02/06/2026
Nell’agosto del 2016, mi ero finalmente deciso a prendere un cane, un bracco per l’esattezza; anzi per essere precisi un bracco a pelo corto di un’età superiore a un anno e mezzo; così può già cominciare a correre pensavo. Avevo tutte le carte in regola: zero esperienza, i soldi manco per piangere e tanta incoscienza.
Il 26 agosto in risposta a un annuncio su subito.it di un bracco di Weimar in regalo decido di lanciarmi in questa avventura. Cammino per 5 km per prendere il primo pullman, poi la metropolitana.. infine tre treni dal pomeriggio alla mattina seguente facendo soste in paesi di cui oggi neanche ricordo il nome. Alla fine sono arrivato a Perugia.
Mi aspettavo di vedere un bracchetto, uno di quelli da 20/ 25 kg e invece Francesco mi presenta un cagnolino di 39 kg, Giasone.
Dopo una breve chiacchierata, gli metto una pettorina rossa fiammante che mi ero premunito di comprare da giorni, un guinzaglio allungabile e rimango da solo con questo cagnolone dalla faccia simpatica.
Siamo soli, io e lui, perfettamente sconosciuti.
Cerco di fare amicizia allungandogli un biscotto, ma non ne vuole sapere. Dopo pochi minuti, riprovo e con un’aria di sufficienza lo mastica e lo manda giù. Aspettiamo il treno di rientro per Milano.
Scopro che un cane che ha sempre vissuto in campagna non sa fare le scale, né sa che cos’è un treno.
Questo è stato il nostro inizio. Ti ho sussurrato nell’orecchio che mi sarei preso cura di te, te l’ho promesso.
Tu, un anno e nove mesi, io ventenne dalla testa calda. Il tuo nome è diventato Victor, a volte anche il mio, quando pensavano che il tuo fosse Mikhael.
Abbiamo iniziato il nostro percorso insieme; il tuo primo educatore Francesco quando di correre ne volevi sapere ben poco; il tuo primo veterinario, Roberto, quando hai cominciato a ca**re a spruzzo; i tuoi primi amici cani; i tuoi posti preferiti; i tuoi giochi; i tuoi cibi del cuore.. i nostri percorsi insieme, in Croce Rossa, nelle unità cinofile di salvataggio in acqua, il percorso per diventare educatore cinofilo, la pet therapy… ma soprattutto le nostre vacanze. Le nostre avventure. I nostri progetti contro il cancro. A piedi. In giro per il mondo. Prima l’Austria, poi la Francia, la Svizzera, la Germania, la Svezia fino al circolo polare artico… hai stampato il tuo bel faccione in prima pagina su una quantità imbarazzante di giornali, in Italia e oltre, sei stato in radio, in tv, ospite di grandi hotel, ma anche di pollai e stalle (per rimanere umili, sempre).. abbiamo dormito in ogni dove, sulla neve a meno 20 gradi, in casette diroccate, nelle chiese, nei boschi, in spiaggia. Sei entrato in non so quante case, bar, ristoranti, sempre in cerca di cibo.. perché per il cibo non hai mai fatto selezione e ingurgitavi anche i topi (a volte vivi), mentre per le teste di mi***ia hai avuto sempre grande fiuto e menomale abbiamo fatto tanta pulizia di persone orrende.
Ti ho cresciuto come un figlio e ti ho allenato come un soldato.
Dal primo giorno ti ho detto che potevi fare quello che volevi.. finché non rompevi le p***e.. sei sempre stato libero di interagire nelle modalità che preferivi, non ti ho mai inibito.. e sei diventato un grande cane, equilibrato, contento, sicuro e fiero di te stesso… abbiamo raccolto un sacco di critiche (ma che c***o ne vogliono sapere quelli con cani da lavoro che li portano a pi****re al parco mentre guardano il cellulare) e ho collezionato un numero invidiabile di querele appena qualcuno si prendeva la libertà di dirti qualcosa fuori posto. La verità è che ti ho sempre protetto. Dal primo giorno.
Poi ho scoperto che stavi invecchiando. Anzi no, per certi aspetti stavamo invecchiando insieme.
Il 5 maggio del 2026 la scoperta più drammatica. Cancro al fegato con secondarismi polmonari. Proviamo la chemio, ma cominci a sanguinare. La sospendiamo. So che hai poche settimane, forse pochi giorni, ma ti vedo ancora forte. Ti carico in macchina e ti porto al mare. Vorrei vedere l’ultimo tramonto insieme a te.. passiamo ore a guardare le onde. Ci addormentiamo. Torniamo a casa. Sei ogni giorno più stanco.. qualche notte piagnucoli un po’.. la chemio ti ha fatto ve**re terribili dolori addominali. Ti abbraccio e prego l’universo di passare a me almeno i tuoi mal di pancia.. perché alla fine abbiamo sempre condiviso tutto.. diventi sempre più stanco. I tuoi occhi li conosco meglio di chiunque altro. Ti ho visto pesare 47 kg; e ti ho visto arrivare a 35. Poi quel pomeriggio è arrivato, il 29 maggio. Il respiro affannato, il tuo sguardo spento. Ok roccia ti porto in clinica e facciamo la punturina.. continuo a dirti di non avere paura, sono qui con te, ti tengo abbracciato forte… il tuo respiro diventa sempre più corto fino a fermarsi, poco dopo sento il tuo cuoricino ba***re per l’ultima volta. Hai sempre corso, corso, corso senza fermarti mai, fin quando la lingua toccava terra. Questa volta potevi rallentare. Non so se ci rivedremo un giorno; ma per quello che ne vale, voglio pensare che sia così. Mi hai insegnato che per essere felici basta poco, pochissimo.. mi hai insegnato cosa vuol dire amare ed essere amati.
Non sei MAI stato parte della famiglia, sei stato TUTTA la mia famiglia; è diverso. Ed è diverso, tutto, oggi, senza di te.
Ogni giorno ti cambio l’acqua nella ciotola. Continuo a lasciarti le crocchette.
Se puoi, torna
Hej då Victor-San