Massimiliano Santiglia - formatore nel benessere

Sport movimento salute benessere formazione, qi gong, taiji

08/10/2022
09/09/2022

Buona colazione

08/09/2022

Relax time

30/07/2022

27/06/2022

“NODI” DA SCIOGLIERE

«La tensione è come avere dei nodi induriti, nascosti nei nostri muscoli, nella nostra mente e nel profondo dei nostri cuori.
Pratichiamo per scoprire quei nodi e scioglierli.

Un corpo rilassato è un corpo che non si sofferma sulle cose.
Una mente rilassata è una mente che non trattiene le cose.
Se vuoi rilassarti, pratica.
Se vuoi che gli arti si rilassino, pratica (su di essi).

Ci sono quattro livelli di rilassamento:
1. rilassare le spalle e le braccia;
2. rilassare la vita e la parte bassa della schiena;
3. rilassare le ginocchia e i piedi;
4. rilassare la mente.

È facile vedere “cosa”, è facile mostrare “come”, ma richiede una vera comprensione lo spiegare “perchè".

22/06/2022

Le mandorle sono uno snack perfetto, ricchissime di benefici!
Ne bastano 25g per godere di queste proprietà.

Ma attenzione, non tutti possono mangiarle: a chi soffre di malattie infiammatorie allo stomaco o all'intestino la frutta secca come mandorle e soprattutto noci può creare infiammazione intestinale.

21/06/2022
14/06/2022

SAPER FARE… SAPER INSEGNARE

L'insegnamento è un'arte che ha attraversato tutta la storia della civiltà umana. Insegnare è anche una scienza in continua evoluzione, così come lo sono la filosofia, la fisica o la biologia.
Questo lo sa bene chi insegna a scuola, dove la formazione continua nell'apprendimento di nuove strategie didattiche costituisce a volte un impegno gravoso, quando non un vero e proprio "tormento". Ciò vale anche per chi a scuola insegna "Educazione Fisica".

Eppure fra gli insegnanti di arti marziali è più o meno diffusa l'idea che la “questione didattica” non esista. C'è chi è convinto che basta “saper fare” per “saper insegnare”; e questo "saper fare" è più che sufficiente per far comprendere la propria disciplina a ogni allievo, anche a quello più "refrattario". Purtroppo non è così e i fatti lo dimostrano.

Il saper insegnare non si fonda soltanto sulla competenza tecnica ma richiede “altre” conoscenze, non basta essere bravi in quello che si fa.
L'insegnamento di un'arte marziale, così come avviene per qualunque disciplina (anche scolastica), necessita di apertura mentale, studio continuo, sensibilità, pazienza, chiarezza espositiva ed “empatia”. Oltre tutto, un maestro non insegna solo “motricità marziale”, il suo compito è più ampio e profondo.
Un buon insegnante deve infatti saper stimolare la crescita dell’allievo, non solo in termini di sviluppo motorio, ma anche in termini di sottile percezione corporea; il maestro deve anche essere un esempio virtuoso: paziente, comprensivo ma anche “autorevole” all'occorrenza.

L’insegnamento delle discipline marziali implica certamente abilità tecniche specifiche, ma un bravo insegnante deve anche affinare la sua intelligenza intra-personale (cioè la capacità di interpretare il proprio stato mentale ed emotivo, riuscendo così, quando serve, anche a fare autocritica, a mettere in discussione se stesso e i propri metodi).
Un bravo insegnante possiede anche una spiccata intelligenza inter-personale, che gli permette di comprendere quali sono i reali bisogni di ogni allievo, al fine di poterli soddisfare, permettendogli così di progredire in quello che fa.

