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05/10/2026

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A circa venti chilometri dall'arrivo della Coppa Bernocchi si รจ sfiorata la tragedia. Un furgone si รจ immesso sul tracciato da un accesso laterale, sbucando proprio nello spazio tra i fuggitivi e la testa del gruppo, mentre i corridori arrivavano lanciati ad altissima velocitร  verso il finale di Legnano. Bastava un secondo di ritardo o di anticipo, e oggi staremmo raccontando un'altra storia.

Il problema รจ che non si tratta piรน di un caso isolato, perchรฉ le immagini di veicoli che finiscono sul percorso durante le corse si ripetono con una frequenza che dovrebbe spaventare tutti. Da una parte serve un presidio ancora piรน rigoroso dei varchi e degli accessi laterali, che sono il punto piรน fragile di qualsiasi gara in linea, dall'altra resta lo sconcerto davanti a una distrazione che sembra impossibile. Una corsa ciclistica si annuncia da lontano, con le sirene, l'elicottero, le moto della staffetta e la carovana delle ammiraglie, eppure c'รจ ancora chi riesce a non vedere, a non sentire e a buttarsi in strada mentre i corridori sfrecciano a pochi metri.

Oggi รจ andata bene, ma la sicurezza dei corridori non puรฒ dipendere dalla fortuna. Chi pedala a sessanta all'ora in gruppo non ha alcuna possibilitร  di evitare un mezzo che compare all'improvviso, e ogni episodio come questo deve diventare l'occasione per cambiare davvero le regole. Servono controlli piรน capillari, sanzioni severissime e tolleranza zero, perchรฉ il ciclismo รจ uno sport meraviglioso e nessun atleta dovrebbe mai rischiare la vita per colpa di una leggerezza altrui.

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Il 9 ottobre 1976 la Milano-Como del Giro di Lombardia, lunga 253 chilometri, si accende sotto un cielo sereno e regala un finale in volata ristretta. Roger De Vlaeminck conquista la sua seconda Classica delle foglie morte dopo il successo del 1974, precedendo Bernard Thรฉvenet e Wladimiro Panizza. L'attacco decisivo era partito proprio da Panizza, a cinquanta chilometri dal traguardo, e aveva trascinato con sรฉ i grandi nomi della corsa. Piรน indietro correvano due icone del ciclismo italiano, Franco Bitossi e Felice Gimondi.

Bitossi chiude ottavo con la maglia della Zonca Santini, a un minuto e dodici secondi dal vincitore. A 36 anni il toscano soprannominato Cuore Matto dimostra ancora di essere un cacciatore di classiche, come quando aveva vinto il Lombardia nel 1967 e nel 1970. L'anno dopo lo ritroveremo ancora sul podio, al terzo posto.

Gimondi taglia il traguardo ventiquattresimo con la Bianchi Campagnolo, a un minuto e quarantaquattro secondi da De Vlaeminck. Per lui quel giorno ha il sapore di un addio, perchรฉ secondo gli archivi รจ la sua ultima presenza classificata nella corsa che aveva vinto nel 1966 e nel 1973. Pochi mesi prima aveva conquistato il suo terzo Giro d'Italia. Nel 1967 e nel 1970 era stato proprio Bitossi a batterlo, con Gimondi secondo, e la sfida tra i due raccontava un'epoca intera.

Credit foto ๐Ÿ“ท ciclismo del passato

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Nato a Cesenatico il 13 gennaio 1970, Marco Pantani รจ diventato professionista nel 1992 e ha conquistato il pubblico con scatti improvvisi in salita, la testa rasata e la bandana che gli ha regalato il soprannome di Pirata. Nel 1994 vince tappe al Giro d'Italia e al debutto al Tour de France chiude al terzo posto, aggiudicandosi anche la classifica dei giovani. Nell'autunno 1995 un grave incidente alla Milano-Torino sembra spezzargli la carriera. Nel 1997 torna con due vittorie di tappa al Tour e un altro terzo posto in classifica generale.

Il 1998 รจ l'anno della consacrazione, con la maglia rosa del Giro d'Italia e il titolo di re della montagna. Sulle salite di Piancavallo e Montecampione lascia i rivali senza risposte, poi in luglio vince il Tour de France con i successi di tappa al Plateau de Beille e a Les Deux Alpes. Diventa cosรฌ il sesto italiano a vincere la Grande Boucle e l'ultimo a firmare la doppietta Giro e Tour nella stessa stagione. Quell'estate l'Italia intera si ferma a guardarlo pedalare.

