09/06/2023
The "Carlo non farlo" project - Day 7+8
Bon, mettervi comodi che g'aven en par de robe da contarve.
Nelle puntate precedenti abbiamo attraversato mezza Europa fino a girare come criceti dentro a un velodromo.
Nuova levataccia in quel di Roubaix per solcare le rimanenti lingue asfaltate continentali, rigorosamente targate Fiandre Occidentali, accompagnate quindi dal consueto corollario di campi coltivati, pascoli, apatici bovini e spuza de grassa. L'ascesa verso il mitico Kemmelberg, asperità simbolo della prima guerra mondiale e Gand-Wevelgem in tempi di pace, costituisce l'ultima difficoltà altimetrica prima di attraversare la pianura verso Dunkerque. Giunti nella località costiera nell'estremo nord della Francia, realizziamo che il terminal dei traghetti verso l'Inghilterra è situato 18 km più a ovest e, orologio alla mano, improvvisiamo una cronosquadre per giungere all'imbarco in tempo per mo***re sul traghetto delle 14:00. Con 15 grassissimi minuti di anticipo riusciamo nell'impresa e una volta ottenuta la luce verde dei doganieri siamo ufficialmente passeggeri del battello Loon Plage - Dover della linea DFDS.
Dopo due ore di sonnellini, rischio di ibernazione per fumare sul ponte e cibo spazzatura alle 16:00 ora locale mettiamo piede in Inghilterra, con lo spettacolo delle bianche scogliere davanti agli occhi. La meraviglia lascia presto spazio al terrore, in quanto la guida a sinistra ci lascia impietriti a ogni incrocio, e nei primi chilometri inglesi rischiamo il frontale in un paio di circostanze.
Scongiurati i sinistri iniziali ci addentriamo del countryside del Kent, caratterizzato dagli immancabili saliscendi che non ci hanno mai abbandonato durante l'intero viaggio. Bastano una trentina di chilometri per vedere stagliarsi all'orizzonte il profilo della cattedrale di Canterbury, traguardo della penultima tappa del nostro progetto. La sera trascorre assai piacevolmente tra i pub del centro e tra una pinta e una chiacchera con i locali assistiamo alla storica affermazione del West Ham nella Conferenze League a scapito di una Fiorentina bella a vedersi ma poco concreta nei momenti salienti. Complici l'entusiasmo dei sostenitori degli Hammers, l'ebbrezza e una certa stanchezza, il resoconto giornaliero finisce "su per il camino" e la sua pubblicazione viene rinviata al giorno conclusivo, giovedì 8, data in cui lasciamo la città agostiniana per completare l'ultima frazione della nostra avventura.
Stavolta dobbiamo destreggiarci tra l'intenso traffico che interessa la periferia e fatichiamo a individuare l'angusta pista ciclabile che affianca l'autostrada verso Londra, tuttavia dopo una ventina di chilometri individuiamo il percorso per procedere spediti verso la nostra meta e sostiamo a Rochester per il rifornimento. Qui assistiamo al secondo incidente del viaggio che vede coinvolto lo scrivente, il quale nell'affrontare in maniera fin troppo disinvolta le scale del panificio Bruegger's Bagels si cappotta complici una superficie sdrucciolevole e lo scarso grip delle scarpe tacchettate. Risultato: sei gradini percorsi col c**o e diverse ammaccature agli arti, ma lo spirito è inscalfibile e riprendiamo (inde)fessi verso il nostro obiettivo. Superiamo anche Shooter's Hill, l'ultima asperità della nostra gita a pedali e dalla sommità scorgiamo finalmente lo skyline londinese, quindi ci tuffiamo giustamente emozionati in discesa verso Greenwich, il balcone della capitale. Il tempo di un paio di foto e ci addentriamo nella city, dove si susseguono i selfie tra Tower Bridge, Trafalgar Square, Westminster Abbey e Big Ben, fino a Buckingham Palace, che segna la fine di questa nuova e indimenticabile vacanza.