Photos from Massimiliano Santiglia - formatore nel benessere's post 05/06/2022

BIOENERGETICA ORIENTALE corso istruttori

Photos from Massimiliano Santiglia - formatore nel benessere's post 04/06/2022

Corso istruttori BIOENERGETICA ORIENTALE

30/05/2022

Era il 21 Maggio del 1976. In seguito ad un incidente stradale la diagnosi riportava un semplice trauma al ginocchio destro, niente di grave in relazione alla portata dell'impatto avuto in quella sfortunata giornata autunnale. Tuttavia nei mesi seguenti il dolore aumentava e il fastidio divenne insopportabile. Sebbene i medici tendevano a sminuire arrivò, feroce e spietato, il risultato delle indagini diagnostiche: osteosarcoma (tumore maligno del tessuto osseo che colpisce in particolare le ossa lunghe quali femore, tibia e omero con la vigliacca predisposizione ad estendersi ai polmoni e al midollo osseo).
A poco meno di 20 anni dovette subire l'amputazione della gamba destra, sostituita da una protesi meccanica (non certo quelle dinamiche che fortunatamente si applicano oggigiorno).
Tutti a questo punto si sarebbero lasciati andare, ma non lui, non così.
A soli 3 anni dall'amputazione, il 12 Aprile del 1980, intraprese la più grande e memorabile impresa sportiva che l'umanità possa raccontare.
Partì dalla costa atlantica del Canada per raggiungere quella del pacifico. A piedi.
(non è un errore di battitura, avete letto bene.. a piedi, senza una gamba!).
L'idea era quella di raccogliere 1 dollaro per ogni cittadino canadese incontrato per strada con l'obiettivo di devolvere tutto il ricavato per la lotta contro il cancro.
Percorse ogni giorno 42 chilometri (e neanche questo è un errore) attraversando Terranova, la Nuova Scozia, l'Isola del Principe Edoardo, il Nuovo Brunswick, il Québec e l'Ontario.
Ogni giorno una maratona. Con una gamba sola!
La sua corsa infinita fu battezzata la "maratona della speranza" e purtroppo non riuscì mai a portarla a termine.
Dopo aver percorso 5373 km in 143 giorni dovette smettere di correre. Non aveva più fiato. E non perché non era più in grado di combattere, ma perché gli furono diagnosticate diverse metastasi polmonari che lo costrinsero ad arrendersi.
La sua corsa finì il 1 Settembre del 1980 nei pressi di Thunder Bay. Fino a quel momento riuscì a raccogliere 24 milioni di dollari!
L'anno successivo alla sua impresa entrò in coma e dopo qualche settimana, il 28 Giugno del 1981, morì.
Non aveva ancora compiuto 23 anni!
La sua corsa fu completata anni dopo da Steve Fonyo, sopravvissuto al cancro (che gli ha portato via la gamba sinistra) con mille difficoltà.
Così la "maratona della speranza" vide il traguardo.

Scriviamo questo post per devota ammirazione e per rabbia.
Oggi milioni di ragazzini (e non) si affannano a fare file per comprare magliette e gadget dei loro idoli (Messi, Cristiano Ronaldo, LeBron James e così via).

Nessuno ha mai indossato una t-shirt con l'immagine che proponiamo di seguito. Nessuno probabilmente conosce la storia di questo ragazzo canadese che ha cambiato per sempre la vita di milioni di persone in difficoltà.
Ci sono Eroi ed eroi. Miti e leggende. Storie e storie.

Poi c'è TERRY FOX !

Terrance Stanley Fox, detto Terry (Winnipeg, 28 Luglio 1958 - Port Coquitlam, 28 Giugno 1981)

Corso di Formazione "Istruttore 1° Livello Ginnastica Bioenergetica" 24/05/2022

Corso Formazione Istruttore Ginnastica Bioenergetica CSEN
Modalità: IN PRESENZA a TORINO
Date: 04 - 05 -11 - 12 Giugno 2022
Cell/whatsapp: 333 217 4880
Mail: [email protected]
Rilascio Diploma Nazionale e Tesserino Tecnico CSEN
Il corso ha come obiettivo la formazione e la preparazione di Istruttori di Ginnastica Bioenergetica, specialità inserita nella Disciplina “Attività sportiva ginnastica finalizzata alla salute ed al fitness” riconosciuta a livello sportivo dal CONI.
La ginnastica bioenergetica aiuta la persona:
- a gestire specifici stati tensivi, come ansie e attacchi di panico;
- a sciogliere rigidità e contratture muscolari;
- ad amplificare la percezione del proprio corpo liberando la propria espressività;
- ad accrescere la consapevolezza di sé e la relazione con l’esterno;
- a sviluppare un equilibrio sano e dinamico tra mente e corpo per affrontare la vita con maggiore pienezza.
Il corso è affiancato da dispense e video, che possono essere anche approfondite in momenti successivi anche da casa.
Link per iscrizioni o chiedere ulteriori info: https://forms.gle/nvtbTGMCfjHUvRNj8

Corso di Formazione "Istruttore 1° Livello Ginnastica Bioenergetica"

21/04/2022

MENTE VUOTA, PRATICA CONSAPEVOLE

«La Via si raccoglie nel vuoto.
Il vuoto è il digiuno della mente».
(Chuang Tzu)