Nel 1999 domina il Giro con le vittorie al Gran Sasso, a Oropa, ad Alpe di Pampeago e a Madonna di Campiglio, ma la mattina del 5 giugno viene escluso dalla corsa per un valore di ematocrito del 52 per cento, oltre il limite del 50. L'episodio lo segna nel profondo, e nel 2000 torna con due tappe al Tour, sul Mont Ventoux e a Courchevel. Il 14 febbraio 2004, a soli 34 anni, viene trovato senza vita in un hotel di Rimini. Oggi il suo ricordo resta vivo lungo le strade, perchรฉ pochi corridori hanno saputo far commuovere e trascinare tanta gente.

Credit foto ๐Ÿ“ท Wikipedia commons/Aldo Bolzan
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Marco_Pantani.jpg

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Nata a La Villa, in Val Badia, nel 1949, Maria Canins inizia la carriera nello sci di fondo nel 1969 e la prosegue fino al 1983. Conquista quindici titoli italiani, vince dieci Marcialonga consecutive e diventa la prima italiana a trionfare nella Vasaloppet, la celebre gara svedese. Nel 1982 riesce a farsi campionessa italiana in quattro discipline diverse, fondo, ciclismo su strada, corsa in montagna e skiroll. Il soprannome Mamma Volante nasce dal fatto che era giร  sposata e madre quando salรฌ in sella.

Nel ciclismo arriva in Nazionale a trent'anni giร  compiuti, con compagne ben piรน giovani, eppure lascia tutti a bocca aperta. Vince il Tour de France femminile nel 1985 e nel 1986, e nel 1988 si prende la prima edizione del Giro d'Italia femminile della storia. Ai Mondiali conquista l'argento nel 1982 e nel 1985 e il bronzo nel 1983 e nel 1989, mentre nel 1988 รจ oro con la squadra nella cronometro a squadre. Nelle edizioni successive del Tour sale ancora sul podio, con tre secondi posti.

Il suo palmarรจs comprende anche dieci titoli italiani, sei in linea e quattro a cronometro, e due successi al Giro di Norvegia. Ha lasciato il segno anche nella mountain bike, a conferma di una versatilitร  che non ha uguali nella storia dello sport italiano. A lei si deve il merito di aver portato il ciclismo femminile nelle case degli italiani, in un'epoca in cui le campionesse non ricevevano l'attenzione che meritavano. Oggi Maria Canins resta il simbolo di chi ha aperto la strada alle atlete di ieri e di oggi.

Credit foto ๐Ÿ“ท Wikipedia commons/rene boulay
https://it.wikipedia.org/wiki/File:Hautes-Alpes_Col_De_L%27Izoard_Tour_de_France_Feminin_Maria_Canins_071986_-_panoramio.jpg

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Nata a Pontedera il 14 gennaio 1974, un giorno dopo Marco Pantani, Fabiana Luperini รจ stata una scalatrice pura e per questo tutti la chiamavano Pantanina. Passa tra le Elite a 19 anni, nel 1993, e resta in gruppo fino al 2014, quando smette a 40 anni dopo una carriera lunghissima. In questo arco di tempo mette insieme piรน di ottanta vittorie. Il suo terreno preferito sono le grandi corse a tappe, dove fa la differenza in salita.

Tra il 1995 e il 1997 vince per tre anni di fila sia il Giro d'Italia sia il Tour de France femminile, un tris che resta nella storia. Nel 1998 conquista il suo quarto Giro e chiude seconda al Tour, un piazzamento che ripeterร  anche nel 2001. In totale vince cinque Giri, record assoluto della corsa rosa, con quindici tappe, e tre Tour, con sedici tappe. Numeri che le hanno consegnato un posto tra le piรน grandi campionesse di sempre.

Nel 2008, dieci anni dopo la quarta vittoria, Fabiana compie un'altra impresa e conquista il suo quinto Giro d'Italia a 34 anni. La maglia rosa arriva nella quarta tappa, quella del Monte Serra, in casa sua, in provincia di Pisa. Dopo il ritiro รจ salita in ammiraglia come direttrice sportiva, mettendo la sua esperienza al servizio delle nuove atlete. Il ciclismo femminile di oggi vola alto, ma il suo nome ricorda a tutti da dove รจ partita la storia.

