Cammina di gusto

Cammina di gusto

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#trekking e #slowfood
Vi accompagneremo lungo i più bei cammini d'Italia, partendo dalla #viadeglidei

Photos from Cammina di gusto's post 17/05/2023

La Via Vandelli:

172 km da Modena a Massa🥾
2 regioni: Emilia Romagna e Toscana🇮🇹
5400 m di dislivello positivo📈
7 tappe📍
25 km circa per tappa⌚️
Una via✅

La Via Vandelli è una via storica di collegamento tra le città ducali di Modena e Massa. Fu ideata dal matematico Domenico Vandelli su richiesta del duca Francesco III d’Este per connettere le due città e favorire gli scambi commerciali e raggiungere facilmente il mare.
Oggi, grazie a Giulio Ferrari, ha ripreso vita ed è diventata un cammino bellissimo, molto vario e in certi momenti impegnativo. Percorrendola si osservano molte cose diverse e originali:

-i vulcani di fango verso Pavullo nel Frignano;
-il ponte del diavolo e i boschi vicino La Santona;
-San Pellegrino in Alpe: il comune più alto dell’appennino;
-il ponte ferroviario della Villetta;
-i laghi di Pontecosi e Vagli;
-il passo Tambura a 1620 metri;
-le guadine del Frigido dove poter fare il bagno;
-il mare di Marina di Massa.

Come detto è un cammino davvero variegato, con molte particolarità e soprattutto con un gran finale: fare il bagno a Marina di Massa - dopo aver camminato tanto per una settimana, potendo scorgere in alto le Alpi Apuane da cui si è partiti la mattina stessa - è una sensazione fantastica, di conquista e di relax. Date un’occhiata a per la guida del cammino, è fondamentale☺️

Photos from Cammina di gusto's post 06/05/2023

Tappa 5 📍 Marina Serra - Santa Maria di Leuca
La quinta tappa è partita subito in maniera spettacolare, uscendo da Marina Serra passando per le sue piscine naturali. Dopo essere salito di cento metri attraverso il sentiero del nemico, ho percorso strade vicinali lungo i campi, oltrepassando poi i piccoli borghi di Tiggiano e di Corsano, nell’entroterra salentino. Riavvicinandomi al mare, ho proceduto con il sentiero delle cipolliane, che da solo vale il prezzo di tutti i km fatti; credo il sentiero più bello dove abbia mai camminato: da un lato la scogliera e i muretti a secco, dall’altro la vegetazione coloratissima e un mare infinito che ti lascia a bocca aperta🌊
Raggiunto Gagliano - ultimo paese in cui è presente la stazione dei treni - ho iniziato ad intravedere il faro di Santa Maria di Leuca e a sentire psicologicamente la fine del cammino. L’ultimo scoglio sono stati i 284 gradini che mi separavano dal faro; questi li ho saliti praticamente saltellando da quanto ero contento di completare questo cammino. Il punto d’arrivo è veramente sorprendente: ho visto in lontananza le montagne dell’Albania e realizzato finalmente di essere arrivato. Quel luogo ha una potenza incredibile, non immagino per chi arriva dalla Via Francigena - anch’essa ha come punto di arrivo il faro - cosa possa voler dire e che emozioni possa suscitare ai pellegrini che completano quel cammino dopo migliaia di km. È stata una bellissima esperienza e forse a parole non riesco ancora a descriverla. Mi sembra di essere stato via settimane anzichè cinque giorni. Il tempo, camminando, si dilata, e si torna ad una dimensione più umana. Ho ricaricato le pile😍 e ne avevo davvero bisogno. Grazie mille per averci seguito e grazie ai nuovi follower che si sono aggiunti in questi giorni. Stay tuned perchè camminadigusto è tornata, ricca di cammini e di enogastronomia🫶🏼

