Doppio passo

Doppio passo Parliamo di calcio, nazionale e internazionale. Uno sguardo imparziale sul mondo del calcio e tutto ciò che lo circonda.

⚽️ 𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚 𝐋𝐞𝐚𝐠𝐮𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟓/𝟐𝟎𝟐𝟔: 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐪𝐮𝐞 𝐯𝐚𝐝𝐚 𝐬𝐚𝐫𝐚̀ 𝐮𝐧 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨 (𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚).𝐶𝑜𝑛𝑐𝑙𝑢𝑠𝑖 𝑖 𝑞𝑢𝑎𝑟𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑓𝑖𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑢𝑛 𝑠𝑜𝑙...
17/04/2026

⚽️ 𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚 𝐋𝐞𝐚𝐠𝐮𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟓/𝟐𝟎𝟐𝟔: 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐪𝐮𝐞 𝐯𝐚𝐝𝐚 𝐬𝐚𝐫𝐚̀ 𝐮𝐧 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨 (𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚).

𝐶𝑜𝑛𝑐𝑙𝑢𝑠𝑖 𝑖 𝑞𝑢𝑎𝑟𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑓𝑖𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑢𝑛 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑡𝑢𝑟𝑛𝑜 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑔𝑟𝑎𝑛 𝑓𝑖𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑒𝑑𝑟𝑎̀ 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑠𝑡𝑒 𝑁𝑜𝑡𝑡𝑖𝑛𝑔ℎ𝑎𝑚 𝐹𝑜𝑟𝑒𝑠𝑡 𝑣𝑠 𝐴𝑠𝑡𝑜𝑛 𝑉𝑖𝑙𝑙𝑎 𝑒 𝑆𝑝𝑜𝑟𝑡𝑖𝑛𝑔 𝐵𝑟𝑎𝑔𝑎 𝑣𝑠 𝐹𝑟𝑖𝑏𝑢𝑟𝑔𝑜. 𝑇𝑢𝑡𝑡𝑒 𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑡𝑡𝑟𝑜 𝑛𝑜𝑛 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑚𝑎𝑖 𝑣𝑖𝑛𝑡𝑜 𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑒𝑡𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑞𝑢𝑒 𝑣𝑎𝑑𝑎 𝑠𝑎𝑟𝑎̀ 𝑢𝑛 𝑠𝑢𝑐𝑐𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑒 𝑝𝑒𝑟 3 𝑠𝑢 4 𝑢𝑛𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑠𝑠𝑖𝑚𝑎 𝐶ℎ𝑎𝑚𝑝𝑖𝑜𝑛𝑠 𝐿𝑒𝑎𝑔𝑢𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑒𝑖 𝑟𝑖𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑖𝑣𝑖 𝑐𝑎𝑚𝑝𝑖𝑜𝑛𝑎𝑡𝑖 𝑠𝑒𝑚𝑏𝑟𝑎 𝑖𝑟𝑟𝑎𝑔𝑔𝑖𝑢𝑛𝑔𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒.

C’è qualcosa di speciale, quasi romantico, nelle semifinali di questa . Non solo perché siamo a un passo dalla finale del 20 maggio 2026, ma perché le quattro squadre rimaste raccontano storie europee molto diverse… ma con un punto in comune: nessuna è mai arrivata a sollevare il trofeo (sia nella sua moderna composizione di Europa League sia che fosse Coppa UEFA o Coppa delle Fiere).

Partiamo dal . Nome che pesa tantissimo in Europa, ma per motivi “antichi”: due Coppe dei Campioni vinte nel 1979 e nel 1980. Eppure, paradossalmente, nella “nuova” Europa League il Forest è praticamente un debuttante. Mai protagonista nella Coppa UEFA, mai davvero vicino a una semifinale moderna, lontano dal calcio che conta per buona parte degli anni 2000. Questo percorso 2025/26 è già, di fatto, il punto più alto della sua storia recente nelle competizioni UEFA. Una rinascita vera, dopo decenni lontano dai riflettori. I Forest puntano a fare all-in sul cammino europeo viste le difficoltà in patria dove si trova impelagato nella lotta per non retrocedere (ricorda per certo versi il Tottenham dello scorso anno e abbiamo visto tutti chi ha alzato il trofeo).

Discorso diverso per gli avversari dell’ (in un derby inglese giocato lo scorso anno in finale e quest'anno in semifinale, a dimostrazione della potenza della Premier League). Anche qui parliamo di un club con una Coppa dei Campioni (1982) e una tradizione europea importante. Ma in Coppa UEFA/Europa League? Tante partecipazioni, sì, ma senza mai arrivare fino in fondo. Il miglior risultato risale agli anni ’80 e ’90 con piazzamenti nei quarti, ma mai il salto decisivo. Questa è la seconda semifinale “moderna” per il Villa (dopo quella di Conference League persa nel 2023/24), che ha finalmente l’occasione di trasformare la propria storia europea da nostalgica a contemporanea. Il team di Emery giocherà questo atto finale della competizione con i gradi della favorita e con meno apprensione dal campionato forte del momento terzo posto con un discreto vantaggio sul sesto posto che significherebbe Europa League).

E poi c’è lo . Se c’è una squadra che questa competizione la conosce davvero, è proprio il club portoghese. Finale raggiunta nel 2011 (persa contro il Porto) e diverse campagne solide negli anni successivi. Il Braga non è una sorpresa in senso assoluto: è una presenza costante, una di quelle squadre che in Europa League ci sanno stare. Ma proprio per questo, arrivati a questo punto, c’è quasi la sensazione di “conto in sospeso” con la storia. Dopo quella finale persa 15 anni fa, questo potrebbe essere il momento giusto. O

Infine il , forse la vera favola e che affronterà proprio i portoghesi in uno scontro che porterà in finale una "sorpresa". Club cresciuto tantissimo nell’ultimo decennio, ma con una tradizione europea praticamente inesistente fino a pochi anni fa. Le precedenti partecipazioni si erano fermate nelle fasi iniziali o poco oltre. Mai una semifinale, mai davvero vicino a giocarsi un trofeo. Quella del 2025/26 è, senza mezzi termini, la miglior stagione europea della loro storia.
Un piccolo post scrittum per loro, che, stanno vivendo questa campagna con sugli scudi e vera e proprio bandiera del club con cui è diventato anche il miglior marcatore della storia.

𝐍𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐦𝐢𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐢, 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐢𝐧𝐜𝐫𝐨𝐜𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐢.

Due squadre inglesi che vogliono tornare grandi anche fuori dai confini nazionali.
Un club portoghese che cerca di completare un percorso iniziato anni fa.
Una realtà tedesca che sta vivendo il suo sogno più grande.