Come si coniuga la pratica consapevole con la mente “vuota”?
È bene sottolineare che la mente da svuotare è quella ordinaria, quella che rimugina continuamente e che troppo spesso non riusciamo a zittire.
Se però impariamo a tacitarla, o come dice Chuang Tzu “la lasciamo digiunare”, pian piano emerge… qualcos’altro, forse uno “strato” più profondo della nostra coscienza che si rivela soltanto quando ci rassereniamo e ci liberiamo di ogni contenuto mentale.
Questa “Mente Vuota” allora comincia a dialogare con noi e, mentre pratichiamo, comincia a indirizzare il nostro vissuto, magari a sussurrarci cose del tipo:

«Istante per istante internamente ascoltati, esternamente osservati, come se a guardarti fosse un giudice imparziale a te estraneo.
Ancor prima di muoverti, fosse solo per sb****re un ciglio, accendi l'attenzione, percepisci l'energia che muove il tuo corpo».

A questo punto, dentro il praticante prende vita una consapevolezza più profonda dell'essere e dell'agire e si viene pervasi da un senso di libertà. Libertà dal superfluo, che tende a svincolare ogni muscolo, tendine o tessuto da ogni impropria tensione. Libertà da ogni pensiero spontaneo o molesto, da qualunque inutile timore, da ogni estraneo desiderio.

In questo stato, anche nel confronto fisico si riesce a legarsi intimamente all’Altro: il compagno di allenamento, l'avversario o persino l'aggressore. Nel Vuoto, l’Altro “si raccoglie a noi” diventa parte di noi.
La “Mente Vuota” genera una consapevolezza "diffusa" che investe totalmente la sfera corporea, quella sensoriale, quella emotiva. Tutto ciò che emerge da dentro di noi e tutto ciò che proviene da fuori di noi, si rivela nitidamente.
Percorrendo questa Via, questa consapevolezza potrà espandersi travalicando i confini della coscienza ordinaria, mentre lo spirito potrà cogliere, fosse solo per un istante, la vera essenza del Vuoto.

19/04/2022

QUASI UN ELISIR: L’ESERCIZIO DEL PALO ERETTO

In vecchio adagio cinese recita: “Cento esercizi non valgono quanto il “Palo eretto”.
Il “Zhan Zhuang”, come viene chiamato in Cina, è infatti il più noto, apprezzato e diffuso esercizio di Qi Gong, ed esso trova impiego in molti contesti. Viene infatti utilizzato come esercizio meditativo, di prevenzione (in Cina viene fatto eseguire nelle scuole, nelle caserme e perfino negli ospedali); nella pratica marziale, poi, esso è insostituibile per accrescere il radicamento, il "Song" (rilasciamento) e la forza interna.
In Occidente è stato inserito fra le pratiche psicoterapeutiche, dove prende il nome di “grounding”.
Ma come si può imparare correttamente la sua esecuzione? L’ideale sarebbe essere guidati da un insegnante o da un praticante con una lunga esperienza. È però possibile approcciarsi a questo meraviglioso esercizio seguendo delle indicazioni chiare e precise. Cercheremo di fornirvele.

L’esercizio del “palo eretto” è focalizzato primariamente sulla POSTURA ma richiede, come tutti gli esercizi di Qi Gong, il rispetto di alcuni principi fondamentali:
- il giusto grado di ATTENZIONE,
- un attento controllo del TONO muscolare
- la consapevolezza della RESPIRAZIONE
- una quieta ma ferma predisposizione al RILASSAMENTO.

PREREQUISITI
Ancor prima di cercare il corretto atteggiamento posturale, occorre liberare la mente da ogni pensiero, riempiendola esclusivamente con la sensazione della nostra “presenza fisica”. Attraverso l'ottimizzazione dell'appoggio osseo riusciremo quindi a rilassare tutti i muscoli.
In questo modo faremo compiere alla nostra struttura scheletrica il dovuto lavoro di sostegno e, perfettamente allineati alla forza di gravità, permetteremo ai nostri muscoli di evitare ogni contrazione “parassitaria”.
Grazie a una respirazione profonda, sottile e diaframmatica (respirando, cioè, “con la pancia”) riusciremo infine a irradiare all’interno del nostro corpo l'ondulazione ritmica che il respiro trasmette, come un piacevole massaggio, ai nostri organi, tessuti e fluidi organici.