Anche stavolta nel giro di otto giorni abbiamo potuto scoprire numerose sfaccettature della gentilezza umana, tra i sorrisi di chi ci ha messo a disposizione un giaciglio e di chi ha chiaccherato con noi. C'è poi una considerazione da fare: per il 90% del percorso abbiamo potuto pedalare su piste ciclabili ben segnalate, mentre nel nostro Paese i governanti propongono frecce e targhe obbligatorie per le biciclette. Abbiamo dovuto constatare una differenza abissale tra la nostra scarsa considerazione dei ciclisti e della bicicletta come mezzo di trasporto rispetto a quella che hanno nei paesi vicini. In Austria, Svizzera, Belgio, Francia e Inghilterra ci si sente più al sicuro che da noi, ed è un peccato, perché al netto delle teste di c***o (presenti anche tra gli automobilisti), la bicicletta deve essere tutelata e propugnata. È il mezzo che consente di fare la spesa, di andare al lavoro, di svagarsi e di viaggiare in modo sostenibile e coinvolgente. Sarebbe ora di rendersene conto.
I Fuorigiri, Andrea, Elia e Martin, vi ringraziano per tutti gli incoraggiamenti e le belle parole e con una meritata pinta in mano vi salutano calorosamente da Londra.
A 'n altra de pu bele!
-Londra
08/06/2023
Carlo non farlo! Ma non ci ha ascoltato e l'ha fatto lo stesso. Noi comunque siamo arrivati a Londra per dirglielo, dopo el se rangerà ben lo stess.
Saluti da Buckingham Palace!
07/06/2023
The "Carlo non farlo" project - Day 6
"Louis, sei pregato di fare p**ì DENTRO all'orinatoio"
Così recita un biglietto appeso al muro proprio sopra al pissoir del bar La Concorde a Pottes, quattro case tra Vallonia e Fiandre Occidentali, a pochi chilometri dal confine francese.
Ci siamo arrivati dopo una nuova sveglia di buon'ora lasciando la graziosa Namur percorrendo piste ciclabili che affiancano stradoni assai trafficati sui quali converge tutto il traffico dell'asse Bruxelles-Charleroi. Finalmente a Gembloux ricominciano le stradine interpoderali, pure troppo, visto che da queste parti si usa il pavé per lastricare le mulattiere. È estenuante il tratto che da Gentinnes ci fa sobbalzare per tre chilometri sulle pietre, ma gli sforzi sono ripagati dalle grandiose rovine dell'abbazia cistercense di Villers-la-Ville, le cui mura segnano la fine del tremendo acciottolato. Proseguiamo sotto il cielo limpido superando i consueti saliscendi fino a Geraardsbergen, dove il pavé è parte integrante di una delle salite più iconiche del ciclismo mondiale, il muro di Grammont o più semplicemente "Muur" per i locali, severo giudice di numerose edizioni passate del Giro delle Fiandre. La nostra cavalcata prosegue verso altre celebri colline quali il Valkenberg e il Koppenberg, con il suo pavé disastroso e pendenze fino al 22%. Sono salite brevi, raramente più lunghe di un chilometro, ma che sferzano e spossano le gambe come rasoiate. Nonostante il peso delle borse continuamo a galleggiare sulle pietre, forti dell'epica sportiva di cui sono intrisi questi luoghi. Sarà stata l'epica, saranno state le borse, l'eccessivo entusiasmo o le pietre, ma Roccia riesce addirittura a spaccare una pedivella, pertanto ci fermiamo ad Oudenaarde nella speranza di trovare un pezzo di ricambio, che miracolosamente salta fuori dalla bottega di un meccanico assai taciturno ma molto pratico. Il suo assistente veste i panni di un Luca Badoer in ciabatte e garantisce l'idoneità del mezzo: si va avanti! Alleggeriti di qualche centinaio di euro ripartiamo per le ultime asperità, Oude Kwaremont e Paterberg, le salite che concludono l'attuale percorso della "Ronde". I solchi tra ogni blocco di porfido sono enormi, se affrontati lentamente o in salita sembrano risucchiare i copertoni, quando invece si percorrono in velocità l'effetto risultante è quello di una centrifuga, la bici viene sbalzata continuamente e non ci resta altro che assecondare gli spasmi del nostro cavallo imbizzarrito. Potrebbe sembrare masochismo, ma fidatevi, è bellissimo! Lasciamo i muri fiamminghi per dirigerci verso un altro tempio del pedale, costeggiando lunghi canali irrigui battuti dal vento, fortunatamente favorevole, fino alla periferia di Lille. Qui troviamo il bivio per entrare nel Vélodrome André-Pétrieux, il velodromo nel quale si conclude ogni anno la regina delle classiche, la Parigi-Roubaix. E mentre cazzeggiamo e giriamo intorno contenti come i bambini a Natale, il sole tramonta sulla tappa odierna, lasciandoci scolpita nella mente una nuova sequela di diapositive indimenticabili.