E poi c’è un altro dettaglio tutt’altro che secondario: per tre di queste quattro squadre, vincere l’Europa League significherebbe qualificarsi alla prossima Champions League, visto che nei rispettivi campionati l’obiettivo sembra ormai lontano. Tradotto: non è solo storia, è anche futuro.

Alla fine, chiunque vincerà… lo farà per la prima volta.
E forse è proprio questo il bello: niente favoriti “storici”, niente solite grandi. Solo squadre affamate, con storie diverse ma lo stesso obiettivo.

𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐪𝐮𝐞 𝐯𝐚𝐝𝐚, 𝐬𝐚𝐫𝐚̀ 𝐮𝐧 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨.
𝐄 𝐬𝐚𝐫𝐚̀, 𝐢𝐧𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚.

𝐒𝐞𝐫𝐢𝐞 𝐀 𝐞 𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐯𝐨𝐥𝐚𝐭𝐚 𝐬𝐚𝐥𝐯𝐞𝐳𝐳𝐚.𝐴 6 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑎𝑡𝑒 𝑑𝑎𝑙 𝑡𝑒𝑟𝑚𝑖𝑛𝑒 𝑙𝑎 𝑆𝑒𝑟𝑖𝑒 𝐴 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑣𝑜𝑙𝑎𝑡𝑒 𝑠𝑎𝑙𝑣𝑒𝑧𝑧𝑎 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑡𝑟𝑖𝑠𝑡𝑖 𝑑...
16/04/2026

𝐒𝐞𝐫𝐢𝐞 𝐀 𝐞 𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐯𝐨𝐥𝐚𝐭𝐚 𝐬𝐚𝐥𝐯𝐞𝐳𝐳𝐚.

𝐴 6 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑎𝑡𝑒 𝑑𝑎𝑙 𝑡𝑒𝑟𝑚𝑖𝑛𝑒 𝑙𝑎 𝑆𝑒𝑟𝑖𝑒 𝐴 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑣𝑜𝑙𝑎𝑡𝑒 𝑠𝑎𝑙𝑣𝑒𝑧𝑧𝑎 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑡𝑟𝑖𝑠𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒. 𝑃𝑖𝑠𝑎 𝑒 𝑉𝑒𝑟𝑜𝑛𝑎 𝑠𝑒𝑚𝑏𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑎𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑡𝑒𝑚𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑟𝑒 𝑡𝑟𝑎 𝐿𝑒𝑐𝑐𝑒 𝑒 𝐶𝑟𝑒𝑚𝑜𝑛𝑒𝑠𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑏𝑎𝑏𝑖𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑣𝑎𝑟𝑟𝑎̀ 𝑙𝑎 𝑚𝑒𝑛𝑜 𝑝𝑒𝑔𝑔𝑖𝑜. 𝐼𝑙 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑒̀ 𝑢𝑛 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑜𝑟𝑛𝑜 𝑐ℎ𝑒 ℎ𝑎 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑖𝑙 𝑠𝑢𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑖𝑡𝑖𝑛𝑜 𝑚𝑖𝑛𝑖𝑚𝑜 𝑒 𝑠𝑡𝑎 𝑚𝑒𝑠𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑐ℎ𝑖𝑢𝑑𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑎𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑝𝑎𝑡𝑒𝑚𝑖 𝑒 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑜𝑏𝑖𝑒𝑡𝑡𝑖𝑣𝑖.

Ah, la . La terra delle “7 𝑠𝑜𝑟𝑒𝑙𝑙𝑒” che facevano tremare l’Europa. La patria delle difese arcigne, dei campi in trasferta trasformati in fortini e dei campionati dove raggiungere quota 40 punti significava sudare fino all’ultima giornata.

𝐐𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐞𝐦𝐛𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐢 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐢.

Negli anni si è creato un divario sempre più evidente, non solo tra grandi e piccole, ma all’interno dell’intero campionato. Oggi la Serie A appare divisa in tre blocchi ben distinti: circa 7-8 squadre che lottano per l’Europa, un gruppo centrale di 8-10 squadre che già a marzo ha virtualmente chiuso la stagione, e un piccolo drappello in fondo alla classifica che dovrebbe contendersi la salvezza.

𝐃𝐨𝐯𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞.

𝑃𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑑𝑒𝑓𝑖𝑛𝑖𝑟𝑙𝑎 “𝑙𝑜𝑡𝑡𝑎” 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡’𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑒̀ 𝑞𝑢𝑎𝑠𝑖 𝑢𝑛 𝑒𝑢𝑓𝑒𝑚𝑖𝑠𝑚𝑜.

Il gruppetto salvezza si è sfilacciato presto, e hanno dato l’impressione, soprattutto nel girone di ritorno, di non essere mai realmente in corsa. Ritmi da retrocessione annunciata, medie punti inferiori all’1 a partita e una fragilità difensiva costante che li ha condannati ben prima dei verdetti matematici.

Restano e . Due squadre che si giocano la permanenza più per demeriti altrui che per reali meriti propri. Negli ultimi anni, per salvarsi, servivano tra i 36 e i 40 punti. Quest’anno si rischia di restare in A con una quota ben più bassa, segno evidente di un livello medio in calo nella parte bassa della classifica.

𝐸 𝑛𝑒𝑙 𝑓𝑟𝑎𝑡𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜?

Nel mezzo si è creato un limbo di squadre senza obiettivi: troppo forti per retrocedere, troppo deboli o discontinue per puntare all’Europa. Squadre che già da settimane viaggiano con il pilota automatico, gestendo ritmi e energie. Il risultato sono partite spesso scariche di intensità, con poco agonismo e ritmi lontani da quelli dei top campionati europei.

A questo si aggiungono altri fattori:

- calendari congestionati e giocatori che gestiscono le energie in vista degli impegni internazionali;

- una media spettatori ancora inferiore rispetto a Premier League, Bundesliga e Liga;

- infrastrutture obsolete, con stadi spesso datati e poco attrattivi;

- un calcio tatticamente fermo, in molti casi, a principi degli anni ’90, con poca innovazione e ritmo basso.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: uno spettacolo che fatica a decollare, soprattutto nelle partite che non coinvolgono le big o la zona Europa.

𝐄 𝐥𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐝𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐧𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐞𝐧𝐭𝐞.

Una Serie A dove ci si può salvare con pochi punti e senza continuità rischia di perdere ulteriore appeal. Per questo motivo, alcune riflessioni non possono più essere rimandate. Una su tutte: la riduzione del numero di squadre.

Una Serie A a 18 squadre non deve più essere vista come un tabù, ma come una necessità per aumentare competitività, qualità e spettacolo. Meno partite inutili, più intensità, più equilibrio.

𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐢, 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐞̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 “𝐭𝐫𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐯𝐨𝐥𝐚𝐭𝐚 𝐬𝐚𝐥𝐯𝐞𝐳𝐳𝐚” 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐫𝐦𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀. 𝐄 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐥𝐜𝐢𝐨 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨, 𝐬𝐚𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐥’𝐞𝐧𝐧𝐞𝐬𝐢𝐦𝐨 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐞𝐭𝐫𝐨.

𝐁𝐞𝐧𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐄𝐫𝐢𝐭𝐫𝐞𝐚 🇪🇷𝐼 "𝑅𝑒𝑑 𝑆𝑒𝑎 𝐶𝑎𝑚𝑒𝑙𝑠" 𝑡𝑜𝑟𝑛𝑎𝑛𝑜 𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑢𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖𝑡𝑎 𝑢𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑜𝑝𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑠𝑖 6 𝑎𝑛𝑛𝑖. 𝑁𝑒𝑙 𝑚𝑒𝑧𝑧𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐ℎ𝑒 𝑎...
27/03/2026

𝐁𝐞𝐧𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐄𝐫𝐢𝐭𝐫𝐞𝐚 🇪🇷

𝐼 "𝑅𝑒𝑑 𝑆𝑒𝑎 𝐶𝑎𝑚𝑒𝑙𝑠" 𝑡𝑜𝑟𝑛𝑎𝑛𝑜 𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑢𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖𝑡𝑎 𝑢𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑜𝑝𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑠𝑖 6 𝑎𝑛𝑛𝑖. 𝑁𝑒𝑙 𝑚𝑒𝑧𝑧𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑚𝑖𝑐ℎ𝑒𝑣𝑜𝑙𝑒, 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑒 𝑖𝑛 𝑝𝑎𝑡𝑟𝑖𝑎, 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑒𝑟𝑖𝑒 𝑑𝑖 𝑟𝑖𝑡𝑖𝑟𝑖 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑛𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑠𝑐𝑖𝑣𝑜𝑙𝑎𝑡𝑎 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑖𝑛 𝑏𝑎𝑠𝑠𝑜 𝑛𝑒𝑙 𝑟𝑎𝑛𝑘𝑖𝑛𝑔 𝐹𝐼𝐹𝐴 𝑓𝑖𝑛𝑜 𝑎𝑑 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑎𝑡𝑎 “𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑙𝑎𝑠𝑠𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑡𝑎”.

Mercoledì 25 marzo 2026 è una data che entra di diritto nella storia sportiva dell’ . Dopo quasi sei anni di assenza dal calcio internazionale ufficiale, la nazionale è finalmente tornata in campo in una competizione riconosciuta, ossia, il primo turno di qualificazione alla . E lo ha fatto nel migliore dei modi, battendo l’ per 2-0.

𝑈𝑛 𝑟𝑖𝑡𝑜𝑟𝑛𝑜 𝑎𝑡𝑡𝑒𝑠𝑜, 𝑠𝑜𝑓𝑓𝑒𝑟𝑡𝑜, 𝑞𝑢𝑎𝑠𝑖 𝑖𝑛𝑠𝑝𝑒𝑟𝑎𝑡𝑜.

Negli ultimi anni, infatti, l’Eritrea è diventata un caso unico nel panorama calcistico mondiale. Le ragioni della lunga assenza non sono legate soltanto a fattori sportivi, ma affondano le radici in una situazione geopolitica complessa e delicata. Il Paese, guidato da un regime tra i più chiusi al mondo con a capo Isaias , impone da tempo forti restrizioni ai movimenti dei cittadini, compresi gli atleti.

Non è un mistero che, in passato, diversi calciatori eritrei (e non solo calciatori) abbiano approfittato delle trasferte internazionali per chiedere asilo politico all’estero. Episodi che hanno spinto la federazione e le autorità a limitare drasticamente la partecipazione a competizioni fuori dai confini nazionali. Da qui le frequenti rinunce alle qualificazioni e la scelta di disputare soltanto rare amichevoli interne.

Questo isolamento ha avuto conseguenze pesanti: la nazionale è progressivamente scivolata nel ranking fino a sparire completamente dalla classifica, diventando di fatto “non classificata”. Un vuoto sportivo che riflette perfettamente quello politico e sociale.

Nonostante tutto, il talento non è mai mancato. Alcuni dei calciatori eritrei più noti giocano lontano dalla madrepatria, spesso in Europa o in campionati minori ma competitivi, spesso sono giovani della diaspora che militano in club scandinavi e tedeschi. Tuttavia, proprio la diaspora rappresenta un’arma a doppio taglio: molti di questi giocatori non vengono convocati o rifiutano la chiamata per motivi politici o personali.

Resta poi un interrogativo che accompagna ogni competizione: l’Eritrea continuerà davvero questo percorso o si tratta solo di una parentesi? Il timore di nuovi ritiri, soprattutto nelle partite in trasferta, è ancora concreto. Le difficoltà logistiche, i controlli governativi e il rischio di defezioni rendono ogni convocazione una sfida non solo sportiva, ma anche diplomatica.

Eppure, la vittoria contro eSwatini rappresenta molto più di un semplice risultato. È un segnale. Un piccolo spiraglio di apertura. Un tentativo di tornare a esistere, almeno calcisticamente, sulla mappa africana.

Dopo anni di silenzio, i “Red Sea Camels” sono tornati a farsi sentire. E, per una volta, il calcio diventa qualcosa di più: 𝐮𝐧 𝐬𝐢𝐦𝐛𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚, 𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞, 𝐟𝐨𝐫𝐬𝐞, 𝐬𝐩𝐞𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚.

𝟑 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝟒 𝐟𝐫𝐚𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢, 𝐜𝐡𝐢 𝐚𝐧𝐝𝐫𝐚̀ 𝐢𝐧 𝐀? (𝐜𝐨𝐧 𝐮𝐧 𝐨𝐜𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐩𝐚𝐥𝐥𝐞)𝑈𝑙𝑡𝑖𝑚𝑎 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑎 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑆𝑒𝑟𝑖𝑒 𝐵, 𝑚𝑎 𝑞𝑢𝑖 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑟...
26/03/2026

𝟑 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝟒 𝐟𝐫𝐚𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢, 𝐜𝐡𝐢 𝐚𝐧𝐝𝐫𝐚̀ 𝐢𝐧 𝐀? (𝐜𝐨𝐧 𝐮𝐧 𝐨𝐜𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐩𝐚𝐥𝐥𝐞)

