IACMA - International Academy of Chinese Martial Arts

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L'associazione I.A.C.M.A. ha iniziato la propria attività in Ticino nel 1986. In quest'area sono presenti lo stadio comunale di calcio e il Palaghiaccio.

L’associazione I.A.C.M.A. è stata fondata nel 1986 con lo scopo di diffondere la conoscenza, presso il pubblico occidentale, delle arti marziali cinesi e, più in generale, della cultura e medicina cinese. L'inizio dell'attività è stato caratterizzato dalla nascita di corsi di arti marziali cinesi, sino ad allora inesistenti sul territorio. La guida tecnica è stata affidata sin dall'inizio al Maest

03/08/2026

Il bastone nello stile Yang del Taijiquan: memoria, lignaggio e pratica interna
Quando una tradizione passa dalle mani dei maestri e delle famiglie di lignaggio a quelle di organismi istituzionalizzati, il cambiamento porta con sé un rischio concreto: perdere parti essenziali della trasmissione originaria. La necessità di definire programmi comuni, criteri di riconoscimento e percorsi accessibili può infatti semplificare ciò che, per sua natura, nasce da una relazione diretta tra insegnante e allievo.
Nelle arti marziali tradizionali cinesi questo fenomeno si è manifestato con particolare evidenza nel corso del Novecento. Guerre, migrazioni interne, perdita di documenti, scomparsa di maestri depositari della memoria storica e, non da ultimo, la Rivoluzione culturale hanno inciso profondamente sulla continuità delle scuole. In assenza di fonti dirette e di testimonianze verificabili, la storia lascia spesso spazio al racconto leggendario.
Per questo la ricerca delle origini non è un esercizio retorico, ma un dovere per ogni praticante che voglia farsi ponte di trasmissione. La tradizione non si fonda sul “sentito dire”, bensì su ciò che può essere riconosciuto attraverso la pratica, il confronto e la responsabilità delle testimonianze dirette.
In questa prospettiva si inserisce una riflessione sul Taijiquan, arte spesso ridotta a immagine stereotipata o interpretata attraverso luoghi comuni che ne indeboliscono la profondità culturale. In particolare, merita attenzione il ruolo degli strumenti tradizionali di pratica: le armi.
Nel Taijiquan, le armi non rappresentano soltanto un retaggio bellico. Sono strumenti pedagogici, metodologie di allenamento e vie di sviluppo di qualità interne: coordinazione, radicamento, continuità del movimento, intenzione e capacità di trasferire la forza attraverso un oggetto esterno al corpo. Il bastone, o gun (棍), occupa in questo quadro una posizione particolare.
Nella tradizione marziale cinese il bastone è considerato una delle armi fondamentali. In molte scuole è visto come uno strumento di base, capace di preparare il praticante all’uso di armi più complesse come lancia, sciabola e spada. La sua apparente semplicità nasconde un lavoro raffinato: il corpo deve imparare a connettersi all’arma senza irrigidirsi, mantenendo elasticità, ascolto e continuità.
Nel caso dello stile Yang, questa dimensione appare ancora più significativa. La storia della famiglia Yang è segnata dal passaggio tra insegnamento pubblico e trasmissione privata. Yang Luchan (1799–1872), fondatore dello stile, fu chiamato a insegnare anche in ambienti legati alla corte imperiale. Dopo di lui, la trasmissione passò ai figli e ai discendenti, tra cui Yang Jianhou, Yang Banhou e Yang Chengfu.
Yang Chengfu (1883–1936) ebbe un ruolo decisivo nella diffusione moderna dello stile Yang. A lui si deve la standardizzazione di una forma ampia, fluida e accessibile, che contribuì alla popolarità del Taijiquan presso un pubblico più vasto. Questa apertura, tuttavia, comportò anche una distinzione sempre più marcata tra curriculum pubblico e insegnamenti riservati. Le armi, e in particolare alcune pratiche legate al bastone, rimasero spesso confinate a linee più interne.
Il bastone dello stile Yang non va dunque considerato un’aggiunta moderna o marginale. Diverse linee di trasmissione lo associano alla pratica interna della famiglia e alla figura di Yang Jianhou, ricordato per la sua abilità nelle armi e per una sensibilità marziale fuori dal comune. In questo contesto il bastone non è soltanto un’arma: è un laboratorio di ascolto, struttura e forza elastica.
La pratica del bastone permette di sviluppare il peng jin, la forza espansiva ed elastica tipica del Taijiquan, e di allenare la connessione tra centro, arti e intenzione. Il lavoro con un oggetto lungo e flessibile costringe il praticante a evitare la forza rigida, a controllare la distanza e a mantenere una continuità spiraliforme del movimento.
Nel tempo, il bastone Yang è rimasto meno diffuso rispetto ad altre armi come la spada o la sciabola. Alcune linee legate alla famiglia Yang lo hanno conservato in ambiti avanzati o privati, mentre altre lo hanno trasmesso attraverso esercizi interni, seminari o programmi riservati. Ciò rende necessario un approccio prudente: distinguere tra ricostruzione, tradizione orale, documentazione e trasmissione diretta.
Dal punto di vista tecnico, si possono individuare due modalità principali di lavoro. La prima riguarda il bastone lungo, vicino alla logica della lancia: si impugna dalla parte più spessa, mentre l’estremità più sottile consente proiezione, elasticità e controllo della linea. La seconda riguarda un bastone più corto, spesso proporzionato all’altezza dello studente, usato con entrambe le estremità e orientato a cambi di presa, rotazioni, scorrimenti e applicazioni di controllo.