Photos from Cammina di gusto's post 04/05/2023

Tappa 4📍Santa Cesarea Terme - Marina Serra 22,9 km
La quarta tappa è stata in certi momenti spettacolare e in altri più ripetitiva. Dopo un’oretta tra asfalto e sentieri vicinali, mi sono affacciato sul mare attraverso un sentiero lungo la scogliera che mi ha portato fino alla baia dell’Acquaviva, dove ho potuto immergere i piedi in acqua e riprendermi dal dolore al piede destro che mi ha accompagnato nella terza tappa. Tra sentieri stretti in mezzo all’erba alta e grandi balconate sul mare ho camminato per una terra scura ricca di bauxite, scorgendo fiori e piante mai osservate prima e panorami mozzafiato🌅
La tappa è stata per certi versi la meno interessante, ma mi ha fatto capire i limiti del mio corpo, devo dire che se non avessi avuto la fortuna di condividere il questi km con sarebbe stato più difficile. Parlando della nostra vita e del nostro lavoro il tempo è passato veloce e sono arrivato a Marina Serra carico, pronto per immergere i piedi nelle sue piscine naturali, un toccasana per i miei due compagni di viaggio.
Il continua a sorprendermi. Guardate cos’ho mangiato dai ragazzi di nella loro sede 😍 Carla e Geremia mi hanno accolto con affetto, facendomi provare dei piatti vegetariani pazzeschi! Loro fanno parte di un’associazione per la tutela del territorio e dei beni comuni, che si occupa di valorizzare i prodotti e bio e i coltivatori del territorio locale attraverso un network, una rete di persone, aziende locali e produttori che in questo modo pubblicizzano i frutti del loro lavoro🥬🌶️
La cosa bella è che tutto questo non era in programma, ma più si andava avanti con la spiegazione di ciò che loro fanno, più ho iniziato a capire che questo è il vero focus di camminadigusto! Bellissimo e gratificante🙏🏻
È importantissimo imparare come funziona il proprio corpo e la propria mente: per conoscersi, porsi dei limiti e capire quando è ora di spingere e quando di riposarsi.
E poi parlare con le persone, che siano local o altri camminatori, fa bene all’anima🌬️🫀

Photos from Cammina di gusto's post 03/05/2023

Tappa 3 📍Otranto-Santa Cesarea Terme 21,8km
La terza tappa è cominciata molto presto per vari motivi: per non soffrire troppo il calore del sole - ringrazio il vento che mi ha accompagnato e spinto durante tutta la tappa🍃 - e anche per potermela prendere comoda: ho avuto un dolore al piede che mi ha costretto a prendere un antidolorifico… non è il cammino in sé (che non è non presenta particolari difficoltà) ma credo di aver camminato troppo sulla sabbia in riva al mare
La tappa, oltre che essere forse la più faticosa, è stata la più sorprendente dal punto di vista paesaggistico e climatico: sono passato per la cava di bauxite (un altro pianeta), per il punto più ad est d’Italia - il faro di Punta Palascia - vedendo inoltre numerose torri di pietra come quella della Serpe e di Sant’Emiliano. Il clima cambia repentinamente qui e le nuvole correvano velocissime; tra sole, caldo e vento fresco è stato divertente togliere e mettere il pile a seconda del momento.
Ho superato la metà del cammino e mi sono emozionato ascoltando una canzone, respirando l’aria di mare e i profumi del Salento, facendomi trascinare dal vento🌬️

Photos from Cammina di gusto's post 02/05/2023

Tappa 2📍San Foca-Otranto 23,9km
La seconda tappa è stata davvero fantastica😍 (tranne per qualche acciacco fisico🤣). Sono passato per i paesini di Roca e Torre dell’orso, costeggiando un mare paradisiaco su cui si affacciano scogliere imponenti. Entrato poi nella pineta ho camminato per un po’ all’ombra, visto il sole cocente della mattina, infatti vi consiglio di partire presto per poter prendervela con calma (e magari fare anche il bagno🌊). Continuando a camminare ho deciso di fare qualche km a piedi nudi lungo mare, rientrando poi nel percorso del Cammino del Salento e arrivando dopo una decina di kilometri a Otranto. Una città mooolto carina, già affollata di turisti per questo ponte del 25 aprile. Il castello è magnifico, di cui la protagonista è la pietra leccese, che colora anche il resto del paese.
Per quanto riguarda l’enogastronomia locale mi sto facendo conquistare dalla qualità delle materie prime, soprattutto dalla verdura e dal pesce (l’avete vista la puccia con polipo, pomodorini secchi e stracciatella?😋). Cercherò nei prossimi giorni di assaggiare ancora qualche piatto della tradizione, perché meritano tutti! A domani🫶🏼