Ultima notte continentale, domani si salpa per la perfida Albione!
-Londra
05/06/2023
The "Carlo non farlo" project - Day 5
"La via non può essere lasciata nemmeno per un istante" disse Confucio, ignorando evidentemente il significato dei cartelli "Rue barrée".
Strasburgo par che dorma, ma sta sospesa in aria, mentre le nostre bici sono sempre zavorrate, specialmente alle 7 del mattino quando le gambe vorrebbero ancora crogiolarsi nel materasso, ma la strada chiama e impone una nuova altimetria assai movimentata. Dopo una consistente colazione alla Fischer Bäckerei di Square du Paris montiamo in sella come sempre verso nord-ovest, percorrendo la boscosa e silenziosa ciclabile "Nicolas Frantz", dedicata al ciclista lussemburghese due volte vincitore del Tour de France ai tempi eroici.
Lasciata la città sconfiniamo in Belgio e la Vallonia ci propone pascoli sterminati, piantagioni di alberi di natale e austere foreste di faggi fendute da eterni rettilinei. Dopo aver attraversato un paio di villaggi apparentemente disabitati ci fermiamo nell'anonima Habay per il consueto ladrocinio nella boulangerie di turno e ripartiamo ben pasciuti verso le Ardenne. Altra giornata di saliscendi e soprattutto di cantieri: sono ben quattro le strade in rifacimento che dobbiamo percorrere al passo per via del rifacimento del manto stradale. Si continua a pedalare al margine di enormi prati con divertite vacche scalze che trottano al nostro fianco e giungiamo a St. Hubert, grazioso e fiorito villaggio vallone che segna la metà del percorso odierno. Opportunamente rifocillati riprendiamo la giostra di curve, rotonde, passaggi a livello, salite e salite nelle Ardenne, sulla strada troviamo la simpatica Ciney, dove consumiamo un italianissimo gelato per trovare le energie necessarie al superamento delle ultime colline prima di piombare sulle rive della Mosa. Ci mancano solo 15 km di pianura (ovviamente controvento) per vedere stagliarsi all'orizzonte il profilo della cittadella medievale di Namur, capitale della Vallonia e traguardo odierno, nonché focolare di localini dove vengono servite birre buonissime indispensabili alla redazione di questo resoconto.
E anche oggi si è dato, a domani!
-Londra
04/06/2023
"Dopo la salita, c'è sempre un falsopiano"
Tappone doveva essere e tappone è stato. Canonica sveglia alle 6 per la pedalata importante, il programma giornaliero prevede 200 km e 2500 metri di dislivello senza mai superare i 400 metri di quota, un continuo saliscendi dalla Francia al Lussemburgo. Lasciamo una Strasburgo ancora dormiente abbandonando rapidamente le deserte strade cittadine per cominciare ad inoltrarci belle campagne delle nostre amiche Alsazia e Lorena. Tra un tendine dolente e un ginocchio scorzà approcciamo i primi saliscendi con un'insperata lena e nonostante il forte vento ci arrampichiamo in vetta all'inespugnabile Col de Saverne, prima ufficiale asperità del percorso. La successiva discesa è interrotta da un inaspettato fuoriprogramma: la strada è interrotta per l'atterraggio di un elicottero dell'esercito transalpino, recante a bordo il più classico dei graduati impettiti e cagoni. Giusto il tempo di agganciare le tacchette e si rimette subito il piede a terra nella graziosa piazza centrale di Phalsbourg, dove sventriamo una boulangerie per il primo ristoro. Tornati in sella gli scenari cambiano, e dalle sterminate coltivazioni prodotti ortofrutticoli passiamo ai più classici campi di grano del Grand Est, intervallati dal passaggio a Munster al cospetto della grandiosa collegiale del XIII secolo. Nonostante le avversità (per modo di dire eh, le nostre sono salita, caldo e vento) raggiungiamo Saint-Avold, brillante cittadina della Mosella nota per la sua assenza di punti di ristoro e ci accampiamo in un confortevole centro scommesse. Una volta ripartiti torniamo a solcare i campi di grano, quasi come se fossimo in una tipica sequenza cinematografica nella quale una donna bellissima dai lunghi capelli neri e dal seno prosperoso cinto da un bianco e svolazzante candido vestito si muove leggiadra accarezzando le spighe dorate accompagnata da un sottofondo musicale epicheggiante con il sole al tramonto che illumina un sorriso di rugiada appena abbozzato. Termina qui l'estemporanea rubrica "I monologhi del bragarol".