In entrambi i casi, il valore non risiede nella spettacolarità dell’arma, ma nella qualità del corpo che essa rivela. Il bastone mostra immediatamente le disconnessioni, gli irrigidimenti e le interruzioni del movimento. Per questo diventa un mezzo essenziale per educare asse centrale, radicamento, coordinazione e gestione dello spazio.
In definitiva, il bastone nello stile Yang del Taijiquan è molto più di un accessorio tecnico. È uno strumento di memoria, un ponte con la trasmissione interna e un metodo concreto per comprendere la relazione tra intenzione, corpo e forza. Recuperarne il significato non significa inseguire un passato idealizzato, ma restituire profondità a una pratica che rischia, se privata delle sue radici, di diventare soltanto forma esteriore.
English version
When a tradition moves from the hands of masters and family lineages into institutional structures, something essential can be lost. Standardized programs and shared recognition criteria make an art more accessible, but they may also simplify teachings that were originally preserved through direct transmission from teacher to student.
In the traditional Chinese martial arts, this process became especially evident during the twentieth century. Wars, internal migrations, the loss of documents, the passing of masters who embodied historical memory, and the Cultural Revolution all affected the continuity of many schools. When direct sources disappear, history can easily give way to legend.
For this reason, researching the origins of a practice is not a rhetorical exercise, but a responsibility. Tradition is not built on hearsay: it is grounded in practice, direct testimony, and the careful recognition of what has truly been transmitted.
This reflection applies directly to Taijiquan, an art too often reduced to stereotypes or interpreted through clichés that weaken its cultural depth. Among the most misunderstood aspects of traditional practice are the weapons. In Taijiquan, weapons are not merely remnants of combat training. They are pedagogical tools that develop coordination, rooting, continuity, intention and the ability to express force through an object outside the body.
The staff, or gun (棍), holds a special place in this context. In Chinese martial arts it is widely regarded as a fundamental weapon, often used to prepare the practitioner for more complex weapons such as spear, sabre and sword. Its apparent simplicity hides refined work: the body must learn to connect with the weapon without becoming rigid, maintaining elasticity, listening and uninterrupted movement.
In the Yang style, this dimension is particularly significant. The history of the Yang family is marked by the relationship between public teaching and private transmission. Yang Luchan (1799–1872), founder of the style, taught in circles connected to the imperial court. His art was then passed on through his sons and descendants, including Yang Jianhou, Yang Banhou and Yang Chengfu.
Yang Chengfu (1883–1936) played a decisive role in the modern spread of Yang-style Taijiquan. He standardized a large, fluid and accessible form that helped bring the art to a wider public. Yet this opening also reinforced the distinction between public curriculum and reserved teachings. Weapons, and especially some staff practices, often remained within more internal lines of transmission.
The Yang-style staff should therefore not be seen as a modern or marginal addition. Several lines of transmission associate it with the internal practice of the family and with the figure of Yang Jianhou, remembered for his skill with weapons and for his exceptional martial sensitivity. In this sense, the staff is not only a weapon: it is a laboratory for listening, structure and elastic force.
Staff training develops peng jin, the expansive and elastic force characteristic of Taijiquan, while strengthening the connection between centre, limbs and intention. Working with a long, flexible object forces the practitioner to avoid rigid strength, control distance and maintain a spiral continuity of movement.
Over time, the Yang staff has remained less widespread than other weapons such as the sword or sabre. Some lines connected to the Yang family have preserved it in advanced or private contexts, while others have transmitted it through internal exercises, seminars or restricted programs. This calls for a careful approach, able to distinguish reconstruction, oral tradition, documentation and direct transmission.
Technically, two main approaches can be identified. The first involves the long staff, close to the logic of the spear: it is held from the thicker end, while the thinner end allows projection, elasticity and line control. The second uses a shorter staff, often proportioned to the student’s height, handled with both ends and focused on grip changes, rotations, sliding actions and control applications.
In both cases, the value of the weapon lies not in spectacle, but in the quality of the body it reveals. The staff immediately exposes disconnection, stiffness and breaks in movement. For this reason, it becomes an essential tool for educating the central axis, rooting, coordination and spatial awareness.
Ultimately, the staff in Yang-style Taijiquan is far more than a technical accessory. It is a tool of memory, a bridge to internal transmission and a concrete method for understanding the relationship between intention, body and force. Recovering its meaning does not mean idealizing the past, but restoring depth to a practice that, without its roots, risks becoming only an external form.
IACMA.COM
M° Isidoro Li Pira
Se sei interessato all’apprendimento della forma di bastone dello stile Yang di Taijiquan, puoi visitare il sito www.iacma.com, nella sezione videocorsi, oppure contattare direttamente [email protected].