𝑈𝑙𝑡𝑖𝑚𝑎 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑎 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑆𝑒𝑟𝑖𝑒 𝐵, 𝑚𝑎 𝑞𝑢𝑖 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑟𝑖𝑓𝑖𝑎𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑠𝑖 𝑓𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖, 𝑠𝑖 𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎𝑛𝑜 𝑐𝑎𝑙𝑒𝑛𝑑𝑎𝑟𝑖, 𝑠𝑖 𝑠𝑡𝑢𝑑𝑖𝑎𝑛𝑜 𝑖𝑛𝑐𝑟𝑜𝑐𝑖. 𝑃𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑎 6 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑎𝑡𝑒 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑓𝑖𝑛𝑒 𝑙𝑎 𝑠𝑖𝑡𝑢𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑒̀ 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑟𝑎𝑟𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑠𝑖 𝑣𝑒𝑑𝑜𝑛𝑜: 𝑞𝑢𝑎𝑡𝑡𝑟𝑜 𝑠𝑞𝑢𝑎𝑑𝑟𝑒 𝑖𝑛 𝑠𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑝𝑢𝑛𝑡𝑖, 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑒 𝑙𝑖̀, 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑒 𝑣𝑖𝑣𝑒, 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑑𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑑𝑒𝑟𝑒.

Un vero e proprio carnaio sportivo, dove non esistono più partite “facili” e dove ogni weekend può ribaltare tutto. Negli ultimi anni, a questo punto della stagione, la classifica aveva già dato almeno un verdetto (o quantomeno mancava solo la matematica). Stavolta no. 𝑆𝑡𝑎𝑣𝑜𝑙𝑡𝑎 𝑒̀ 𝑐𝑎𝑜𝑠 𝑝𝑢𝑟𝑜.

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Tra le quattro è quella che dà la sensazione di avere qualcosa in più. Non solo per i numeri, miglior attacco, terza miglior difesa, ma per come sta in campo: una squadra che sa quando accelerare e quando gestire.

E poi c’è Stroppa, che in questa categoria è ormai una garanzia assoluta: tre promozioni in Serie A con tre squadre diverse non sono un caso, sono un marchio di fabbrica.

Il +3 in classifica pesa, eccome se pesa. Anche perché il calendario gli strizza l’occhio: un solo scontro diretto, all’ultima giornata contro il Palermo, quando magari i giochi potrebbero già essere indirizzati. O magari no… ed è proprio questo il punto.

🔴⚪
È forse la squadra più difficile da decifrare. Sulla carta la più forte, nei fatti quella che arriva peggio alla sosta.

Le ultime giornate hanno raccontato di una squadra che ha rallentato proprio nel momento più delicato. E il calendario non aiuta: Bari e Sampdoria che si giocano la vita, Catanzaro e Modena che saranno protagoniste ai play-off.

Non ci sono scontri diretti, è vero. Ma proprio per questo ogni partita diventa una trappola.

Eppure, è impossibile non pensare che una squadra costruita con ambizioni da Serie A possa improvvisamente riaccendersi. Perché il Monza ha esperienza, qualità e giocatori abituati a ben altri palcoscenici. Se ingrana… può fare paura a tutti.

🟡🔵
Se a inizio stagione qualcuno avesse detto che sarebbero stati qui, in pochi ci avrebbero creduto. E invece eccoli, pienamente dentro la corsa.

Merito di un lavoro silenzioso ma solidissimo. Dopo una stagione complicata in quel di Cosenza, Alvini sta costruendo qualcosa di importante: una squadra equilibrata, concreta, che sbaglia poco.

E poi c’è il calendario, che sulla carta è il migliore con quattro partite in casa, uno scontro diretto col Palermo e un finale contro squadre che potrebbero avere poco da chiedere al campionato.

In Serie B, giocare in casa nel finale è spesso un vantaggio decisivo. E il Frosinone lo sa.

🟣⚫
Ultimo del quartetto, ma guai a considerarlo fuori dai giochi.

È più lontano dal Venezia, è vero, ma è ancora agganciato al treno Monza-Frosinone. E soprattutto ha qualcosa che in queste situazioni può fare la differenza: un allenatore come Pippo Inzaghi.

Il calendario è durissimo, forse il più complicato tra le quattro: trasferte pesanti, scontri diretti, squadre affamate di punti.

Ma proprio per questo il Palermo è imprevedibile. Può crollare… oppure riaprire tutto in due settimane.

E se dovesse passare dai play-off, sarebbe una di quelle squadre che nessuno vorrebbe incontrare.

𝐄 𝐝𝐢𝐞𝐭𝐫𝐨? 𝐀𝐭𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐩𝐨𝐭𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐚 𝐥𝐢̀.

🟡🔴
Una squadra che diverte e segna, sempre. Difesa non impeccabile, ma davanti fanno male a chiunque.

🟡🔵
L’esatto opposto: organizzazione, solidità, la miglior difesa del campionato. Una di quelle squadre che nei play-off diventano durissime da affrontare.

🟡🔵 Juve Stabia
Occhio, perché in casa è quasi imbattibile. E nei play-off, giocare davanti al proprio pubblico può cambiare tutto.

Questa è una corsa che non premia solo i più forti, ma i più lucidi.
𝑄𝑢𝑒𝑙𝑙𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑟𝑒𝑔𝑔𝑜𝑛𝑜 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒. 𝑄𝑢𝑒𝑙𝑙𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑏𝑎𝑔𝑙𝑖𝑎𝑛𝑜 𝑚𝑒𝑛𝑜.

Perché a questo punto della stagione non si gioca più solo con le gambe. Si gioca con la testa.

Perché in Serie B, si sa…
non sempre vince il migliore.
𝐒𝐩𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐞 𝐜𝐡𝐢 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚 𝐯𝐢𝐯𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐞.

𝐔𝐋𝐓𝐈𝐌𝐀 𝐂𝐇𝐈𝐀𝐌𝐀𝐓𝐀 𝐏𝐄𝐑 𝐈 𝐌𝐎𝐍𝐃𝐈𝐀𝐋𝐈: 𝐈𝐋 𝐂𝐇𝐄𝐂𝐊-𝐈𝐍 𝐒𝐓𝐀 𝐏𝐄𝐑 𝐂𝐇𝐈𝐔𝐃𝐄𝐑𝐄.𝑈𝑙𝑡𝑖𝑚𝑎 𝑐ℎ𝑖𝑎𝑚𝑎𝑡𝑎 𝑖𝑛 𝐸𝑢𝑟𝑜𝑝𝑎 𝑒 𝑛𝑒𝑖 𝑝𝑙𝑎𝑦 𝑜𝑓𝑓 𝐼𝑛𝑡𝑒𝑟𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑖 ...
25/03/2026

𝐔𝐋𝐓𝐈𝐌𝐀 𝐂𝐇𝐈𝐀𝐌𝐀𝐓𝐀 𝐏𝐄𝐑 𝐈 𝐌𝐎𝐍𝐃𝐈𝐀𝐋𝐈: 𝐈𝐋 𝐂𝐇𝐄𝐂𝐊-𝐈𝐍 𝐒𝐓𝐀 𝐏𝐄𝐑 𝐂𝐇𝐈𝐔𝐃𝐄𝐑𝐄.

