Bujinkan Asti - Tsuchi Ryu Dojo

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Bujinkan Asti - Tsuchi Ryu Dojo Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Bujinkan Asti - Tsuchi Ryu Dojo, Scuola di arti marziali, Via del Bosco 10/4, Asti.

Un luogo dedicato allo studio del Bujinkan Budō Taijutsu, dove tecnica, tradizione e crescita personale si incontrano attraverso la pratica delle arti marziali giapponesi della Bujinkan, fondata dal Masaaki Hatsumi.

🥋 崩し — KUZUSHIL’arte di togliere equilibrio, prima ancora di togliere stabilità.Quando parliamo di Kuzushi, spesso pensi...
27/10/2026

🥋 崩し — KUZUSHI
L’arte di togliere equilibrio, prima ancora di togliere stabilità.

Quando parliamo di Kuzushi, spesso pensiamo semplicemente allo squilibrio fisico dell’avversario.

Ma nel Budō di Hatsumi Sensei il concetto merita uno studio molto più profondo.

Non si tratta soltanto di spostare il peso di Uke o portarlo fuori dalla propria base d’appoggio.

Significa lavorare sulla distanza, sul tempo, sulle direzioni, sull’intenzione e sulla relazione tra i nostri movimenti e i suoi.

Lo squilibrio non è necessariamente il risultato di una forza applicata. Può nascere dall’impossibilità di organizzare una risposta.

Un piccolo cambiamento di posizione, una pressione che scompare, uno spazio che si apre o una direzione che cambia possono costringere Uke a continui adattamenti, fino a compromettere la sua capacità di mantenere il controllo.

È un aspetto che ritroviamo in maniera particolarmente evidente nel lavoro di Shiraishi Sensei, allievo di Hatsumi Sensei, il cui modo di praticare attribuisce grande importanza proprio al Kuzushi.

Osservando questo tipo di Taijutsu, ci accorgiamo che spesso il movimento decisivo non è la tecnica conclusiva, ma tutto ciò che è accaduto prima.

La tecnica diventa una conseguenza dello squilibrio, non necessariamente lo strumento con cui cercarlo.

Ecco perché studiare il Kuzushi significa andare oltre il semplice risultato visibile di una proiezione o di una leva.

Significa comprendere come influenzare l’equilibrio di Uke senza compromettere il nostro, come utilizzare il movimento invece della forza e come riconoscere il momento in cui l’altro non è più libero di reagire efficacemente.

Non basta far cadere Uke. Bisogna comprendere cosa gli ha impedito di rimanere in equilibrio.

崩し — Kuzushi.

Buono studio!

土龍道場 — Tsuchi Ryū Dōjō
Bujinkan Asti

Foto Hatsumi by Tuomas Kaski pinterest

🥋 武道 — BUDŌ«La tecnica è importante, ma non bisogna diventarne prigionieri.»Una riflessione ispirata agli insegnamenti d...
22/10/2026

🥋 武道 — BUDŌ

«La tecnica è importante, ma non bisogna diventarne prigionieri.»

Una riflessione ispirata agli insegnamenti di Hatsumi Sensei.

Nel Budō studiamo le forme, ripetiamo i movimenti e cerchiamo di comprenderne i principi.

Ma il vero obiettivo non è rimanere legati a una sequenza prestabilita.

È sviluppare una sensibilità che ci permetta di percepire ciò che accade, adattarci e rispondere naturalmente, senza essere condizionati da ciò che avevamo deciso di fare.

La tecnica è uno strumento di apprendimento, non il traguardo finale.

Forse una delle sfide più grandi del Budō è proprio questa: studiare la forma con disciplina, fino a raggiungere la libertà di non dipendere più da essa.

Masaaki Hatsumi — 初見良昭

🥋 KANNIN KREW 貫忍 — INSIEME, ANCORA UNA VOLTA!Un altro splendido incontro Kannin a Milano!Ancora una volta Milano, Asti e...
19/10/2026

🥋 KANNIN KREW 貫忍 — INSIEME, ANCORA UNA VOLTA!

Un altro splendido incontro Kannin a Milano!

Ancora una volta Milano, Asti e Genova si sono ritrovate sullo stesso tatami per un allenamento intensivo condiviso, arricchito dalla presenza di nuovi allievi e graditissimi ospiti esterni.