04/05/2026
27/03/2026

Taijiquan is an ancient river.
It flows through centuries of culture, philosophy, and practice, shaping those who cross it just as water smooths the stone. It is not born as a technique, nor as a sequence of movements to be learned mechanically: it is a culture, a way of seeing the world, an art that precedes its own martial application.
In the classical texts we read that “the potential of Taiji is innate, transmitted by nature, and cannot be obtained through theoretical study alone.”
This sentence, simple as a spring, reminds us that Taijiquan is not knowledge to be accumulated, but an experience to be lived. It is a return to our original nature, a re‑entering into the flow from which we come.

Il Taijiquan è un fiume antico. Scorre attraverso secoli di cultura, filosofia e pratica, modellando chi lo attraversa così come l’acqua leviga la pietra. Non nasce come una tecnica, né come un insieme di movimenti da apprendere meccanicamente: è una cultura, un modo di guardare il mondo, un’arte che precede la sua stessa applicazione marziale.
Nei testi classici si legge che “le potenzialità del Taiji sono innate, trasmesse dalla natura, e non si ottengono con il solo studio teorico”. Questa frase, semplice come una sorgente, ci ricorda che il Taijiquan non è un sapere da accumulare, ma un’esperienza da vivere. È un ritorno alla nostra natura originaria, un rientrare nel flusso da cui proveniamo.

09/03/2026

Nella pratica del Taijiquan come arte interna, il cuore del lavoro non è mai la quantità, ma la qualità. E questa qualità nasce dal Neigong, la pratica nascosta, quella che per secoli è rimasta custodita nelle famiglie e trasmessa solo agli allievi più vicini. È lì che l’arte si affina, che il gesto si svuota della sua apparenza per diventare sostanza.
Le antiche conoscenze confluiscono nelle 13 forze, Ba Men Wu Bu: otto cardini e cinque direzioni, spesso tradotti come “otto porte e cinque passi”. Ma questa è solo la superficie. Per comprenderne davvero il senso, lo studio dei Classici diventa indispensabile: non come esercizio erudito, ma come ponte tra l’esperienza del corpo e la profondità del significato. Quando il linguaggio nasce dall’esperienza e non dalla teoria, la trasmissione torna a essere viva, diretta, simile a quella dei maestri di un tempo.
Più ci si addentra nel significato delle 13 forze, più la tecnica si fa trasparente. La forma esteriore perde peso, mentre la qualità interna si affina, seguendo un’evoluzione che ha segnato la storia delle diverse scuole. Ognuna ha cercato di perfezionare le tre grandi modalità: forma lunga, media e corta, che nella metodologia dell’acqua si esprimono come tre qualità del movimento:
• Liu D**g — il fluire continuo
• Puo Lan — l’oscillare che respira
• Xien Wo — il vortice che avvolge
In questo processo, ogni congettura legata alla forma si dissolve. Resta il movimento essenziale, quello che rispecchia la natura e i suoi cinque movimenti, Wu Yun. È lì che il Taijiquan torna a essere ciò che è sempre stato: un’arte che non imita la natura, ma la ricorda.