𝑈𝑙𝑡𝑖𝑚𝑎 𝑐ℎ𝑖𝑎𝑚𝑎𝑡𝑎 𝑖𝑛 𝐸𝑢𝑟𝑜𝑝𝑎 𝑒 𝑛𝑒𝑖 𝑝𝑙𝑎𝑦 𝑜𝑓𝑓 𝐼𝑛𝑡𝑒𝑟𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑖 𝑝𝑒𝑟 22 𝑛𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑖. 𝐿'𝐸𝑢𝑟𝑜𝑝𝑎 𝑑𝑒𝑐𝑟𝑒𝑡𝑒𝑟𝑎̀ (𝑑𝑎 𝑢𝑛 𝑙𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑖 16) 𝑙𝑒 𝑠𝑢𝑒 𝑢𝑙𝑡𝑖𝑚𝑒 4 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑎𝑛𝑡𝑖, 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑟𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑖𝑛𝑒𝑑𝑖𝑡𝑖 𝑝𝑙𝑎𝑦 𝑜𝑓𝑓 𝐼𝑛𝑡𝑒𝑟𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑖 𝑎 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑐𝑜𝑛𝑓𝑒𝑑𝑒𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑐𝑟𝑒𝑡𝑒𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑔𝑙𝑖 𝑢𝑙𝑡𝑖𝑚𝑖 2 𝑝𝑜𝑠𝑡𝑖.

Adesso non c’è più spazio per interpretazioni. La corsa verso il si è ridotta a una questione di nervi, dettagli e identità. Restano 22 nazionali, ma soprattutto restano incroci che raccontano storie molto diverse tra loro.

Perché ogni percorso ha una gerarchia, sì… ma anche mille crepe in cui può infilarsi l’imprevisto.

🇪🇺 𝐄𝐔𝐑𝐎𝐏𝐀: 𝐏𝐄𝐑𝐂𝐎𝐑𝐒𝐈 𝐂𝐇𝐄 𝐕𝐀𝐋𝐆𝐎𝐍𝐎 𝐔𝐍𝐀 𝐆𝐄𝐍𝐄𝐑𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄

Nel percorso che presenta , , e si incrociano peso storico e voglia di sovvertire tutto.

L’Italia arriva con una rosa superiore, più qualità diffusa e maggiore abitudine a certi palcoscenici. Ma il vero tema non è tecnico: è mentale. Le ultime campagne hanno lasciato un segno e questa volta la gestione della pressione sarà tutto. Se gli azzurri riescono a sbloccare subito le partite, diventano difficili da fermare. Se invece si trascinano tensioni e paure, il rischio di complicarsi la vita è reale.

L’Irlanda del Nord è l’opposto: meno talento, ma identità chiarissima. Difesa bassa, linee strette, aggressività nei duelli. Non ha bisogno di dominare, le basta restare dentro la partita il più a lungo possibile.

Il Galles vive una fase di transizione, ma conserva una cultura da gara secca: sa soffrire, sa aspettare, e soprattutto sa colpire nei momenti chiave. Non è mai una squadra comoda da affrontare soprattutto tra le loro mura amiche dove il tifo è caldissimo.

La Bosnia Erzegovina, invece, è quella con la varianza più alta: può sembrare spenta per lunghi tratti e poi accendersi improvvisamente grazie alle sue individualità. È imprevedibile, nel bene e nel male.

Il nostro pronostico dice Italia avanti, ma è uno dei percorsi più “psicologici” in assoluto.

Tra , , e si gioca una sfida di identità forti.

L’Ucraina unisce qualità tecnica e intensità emotiva. È una squadra che tende a esaltarsi nei momenti difficili e che, quando prende ritmo, diventa complicata da contenere.

La Svezia resta fedele a sé stessa: fisicità, ordine, gioco diretto. Non brilla, ma è terribilmente efficace nelle partite “sporche”, a un attacco con un potenziale enorme che finora è stato inespresso, che possa essere la volta buona.

La Polonia è forse il più grande enigma: individualmente fortissima, ma spesso incapace di trasformare questo valore in prestazioni solide nei momenti decisivi. Tutto dipenderà dalla tenuta mentale.

L’Albania è organizzazione pura: linee compatte, aggressività e capacità di sfruttare gli errori altrui. Non parte davanti, ma è perfettamente attrezzata per sorprendere.

Il nostro pronostico dice Ucraina e Svezia leggermente favorite, ma percorso ad altissimo rischio sorprese.

Nel percorso che vede , , e il filo conduttore è l’instabilità degli equilibri.

La Turchia ha probabilmente il tasso tecnico più alto: giocatori offensivi, ritmo, capacità di creare occasioni. Il problema è la gestione: alterna momenti di dominio a blackout improvvisi, soprattutto difensivi. Se trova continuità, è la favorita.

La Romania è costruita in modo opposto: meno talento puro, ma grande organizzazione. Difende bene, concede poco, e sa essere estremamente pragmatica. È la classica squadra che “ti porta dove vuole lei”.

La Slovacchia è una via di mezzo: compatta, disciplinata, con pochi picchi ma anche pochi cali. In un contesto del genere può arrivare fino in fondo proprio grazie alla sua regolarità.

Il Kosovo è la variabile emotiva: entusiasmo, aggressività, voglia di dimostrare. Non ha la profondità delle altre, ma ha energia pura.

Il nostro pronostico dice Turchia leggermente avanti, ma è il gruppo più aperto di tutti.

Nel percorso che vede ai nastri di partenza , , e il tema è la continuità.

La Danimarca ha struttura, esperienza e qualità per comandare il gioco. Il dubbio riguarda la capacità di reggere quando le partite si complicano.

La Macedonia del Nord ha costruito la sua identità proprio sulle imprese: compatta, coraggiosa, pericolosa quando può colpire in transizione (ne sappiamo qualcosa).

La Repubblica Ceca è estremamente equilibrata: non eccelle in nulla, ma fa tutto bene. E questo, nei play-off, è spesso un vantaggio enorme (imprevisto dell'ultimo minuto lo scandalo che ha colpito il campionato con numerose squadre, giocatori, dirigenti ed arbitri indagati per calcioscommesse, il gruppo potrebbe risentirne).

L’Irlanda è intensità e spirito: meno qualità, ma tanta capacità di restare agganciata alle partite.