Un insieme di persone, esperienze ed energie differenti che ha dato vita a una di quelle giornate in cui il tempo, quasi con un pizzico di tristezza, sembra volare troppo velocemente.

Tema della giornata: 裏 — URA.

Tra tecniche, sperimentazione, domande, intuizioni e tante risate, abbiamo continuato a fare ciò che più ci appassiona: studiare il Budō con serietà, profondità e curiosità, senza mai perdere il piacere di allenarci insieme.

Perché si può lavorare intensamente, ricercare ogni dettaglio e mettere in discussione ciò che pensiamo di conoscere, mantenendo sempre il sorriso e il piacere della condivisione.

E come ormai vuole la tradizione, una volta lasciato il tatami, la giornata non è certo finita!

Ci siamo semplicemente spostati tutti a tavola, dal nostro immancabile Acero, che ogni volta ci accoglie con grande affetto, per continuare tra buon cibo, racconti e risate.

E anche dopo i saluti, durante il viaggio di ritorno, l’allenamento sembrava non essere ancora terminato: idee, considerazioni e intuizioni hanno continuato ad accompagnarci fino a casa.

Forse è proprio questo uno degli aspetti più belli di ciò che stiamo costruendo.

Un gruppo in cui il Budō non si esaurisce sul tatami, ma continua nelle relazioni, nel confronto e nel desiderio di crescere insieme.

Felice di quello che siamo, di quello che stiamo costruendo e soprattutto del modo in cui scegliamo di rappresentarlo.

Grazie a tutti per questa splendida giornata!

貫忍 — KANNIN KREW
Milano • Asti • Genova

🥋 OLTRE LA FORMA — COMPRENDERE IL KATANel Budō, imparare una tecnica non significa necessariamente averla compresa.Quand...
15/10/2026

🥋 OLTRE LA FORMA — COMPRENDERE IL KATA

Nel Budō, imparare una tecnica non significa necessariamente averla compresa.

Quando iniziamo a studiare un kata, il nostro primo approccio è quasi sempre quello dell’imitazione.

Osserviamo il maestro, cerchiamo di riprodurre i movimenti, correggiamo le posizioni e impariamo una sequenza codificata.

È una fase fondamentale, ma rappresenta soltanto l’inizio del percorso.

Il vero studio comincia quando smettiamo di chiederci soltanto COME eseguire una tecnica e iniziamo a domandarci PERCHÉ viene eseguita proprio in quel modo.

Perché quel particolare spostamento?

Perché quella distanza?

Cosa cambia nell’equilibrio di Uke?

Quale effetto produce una determinata direzione, un movimento del corpo o una diversa distribuzione del peso?

Ogni dettaglio del kata può diventare una risposta a queste domande.

Ed è proprio attraverso questo lavoro che iniziamo a riconoscere il principio che la tecnica cerca di trasmetterci.

Il kata non è soltanto una successione di movimenti. È uno strumento di apprendimento.

Una struttura attraverso cui possiamo studiare, sperimentare e comprendere come il nostro corpo interagisce con quello dell’altro.

Ripetere il kata senza comprenderne il contenuto rischia di trasformarlo in un esercizio puramente meccanico.

Ma anche cercare di andare oltre la forma senza averne compreso i principi rischia di farci perdere proprio ciò che quella forma dovrebbe insegnarci.

Per questo ritengo fondamentale dedicare tempo allo studio accurato delle tecniche codificate, senza avere fretta di passare continuamente a qualcosa di nuovo.

Non basta che una tecnica riesca.

Dobbiamo capire cosa l’ha resa possibile.

E soprattutto dobbiamo essere in grado di riconoscere quel principio, ritrovarlo e applicarlo consapevolmente.

Quando questo accade, il kata smette di essere una sequenza da ricordare e diventa una conoscenza che possiamo realmente utilizzare.

Solo a quel punto possiamo iniziare a esplorare come lo stesso principio si comporti in condizioni differenti, mantenendone intatta l’essenza.

Ed è anche qui che acquista significato il termine Henka (変化).

Una variazione dovrebbe nascere dalla comprensione di ciò che stiamo studiando, non essere una parola utilizzata per giustificare ciò che non abbiamo ancora compreso.

