05/06/2026
Danshari 断捨離
Scuola di Takemusu Aikido incentrata sullo studio e la didattica dell'Aikido Tradizionale e della difesa personale. Dojo-cho: M°. Francesco Siniscalchi
CURRICULUM AIKIDO - M°. FRANCESCO SINISCALCHI
https://drive.google.com/file/d/1zF3mk-oJjHev76Kw9lNEAfQxhPavALkj/view?usp=drive_link
05/06/2026
Danshari 断捨離
25/05/2026
Venerdì abbiamo fatto un Keiko diverso.. 😂😉
Domo Arigatō Gozaimash*ta Sensei 🙏🏼❤️🈴️
04/04/2026
Happy Easter!!! 😊🕊🥂🌟🈴️
02/04/2026
Happy Birthday Doshu!
お誕生日おめでとう
O tanjobi Omedetoo Gozaimasu 🙏🏼🙇🏻♂️🈴️
02/04/2026
Happy Birthday Doshu!!! 🙏🏼🙇🏻♂️🈴️
22/03/2026
Lunedì 16 Marzo 2026
C'è un principio del Bushidō che quasi nessuno si aspetta.
Non il coraggio — quello è ovvio.
Non la rettitudine — quella è logica.
Non la lealtà — quella è necessaria.
仁 — Jin.
La benevolenza.
Il Bushidō è un codice guerriero.
È scritto per chi porta una spada.
Per chi ha addestrato il corpo a fare cose che la maggior parte degli esseri umani non farà mai.
E nel mezzo di questo codice — tra il coraggio e l'onore — compare la compassione.
Non come concessione.
Non come ammorbidimento.
Come principio fondamentale.
Un antico proverbio giapponese dice:
情けは人の為ならず
Nasake wa hito no tame narazu
La compassione non è solo per gli altri.
Nel senso più profondo:
chi non sviluppa Jin rimane incompleto.
La forza senza compassione non è forza.
È violenza.
E la violenza, nel Bushidō, non è una virtù.
È un fallimento di controllo.
La distinzione è precisa.
Jin non è la gentilezza del debole.
Non è l'incapacità di fare del male travestita da scelta morale.
È la scelta di chi potrebbe fare del male —
e decide di non farlo.
Il samurai che risparmia un nemico sconfitto non lo fa perché non sa combattere.
Lo fa perché sa combattere così bene
da non doverlo dimostrare.
La sua forza è già visibile.
La compassione dimostra qualcosa di ancora più difficile:
che quella forza non lo controlla.
È lui a controllare la forza.
Yū senza Jin è temerarietà.
Jin senza Yū è ingenuità.
Insieme formano il guerriero che il Bushidō cerca di costruire.
La storia che il Giappone ricorda
Nel XVI secolo il daimyō Takeda Shingen ricevette notizia che il suo rivale Uesugi Kenshin stava affrontando una grave carenza di sale.
Le rotte commerciali erano state bloccate.
La popolazione soffriva.
Takeda Shingen fece qualcosa di inatteso.
Mandò sale al suo nemico.
In Giappone questo gesto è diventato un proverbio:
敵に塩を送る
Teki ni shio o okuru
“Mandare sale al nemico.”
Non era debolezza.
Non era diplomazia.
Era Jin.
Shingen riteneva indegno di un guerriero affamare una popolazione civile.
Il suo nemico era Kenshin.
Non la sua gente.
I due continuarono a combattersi per anni.
Ma quel gesto rimase nella memoria giapponese come uno degli esempi più limpidi di benevolenza guerriera.
La compassione non richiede di smettere di lottare.
Richiede di sapere
per cosa si lotta.
💡 Tre gesti da portare con te oggi
Se oggi hai potere su qualcosa o qualcuno — anche piccolo, anche momentaneo — chiediti: sto usando questa forza o la sto mostrando?
Jin si esercita nel primo caso.
La violenza nel secondo.
Pensa a qualcuno che ti ha trattato con gentilezza quando avrebbe potuto fare il contrario.
Quello era Jin.
Ricordatelo.
Il lunedì mattina spesso richiede più Jin verso se stessi che verso gli altri.
Inizia da lì.
Yoku mireba
nazuna hana saku
kakine kana
よく見れば
なずな花咲く
垣根かな
Se guardi bene
fiorisce la piccola nazuna
accanto alla siepe.
— Matsuo Bashō
✦ Nota
Bashō scrisse questo haiku osservando una cosa minuscola:
un fiore selvatico accanto a una siepe.
La nazuna è una pianta comune, quasi invisibile.
La maggior parte delle persone passerebbe oltre.
Bashō invece si ferma.
E dice semplicemente:
“Se guardi bene.”
La benevolenza nasce spesso così.
Non nei grandi gesti eroici,
ma nella capacità di vedere ciò che gli altri ignorano.
Il samurai che manda il sale al nemico compie un gesto storico.
Bashō compie lo stesso gesto
su scala invisibile:
si ferma
e guarda meglio.
La forza vera non ha bisogno di dimostrarsi.
La riconosce solo chi sa
di poter colpire
e sceglie
di non farlo.
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Yukisogna
#仁
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