Il nostro pronostico vede Danimarca davanti, ma margini ridottissimi.

🌐 𝐏𝐋𝐀𝐘-𝐎𝐅𝐅 𝐈𝐍𝐓𝐄𝐑𝐂𝐎𝐍𝐓𝐈𝐍𝐄𝐍𝐓𝐀𝐋𝐈: 𝐓𝐑𝐀 𝐒𝐓𝐎𝐑𝐈𝐀 𝐄 𝐎𝐂𝐂𝐀𝐒𝐈𝐎𝐍𝐈 𝐈𝐑𝐑𝐈𝐏𝐄𝐓𝐈𝐁𝐈𝐋𝐈.

Qui cambia tutto: meno pressione storica, più spazio per l’inerzia e l’entusiasmo.

Nel primo terzetto vediamo , e , e le dinamiche parrebbero chiare.

La Nuova Caledonia è la favola: ritmo diverso, meno esperienza, ma una leggerezza che può sorprendere.

La Giamaica è atletismo puro: velocità, intensità, capacità di spaccare le partite in campo aperto. Se riesce a imporre il ritmo, diventa pericolosissima.

La Repubblica Democratica del Congo, già in finale, è probabilmente la squadra più completa del gruppo: fisica, tecnica, con giocatori abituati a livelli alti. Ma proprio per questo avrà più pressione.

Il nostro pronostico dici vantaggio per il Congo, ma attenzione all’impatto della Giamaica.

Nel secondo terzetto , e , gli equilibri sono ancora più sottili.

La Bolivia ha qualità tecnica e abitudine a contesti difficili, ma fuori dal proprio ambiente deve dimostrare di sapersi adattare.

Il Suriname è l’incognita totale: talento interessante, zero pressione, grande libertà mentale. Può essere la sorpresa assoluta, ma ha perso il proprio leader emozionale (Advoocat si è dimesso) a pochi mesi da un appuntamento così importante.

L’Iraq, già in finale, è una squadra estremamente organizzata: compatta, intensa, difficile da affrontare. Non spettacolare, ma tremendamente efficace, essere in finale per loro potrebbe essere un vantaggio visto il faticoso viaggio (casus belli) per partecipare ai play-off.

Il nostro pronostico vede in vantaggio Iraq per struttura e posizione, ma è un percorso apertissimo.

Alla fine solo una cosa sarà importante, ossia, la capacità di stare dentro il momento.

Non il talento sulla carta. Non la storia. Non i nomi.
Solo la lucidità quando tutto pesa.

𝐈𝐥 𝐜𝐡𝐞𝐜𝐤-𝐢𝐧 𝐞̀ 𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐢 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢.
𝐄 𝐜𝐡𝐢 𝐬𝐚𝐥𝐢𝐫𝐚̀ 𝐬𝐮 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐞𝐫𝐞𝐨… 𝐬𝐞 𝐥𝐨 𝐬𝐚𝐫𝐚̀ 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐨 𝐦𝐞𝐭𝐫𝐨.

𝐋’𝐞𝐧𝐧𝐞𝐬𝐢𝐦𝐨 𝐬𝐜𝐡𝐢𝐚𝐟𝐟𝐨 𝐚𝐥 𝐜𝐚𝐥𝐜𝐢𝐨 𝐚𝐟𝐫𝐢𝐜𝐚𝐧𝐨.𝑈𝑛 𝑟𝑖𝑠𝑢𝑙𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑠𝑢𝑏-𝑗𝑢𝑑𝑖𝑐𝑒 𝑝𝑒𝑟 2 𝑚𝑒𝑠𝑖, 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑝𝑝𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑎𝑚𝑏𝑖𝑎 𝑝𝑎𝑑𝑟𝑜𝑛𝑒 𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑒 𝑢𝑛𝑎...
23/03/2026

𝐋’𝐞𝐧𝐧𝐞𝐬𝐢𝐦𝐨 𝐬𝐜𝐡𝐢𝐚𝐟𝐟𝐨 𝐚𝐥 𝐜𝐚𝐥𝐜𝐢𝐨 𝐚𝐟𝐫𝐢𝐜𝐚𝐧𝐨.

𝑈𝑛 𝑟𝑖𝑠𝑢𝑙𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑠𝑢𝑏-𝑗𝑢𝑑𝑖𝑐𝑒 𝑝𝑒𝑟 2 𝑚𝑒𝑠𝑖, 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑝𝑝𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑎𝑚𝑏𝑖𝑎 𝑝𝑎𝑑𝑟𝑜𝑛𝑒 𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑛𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑎, 𝑔𝑢𝑖𝑑𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑎𝑙 𝑠𝑢𝑜 𝑃𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒, 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 ℎ𝑎 𝑎𝑙𝑐𝑢𝑛𝑎 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑖𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑡𝑟𝑜𝑓𝑒𝑜. 𝐼𝑙 𝑐𝑎𝑙𝑐𝑖𝑜 𝑎𝑓𝑟𝑖𝑐𝑎𝑛𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑑𝑒 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑎 𝑐𝑟𝑒𝑑𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀.

Sono passati poco meno di due mesi dalla finale di Coppa d’Africa disputata in , eppure quella partita sembra non essere mai finita davvero.

Un epilogo caotico, nervoso, surreale. Un rigore assegnato ai padroni di casa tra mille polemiche, la protesta furiosa del che sfocia nell’abbandono del campo da parte di gran parte della squadra, con l’eccezione di Mané, rimasto a incarnare un barlume di sportività in mezzo al caos.

Poi il paradosso: il Marocco fallisce dal dischetto con un improbabile pallonetto di , e la partita si decide ai supplementari, consegnando la vittoria ai Leoni della Teranga.

𝐌𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚, 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐥𝐨 𝐬𝐚𝐩𝐩𝐢𝐚𝐦𝐨, 𝐞𝐫𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨𝐫𝐚𝐧𝐞𝐚.

Nel frattempo, il contorno è stato degno di una farsa: proteste infuocate, accuse alla terna arbitrale, tensioni a bordo campo, perfino un grottesco “asciugamano-gate” tra staff e steward. Scene che hanno fatto il giro del mondo, alimentando l’ennesima narrazione negativa attorno al calcio africano.

E mentre il campo parlava, o almeno sembrava farlo, la giustizia sportiva taceva.

Sono arrivate squalifiche individuali: due giornate per e , cinque per il CT . Ma nessuna decisione sul risultato. Intanto il Senegal veniva premiato, festeggiava, portava la coppa in patria. Un titolo celebrato, vissuto, assorbito da un intero popolo.

Poi, il colpo di scena.