La forma ci mostra il movimento.
Lo studio ci permette di comprenderne il principio.
La comprensione ci insegna a riconoscerlo anche quando la forma cambia.

Buono studio!

土龍道場 — Tsuchi Ryū Dōjō
Bujinkan Asti

🥋 KIHON HAPPŌ 基本八法 — LE FONDAMENTA NON SI SUPERANO, SI APPROFONDISCONO.Al nostro Dōjō stiamo lavorando costantemente all...
13/10/2026

🥋 KIHON HAPPŌ 基本八法 — LE FONDAMENTA NON SI SUPERANO, SI APPROFONDISCONO.

Al nostro Dōjō stiamo lavorando costantemente allo studio, allo sviluppo e alla comprensione sempre più profonda del Kihon Happō.

Un’affermazione che, a una lettura superficiale, potrebbe sembrare quasi banale.

Qualcuno potrebbe pensare: «Ancora il Kihon Happō? Non dovrebbe essere un argomento ormai acquisito in un Dōjō avviato?»

Eppure, credo che proprio questa domanda nasconda uno dei più grandi errori di valutazione nello studio del Budō.

Da quando le fondamenta sono diventate qualcosa da superare anziché qualcosa da approfondire?

Mi domando spesso perché si vedano praticanti, anche esperti, dedicare sempre meno attenzione alla comprensione dei principi fondamentali, preferendo talvolta la spettacolarizzazione di tecniche apparentemente avanzate, variazioni sempre più elaborate e movimenti che rischiano di perdere il collegamento con ciò da cui dovrebbero nascere.

In alcuni casi, ho l’impressione che si cerchi di riprodurre ciò che si vede nei video di Hatsumi Sensei senza aver realmente compreso i principi che rendono possibili quei movimenti.

Ma imitare ciò che si vede non significa necessariamente comprendere ciò che sta accadendo.

Il Kihon Happō non è semplicemente un insieme di otto esercizi da imparare, eseguire e archiviare.

È un laboratorio inesauribile di studio del corpo, della distanza, dell’equilibrio, dell’intenzione, del movimento e della relazione con Uke.

Nel nostro piccolo, continuiamo a scoprire dettagli che cambiano radicalmente la percezione di tecniche che pensavamo di conoscere.

Basta modificare uno spostamento, una direzione, la distribuzione del peso, il tempo di un’azione o l’intenzione con cui ci muoviamo perché lo stesso kata assuma un significato completamente diverso.

E non si tratta semplicemente di inventare nuove varianti.

Si tratta di capire cosa cambia, perché cambia e quali principi rimangono validi nonostante il cambiamento.

Conoscere la sequenza di un kata è relativamente semplice. Comprenderne le possibilità, le condizioni e le conseguenze richiede invece anni di studio, sensibilità e soprattutto la disponibilità a rimettere continuamente in discussione ciò che crediamo di sapere.

È proprio questo che cerchiamo di fare, con umiltà e curiosità, ogni volta che saliamo sul tatami.

Il mio invito a chi pratica è semplice:

Tornate al Kihon Happō.

Provate a cambiare un solo dettaglio alla volta. Osservate cosa succede a Uke, cosa cambia nel vostro corpo e perché una soluzione funziona mentre un’altra smette di funzionare.

Non accontentatevi di sapere come si esegue una tecnica.

Cercate di comprendere perché funziona.

Perché forse il vero avanzamento nel Budō non consiste nel fare cose sempre più complicate, ma nel riuscire a vedere sempre più profondamente ciò che abbiamo davanti fin dall’inizio.

基本八法 — Kihon Happō

Buono studio a tutti.

🥋 Tsuchi Ryū Dōjō — Bujinkan Asti

Kumidachi 組太刀Il Kumidachi non è semplicemente uno studio della spada in coppia.È la coltivazione dell’unione tra il comb...
08/10/2026

Kumidachi 組太刀

Il Kumidachi non è semplicemente uno studio della spada in coppia.

È la coltivazione dell’unione tra il combattimento a mani n**e e quello con le armi, come il tachi e le armi lunghe.
Alla base deve sempre essere presente la forza motrice del Taijutsu.