Credit foto ๐Ÿ“ท Wikipedia commons/Henry Bucklow/Lazy Photography
https://it.wikipedia.org/wiki/File:Fabiana_luperini_stage_two_womens_tour_2014.jpg

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05/10/2026

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La caduta di Caroline Andersson ai Mondiali di Montrรฉal era sembrata gravissima fin dai primi istanti, e le immagini lo confermavano. Il 26 settembre, a quasi 95 chilometri dall'arrivo della prova in linea femminile, un incidente nel gruppo ha coinvolto piรน di quindici atlete. La svedese di 25 anni รจ rimasta a lungo immobile sulla strada, con il volto sporco di sangue, ed รจ stata immobilizzata con il collare cervicale prima di essere portata in ospedale in ambulanza. Soltanto dopo circa un'ora e mezza รจ arrivata la notizia che aveva ripreso conoscenza e che muoveva tutti e quattro gli arti.

Nelle ore successive la federazione svedese aveva parlato di una frattura aperta alla clavicola, da operare in un secondo momento, di una piccola emorragia all'anca e di una commozione cerebrale. Un quadro serio ma che lasciava spazio al sollievo, perchรฉ sembrava che il peggio fosse stato evitato. Sabato 3 ottobre, una settimana dopo l'incidente, รจ stata la stessa Caroline a raccontare su Instagram la veritร  completa. Dopo la caduta ha riportato quattro emorragie cerebrali, due fratture al volto, la clavicola rotta e una frattura al bacino.

Oggi la corridora รจ stabile e affidata a mani esperte, ma il suo racconto lascia capire quanto sia stato delicato il momento. La stagione 2026 รจ finita e l'unica prioritร  adesso รจ guarire, soprattutto la testa, prendendosi tutto il tempo necessario. Non ci sono date nรฉ scadenze per il ritorno alle corse, perchรฉ Caroline tornerร  quando si sentirร  pronta. Ci vorrร  un lungo percorso di recupero, ma la notizia piรน importante resta una sola, cioรจ che le sue condizioni sono stabili.

Credit foto ๐Ÿ“ท Caroline Andersson

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04/10/2026

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Una mano che si allunga verso Fausto Coppi durante una tappa durissima e, in quel gesto, c'รจ tutto il ciclismo di un'epoca. Fiorenzo Magni, il terzo uomo tra Coppi e Bartali, protagonista di una rivalitร  che divideva l'Italia, trova per un attimo la forza di tendere la mano a un avversario. La fatica condivisa cancella per un istante la rivalitร  e restituisce due uomini, non due nemici.

Magni era tutt'altro che un comprimario. Vinse tre Giri d'Italia, nel 1948, nel 1951 e nel 1955, e tre Giri delle Fiandre consecutivi dal 1949 al 1951, che gli valsero il soprannome di Leone delle Fiandre. Nel Giro del 1956 chiuse al secondo posto, dietro Charly Gaul, correndo con la clavicola rotta e stringendo tra i denti un tubolare legato al manubrio. Il suo coraggio resta una delle immagini piรน forti dello sport italiano.

Quel ciclismo eroico viveva di strade polverose, sacrifici e sfide senza risparmio. I campioni si battevano fino all'ultimo metro, ma sapevano riconoscere il valore l'uno dell'altro. Per questo un'immagine come questa racconta molto piรน di una gara e mostra l'umanitร  che si nasconde dietro la fatica.

Credit foto ๐Ÿ“ท Pinterest

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04/10/2026

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Tre campioni in fila, la salita piรน amata dai ciclisti e un autunno lombardo che sa di storia. Dante Rezze, Sean Kelly e Gianni Bugno, quest'ultimo in maglia di leader della Coppa del mondo, transitano sulla cima del Ghisallo durante il Giro di Lombardia del 1990. Bugno era il padrone di casa e il grande favorito, pronto a coronare una stagione che lo avrebbe visto vincere la Coppa del mondo.