Dopo quasi due mesi, arriva il verdetto: il Senegal ha effettivamente abbandonato il campo. Risultato ribaltato. 3-0 a tavolino per il Marocco. Coppa da restituire.

Una decisione tardiva, che trasforma una finale già controversa in un caso internazionale.

E qui la storia si complica ulteriormente.

Perché il Senegal non ci sta. Si prepara alla battaglia legale, alza il muro mediatico, compatta squadra e istituzioni. I giocatori difendono il titolo, tramite social e nelle interviste, sul piano morale, mentre lo Stato lancia segnali chiari: quella coppa non si tocca.

L’immagine del Presidente , immortalato con il trofeo alle spalle, vale più di mille comunicati ufficiali. È un messaggio politico, prima ancora che sportivo.

Nel mezzo, ricorsi, polemiche, tensioni diplomatiche e una sensazione sempre più netta: questa finale non finirà nemmeno nei tribunali.

𝑃𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑖𝑙 𝑣𝑒𝑟𝑜 𝑠𝑐𝑜𝑛𝑓𝑖𝑡𝑡𝑜, 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑎, 𝑒̀ 𝑖𝑙 𝑐𝑎𝑙𝑐𝑖𝑜 𝑎𝑓𝑟𝑖𝑐𝑎𝑛𝑜.

Un movimento ricco di talento, passione e storia, ma troppo spesso ostaggio di disorganizzazione, ritardi decisionali e gestione opaca. Episodi come questo non fanno che scavare un solco profondo nella sua credibilità internazionale.

E mentre Marocco e Senegal si contendono una coppa ormai diventata simbolo di divisione più che di vittoria, resta una domanda sospesa:

𝐐𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐥𝐜𝐢𝐨 𝐚𝐟𝐫𝐢𝐜𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐞𝐫𝐞, 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐟𝐢𝐧𝐢𝐭𝐢𝐯𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐞́ 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨?

𝐋’𝐮𝐫𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐒𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚 𝐬𝐢 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐭𝐭𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐎𝐜𝐜𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞.𝐿𝑎 𝑓𝑖𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑜𝑡𝑡𝑎𝑣𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑝𝑝𝑒 𝑒𝑢𝑟𝑜𝑝𝑒𝑒 𝑐𝑒𝑟𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎 𝑢𝑛 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑖𝑛𝑛𝑒𝑔𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒. 𝐿𝑎...
20/03/2026

𝐋’𝐮𝐫𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐒𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚 𝐬𝐢 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐭𝐭𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐎𝐜𝐜𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞.

𝐿𝑎 𝑓𝑖𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑜𝑡𝑡𝑎𝑣𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑝𝑝𝑒 𝑒𝑢𝑟𝑜𝑝𝑒𝑒 𝑐𝑒𝑟𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎 𝑢𝑛 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑖𝑛𝑛𝑒𝑔𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒. 𝐿𝑎 𝑃𝑟𝑒𝑚𝑖𝑒𝑟 𝑐𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑒𝑟𝑎̀ 𝑒𝑐𝑜𝑛𝑜𝑚𝑖𝑐𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒, 𝑚𝑎, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑟𝑖𝑠𝑢𝑙𝑡𝑎𝑡𝑖, 𝑙𝑎 𝑆𝑝𝑎𝑔𝑛𝑎 𝑒̀ 𝑝𝑎𝑑𝑟𝑜𝑛𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑔𝑖𝑜𝑐𝑜. 𝑈𝑛 𝑑𝑜𝑚𝑖𝑛𝑖𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙’𝑢𝑙𝑡𝑖𝑚𝑜 𝑏𝑖𝑒𝑛𝑛𝑖𝑜 𝑠𝑒𝑚𝑏𝑟𝑎𝑣𝑎 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑠𝑖 𝑖𝑛𝑐𝑟𝑖𝑛𝑎𝑡𝑜 𝑚𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑜𝑟𝑎 𝑠𝑒𝑚𝑏𝑟𝑎 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑡𝑜𝑟𝑛𝑎𝑡𝑜 𝑓𝑜𝑟𝑡𝑒.

C’è qualcosa di profondamente simbolico in ciò che abbiamo appena visto. Questa settimana ha decretato la fine degli ottavi di finale delle competizioni europee, i quali, sono uno specchio fedele dello stato del calcio nel continente.

𝐸 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑟𝑖𝑓𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑜𝑔𝑔𝑖 𝑒̀ 𝑐ℎ𝑖𝑎𝑟𝑖𝑠𝑠𝑖𝑚𝑜.

La ha alzato la voce. E lo ha fatto nel modo più rumoroso possibile eliminando direttamente tutti gli avversari sul proprio cammino, in alcuni casi, nel modo più rumoroso e forte possibile.

In , le tre rappresentanti spagnole hanno fatto percorso netto contro tre inglesi: , e hanno avuto la meglio rispettivamente su Manchester City, Tottenham e Newcastle. Un 3-0 secco, senza appello.

E non è solo una questione di qualificazioni, ma di come sono arrivate.

Il Real Madrid ha dominato con una doppia vittoria e un complessivo 5-2. L’Atletico Madrid ha lottato, tra una vittoria e una sconfitta, chiudendo comunque avanti 7-5. Il Barcellona ha imposto il proprio gioco con un pareggio e una vittoria, per un totale di 8-3.

Il risultato finale? In sei partite, il confronto diretto Spagna-Inghilterra dice 20-10. 𝐈𝐥 𝐝𝐨𝐩𝐩𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐠𝐨𝐥. 𝐈𝐥 𝐝𝐨𝐩𝐩𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐥𝐞.

E mentre la Premier continua a comandare sul piano economico, il campo racconta un’altra verità: la Liga detta ancora il ritmo del gioco.

𝑀𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑓𝑖𝑛𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑞𝑢𝑖.

Anche nelle competizioni minori, il dominio spagnolo è evidente. Tra e si registra finora un vero e proprio en-plein: tre squadre presenti a inizio anno e tutte e tre ancora in corsa.

E con prestazioni che non passano inosservate.

Il ha travolto il Panathinaikos con un netto 4-0 casalingo ribaltando l'andata, mentre il ha compiuto un colpo pesantissimo eliminando una delle favorite del torneo, il Lione. Il è quella che ha sofferto di più nel ritorno, ma, resta impressa, l'autorevole vittoria dell'andata in Turchia.

Insomma, non si tratta più di episodi isolati.
È un sistema che funziona. È una cultura calcistica che resiste. È un’identità che torna a imporsi.

Negli ultimi anni si era parlato di fine di un ciclo. Di un modello in crisi. Ma ancora una volta, è il campo a ribaltare le narrazioni, come dimostrato anche dalla Nazionale nell'ultimo Europeo.