Quando questo principio prende vita, Taijutsu e Tachi diventano un’unica espressione naturale, rivelando la vera essenza del “hiken” — la spada nascosta, viva, spontanea.

Nel Budō esiste il concetto di kuraidori, il posizionamento.
Non riguarda soltanto la posizione fisica o il kamae, ma anche la qualità interiore del praticante.

A seconda della posizione del guerriero, emergono naturalmente la sua umanità, la sua presenza, la sua magnificenza… oppure il suo timore.

Questa non è qualcosa che nasce dalla forma esteriore.

組太刀
Kumidachi
“Paired swords”

Tsuchi Ryu
土龍

#忍 #初見良昭 #武神 #武神館 #武道体術 #貫忍

Rei 礼Nella pratica quotidiana del Budō, tutto inizia con un inchino.Il Rei non è soltanto una formalità esteriore, ma l’...
06/10/2026

Rei 礼

Nella pratica quotidiana del Budō, tutto inizia con un inchino.

Il Rei non è soltanto una formalità esteriore, ma l’espressione di rispetto, consapevolezza e armonia verso gli altri, verso il luogo di pratica e verso sé stessi.

L’etichetta del Budō racchiude le cinque virtù confuciane:
benevolenza, giustizia, etichetta, saggezza e sincerità.

Tra queste, il Rei rappresenta la pietra angolare.
È ciò che mantiene equilibrio tra tecnica, spirito e comportamento.

Comprendere profondamente questo principio significa non allontanarsi mai dal percorso naturale del Bushidō.

礼
Rei
“Etiquette” / “Rispetto”

Tsuchi Ryu Dojo
土龍

#武神 #武神館 #武道体術 #貫忍 #礼

NUOVO EVENTI  — KANNIN KREW 貫忍Sabato 17 Ottobre nuovo incontro a Milano.Milano, Asti e Genova di nuovo insieme sul tatam...
04/10/2026

NUOVO EVENTI — KANNIN KREW 貫忍

Sabato 17 Ottobre nuovo incontro a Milano.

Milano, Asti e Genova di nuovo insieme sul tatami: allenamento, condivisione e crescita comune.

📍 Zenshin Dōjō – Milano
📅 Sabato 17 ottobre 2026
⏱ 10:30 – 13:30

貫忍 — Kannin
Continuiamo il cammino.

Seigan no Kamae – 青眼の構Lo sguardo tranquillo.La linea diretta.La presenza che attraversa il centro.Nel Bōjutsu, il Seigan...
01/10/2026

Seigan no Kamae – 青眼の構

Lo sguardo tranquillo.
La linea diretta.
La presenza che attraversa il centro.

Nel Bōjutsu, il Seigan no Kamae è una postura che unisce precisione e naturalezza.

Hatsumi Sensei scrive:

“Posizionare la gamba destra avanti e la sinistra dietro a una distanza di uno shaku e cinque sun. Tenere il bō al centro con le mani distanti uno shaku e due sun. La mano destra deve essere rivolta verso sinistra e la sinistra verso destra. La mano destra non deve essere tesa e deve trovarsi in linea diretta con il naso a una distanza di uno shaku e cinque sun. La mano sinistra deve essere posizionata nella zona dell’addome.”

Questo kamae viene anche chiamato:

Kami Shin no Kamae – 神心の構
“Il kamae del cuore divino.”

Nel Seigan il bō punta verso il centro dell’avversario senza aggressività inutile.
Lo sguardo rimane calmo.
Le mani non irrigidiscono l’arma.

Tutto cerca equilibrio.

Nella tradizione marziale giapponese, Seigan può essere interpretato come “guardare con occhi limpidi”.
Non fissare con rabbia.
Non intimidire.

Solo vedere chiaramente.

La punta del bō crea una linea che attraversa spazio, distanza e intenzione.
Ma la vera forza del kamae nasce dal rilassamento:
se il corpo si irrigidisce, la linea si spezza.

Il cuore rimane quieto.
Il corpo resta pronto.

青眼に迷いなし
“Nello sguardo limpido non esiste esitazione.”

土龍
Tsuchi Ryū Dōjō

#武神 #武神館 #貫忍

Indirizzo

Via Del Bosco 10/4
Asti
14100

Orario di apertura

20:00 - 22:00

Telefono

+393780837411

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