Photos from Cammina di gusto's post 01/05/2023

Tappa 1📍Lecce - San Foca 24,7km
Questa prima tappa è stata un bellissimo modo di iniziare a camminare, cominciando con un tipico pasticciotto leccese ripieno di crema e amarena😋 L’uscita dalla città di Lecce è stata stranamente molto coinvolgente - uscire da un centro urbano su strada asfaltata non fa molto cammino; e a parte un km di allungo causa svista🤣 la partenza tra le vie di Lecce attraversando Porta Napoli mi è piaciuta molto🙏🏻
Ho poi camminato tra gli uliveti - moltissimi colpiti dalla xylella😭 - e i fichi d’india, costeggiando grandi campi coltivati e un’immensità di fiori e piante che hanno colorato questo primo approccio al cammin!!!o.
L’arrivo a San Foca, dopo 25km circa, è stato condito da molto vento e anche qualche goccia di pioggia, ma il paese e il suo lungomare mi hanno davvero affascinato: sentire il rumore e il profumo del mare era quello che cercavo e le mie aspettative sono state pienamente soddisfatte🧘🏻‍♂️
La seconda tappa prevede l’arrivo a Otranto e vedremo - e vedrete - che bei paesaggi ho incontrato☺️
Sapete cosa mi colpisce ora che sono tornato e posso ragionare a mente fredda? Che il tempo, quando si cammina, si dilata davvero. Questi cinque giorni di cammino sono stati talmente intensi che mi sembrano essere durati tre settimane. Un’esperienza densa e piena🌬️

Photos from Cammina di gusto's post 15/09/2022

📍Tips sulla Via Vandelli pt.3
- È tendenzialmente molto ben segnalata➡️. Ci sono due tipi di segnali: i classici segnali biancorossi del Cai🇵🇱 e una segnaletica propria della Via Vandelli composta da una freccia nera su sfondo bianco. Questa segnaletica adesiva è presente nella maggior parte del percorso e aiuta bene ad orientarsi. Io non ho un grandissimo senso dell’orientamento, ma non mi sono mai perso!🙏🏻 Aggiungo che anche la guida di è stata di grande aiuto, essendo molto dettagliata a livello di indicazioni e di spiegazioni.
- Le tappe sono abbastanza obbligate viste le distanze, i dislivelli e la ricettività⛰: la Via Vandelli non è un cammino (come quello di Santiago), è giusto chiamarlo trekking vista l’importanza dei dislivelli e il tipo di sentieri che si affrontano. In alcuni casi le tappe sono obbligate, come ad esempio quella al @14.42_rifugio_nello_conti - un esperienza bellissima, ma dopo 1500 mt in salita volevo solo fermarmi🤣. Non ci sono moltissime strutture ricettive (è ancora un percorso “giovane” e “selvaggio”, e va benissimo così). Si rischia quindi di dover allungare molto la tappa se si scegliesse di continuare a camminare.

👣⛰

Photos from Cammina di gusto's post 23/08/2022

Ciao ragaa ecco altri due consigli per affrontare la Via Vandelli🍃 Ecco a voi

📍Tips sulla Via Vandelli pt.2
- Non è un cammino per tutti 🏋🏻🎒: le distanze, i dislivelli e anche la poca affluenza - che sta progressivamente crescendo - lo rendono un percorso articolato. C’è assoluto bisogno di allenamento sulla distanza, sulle salite (e anche sulle discese😪) ed è importante abituarsi ad avere un certo numero di kili sulle spalle (il peso consigliato per lo zaino è il 10% del proprio peso - pesando 70Kg si dovrebbero portare 7kg di zaino). Il consiglio è quello di allenarsi frequentemente prima della partenza, preparare uno zaino leggero e avere delle ottime scarpe miste per sentieri e asfalto (io avevo scarponi e scarpe da running, mi sono trovato da dio).

