24/02/2025
Jorge D’Alessandro è stato un allenatore di calcio. Quando gli chiesero la differenza per lui tra Diego Armando e Lionel , rispose:
“Leo Messi per essere grande ha bisogno di uno straordinario pentagramma fatto di note e armonie, ed ovviamente di un’orchestra. Leo è straordinario, ma ha bisogno di violinisti, come Iniesta, di percussionisti, come Xavi Hernandez. Messi è geniale, sublime, ma con un’orchestra alle spalle, dentro ad un ambiente comodo all’interno del pentagramma dove lui ha le chiavi.
Il punto è che Diego non aveva bisogno di nessuno. Maradona era capace di fare musica da solo, con un secchio della spazzatura e un machete, e poteva suonare comunque la quinta sinfonia di Beethoven”.
🇦🇷
09/11/2024
9 novembre 1989.
Il cade e, dopo 28 anni in cui tedeschi dell’ovest sono stati divisi dai connazionali dell’est, la nazione torna ad essere un’unica entità.
Nel frattempo, quel muro, ha diviso per lungo tempo amici e parenti, i cui rapporti sono stati snaturati a seguito di una guerra che di naturale non aveva nulla.
In quel contesto, dal 13 giugno al 7 luglio 1974, si disputano, nella dell’Ovest, i campionati mondiali di calcio.
Il sorteggio si fa beffa di quella realtà estremamente complessa e regala alla storia il confronto tra e . I padroni di casa sono i favoriti per la vittoria finale e, nel particolare, nella sfida contro i cugini. Ma il calcio si rivela ancora una volta antagonista dei pronostici e la meno quotata vince per 1-0, grazie a un gol di Jürgen .
Quella sera, nonostante la sconfitta, la capì che di lì a poco avrebbe vinto il Mondiale.
Ma quella partita, entrò di diritto negli annali del calcio. E della .
13/10/2024
C’era l’ muto, 67 mila persone col fiato sospeso e represso. Tutte in piedi. C’ era la che stava battendo l’ Inghilterra 2 a 1 a casa loro. C’era un punizione da calciare a 25 metri dalla porta ellenica. E poi c’era David , pupillo di casa, sulla palla. E c’era soltanto un minuscolo spiraglio di speranza: era il 47º minuto del secondo tempo, un solo minuto di recupero prima della fine. Beckham prese la rincorsa, calció col suo piede magico e infilò la palla dentro quello spiraglio: gol capolavoro e risultato sul 2 a 2. Finimondo a Old Trafford, perché l’altoparlante annunciava: Finlandia-Germania 0 a 0, il che significava Inghilterra dritta ai Mondiali per miglior differenza reti e Germania allo spareggio con l’Ucraina.
Quella sera, Beckham, si prese i e l’intera .
l #7
03/09/2024
Di Gaetano si potrebbero riempire libri e libri per cercare di far capire, a chi non lo ha vissuto, chi e cosa fosse. E, forse, non basterebbero. Non era soltanto un difensore, uno di quelli eleganti, raffinati, leali. Mai un’espulsione in carriera. Era tanto, tanto altro. Ci si affida, allora, ai racconti di chi lo ha conosciuto, di chi ha avuto l’onore di giocarci accanto, di chi lo ha semplicemente visto correre su un prato verde. Di chi, lo ha
allenato. Come , con cui nell’estate del 1982 salì sul tetto del mondo.
“La prima volta che stette in ritiro con me, a Lisbona con l’under 23, dissi che un ragazzo così era un angelo piovuto dal cielo. Non mi ero sbagliato. Ma lo hanno rivoluto indietro troppo presto”.
Gaetano Scirea se ne andrà in un pomeriggio del mai troppo lontano 3 settembre 1989 quando, sulla strada per , dove si trovava per osservare i prossimi avversari della , la macchina su cui viaggiava fu tamponata da un furgone prendendo immediatamente fuoco.
L’arduo compito di comunicare la scomparsa di Scirea fu affidato alla gracchiante voce del compianto Sandro , che durante la puntata serale de annunciò la prematura morte di colui che non è mai stato soltanto un difensore. È stato leader, capitano, amico, fratello, padre di tanti italiani. È stato un simbolo. È stato, semplicemente, uno di quei motivi per cui ci si innamora del calcio.
26/08/2024
Ci sono storie che diventano leggendarie quando tutti i tasselli di un complicatissimo meccanismo trovano, ognuno, il proprio posto.
C’è una squadra che ha appena perso uno in modo incredibile. C’è un presidente che ha investito miliardi su miliardi. C’è un popolo intero che aspetta di salire sul tetto d’Italia. C’è una rosa piena zeppa di talento che rischia di veder sfumare quel sogno. C’è l’anno del centenario: esattamente un secolo prima nasceva, a , la .
