social e ai bordi delle strade ogni volta che un ciclista in abbigliamento tecnico sfila sulla carreggiata con la pista ciclabile vuota accanto. La risposta breve è che non tutti i percorsi che sembrano piste ciclabili lo sono davvero nel senso giuridico del termine, e che le regole sull'obbligo di utilizzo sono molto più sfumate di quanto si creda. Il Codice della Strada all'articolo 182 comma 9 stabilisce che i velocipedi devono transitare sulle piste loro riservate quando esistono: sembra perentorio, e in effetti l'obbligo esiste, ma contiene una parola chiave che cambia tutto. Le piste con obbligo di utilizzo sono esclusivamente quelle riservate in modo esclusivo ai velocipedi, indicate dal cartello circolare blu con la bicicletta bianca. Tutto il resto, le cosiddette piste ciclopedonali condivise con i pedoni, segnalate dal cartello con bicicletta e pedone affiancati, non comporta alcun obbligo di utilizzo per i ciclisti. E in Italia, la stragrande maggioranza delle infrastrutture che chiamereste colloquialmente piste ciclabili sono in realtà percorsi ciclopedonali promiscui. Da qui nasce molta della confusione.

Ma c'è di più, e riguarda specificamente i ciclisti sportivi e amatoriali che percorrono lunghe distanze. Le piste ciclabili esclusive, quando esistono, presentano spesso caratteristiche fisiche incompatibili con una pedalata ad andatura sostenuta: fondi spesso degradati, radici di alberi che deformano la superficie, incroci ravvicinati con strade secondarie e percorsi pedonali, attraversamenti semaforici e cambio di senso che obbligano a rallentare o fermarsi, larghezze insufficienti per il sorpasso sicuro, illuminazione carente. Un ciclista che pedala a 30-40 km/h su una pista ciclabile con queste caratteristiche non è più sicuro di quanto lo sarebbe sulla carreggiata: è potenzialmente più pericoloso, per sé e per i pedoni. La legge prevede alcune esimenti esplicite all'obbligo, tra cui la scarsa manutenzione, la visibilità insufficiente e la presenza di pericoli sulla pista: ragioni che un tribunale può riconoscere come valide in caso di contestazione della multa. Infine, un dato che quasi nessuno conosce: i ciclisti che partecipano a gare sportive regolarmente autorizzate sono espressamente esclusi dall'obbligo di utilizzo della pista ciclabile. Quelli in allenamento individuale o di gruppo, no: devono usarla se esiste ed è esclusiva. La soluzione non è la multa al ciclista che pedala in strada, ma infrastrutture progettate per essere effettivamente utilizzabili da chi va in bicicletta.

23/02/2026

🚴‍♂️💔 𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗶𝗻 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮 𝗰𝗵𝗶 𝘃𝗮 𝗶𝗻 𝗯𝗶𝗰𝗶 𝗱𝗮̀ 𝗰𝗼𝘀𝗶̀ 𝗳𝗮𝘀𝘁𝗶𝗱𝗶𝗼?

In Italia chi sceglie la bicicletta per spostarsi, allenarsi o semplicemente vivere meglio, spesso lo fa con una consapevolezza amara: sulle nostre strade la bici è fragile, esposta, tollerata più che accolta. Ogni croce sul ciglio di una provinciale, ogni mazzo di fiori legato a un guardrail racconta la stessa storia: un ciclista travolto, una vita spezzata, una normalità che continua come se fosse solo un incidente di percorso. Non è fatalità, è il risultato di un modello di mobilità che mette l’auto al centro e tutto il resto ai margini.Basta scorrere i commenti sotto le notizie di un ciclista investito per capire quanto sia profondo il problema: “stavano in mezzo alla strada”, “se la cercano”, “andate sulla ciclabile”, come se pedalare fosse una provocazione, non un diritto. Il ciclista diventa un intruso, un ostacolo, un rallentamento da eliminare in fretta.

Si dimentica che chi pedala è una persona: un padre che torna a casa, una ragazza che va al lavoro, un anziano che si mantiene attivo, un atleta che si allena. Dietro quel casco e quelle ruote sottili c’è sempre una storia, mai solo un “ingombro”.Questo odio strisciante nasce da una cultura che identifica la strada quasi esclusivamente con l’automobile. Siamo abituati a pensare che chi guida “comandi” e che gli altri debbano solo farsi da parte. Così il ciclista viene percepito come qualcuno che ruba spazio, tempo, priorità. A questo si sommano infrastrutture spesso inesistenti o progettate male, leggi non sempre applicate, controlli scarsi e una comunicazione che troppo spesso, anche nei media, tende a colpevolizzare chi pedala invece di interrogarsi sulle responsabilità di chi guida.

Eppure una strada in cui un ciclista è rispettato è una strada più sicura per tutti. Significa limiti di velocità rispettati, sorpassi più lenti e consapevoli, meno aggressività, più attenzione. Significa riconoscere che chi va in bici non è un nemico ma un alleato: meno traffico, meno inquinamento, più salute, più umanità. Forse il primo passo è semplice e radicale allo stesso tempo: la prossima volta che incrociamo un ciclista, proviamo a vederlo non come “uno in mezzo”, ma come potremmo essere noi, o qualcuno che amiamo, su quella stessa bici. Solo così questa strage silenziosa smetterà di sembrarci normale.

Photos from GS Royal Bike Sassari ASD's post 22/02/2026

Ciao Michele, con il cuore spezzato consentici questo saluto.
Per noi sei stato e sarai sempre il Caro Amico, il Socio, il Vice Presidente, il combattente con il numero attaccato sempre pronto alle sfide anche impossibili e contemporaneamente al divertimento puro e vero.
Sei stato e sarai sempre un riferimento per noi.
Te ne sei andato facendo quello che sportivamente più ti piaceva, in sella alla bici pedalando, il nostro rammarico è di non essere stati tutti al tuo fianco ancora una volta.
Ora continua a pedalare liberamente proteggendo dall’alto la tua famiglia, i tuoi adorabili nipotini e tutti noi, un giorno ci rincorreremo.
Fai buon viaggio, che Dio ti abbia in gloria e la terra ti sia lieve.

I tuoi amici del GS Royal Bike Sassari ASD

18/01/2026

P3 🥉Michele Marras
2^ Trofeo Adriano Testone di Ciclocross (Cicle Team Progetto Sport Sassari).
18/01/2026.

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Sassari
07100