La strada ci porta negli angoli più remoti del dipartimento della Mosella, dove qualsiasi forma di vita umana lascia spazio ai bovini, al forte odore di stallatico e ai falchi che volano minacciosamente sopra ai nostri caschi. Il sole picchia forte, non ci sono nemmeno i cimiteri per riempire le borracce e dobbiamo fare affidamento alla popolazione locale: i Fuorigiri chiamano e a Kerling il signor Pascal risponde, aprendoci le porte del suo vòlt per farci rabboccare le borracce.
Ultima ripartenza, discesa verso la cittadella medievale di Apach, attraversamento della Mosella ed eccoci in Lussemburgo. Gli ultimi chilometri li passiamo scollinando gli ennesimi rilievi, intervallati da attraversamenti di piccoli borghi nei quali l'aria è fortemente intrisa di welfare e di PIL. La conclusione è coerentemente all'insù, con l'ascesa finale verso una Piazza Guglielmo II baciata dal sole, dopo 11 ore di tragitto. Così l'è nada, saluti!
-Londra
03/06/2023
The "Carlo non farlo" project - Day 3
"Quando un uomo in bicicletta incontra el scalin del marciape', l'uomo in bicicletta el se rebalta."
Parafrasando Per Un Pugno Di Dollari possiamo cominciare il resoconto giornaliero.
Si riparte dall'evocativa Stockach con un menù giornaliero che prevede una tappa sostanzialmente divisa in due: la prima metà all'insegna dei saliscendi (più su che giù), seguita da una lunga discesa verso il piano renano tra Germania e Francia.
La mattinata ci presenta un percorso vallonato attraverso campi sconfinati e dolci colline, con il vento che saltuariamente soffia lateralmente. Prima sosta a Villingen-Schwenningen e riprendiamo la strada addentrandoci nella Schwarzwald, valicando la prima altura di Brogen e tuffandoci in discesa verso Kaltenbronn. Al termine della picchiata ecco il patatrac: dopo un bivio il buon Gianna, intento a rozàr col Bryton, non si accorge del cordolo del marciapiede incappandoci con la ruota anteriore. Risultato: sonoro ostione e Toto che ruzzola sull'asfalto, rimediando delle maschie abrasioni su gomito e ginocchio destro, di quelle che bruciano per bene pedalando. Constatata l'integrità del nostro sodale e del suo ripartiamo verso Oberreichenbach, ultimo GPM di giornata, concluso con una meritata pausa zigheret per riconciliarsi con la realtà. Le pale eoliche che dominano il nulla circostante non sono altro che una mesta premonizione dei chilometri a seguire fino al traguardo: una valle di lacrime, il fottuto Vietnam del vento contrario. Scendiamo infatti lungo il fiume Kinzig venendo schiaffeggiati di continuo dal vento, che aumenta notevolmente non appena giungiamo al fondovalle, dominato dal maestoso maniero di Ortenberg. Seguono 20 chilometri di folate e calura, intervallati da una provvidenziale sosta a un distributore per fare il pieno di zuccheri semplici. Come di consuetudine durante questo viaggio sconfiniamo in assenza di cartelli, così rinviamo la foto di rito ai piedi della cattedrale di Notre-Dame de Strasbourg, nei pressi della quale ci attende la prima "biére" della vacanza.
Anche per oggi è tutto, saluti!
