25/10/2026
"La telefonata ai Vigili del Fuoco arrivò alle sedici, quando nessuno in paese aveva ancora visto le fiamme.
Una voce roca segnalò tre incendi sul versante sud del Monte Zugna, ma i pompieri trovarono soltanto un focolaio debole, circoscritto a una radura sassosa senza alberi di pregio. Gli altri due presunti inneschi erano poco più che messinscene: stracci sporchi di combustibile, fiammiferi intatti e mucchi di ramaglie umide. Quando il focolaio fu soffocato, Rovereto fu inghiottita di nuovo dal silenzio. Sulle pendici restavano l’odore di resina bruciata, la cenere e il lampeggiare blu dei mezzi antincendio, che se ne andavano.
La squadra di ricerca Try Again arrivò sul posto poco prima di mezzanotte. I Carabinieri sospettavano si trattasse di un incendio doloso e avevano chiesto il loro intervento nelle indagini.
La prima ricerca partì dal punto d’innesco più alto e arrivò al secondo punto di innesco, in cui il fuoco aveva bruciato per poco e causato danni molto limitati. I cani seguirono una traccia che tagliava il sentiero e si fermarono davanti a un piccolo cumulo di ramaglie annerite.
Da sotto il materiale di innesco emersero ossa umane, vecchie di mesi. Nessun documento, nessun indumento chiaramente riconoscibile. Inizialmente sembrava un ritrovamento casuale, ma c’era qualcosa di strano. Le squadre cinofile si diedero uno sguardo perplesso: come mai le ossa si trovavano proprio sotto un potenziale punto di innesco che in effetti aveva anche preso brevemente fuoco? Affidarono i resti umani ai Carabinieri."
Anonimo, Il segreto del bosco, Rovereto, 2026.