11/06/2026
Oggi inizia il Mondiale, e noi di TesteDiSerie non possiamo non interrogarci su cosa il calcio, e lo sport in generale, siano diventati. Ci vantiamo di perseguire una concezione romantica, seppur solidamente ancorata alla realtà, di questa nostra passione. E senza falsa modestia diciamo spesso alle persone incontrate in questi anni, soprattutto bambini e ragazzi, che tante delle (poche) cose di cultura generale che sappiamo arrivano dallo sport. Perché lo sport, nelle sue grandi manifestazioni internazionali, ha contribuito a farci interessare alla geografia, alla storia, alla politica, alla scienza. È questo, da sempre, lo spirito di TesteDiSerie, che ha accompagnato anche il senso del nostro percorso di avvicinamento ai Mondiali con la rubrica “Lo Sapevi Che?”. Perché lo sport ha contribuito ad aprirci al mondo, concorrendo a decidere in che modo, in questo mondo, vogliamo stare.
E, lo diciamo con forza, non è il mondo della Fifa né quello di uno dei tre Paesi ospitanti del Mondiale 2026. Perché le immagini a cui stiamo assistendo, i fatti che stanno accadendo, le dichiarazioni che stiamo leggendo o ascoltando, ci fanno cadere le braccia. La Nazionale iraniana costretta a soggiornare in Messico e a spostarsi negli Stati Uniti solo il giorno delle partite; la stella dell’Iraq fermata sette ore in aeroporto dalle autorità americane; le esagerate perquisizioni a giocatori di Senegal e Uzbekistan, manco fossero i peggiori terroristi; e addirittura la vergogna dell’arbitro somalo, uno dei migliori fischietti d’Africa, rispedito al mittente.
È questo il mondo che vogliono in tanti, e non serve andare negli Stati Uniti per accorgersene. Quello in cui lo straniero, il diverso, va bene sì, ma solo se ricco, possibilmente non troppo colorato, o magari con due belle t***e.
Nel nostro piccolo, come abbiamo fatto in questi anni, racconteremo lo sport che sta dalla parte giusta del mondo, e condanneremo sempre quello che sta dalla parte sbagliata.
Oggi inizia il Mondiale. Lo seguiremo, perché amiamo il calcio, perché amiamo lo sport e le sue storie. Ma di autogol, purtroppo, ne abbiamo già visti parecchi.