E poi c’è lui, l’allenatore svedese venuto dal freddo che fece della sua glacialità il suo punto di forza. In passato aveva allenato anche l’altra metà della capitale, quella giallorossa. Già, c’era anche quello, quel passato tanto ingombrante. Ci fu un po’ tutto e, alla fine, ci volle anche quella maledetta pioggia di . Ma quell’anno tutto andò come doveva andare e la divenne, per la seconda volta nella sua storia, . In campo, tanti campioni: , , , , , , . In panchina, quel gentleman venuto dalla fredda : Sven Goran .
14/08/2024
Nella lontana , c’è un angolo di mondo, a molti sconosciuto, che fa da sorta di cuscinetto tra due giganti come e .
Si staglia ai piedi dell’ e fa della “felicità interna lorda” lo standard di vita dei propri abitanti.
E lì, in , dove lo sport nazionale è da sempre il tiro con l’arco, sorge un piccolo stadio che, per la propria conformazione, rappresenta un gioiello unico al mondo. Il lato est ospita difatti una tribunetta d’onore costruita nel tipico stile architettonico bhutanese. Il manto, in erba sintetica, è stato interamente finanziato dalla per oltre 900.000 dollari. È questo lo stadio , che sorge nella capitale , precisamente sul sito ove nel 1885 si svolse una battaglia decisiva ai fini della successiva proclamazione del primo re del Bhutan Ugyen , asceso al trono nel 1907. La struttura ospita le partite casalinghe della , per lungo tempo fanalino di coda nel e oggi al 182° posto della classifica generale, dopo essere riuscita a mettersi alle spalle compagini come , , e diverse altre nazionali.
È la favola del Bhutan, di quello stato cuscinetto tra due potenze mondiali, che molti non hanno mai sentito nominare. Ma anche lì, ai piedi dell’Himalaya, il calcio ha avuto la forza di farsi conoscere ed apprezzare.
14/07/2024
“Ricordo quel giorno in cui , prima di un match negli spogliatoi, organizzando i calci piazzati disse: “le punizioni da destra le batterà Dinho, da sinistra Andrea, dal limite dell’area David oppure Dinho, e dai 25/30 metri Andrea. Sono stato chiaro?” In quel periodo, bastava uno sguardo tra di noi per capire tutto in un secondo. Ci guardammo, e partì lo scherzo. Rispose Pirlo… “No mister, io non ho capito niente”. Allora mi ripeto: “dalla destra Dinho, dalla sinistra tu Andrea, dal limite dell’area Dinho oppure David, e dai 25/30 metri sempre tu Andrea”. Tutti noi cominciammo a sorridere, fino a quando Clarence disse: “Mister ed io? Batto quelle dal limite?” A quel punto si infuriò Carlo, buttó tutto per aria e grido’: “Fate un po come c…o vi pare, vado a sciacquarmi la faccia che non ci sto capendo più nulla. Siete troppi, e pure stronzi…” Quanti scherzi organizzammo ad Ancelotti… eravamo un gruppo unito, peccato che in quegli anni arrivarono poche vittorie. La squadra era piena zeppa di campioni, ma a mio avviso era finito un ciclo. Nel calcio nulla dura in eterno.”
(Racconto di Massimo )
09/07/2024
In una realtà calcistica fatta di petrodollari e di miliardi russi e cinesi, l’ rappresenta la voce fuori dal coro unica, controcorrente e, a tratti, incomprensibile. Ma è tutto ciò che la rende una bellissima favola calcistica che ha sfidato persino la dittatura franchista.
Per un popolo da sempre legato alla propria cultura (e che ancora oggi rivendica, a gran voce, l’indipendenza dalla “MadreSpagna”), il calcio divenne fondamentale baluardo a richiamo delle proprie radici. In un’epoca storica in cui le , le tradizionali scuole basche, venivano chiuse e l’uso dell’euskera (lingua tradizionale basca) veniva proibita per legge insieme a qualsiasi simbolo che richiamasse al popolo basco, l’Athletic Bilbao (insieme ai “cugini” della ), rappresentava per migliaia di persone l’unico mezzo attraverso il quale difendere la propria identità e non dimenticare le proprie origini.
La filosofia che rende unica ed inimitabile la compagine biancorossa fa sì che il club utilizzi un bacino ristrettissimo di giocatori: quelli nati nei Paesi Baschi o cresciuti fin da giovanissimi nel vivaio di un’altra squadra basca.
Ed è così che da più di un secolo, l’Athtletic (che ha conservato l’h nel suo nome per richiamare alla sua origine britannica, tranne nel periodo franchista in cui fu obbligato al nazionalissimo “Atlético“) sfida i colossi del calcio spagnolo a colpi di lingua e tradizione basca.
La “cantera” dei biancorossi di Bilbao ha da sempre sfornato campioni in erba: da a , passando per , o . A questa maglia sono indissolubilmente legati Bixante (terzino francese ma di origini basche), Joseba fino ai più “recenti” , e i fratelli .