La Spagna non è mai davvero scomparsa.
Si stava solo preparando a tornare.

𝐄 𝐨𝐫𝐚 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐮𝐫𝐥𝐨 𝐞̀ 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐫𝐞, 𝐟𝐨𝐫𝐭𝐞 𝐞 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐨, 𝐢𝐧 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐚 𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚.

𝐂𝐡𝐚𝐦𝐩𝐢𝐨𝐧𝐬 𝐋𝐞𝐚𝐠𝐮𝐞 𝐨 𝐄𝐥𝐢𝐭𝐞 𝐋𝐞𝐚𝐠𝐮𝐞?𝐶𝑜𝑛𝑐𝑙𝑢𝑠𝑖 𝑔𝑙𝑖 𝑜𝑡𝑡𝑎𝑣𝑖 𝑑𝑖 𝑓𝑖𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝐶𝑜𝑝𝑝𝑎 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑒 𝐺𝑟𝑎𝑛𝑑𝑖 𝑂𝑟𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖𝑒 𝑒𝑚𝑒𝑟𝑔𝑒 𝑢𝑛 𝑑𝑎𝑡𝑜 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑝𝑖...
19/03/2026

𝐂𝐡𝐚𝐦𝐩𝐢𝐨𝐧𝐬 𝐋𝐞𝐚𝐠𝐮𝐞 𝐨 𝐄𝐥𝐢𝐭𝐞 𝐋𝐞𝐚𝐠𝐮𝐞?

𝐶𝑜𝑛𝑐𝑙𝑢𝑠𝑖 𝑔𝑙𝑖 𝑜𝑡𝑡𝑎𝑣𝑖 𝑑𝑖 𝑓𝑖𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝐶𝑜𝑝𝑝𝑎 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑒 𝐺𝑟𝑎𝑛𝑑𝑖 𝑂𝑟𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖𝑒 𝑒𝑚𝑒𝑟𝑔𝑒 𝑢𝑛 𝑑𝑎𝑡𝑜 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑒𝑣𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒: 𝑛𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑢𝑙𝑡𝑖𝑚𝑖 5 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑖 𝑞𝑢𝑎𝑟𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑓𝑖𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑟𝑖𝑠𝑒𝑟𝑣𝑎𝑡𝑖 𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑟𝑖𝑠𝑡𝑟𝑒𝑡𝑡𝑎 𝑒́𝑙𝑖𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑠𝑞𝑢𝑎𝑑𝑟𝑒… 𝑒 𝑛𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖.

La stagione calcistica 2025/25 entra nella sua fase decisiva e, come ogni anno, iniziano i primi bilanci: c’è chi ha deluso, chi ha stupito e chi invece continua a dominare. Ma oggi vogliamo guardare oltre il semplice risultato stagionale.

Abbiamo analizzato le ultime 5 edizioni della (compresa quella in corso), concentrandoci sulle squadre che hanno raggiunto i quarti di finale. Il dato è tanto semplice quanto impressionante: su 40 possibili slot (8 per stagione), le squadre diverse sono soltanto 17. In pratica, ogni anno cambiano mediamente solo 2 squadre, mentre le altre 6 restano quasi sempre le stesse.

Per capirci meglio:
e non hanno mai saltato l’appuntamento con i quarti negli ultimi 5 anni.
, e sono presenti stabilmente da almeno 3 edizioni consecutive.
Il ha centrato almeno i quarti nelle prime 3 stagioni del periodo analizzato, mentre l’ ha raggiunto i quarti 3 volte su 5 seppur mai per due edizioni consecutive.

𝑆𝑜𝑙𝑜 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑒 7 𝑠𝑞𝑢𝑎𝑑𝑟𝑒 𝑜𝑐𝑐𝑢𝑝𝑎𝑛𝑜 25 𝑝𝑜𝑠𝑡𝑖 𝑠𝑢 40. 𝑃𝑖𝑢̀ 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑒𝑡𝑎̀.

E le sorprese? Poche, isolate e quasi sempre non replicate: Villarreal (2021/22), Napoli e Milan (2022/23), Aston Villa (2023/24), Sporting Lisbona (2024/25). Episodi, non tendenze.

Se poi allarghiamo lo sguardo alle nazioni, il quadro è ancora più ristretto:
solo 6 paesi rappresentati nei quarti negli ultimi 5 anni.

🇬🇧 . Domina con 5 squadre (Liverpool, Manchester City, Chelsea, Arsenal, Aston Villa);

🇪🇸 . Segue con 4 (Real Madrid, Atletico Madrid, Villarreal, Barcellona);

🇮🇹 . 3 (Inter, Milan, Napoli);

🇩🇪 . 2 (Bayern Monaco, Borussia Dortmund);

🇵🇹 . 2 (Benfica, Sporting Lisbona);

🇫🇷 . 1 (PSG).

E non è finita qui:
l’Italia è rimasta fuori dai quarti in 3 edizioni su 5, mentre Francia e Portogallo in 2 occasioni.

La spaccatura è evidente. Entrare in questo circolo è difficile, ma restarci lo è ancora di più: 5 delle 17 squadre presenti hanno partecipato ai quarti una sola volta.

E pensare che club storici come Manchester United, Juventus e Porto sono completamente spariti dalla top 8 europea in questo periodo.
Campionati un tempo competitivi, come quello olandese, oggi faticano anche solo ad affacciarsi.

Il problema è serio, la competitività sta lasciando spazio a una vera e propria aristocrazia europea. Un’élite che guarda tutti dall’alto, consapevole della propria superiorità economica e strutturale.

E allora la domanda è inevitabile:

𝑆𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑑𝑎𝑣𝑎𝑛𝑡𝑖 𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝐶ℎ𝑎𝑚𝑝𝑖𝑜𝑛𝑠 𝐿𝑒𝑎𝑔𝑢𝑒… 𝑜 𝑜𝑟𝑚𝑎𝑖 𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝐸𝑙𝑖𝑡𝑒 𝐿𝑒𝑎𝑔𝑢𝑒?

𝐋𝐚 𝐔𝐄𝐅𝐀 𝐞̀ 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐚𝐭𝐚 𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐢𝐫𝐞. 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐥𝐜𝐢𝐨 𝐯𝐢𝐯𝐞 𝐝𝐢 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐝𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀, 𝐝𝐢 𝐬𝐨𝐠𝐧𝐢, 𝐝𝐢 𝐟𝐚𝐯𝐨𝐥𝐞. 𝐒𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐨𝐫𝐩𝐫𝐞𝐬𝐚, 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞𝐪𝐮𝐢𝐥𝐢𝐛𝐫𝐢𝐨, 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨: 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐥’𝐚𝐧𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐜𝐨.

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