19/09/2026
Stanotte ci ha lasciati Sandro Mazzola, leggendario centrocampista e capitano della Grande Inter di Herrera, si è spento all'età di 83 anni.
Sandro Mazzola è stato uno dei più grandi calciatori della storia, non solo di quella nerazzurra.
Lui è stato la storia dell'Inter: ci è entrato da ragazzino e non ci è più uscito.
Sulle spalle un fardello pesante, il ricordo di un papà che pareva invincibile.
Una sola maglia per tutta la vita, un solo sogno da costruire senza un papà, perso nella strage di Superga, quella del Grande Torino.
Aveva sei anni, cinque mesi e 23 giorni, Alessandro, per tutti Sandro, Sandrino.
Vedeva le facce distrutte della gente che lo abbracciava e gli passava le mani sulla testa e si domandava cosa stesse succedendo.
Quello che fu Valentino, Sandro lo conobbe nell’epica tramandata giorno per giorno. La iniziò a coltivare all’oratorio San Lorenzo a Milano, in Porta Ticinese, in partite a tutto campo contro Adriano Celentano.
Non l’unico interista che segnò la sua crescita: Giuseppe Meazza e Benito Lorenzi.
Meazza lo crebbe tecnicamente, insegnandogli tutti i segreti. Lorenzi si presentò a casa di Sandro, a Cassano d’Adda, con scarpe e pallone.
A 8 anni Mazzola e il fratello erano di fatto le mascotte dell’Inter: tra campo, spogliatoi e stadio, una formazione nerazzurra totale.
Una seconda punta, diremmo oggi, un 8 e un 10, come le maglie che ha indossato nell’Inter.
Herrera riuscì a costruirgli addosso il ruolo giusto, per un’esplosione incontrollabile in quell’armata spettacolare che era la Grande Inter. La consacrazione prestissimo, santificata dai mostri sacri del calcio mondiale.
Prater di Vienna nella finale di Coppa dei Campioni del 1964, all’ingresso in campo fu Suarez a spingere Mazzola in campo. Sandro era rimasto ad ammirare i suoi idoli fuori dagli spogliatoi, Di Stefano, Puskas e gli altri campioni del Real Madrid.
Poi in campo una doppietta in finale di Coppa dei Campioni, il primo trionfo europeo dell’Inter, un trionfo senza precedenti con le firme di Mazzola e i complimenti di Puskas: “Sei degno di tuo papà Valentino”, gli disse il fortissimo ungherese, regalandogli la maglia.
La Grande Inter di Angelo Moratti, di Helenio Herrera, di Sarti, Burgnich, Facchetti.
Mazzola lì, tra centrocampo e attacco, a disegnare traiettorie e segnare gol nelle notti europee e nei pomeriggi al Meazza, reti pesantissime e indimenticabili.
Il suo marchio contro l’Independiente nella Coppa Intercontinentale, la rimonta con il Liverpool griffata e festeggiata con “When the Saints Go Marching In” sparata negli altoparlanti di San Siro.
Il gol nel derby dopo 13 secondi, il gol in Inter-Lazio nel 1966 che regala la Prima Stella. Fino al 1977, in mezzo, l’Europeo con l’Italia, i Mondiali, la staffetta con Rivera.
17 stagioni, 565 partite ufficiali, 158 gol, un legame con l'Inter mai chiuso, con la carriera da dirigente e poi da direttore sportivo.
Anche dietro alla scrivania, intuizioni uniche, Ronaldo il Fenomeno, arrivato dopo il pressing di Moratti e Mazzola, appunto.
Brillava in campo come ora brilla in cielo, ciao Sandro. 😢🖤💙