🎾 Se perdi non chiamarmi, ho da lavorare al rifugio!” 🏔️
“
In questa frase, pronunciata con un sorriso da un giovanissimo Jannik Sinner, si nasconde uno dei segreti più potenti del suo successo: la fiducia incondizionata dei suoi genitori.
Mentre il bambino/ragazzino ha un sistema di recupero naturale che lo riporta al gioco e al divertimento in 15 minuti, l’adulto spesso resta incastrato nel risultato, proiettando ansie e aspettative che nulla hanno a che fare con la crescita del figlio.
Troppo spesso pensiamo che per “aiutare” un figlio serva stargli addosso, controllare ogni mossa o caricarlo di aspettative. La storia di Jannik ci insegna l’esatto opposto:
1. L’autonomia come dono: I genitori di Sinner gli hanno permesso di lasciare casa a 13 anni per inseguire un sogno. Non lo hanno fatto per distacco, ma per rispetto verso la sua volontà.
2. Il valore dell’impegno: Vedere i genitori lavorare duramente al rifugio ha insegnato a Jannik che il successo non è dovuto, ma va guadagnato con il sacrificio quotidiano.
3. Fiducia = Responsabilità: Quando un figlio sente che i genitori si fidano delle sue scelte, non si sente “libero di fare nulla”, ma si sente responsabile di dare il massimo.
La chiave per eccellere in ciò che abbiamo scelto non è la pressione esterna, ma quella spinta interiore che nasce quando sappiamo di avere le spalle coperte, qualunque sia il risultato.
Lasciare che i propri figli “facciano come pare a loro” (come dice scherzando l’intervistatore) significa in realtà dare loro le ali per volare altrove, sapendo che le radici sono forti e sane.
✨ E tu, quanto spazio dai alla fiducia nelle tue relazioni o nel tuo percorso di crescita?
: CrescitaPersonale Genitorialità Fiducia LavoroDuro MentalitàVincente
gerbinovincenzo
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Sono sempre più convinto che il tennis agonistico é e sarà sempre di più uno sport di SQUADRA.
Uno sport di “squadra” particolare.
Sono sempre più convinto che chi é parte della squadra si debba preparare, debba fare squadra, debba formarsi, solo così potrà essere un aiuto al giocatore e al team.
15/01/2026
La “ricerca” esiste anche nel tennis, non solo nella medicina o nella scienza.
Se il blocco è nella tua testa, puoi colpire un milione di palline e il problema resterà lì. Sentirai quel “braccino” e quella rigidità nelle non ti lasceranno mai.
Se il tuo limite nasce dalla paura, dalla tensione o da un’abitudine inconscia, non puoi risolverlo spiegando al braccio come deve muoversi. Stai parlando la lingua sbagliata. È come cercare di aggiornare un software premendo più forte i tasti della tastiera.”
Oggi sappiamo che l’apprendimento non è solo una questione di ripetizioni.
Cambiare un gesto tecnico che non funziona ripetuto per anni, è diventato la zona di sicurezza del tuo sistema nervoso. Anche se sai che sbagli, la tua mente lo preferisce all’incertezza del nuovo.
Ma la bella notizia è informarti che esistono strade diverse e più efficaci, come
Inner Method Coaching, dove applichiamo evoluzioni che permettono di velocizzare l’apprendimento risolvendo il problema dal livello in cui era nato, eliminiamo la causa.
11/01/2026
n campo non cerchiamo il colpo perfetto, ma il momento in cui la tua energia cambia.
Hai presente quando tutto scorre, la tensione sparisce e sei totale presenza? Quell’energia non resta nel campo: esce con te, entra nella tua auto, torna a casa tua, entra nelle tue decisioni.
Ho smesso di guardare la pallina quando ho capito che il vero match si gioca altrove. Il campo da tennis non è terra rossa, è uno specchio.
Vuoi scoprire il tuo Tennis nel F.L.O.W. ?
F – FLUSSO: Disinnescare il giudizio per entrare nello stato di grazia. La mente tace, il corpo agisce.
L – LIBERTÀ: Il gesto tecnico diventa espressione pura della tua identità, senza più costrizioni o paure.
O – ORDINE: Allineare respiro, tempo e spazio. Portare chiarezza nel caos, in campo e fuori.
W – VOLONTÀ E VINCERE: Trasformare l’energia in uno standard. La vittoria non è un punteggio, è la capacità di restare espansi e centrati in ogni sfida della vita.
aostatennismental
09/01/2026
L’IMPORTANZA DI AVERE OBIETTIVI CHIARI IN CAMPO
Ti è mai capitato di non aver chiarezza sugli obiettivi che vorresti raggiungere ?
🧭 1. La tua direzione
Senza obiettivi chiari, ogni allenamento è solo fatica. Quando sai esattamente cosa vuoi migliorare (il servizio, la tenuta mentale, la profondità dei colpi), ogni tua decisione e ogni tuo colpo iniziano a convergere verso un’unica direzione. La chiarezza illumina il campo: il percorso diventa nitido e il traguardo raggiungibile.
🎯 2. Focalizza l’energia
Il mondo del tennis è pieno di distrazioni (il vento, l’avversario che urla, il pubblico). Gli obiettivi ti aiutano a concentrare le tue risorse su ciò che conta davvero. Eviti sprechi di energia nervosa e lavori in modo più efficiente, vedendo progressi reali punto dopo punto.
📈 3. Il motore dell’autostima
Ogni piccolo traguardo raggiunto (migliorare la percentuale di prime, restare calmi dopo un errore) è un promemoria del tuo valore. Raggiungere questi micro-obiettivi alimenta un ciclo positivo: la tua fiducia cresce e ti prepara ad affrontare match sempre più difficili e sogni più ambiziosi.