-Londra
02/06/2023
The "Carlo non farlo" project - Day 2: Arlbergpass (AT) - Stockach (DE)
Quest'anno non ci si fa mancare nulla, nemmeno la polemica! Stamattina a St. Anton cominciano a circolare strane voci in gruppo, si dice che il gruppo voglia modificare il percorso, troppi i rischi lungo i 6 km di salita verso l'Arlbergpass, prima difficoltà di giornata e Cima Coppi dell'intero percorso. Dopo un conciliabolo con le autorità locali alle 8:00 il tanto vituperato scenario diventa realtà: l'ASFINAG è irremovibile, l'Arlbergpass non è transitabile causa traffico intenso (a causa della chiusura dell'Arlbergtunnel), la tappa comincia in vetta al valico e la salita è neutralizzata. I corridori salgono sul pullmino tra i fischi (delle marmotte) e raggiungono mestamente e motorizzati la nuova partenza, giusto il tempo di una foto al passo circondati da ottuagenari e si comincia a scendere lungo la deliziosa Klostertal. La pendenza è favorevole e raggiungiamo Bludenz in men che non si dica, rapida sosta per un espresso ben annacquato e si continua a pedalare verso il Bodensee. A Höchst varchiamo il confine e raggiungiamo la Svizzera, dove consumiamo un pranzo frugale ma dai prezzi assai elvetici e iniziamo a fare i conti con il vento contrario che ci accompagnerà fino alla conclusione dell'odierna frazione. La pista ciclabile si dipana piacevolmente sulla riva del lago di Costanza, meno piacevoli sono invece le infinite deviazioni che intersecano continuamente la Schweizerische Nordostbahn costringendoci a innumerevoli deviazioni e saliscendi che rompono il ritmo e anche qualcos'altro. Sosta gelatino a Costanza e ripartenza per gli ultimi chilometri all'insegna dei saliscendi e della calura fino alla meritata birra post pedalata. Per oggi è tutto, e come dicono da queste parti: sai chi ti saluta un casino? Stockach!
01/06/2023
The "Carlo non farlo" project - Day 1
C'è qualcosa di meglio di percorrere una piacevole pista ciclabile circondata da dolci prati accarezzati dal vento?
Sì: arrancare su una schizofrenica stradina che risale a gradoni campi appena concimati e sferzati dal vento contrario, magari con un trattore col spandim***a a rimorchio che ti minaccioso e spuzolent ti viene incontro.
Bentrovati alla nuova edizione della rubrica "Ma quei matti de i Fuorigiri dove andranno quest'anno?", che accompagnerà le consuete pedalate di inizio giugno del vostro cicloterzetto stradista salornese preferito.
Grande novità quest'anno, si punta a nord! La prima tappa prevede lo sconfinamento in Austria, pertanto dopo la colazione al Bar Cristian muoviamo verso Bolzano e Merano assieme all'ottimo Manfredjoppi, che ringraziamo per la brillante compagnia.
La strada è nota e la Vinschgau scorre rapida sotto le nostre ruote, grazie anche a un Eolo bonario, e poco prima de mezdì varchiamo la cinta muraria di Glorenza. Comincia la salita verso il Resia, ed è qui che abbiamo modo di stroncarci le gambe su per na pontara maledetta e ansimiamo in un'aria resa mefitica dal letame che ricopre qualsiasi ciuffo d'erba nel raggio di 30 metri. Ci tocca pure scendere di sella per far strada al trattore del bacàn che rincasa per pranzo portandosi appressa una botte piena di liquami. Sarà stata la spuza, sarà stata la pendenza, ma credo di aver visto la Madonna in quel momento. Però era marrone.
Merdate a parte, torniamo in sella e giungiamo finalmente a S. Valentino alla Muta, culmine della prima difficoltà di giornata, festeggiata pasteggiano a pizza e bibite gassate come alle medie.
Per la prima volta al Resia non piove e non fa freddo (la pagheremo con gli interessi), pertanto valichiamo il passo e ci tuffiamo verso Nauders scendendo la valle dell'Inn, con i suoi fienili che punteggiano il fondovalle e i borghi con i nomi buffi (Spiss, Fiss soprattutto Prutz), per poi concludere la picchiata a Landeck. Ultimo spuntino e virata a ovest verso l'Arlberg, risalendo verso la nostra destinazione, sormontata da nubi plumbee e minacciose. Ca va sans dire, la ciapan tutta. Oltre al danno, la beffa: sono bastati gli ultimi 5 km della frazione odierna per arrivare a in appartamento mizzi patocchi (come dicono da queste parti), verso le 18, si spera in tempo per la cena. L'arrivo di giornata è quindi Sankt Anton am Arlberg, rinomata stazione sciistica teatro di una grande vittoria di Hannes Trinkl ai mondiali di sci nella discesa libera. Me la ricordo perché a Herminator, secondo, ghe girava tant le bale.