Il primo obiettivo del lavoro è comunque diventare “padroni della propria attenzione”. Inizialmente, infatti, ci accorgeremo di non essere in grado di prestare attenzione alla nostra postura per più di un minuto, senza essere disturbati da “pensieri molesti “.
Ricordiamo che la pratica del “palo eretto” è innanzi tutto un esercizio meditativo, che richiede pazienza per raggiungere lo stato di “quiete”, occorre quindi rimanere calmi e perseverare nella pratica.

ACCORGIMENTI POSTURALI
- Distendiamo (come se ci volessimo espandere) e poi rilasciamo tutte le giunture del corpo, lasciando che il peso del corpo scorra in basso e, attraverso gli arti inferiori, fluisca nei piedi per poi "scaricarsi" a terra (cerchiamo di coltivare la sensazione di "radicamento").
- I piedi vanno tenuti paralleli, alla stessa larghezza delle anche (è comunque possibile esercitarsi in posizioni più ampie e più basse).
- Le caviglie saranno flesse quanto basta per permettere al peso del corpo di distribuirsi su tutta la superficie plantare.
- Il peso del corpo nel suo insieme è bilanciato sui due piedi e le dita dei piedi “afferrano” delicatamente il terreno.
- Risalendo verso l’alto, le ginocchia vanno tenute “morbide”, leggermente flesse.
- Tra le ginocchia occorre tenere un immaginario pallone, che va trattenuto senza sforzo; le ginocchia devono essere allineate perpendicolarmente con gli alluci.
- Le anche sono rilassate e leggermente “affondate” mentre l’estremità del coccige è rivolta in basso e leggermente in avanti (come se volessimo sederci su un alto sgabello); è infatti fondamentale imparare a rilassare l’area inguinale, l’articolazione coxo-femorale e la zona lombo-sacrale.
- Il tronco va tenuto eretto con le vertebre perfettamente allineate una sull’altra, lungo un asse ideale che unisce il sincipite (la sommità del capo) con il centro del perineo (pavimento pelvico), passando per il centro di gravità del corpo (situato sotto l’ombelico e davanti alla terza vertebra sacrale).
- Il petto va rilassato e rientrato leggermente a livello dello sterno, in modo da consentire alle spalle di arrotondarsi e alle scapole di abbassarsi.
- La testa punta verso l’alto, come se fosse tirata da un filo immaginario che collega idealmente il vertice del capo con il cielo, il mento è pertanto leggermente piegato verso il basso.
- Le braccia formano un cerchio davanti al petto, come se abbracciassero un albero o sorreggessero una grossa palla, le dita delle due mani si fronteggiano, senza toccarsi.

I primi giorni di pratica saranno duri, ma se avrete la pazienza di esercitarvi ogni giorno (o, a limite, a giorni alterni) per 10/15 minuti, dopo poche settimane di pratica potrete notare alcuni importanti cambiamenti: ad esempio, nel portamento. Dopo alcuni mesi, inizierete a sentire particolari formicolii o una sensazione di pienezza negli arti. Nel tempo il desiderio di praticare questo esercizio aumenterà, perché l’intero vostro organismo avvertirà il beneficio e il vigore che si trae da questo esercizio e difficilmente lo abbandonerete.

12/04/2022
12/04/2022

06/03/2022

Nuova palestra a partire da marzo con tessera OPLART

24/02/2022

RADICATI NELLA TERRA, AGGANCIATI AL CIELO

«La sorgente dell'energia è la terra ma, se non ha una direzione in cui convergere, l'energia rimane inerte.
La direzione base del flusso di energia è l'alto, una forza vivificante di leggerezza opposta alla forza di gravità che porta in basso.
Questo flusso è il movimento del crescere, dell'evoluzione verso stati più alti di consapevolezza; esso è associato alle azioni di scegliere e di volere: la direzione viene data dalla testa.

Una spina dorsale leggermente ricurva e verticale, tesa elasticamente tra cielo e terra, è indispensabile per una buona salute del corpo e dello spirito.
L'immagine del gancio attaccato al cielo può essere molto utile per sviluppare questa posizione.
È molto importante non fare alcuno sforzo muscolare per raddrizzare la spina dorsale: basta appunto immaginare un gancio attaccato al cielo e lasciare che ogni cambiamento anatomico avvenga senza sforzo».

(Peter Payne, “Arti marziali. La dimensione spirituale”)

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