- La cucina locale🍝🧀: in due regioni come Emilia Romagna e Toscana non mangiare bene è davvero difficile! In questo post potrete assaporare con gli occhi i tortelli ricotta e spinaci con scaglie di Parmigiano reggiano e aceto balsamico di Modena e lo gnocco fritto con gli affettati locali. Entrambi sono prodotti tipici della cultura enogastronomica modenese, obbligatori da gustare🤩 Ovviamente senza esagerare, visti i circa 27km al giorno da affrontare per arrivare a Massa👣🏃🏻 Alla prossima settimana🫀🥾

Photos from Cammina di gusto's post 14/08/2022

Tips sulla Via Vandelli pt.1
A quasi un mese dalla partenza ho pensato di condividere con voi alcune informazioni e consigli utili che potrebbero servire se sceglieste di percorrere la Via Vandelli. Il primo post riguarda il periodo di percorrenza e la varietà del paesaggio. Non preoccupatevi, ci sarà tempo per parlare di enogastronomia🤤Ecco alcune considerazioni sulla Via Vandelli🍃:
- Periodo di percorrenza 📆: aprile/maggio/giugno e settembre. Questi i mesi migliori per la partenza visto il caldo estivo sempre più assillante, che obbliga a partire molto presto la mattina per evitare di sciogliersi🫠 se dovessi rifarla partirei sicuramente a metà aprile, i mesi precedenti all’estate dal mio punto di vista sono i migliori per queste esperienze (fresco la mattina, sole che scalda e felpa la sera);
- È un cammino molto variegato a livello paesaggistico⛰: una delle cose più affascinanti della Via Vandelli riguarda la varietà dei paesaggi che si incontrano: città (Modena e Massa), piccoli borghi, colline Appenniniche, le Alpi Apuane e inoltre fiumi, laghi e come gran finale il mare di Marina di Massa🏝 Questo fa si che chi la percorre possa godere di viste, paesaggi e condizioni climatiche differenti: ha senso portarsi via una felpa come anche il costume da bagno, come ha senso avere delle scarpe miste: io con scarponi e scarpe da running mi sono trovato benissimo. Stay tuned per i prossimi consigli!🥾🌿

Photos from Cammina di gusto's post 17/06/2021

Mangiando si impara!

(tempo di lettura: 4 minuti)

La protagonista in assoluto di questo nuovo racconto è la cucina, e come poteva non esserlo! Nei giorni in cui abbiamo camminato lungo gli appennini siamo rimasti continuamente sorpresi da tutti i prodotti della terra che abbiamo visto e ritrovato nei piatti. La storia di oggi in poche parole parla proprio di cibo, e di come possa essere visto come parte integrante di una cultura locale.

Siamo ormai abituati a vivere in un mondo globalizzato: in pochi secondi possiamo sapere cosa sta accadendo in quel preciso istante dall’altra parte del mondo; possiamo prendere un aereo praticamente quando vogliamo e in poche ore raggiungere la città dei nostri sogni; ancora: percorrendo pochi metri in centro città e possiamo decidere se mangiare locale, oppure un kebab, del sushi. Il mondo è ai nostri piedi e, assaporando questi piatti, in qualche minuto ci si può immaginare di essere immersi nelle campagne di casa, in un locale di Istanbul, o in un ristorante di Tokyo.

Questa è cultura, si potrebbe dire che frequentare questi posti sia come aprire una piccola parentesi su un altro mondo, lontano da noi, che si avvicina attraverso il cibo: sarà quindi un’esperienza culturale mangiare per la prima volta con le bacchette, gestire la piccantezza di qualche piatto indiano, farsi spiegare se in origine il kebab veniva servito con il panino o con la piadina. Ecco, tutto questo è tradizione, origine e conoscenza.

Cosa voglio dire con questo? Dico semplicemente che se andassi all’estero preferirei mangiare un piatto tipico piuttosto che la pizza, e questo non solo per poter fare una foto e postarla sui social, ma perché ci vedo qualcosa di più, qualcosa che può aiutare a comprendere ciò che non è casa tua, un’altra cultura, una storia diversa, che si mostra attraverso la sua cucina.

Attraversare luoghi, vedere e conoscere la natura che li circonda e approfondirne la storia sono fattori indispensabili per comprendere dove ci si trova. Ho capito, dopo questo viaggio, che anche la bocca ed il senso del gusto possono dare un grandissimo aiuto nell’approfondire la cultura di luoghi altri.