E questo è quanto, saluti!
11/06/2022
21:32 - con 7 minuti di ritardo e gli improperi dell'autista in sottofondo, il Flixbus del quale abbiamo colonizzato il posto con il tavolino da veri fighi parte dalla Estació de Autobusos Barcelona Nord.
Portiamo a bordo, oltre alle bici che speriamo sopravvivano alle sollecitazioni dovute alle irregolarità del manto stradale e ai busi, il consueto carico di situazioni, esperienze ed emozioni che negli ultimi giorni abbiamo cercato di trasmettervi.
Mentre la signora alle nostre spalle sta mangiando il panino al tonno più odoroso della storia della gastronomia da viaggio, la mente torna all'ennesima avventura da ricordare, fatta di sudore e birroni serali, quelli buoni buoni con il bicchiere che gronda condensa, di olio della catena sui polpacci e di asfalto provenzale tremolante all'orizzonte per la calura.
L'autista in siciliano stretto ha appena invitato un automobilista a rendere la propria guida più consona a quella delle dinamiche autostradali, e ci sovvengono gli infiniti rettilinei francesi che abbiamo percorso scendendo dalle Alpi verso il Golfo del Leone, incontrando davvero tanti ciclisti sinceramente felici di incrociarci e di salutarci mentre pedalavano su strade ben tenute e quasi sempre dotate di corsia ciclabile, quasi come in Italia.
Che dire poi dei transalpini, ci siamo liberati dell'ennesimo preconcetto di fronte alla franca cordialità e disponibilità che abbiamo avuto la fortuna di poter ritrovare nel personale dei bar, dei ristoranti o più semplicemente delle persone con le quali abbiamo potuto piacevolmente conversare (a parte la signora della gioielleria di Narbonne che ha inveito contro di noi perché le nostre biciclette impedivano palesemente alla sua impeccabile clientela di comprare quelle parure del c***o e quei collier della m***a, detto senza rancore signora).
Dopo aver valicato i Pirenei abbiamo inoltre potuto respirare l'aria familiare del territorio irredento, con le bandiere catalane appese alle finestre e i motti indipendentisti sui muri di Girona, trovando costanti spunti di riflessione e di confronto con la nostra realtà.
E Barcellona? Un luogo che coniuga istanze secessioniste e una popolazione così eterogenea è semplicemente coinvolgente, per non parlare del suo costante e inebriante gazèr nel quale è bellissimo perdersi.
Ci sarebbero tanti altri momenti di cui scrivere, dalla partitella a pallone con un bimbo su al Sestriere al panorama sconfinato in cima al Ventoux, ma rischieremmo di diventare oltremodo stucchevoli, e poi gli aneddoti assumono la giusta concretezza quando vengono raccontati.
Se volete, domani pomeriggio verso le 15 faremo un salto alla Festa Campestre dell'U.S.D. Salorno Raiffeisen, potrebbe essere una buona occasione per sentirne qualcuno!
Termina qui la rubrica "l'ennesima imprescindibile trasferta dei Fuorigiri" (ma non sono sicuro si chiamasse così), grazie per averci seguito, sténe ben!
08/06/2022
La giornata odierna ci ha visto partire di buonora (anche troppo buona) da Narbonne in direzione sud, verso gli stagni protetti del Parc Naturelle de la Narbonnaise, pedalando sotto un cielo annuvolato con temperature assai gradevoli. "Tirata" fino a Perpignan per portarsi avanti con i lavori e attaccare i Pirenei prima di mezzogiorno, salendo verso il valico di Le Perthus, inespugnabile baluardo che si erge alla vertiginosa altitudine di 282 metri, ultimo franco avamposto e ideale anticamera delle lande iberiche.
L'altrettanto avventurosa discesa, condita da un confortante vento favorevole, ci sospinge fino alla bella Figueres, la cui Rambla fa da sfondo alla nostra prima sosta catalana.
