18/09/2026
Il mare🌊❤️
IL MARE, IL NOSTRO AMORE PROIBITO
✒️ Dr. Carlo D’Angelo – Voce delle Soglie
Ci sono sere in cui rimaniamo sulla riva e lui sembra sapere perché siamo venuti. Il mare resta in ascolto. Forse è per questo che continuiamo ad andarci. Non parla. Non domanda. Non ci chiede di spiegare perché siamo arrivati proprio quella sera. Rimane lì.
E guarda tutti coloro che, fermi sulla riva, guardano lui. C’è chi arriva con le mani in tasca. Chi cammina lentamente. Chi si siede.
Chi rimane in piedi come se aspettasse qualcuno. Chi guarda l’orizzonte e sembra non vedere nulla. Eppure il mare li vede tutti.
Vede quelli che sono venuti perché sono felici.
E quelli che non saprebbero dire a nessuno perché quella sera avevano bisogno proprio di lui.
Forse andiamo al mare perché davanti alla sua immensità possiamo finalmente smettere di essere così importanti. Le nostre preoccupazioni rimangono. Le perdite non scompaiono. Gli amori che non possiamo vivere non tornano improvvisamente possibili.
Ma qualcosa cambia misura. Il mare non risolve. Ridimensiona. Ci ricorda che esiste qualcosa che continua a muoversi anche mentre noi siamo fermi. Un’onda arriva.
Poi se ne va. Un’altra ritorna. E nessuna domanda alla precedente perché abbia deciso di andarsene. Forse è per questo che, qualche volta, lo guardiamo come si guarda un amore proibito. Con desiderio. Con rispetto. Con quella distanza che rende alcune cose ancora più belle. Vorremmo appartenergli. Ma sappiamo che non possiamo. Possiamo entrarci. Nuotarci. Lasciarci sostenere per un poco. Poi dobbiamo tornare sulla terra. Il mare non può diventare casa. Ed è forse proprio questo il suo fascino. Come certi amori. Non tutto ciò che ci attraversa può essere posseduto.
Non tutto ciò che ci chiama deve diventare nostro. Ci sono incontri che rimangono veri proprio perché non possiamo rinchiuderli nella quotidianità. Possiamo soltanto raggiungerli ogni tanto. Fermarci sulla soglia. Guardarli.
E lasciare che qualcosa dentro di noi venga toccato senza essere preso. Il mare conosce bene questa distanza. Da millenni lascia che gli uomini arrivino sulla sua riva convinti di essere venuti a guardarlo. Forse non sanno che, per tutto quel tempo, è anche lui che sta guardando loro. Vede gli innamorati che credono di avere davanti tutta la vita.
Vede chi ha appena perduto qualcuno. Vede chi deve prendere una decisione. Vede chi non ha più domande. Vede chi torna nello stesso punto dopo trent’anni e scopre che il mare sembra identico mentre lui è diventato un altro. E non dice niente. Questo mi commuove.
In un mondo nel quale tutti sembrano avere qualcosa da dirci, il mare possiede ancora il pudore di non interpretarci. Non ci dice che passerà. Non ci promette che andrà tutto bene. Non trasforma il nostro dolore in una lezione. Non pretende che diventiamo migliori dopo una tempesta. Fa semplicemente ciò che sa fare. Rimane. Respira. Arriva. Si ritira.
E forse qualche volta abbiamo bisogno proprio di una presenza così. Qualcosa davanti al quale poter stare senza dover diventare niente. Allora restiamo sulla riva. Noi guardiamo lui. Lui guarda noi. Tra noi quella distanza sottilissima che separa ciò che amiamo da ciò che possiamo possedere.
E per una volta non proviamo ad attraversarla.
Ci sono amori che chiedono di essere vissuti.
Altri chiedono soltanto di essere contemplati senza saccheggiarli. Forse il mare appartiene a questi ultimi. Il nostro immenso, inquieto, fedelissimo amore proibito. Quello che non ci ha mai promesso di essere nostro. E proprio per questo, ogni volta che torniamo, è ancora lì.
✒️ Dr. Carlo D’Angelo – Voce delle Soglie