La corsa, disputata il 20 ottobre su 246 chilometri con partenza e arrivo a Monza, si accese in salita. Sul Ghisallo era Robert Millar a comandare la corsa, mentre il gruppo cominciava a sgretolarsi. La selezione decisiva arrivรฒ sul Valcava, dove il ritmo di Charly Mottet spezzรฒ il plotone e fece nascere una fuga di cinque corridori. Bugno andรฒ in difficoltร  e fu staccato, mentre Kelly chiuse al decimo posto.

Il finale fu un capolavoro tattico della Helvetia. A pochi chilometri dall'arrivo attaccรฒ Pascal Richard, inseguito da Mottet, ma a 40 metri dal traguardo il compagno di squadra Gilles Delion, ventiquattrenne, uscรฌ dalla sua scia e vinse. Pascal Richard chiuse secondo e Charly Mottet terzo. Una giornata in cui il favorito p***e la corsa e un giovane francese conquistรฒ la gloria.

Credit foto ๐Ÿ“ท ciclismo del passato

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04/10/2026

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Trecento metri dal traguardo e il cuore di un Paese intero in gola. Giulio Ciccone entra all'interno dell'ultima curva, infila Remco Evenepoel e lancia la volata con un vantaggio che sembra quello giusto per l'oro. Il belga perรฒ non cede, si rialza sui pedali e con un colpo di reni brucia l'azzurro proprio sulla linea. Serve il fotofinish per decidere il titolo, e per un soffio il verdetto va a Evenepoel.

La corsa si era accesa a 36 chilometri dall'arrivo, sulla salita di Moลพjanca, quando Evenepoel ha attaccato e Ciccone gli si รจ incollato alla ruota senza esitare. Da quel momento รจ nato un duello a due, alimentato dal lavoro delle rispettive squadre, che ha allargato il vantaggio sugli inseguitori chilometro dopo chilometro. Senza radioline Ciccone non sapeva cosa accadesse alle sue spalle e ha scelto di non collaborare piรน, per tenersi le energie per lo sprint. Alle loro spalle intanto Christian Scaroni ha staccato il francese Mathys Rondel a circa 13 chilometri dalla fine e ha inseguito da solo.

Evenepoel si prende cosรฌ il titolo europeo in linea e la corona lasciata libera da Tadej Pogacar, assente per infortunio. Ciccone chiude secondo con lo stesso tempo del vincitore, quattro ore 16 minuti e 37 secondi, mentre Scaroni completa il podio azzurro con il bronzo a 59 secondi. Quarto รจ il lettone Toms Skujiล†ลก, a 1 minuto e 13 secondi. Per Ciccone resta il rimpianto di un oro sfiorato, ma anche la gloria di una battaglia che ha fatto ba***re il cuore fino all'ultimo centimetro.

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04/10/2026

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Letizia Paternoster nasce a Cles, in Val di Non, il 22 luglio 1999 e a sei anni inizia a pedalare tra BMX e downhill. Il talento esplode presto. Nel 2017 vince l'europeo a squadre su pista e riceve il premio Piotr Nurowski come migliore atleta giovanile europea. Da quel momento il suo nome entra nel giro delle grandi promesse del ciclismo azzurro.

In pista costruisce una carriera da protagonista. Nel 2021 a Roubaix diventa campionessa del mondo nella corsa a eliminazione, e nello stesso anno conquista l'argento iridato nell'inseguimento a squadre. Partecipa a due Olimpiadi. A Tokyo 2020 chiude sesta nel quartetto e ottava nella madison, a Parigi 2024 sfiora il podio con il quarto posto nell'inseguimento a squadre, dopo aver vinto l'oro europeo a squadre in quella stagione. Il 2026 le restituisce il sorriso con il bronzo europeo nel quartetto a Konya, conquistato contro la Francia pochi minuti dopo la corsa a eliminazione, chiusa al quarto posto.

Su strada il suo percorso รจ altrettanto ricco. Corre con la Trek-Segafredo dal 2019 al 2022 e con la Liv AlUla Jayco dal 2023, vince il Tour de Gatineau nel 2024 dopo una stagione di piazzamenti ravvicinati e nel 2025 indossa per qualche giorno la maglia rossa della Vuelta a Espaรฑa Femenina. Ora la attende una nuova sfida. Dal 2027 e fino al 2028 correrร  con la Human Powered Health, con l'obiettivo dichiarato di brillare nelle classiche di primavera.

Credit foto ๐Ÿ“ท Letizia Paternoster

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