Ripartiamo con soli 30 km che ci separano dalla meta di giornata, Girona, raggiunta con ottimo anticipo sulla tabella di marcia, tradottosi in libagioni varie, di qui la brevità del resoconto.
Ci sentiamo domani, saluti!
07/06/2022
Se penso alle estati della mia infanzia, tra i ricordi più vividi ci sono i pomeriggi passati davanti alla TV a guardare le "corse delle biciclette". Così le chiamava mia nonna quando metteva "sul tre" sperando di farmi assopire davanti a quello che per lei era un ottimo sistema per conciliare il sonno e, al contrario, per me diventò presto uno spettacolo irrinunciabile.
In particolare, il pomeriggio del 13 luglio 2000 fu me lo ricordo bene in quanto alle corse delle biciclette si diedero battaglia uno pelato con l'orecchino e uno con la maglia gialla lungo una strada che sembrava salisse verso la luna, tanto era bianca la roccia di quella montagna.
Alla fine quello con l'orecchino, Marco Pantani, riuscì a vincere con il benestare di quello vestito di giallo, Lance Armstrong, i telecronisti si esaltarono per quella affermazione su quella salita così ardita, ed io con loro.
Di lì a poco scoprì che si trattava del Mont Ventoux, il Monte Calvo, il Gigante della Provenza, una vetta che mescola storia e tragedia, dall'ascensione di Petrarca per elaborare l'amore non corrisposto per Laura (forse) alla drammatica morte di Tom Simpson stroncato dal caldo e dalle anfetamine durante una tappa infuocata del Tour de France 1967. Insomma, una salita mitica, di quelle che se ti piace andare in bicicletta, arrivarci sarebbe un sogno.
22 anni dopo il sogno si realizza, partendo da Sisteron e risalendo la valle del torrente Jabron, in Alta Provenza. La strada è un susseguirsi di saliscendi contornati da una diffusa armonia fatta di campi di grano dorato e profumatissime coltivazioni di erbe aromatiche, persino alcuni cumuli di calcinacci a margine della carreggiata sono adornati dai papaveri che ci crescono sopra. Dopo aver valicato tre colli (Col de la Pigiére, Col de Macuegne e Col de l'Homme Morte) raggiungiamo il grazioso villaggio di Sault, di quelli con le case con le travi a vista sulle pareti beige e gli scuri violetti, e cominciamo a salire. Saliamo verso quella montagna, assieme a tanti ciclisti che come noi ambiscono a raggiungere quella vetta che sembra un pezzo di luna caduto sulla Terra. In località Chalet Reynard la vegetazione sparisce e saliamo tra la roccia silicea modellata dal Mistral, il vento che da tempo immemore sferza la montagna. Fortunatamente Eolo è benevolo e raggiungiamo la vetta senza grossi patemi, terminando la salita ai 1912 metri dove sorge la torre dell'osservatorio astronomico del Mont Ventoux. Siamo in cima, siamo felici. Ripenso a quando ero piccolo e guardavo le corse delle biciclette e sono tanto, tanto contento.
Foto di rito e discesa su Bedoin, le asperità sulla carta sono finite, tuttavia bisogna fare i conti con il caldo, asfissiante, che ci accompagna attraversando Carpentras fino a Avignone.
Tentiamo un negoziato con le autorità locali per convincerli a riprendersi il Papa ma niente, ci tocca proseguire sotto il sole cocente verso Nimes, dove è d'obbligo la foto sotto l'anfiteatro romano.
Dopo tutta sta sega sul Ventoux ci sarebbe da raccontare della tappa odierna, che ci ha visto pedalare fino a Narbonne, ma francamente quanto visto lungo il percorso non è minimamente paragonabile al giorno precedente.
Sono stati 150 km di vento (scorgere le pale eoliche all'orizzonte è sempre motivo di preoccupazione quando si è in bici) laterale e contrario, non sono comunque mancati scorci suggestivi, specialmente durante gli attraversamenti di Montpellier, delle colline occitane, di Pezenas e della cittadella di Beziers, ideale preludio alla Cattedrale di Narbona, all'ombra della quale stiamo sorseggiando la meritatissima.
Si respira già aria catalana, a domani!