🔄 4. Flessibilità, non rigidità
Il tennis è dinamico, proprio come la vita. I tuoi obiettivi possono evolvere durante la stagione. Essere pronti ad adattarsi a una nuova situazione o a un cambio di strategia. E’ fondamentale mantenere a mente perché giochi e ti aiuta a restare determinato anche quando il punteggio è contro di te.
“Un obiettivo senza un piano è solo un desiderio. Un piano senza ecologia è solo un peso.”
Ti è mai capitato di giocare divinamente in allenamento, per poi sentirti un altro giocatore in partita, bloccato dall’insicurezza?
Se la risposta è sì, ascolta bene: non esistono tennisti a cui mancano le capacità. Esistono solo stati mentali ed emotivi che le bloccano.
Un tennista non perde di colpo ciò che ha costruito in migliaia di ore di pratica;
semplicemente, succede qualcosa a livello inconscio che interrompe il collegamento tra ciò che sai fare e l’esecuzione.
È come avere un conto in banca pieno, ma dimenticare il codice del bancomat proprio al momento di pagare.
Non ti mancano le soluzioni, ti manca solo lo stato mentale per vederle.
Ho sperimentato io stesso questo stato, prima come giocatore – vivendo quel blocco biochimico che toglie il fiato e irrigidisce le braccia – e poi come maestro, osservando per oltre 30 anni tanti allievi lottare contro gli stessi ostacoli.
Per questo ho scelto di studiare come Mental Coach Professionista, investendo nella formazione continua tra neuroscienze e psicologia della performance.
Capire il meccanismo e soprattutto poi saper applicare il metodo, fa la differenza tra un tennista che gioca bene e uno che vince.
Il lavoro mentale non può essere solo teoria discussa su una poltrona. Deve avvenire dove nasce il problema: sul campo. Intervenire sulla fisiologia e sul dialogo interiore mentre colpisci la palla è l’unico modo per sbloccare le risorse che hai già costruito.
mentalcoaching
Il successo di un tennista non inizia sul campo, ma a casa.
Il più grande indicatore del successo futuro di un giovane tennista non è il suo diritto, la classifica nazionale o quanti tornei vince a dieci anni.
È se prepara la sua borsa e raccoglie le palline.
Lo studio longitudinale più lungo mai condotto sul successo ha mostrato qualcosa che molti “genitori da torneo” ignorano: le responsabilità pratiche nell’infanzia predicono il successo da adulti (e la resilienza sportiva) più del talento naturale o delle ore passate con il maestro privato.
Perché portare il proprio borsone o pulire le scarpe sporche di terra rossa conta così tanto?
• Le faccende allenano la “Tolleranza allo Sforzo”.
Quando un bambino fa qualcosa di ripetitivo o faticoso fuori dal campo, il suo sistema nervoso impara una lezione chiave: il disagio non è un segnale per fermarsi. Se sai gestire la noia nel dover fare cose che non vorresti , saprai gestire meglio la fatica del terzo set.
Molte famiglie oggi commettono l’errore di “proteggere” il talento:
“Non preoccuparti della camera, pensa solo ad allenarti.”
“La borsa la porta papà, tu riposati per il match.”
Ma la gestione della vita quotidiana non è un ostacolo all’allenamento: è parte dell’allenamento.
È così che un tennista impara di far parte di una squadra (la famiglia) e che il suo sport è un privilegio, non un motivo per essere esentato dal vivere.
I campioni più solidi non erano necessariamente i più dotati tecnicamente a 12 anni. Erano quelli che hanno imparato presto che:
Lo sforzo conta.
L’autonomia conta.
Presentarsi e fare la propria parte, anche quando non c’è il pubblico, conta.
E spesso tutto inizia... raccogliendo le proprie palline alla fine dell’ora.
Fonti Scientifiche di riferimento:
Oltre 30 anni di relazioni con tennisti e genitori di tennisti
erikapennazio
innermethod
17/12/2025
La relazione con “se stessi” non è solo un concetto filosofico, ma il sistema operativo 💻⚙️ su cui gira tutto il resto della nostra vita.
“Stavo giocando benissimo 🎾 ed ad un certo punto mi è venuto il braccino
Da quando ho perso quel punto non sono più stato in partita ❌
Quando gioco contro quello non riesco a rimanere calmo 😤
Anche io da giocatore ho perso match quasi vinti, o vissuto momenti di frustrazione e rabbia incontrollata durante le partite, e non sapevo cosa fosse successo.
A quei tempi non c’era Mental Coaching, nessuno ti spiegava cosa accadeva nella testa del tennista.
Oggi sappiamo che, Sinner , Alcaraz 🇪🇸, Federer 🇨🇭, Djokovic 🇷🇸, Nadal 🇪🇸, allenano la parte mentale e hanno una straordinaria relazione con “se stessi” 🧠💎 e di conseguenza con il loro Team.
E questo ha permesso loro di diventare quei giocatori straordinari che tutti conosciamo 🏆🔝.”
Come Maestro di tennis e Mental Coach, alleno i miei allievi ad avere una straordinaria relazione con se stessi e questo è la garanzia che li porterà, se fanno la loro parte, a giocare il miglior tennis possibile.
Nella nostra scuola tennis ( Aosta tennis Academy) viene prima la persona poi i risultati.
Se vuoi imparare ad avere una straordinaria relazione con te stesso e giocare al tuo massimo livello sarà un piacere giocare assieme a te.
D’Aosta
“Non si può guidare un aereo con la sola patente B”
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