In the practice of Taijiquan as an internal discipline, true progress is never measured by quantity but by quality. And that quality is nourished by Neigong, the inner work—an uncommon practice, long preserved within family lineages and entrusted only to the most devoted students. It is there that the art sharpens itself, where movement sheds its outer shell and becomes essence.
These ancient teachings converge in the Thirteen Forces, Ba Men Wu Bu: eight fundamental energies and five directional steps, often rendered simply as “eight gates and five steps.” Yet this is only the surface. To truly grasp their meaning, the study of the Classics becomes indispensable—not as scholarly exercise, but as a bridge between embodied experience and the depth of its underlying principles. When language rises from experience rather than theory, transmission becomes alive again, echoing the direct, unmediated teaching of the old masters.
The deeper one travels into the meaning of the Thirteen Forces, the more technique becomes transparent. External form loses its dominance, while internal quality refines itself, mirroring the evolution that has shaped the different schools over time. Each has sought to perfect the three great modalities—long, medium, and short forms—which, in the Water Method, manifest as three qualities of movement:
• Liu D**g — the continuous flow
• Puo Lan — the breathing sway
• Xien Wo — the enveloping vortex
In this process, every assumption tied to external form dissolves. What remains is essential movement, aligned with nature and its Five Movements, Wu Yun. Here, Taijiquan returns to its original spirit: not an imitation of nature, but a remembrance of it.

M° Daole

20/02/2026

Water Taiji
By M° Dalle
Steps in both sides and relief the force by the kick.

23/01/2026
21/01/2026

09/01/2026

Esercitarsi nel Taijiquan dell'acqua, richiede metodologia, pratica dei fondamentali ed esperienza nel confronto c**n i classici. Nei prossimi incontri formativi saranno messi in pratica gli insegnamenti con i 5 movimenti e leloro derivazioni applicative. per informazioni contattaci www.iacma.com

Practicing Water Taijiquan requires methodology, practice of the fundamentals, and experience comparing it with the classics. In upcoming training sessions, the teachings will be put into practice with the five movements and their application derivations. For information, contact us at www.iacma.com

16/10/2025

Scopri il Neigong, il Qigong e il Taijiquan – Incontri Tematici con il M° Isidoro Li Pira
Siamo lieti di invitarvi a due appuntamenti imperdibili dedicati alla scoperta e alla pratica delle arti energetiche cinesi, condotti dal M° Isidoro Li Pira, responsabile tecnico della Scuola dell’Acqua e discepolo diretto del M° Wang Zhixiang, del lignaggio del G.M. Wang Zhuanghong.
Date degli incontri:
24, 25, 26 Ottobre 2025
28, 29, 30 Novembre 2025
Tematiche trattate: Neigong Tuina – Tecnica di massaggio cinese per il riequilibrio energetico
Neigong e Qigong – Esperienza diretta sul corpo sensoriale
Taijiquan – Disciplina per lo sviluppo delle vitalità energetiche
Durante gli incontri, i concetti fondamentali della Scuola dell’Acqua saranno presentati in modo chiaro e accessibile, con un focus sull’applicabilità immediata nella vita quotidiana.
Un’occasione preziosa per chi desidera avvicinarsi a queste discipline o approfondirne la pratica, con la possibilità di intraprendere successivamente un percorso di accreditamento professionale.
Un’esperienza aperta a tutti, pensata per chi cerca benessere, consapevolezza e vitalità.
Posti limitati – Prenota ora!
Per informazioni e iscrizioni: + 41 794095294 (whatsapp)
Con gratitudine,
Scuola Taiji dell'Acqua

Discover Neigong, Qigong, and Taijiquan – Thematic Workshops with Master Isidoro Li Pira
We are pleased to invite you to two unmissable events dedicated to the exploration and practice of Chinese energetic arts, led by Master Isidoro Li Pira, technical director of the Scuola dell’Acqua and direct disciple of Master Wang Zhixiang, from the lineage of Grandmaster Wang Zhuanghong.
Workshop Dates:
October 24, 25, 26, 2025
November 28, 29, 30, 2025
Topics Covered: Neigong Tuina – Chinese massage technique for energetic rebalancing
Neigong and Qigong – Direct experience of the sensory body
Taijiquan – Discipline for the development of energetic vitality
During the workshops, the fundamental concepts of the Scuola dell’Acqua will be presented in a clear and accessible way, with a focus on their immediate applicability in daily life.
This is a valuable opportunity for those who wish to approach these disciplines or deepen their practice, with the possibility to later embark on a professional accreditation path.
An experience open to everyone, designed for those seeking well-being, awareness, and vitality.
Limited spots – Book now!
For information and registration: +41 794095294 (WhatsApp)
With gratitude,
Scuola Taiji dell’Acqua

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