13/05/2020
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IL CALCIO DILETTANTISTICO FALLIRÀ?
Volevo condividere con voi una riflessione.
In questi giorni sono un po’ triste.
Del resto sono mesi che lo sono, ma in questi giorni un po’ di più.
Mentre la Serie A, avida e imperterrita, pian piano si riprende i suoi spazi, c’è un calcio che, lentamente e in SILENZIO, muore.
È il calcio dei dilettanti, dei dimenticati.
Non sto tentando di mettere su una polemica politica, non è mia intenzione, assolutamente.
E sono anche consapevole del fatto che in questo momento, le priorità, siano altre, ed è giusto così.
Però c’è qualcuno che di calcio parla, e lo fa ogni giorno.
Perché di calcio si occupa.
Tutto ciò che vedo però è un parlare scialbo, sempre e solo riferito ai grandi, a chi fa girare soldi ed economia.
E forse per molti è anche giusto così.
Ma visto che io scrivo e che del calcio mi interessa solo l’aspetto romantico, vorrei parlare di questo.
Se il calcio dilettantistico morirà, con lui non se ne andranno SOLAMENTE un gruppetto di squadre dimenticate dal mondo, ma se ne andrà una parte di storia del nostro paese.
Perché vedete, in ogni squadra, in ogni luogo, più grande o più piccolo che sia, c’è una storia.
Una storia di uomini che dal nulla hanno tirato su una società, un campo, si sono inventati dei colori sociali e poi... poi hanno unito la gente.
Perché il calcio dilettantistico non è composto solo da giocatori che non ce l’hanno fatta, questi sono solo la punta dell’iceberg, quella che tutti guardano la domenica tra un panino e un caffè corretto.
Ma sotto la superficie c’è un altro mondo, un mondo fatto di persone.
Persone che con dedizione, spesso anche in maniera gratuita, hanno dato, al calcio dilettantistico e amatoriale, il loro tempo, che poi è la cosa più preziosa che ognuno di noi ha.
E lo hanno fatto con la bellezza di chi ha DAVVERO PASSIONE.
Penso a chi lava le magliette al campo, chi taglia il prato, chi scappa dalla moglie per andare a giocare a briscola nella lavanderia del campo.
Penso ai tifosi, pochi o tanti, che la domenica, da tanti anni, vanno a vedere la squadra del proprio paese.
Penso ai bambini che seguono la prima squadra sperando di arrivarci un giorno.
Penso ai giocatori stessi che anche se non percepiscono niente vanno al campo per passione.
Lasciar morire questo calcio significherebbe perdere qualcosa, qualcosa di grande.
Perché chi è diventato calciatore, alla fine, è comunque passato dalla periferia.
Dalla polvere, dalle maglie sgualcite e dai campi più larghi che lunghi.
Non togliete ai bambini la possibilità di sognare.
Non togliete alla gente la possibilità di fare attività sportiva.
Non lasciate morire la parte migliore del calcio.
Che si oggi, domani o tra qualche mese, ma non lasciatela morire.
Firmato un giocatore di provincia, che gioca gratis e che lo farà per il resto della sua “carriera” e forse anche oltre.🖋
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