Nonostante tale “limite”, l’Athletic nel corso della sua storia è riuscito a vincere ben otto campionati e ventitrè coppe nazionali, condividendo con Barcellona e Real Madrid il primato di non essere mai retrocessa in seconda divisione. È questa la favola dell’Athletic Club.
05/07/2024
La ribattezzarono presto .
Il 1992 era l’anno in cui nella compagine giovanile del si ritrovano, all’unisono, quei ragazzi che qualche anno dopo avrebbero scritto la storia recente del club.
Tutto ebbe inizio nell’estate di quell’anno e, a raccontarlo, è proprio uno di quei ragazzi, Keith , la cui carriera tuttavia verrà spesa lontana da . “È successo tutto un giorno durante un allenamento. Era il 1992. Fu deciso che per testare le condizioni fisiche di entrambe le squadre avremmo affrontato la prima squadra. Ricorderò per sempre quando riuscì a ba***re Peter da oltre 30 metri e non scorderò mai il risultato finale: vincemmo 4-2. Quella fu la vera dimostrazione di quanto la nostra squadra fosse forte e unita”. A notarli, a bordo campo, con la solita gomma da masticare tra i denti, c’era Alex . Gli bastò quella partita per capire chi aveva davanti e per immaginare, di lì a qualche anno, un’intera squadra costruita su quella che passerà alla storia come la Classe del ‘92.
Ryan
Paul
Nicky
Gary
Phil
David
Lì, in quell’estate, prese vita una delle più belle storie del calcio britannico.
27/06/2024
La “bombonera” non è un semplice stadio, dove di domenica in domenica migliaia di tifosi si recano per guardare una partita. La è la casa del , uno dei club con la tifoseria più calda della terra. A tratti può diventare una gabbia per gli avversari, con quel frastuono assordante.
Lì hanno visto crescere , , , , .
Il legame con quei colori è inossidabile e, nonostante i momenti di gloria nell’Europa calcistica, molti hanno deciso di tornare lì, alla “ ”, il quartiere povero di 🇦🇷.
Perché l’erba della Bombonera, ha quel non so che di speciale.
# carlitos
25/06/2024
LA 🇮🇹
Il maggior numero delle Nazionali di calcio indossa una divisa che richiama espressamente i colori della propria bandiera. Tra le più, ne sono un esempio lampante l’Inghilterra (bianco-rossa), la Francia (maglia blu, pantaloncini bianchi e calzettoni rossi), la Spagna (in tinta rossa con finiture dorate) o il Brasile (in classico “verdeoro”).
La , invece, esibisce una divisa che, fin dagli albori, non richiama il tricolore che ha reso la nostra bandiera un’icona sportiva a livello mondiale.
Il 6 gennaio 1911, all’allora Arena di Milano, contro l’Ungheria, la Nazionale di calcio dell’Italia scese in campo con una maglia completamente azzurra, accantonando la maglia bianca utilizzata fino ad allora (il bianco, secondo le voci dell’epoca, venne scelto in attesa di decidere il colore ufficiale ed è rimasto, tutt’oggi, come colore della seconda maglia).
L’ – che ancora oggi veste la nostra Nazionale – trova le proprie radici nello stemma di casa , dinastia regnante all’epoca in Italia e che fece di un azzurro molto intenso (derivante, a sua volta, dalla devozione che la casata aveva nei confronti della Madonna Maria Vergine) il proprio colore.
A riprova di tale connubio politico-sportivo, sul cuore dei calciatori era cucita la croce sabauda, evidente richiamo alla monarchia allora incarnata da Vittorio Emanuele III.
Tale stemma venne presto, nel 1927, affiancato dal fascio littorio, simbolo del regime totalitario fascista che nel 1922, con la marcia su Roma, portò Mussolini a formare il primo governo italiano di matrice fascista. Si dovette attendere la fine della seconda guerra mondiale e la nascita della Repubblica per vedere campeggiare al posto della croce sabauda, dal 1947, lo scudetto tricolore. Tuttavia, nonostante la rottura definitiva con la tradizione monarchica, venne mantenuto il colore azzurro sulle divise nazionali che, nel frattempo, dal calcio aveva “contagiato” anche le altre discipline.
#1934 #1938 #1982 #2006
22/06/2024
“Cos’è il Genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio, velocità d’esecuzione”.
Era il 1986 quando 🇦🇷 e 🏴 si sfidarono sul terreno dell’ di . La rivalità sul campo, accentuata dalla Guerra della ancora vivida negli occhi dei protagonisti sul manto erboso, diede vita ad una partita storica.
È stata la “ “, dichiarerà a fine partita il . E il destino volle che proprio in quella partita, lo stesso , segnerà quello che sarà definitivo all’unanimità il “gol del secolo”.
Ecco cos’è il genio: è fantasia, intuizione, colpo d’occhio, velocità d’esecuzione.
#1986