Cosa ti può far capire, penserete voi, un piatto di pasta al pomodoro? Poco – certo – vi dico, ma una delle grandi fortune della Via degli dei è che di cucina tradizionale ce n’è veramente tanta, e nel corso del nostro viaggio abbiamo compreso come sia indissolubilmente collegata con l’economia e la storia di questi luoghi.

Potrei raccontarvi davvero di moltissimi piatti, ma ce ne sono due in particolare esemplificativi di ciò che voglio trasmettervi oggi.

• Le tagliatelle al Silene di Elisa: uno ci potrebbe vedere un normalissimo piatto di pasta al ragù, ma il colore verde delle tagliatelle lascia qualche dubbio, e subito corro con la mente a quando la nonna mi diceva che erano il frutto delle galline a cui piacevano gli spinaci (lo so, è strano). Subito Elisa ci spiega tutto, ed ecco che il mistero si risolve!

Questi paesi sono stati duramente colpiti dalla seconda guerra mondiale e nel dopoguerra la povertà dilagava. Per questo motivo, per sfamare il più possibile le persone, si ricorreva a qualsiasi tipo di rimedio. Qui nasce il colore verde di queste tagliatelle: volendo integrare nel piatto di pasta anche una parte vitaminica, all’impasto venivano aggiunte anche le erbette di stagione (silene, ortica…). In questo modo il piatto era più ricco e sostanzioso. È incredibile pensare come la nostra alimentazione possa essere influenzata da usanze di settanta/ottanta anni fa, ed è molto interessante scoprire come quelle tradizioni siano poi rivisitate in chiave moderna al giorno d’oggi.

• I tortelli di patate: re indiscussi delle terre mugellane, i tortelli raccontano anch’essi una storia importante, una storia di povertà e di sostanza. Una delle cose forse più belle e intriganti del nostro viaggio è che abbiamo sempre cercato di chiedere spiegazioni riguardo al cibo che stavamo per assaggiare, e molte volte i racconti sono stati sorprendentemente interessanti. La patata era un cibo povero e veniva visto con diffidenza, come tutto ciò che cresceva sotto terra. Nell’ottocento divenne però una valida alternativa al ripieno di castagne (tipico dell’Appennino) e di formaggi (che non sempre si potevano reperire, visto anche un costo più elevato).

Capito come un piatto nato come variante povera sia oggi il simbolo, il baluardo di un tipo di cucina?

Purtroppo o per fortuna, l’economia è un fenomeno che impatta e condiziona le società, nella sua storia, nelle tradizioni e nei valori. L’alimentazione è parte integrante della cultura di un popolo, e i piccoli episodi sopracitati confermano come tutto sia collegato: la storia ai luoghi, i luoghi ai cibi, i cibi all’economia.

Qual è il messaggio con cui vorrei lasciarvi oggi? Quando visitate un luogo, (in qualche maniera non letterale) mangiatelo. Assaporare i piatti tipici è l’equivalente di visitare un museo: io e Riccardo abbiamo notato anche una grande voglia di spiegare questi piatti ai forestieri, come fossero delle guide turistiche lungo le vie di una città, per cui approfittatene se potete! Uno dei pilastri su cui si regge Cammina di gusto è proprio questa concezione: il prodotto tipico parla di cultura, di storia e di natura, e oltre a unire le persone attorno ad un tavolo, è un’importante fonte di conoscenza. E pensare che non serve studiare, basta solo mangiare… forse è più facile?! Tanto poi si cammina😜

Cammina di gusto!

Photos from Cammina di gusto's post 08/06/2021

Mi apro alla chiusura (cit.)



(tempo di lettura 4 minuti)

Brano consigliato: El Sendero, Caparezza



Eccoci alla seconda storia, ed ecco un nuovo argomento. Se la settimana scorsa vi avevo parlato di quanto un equilibrio tra mente e corpo sia essenziale, oggi invece racconterò di momenti di ricarica - mentale e fisica – di cui ogni camminatore ha bisogno! Uno potrebbe pensare si tratti di qualcosa di complesso, ma ricordiamoci che una persona che cammina molte volte non ha bisogno di molto, può bastare un panino e una chiacchierata. Ed è proprio di questo momento della giornata che vi voglio parlare, quello della merenda a metà tappa, e di ciò che significa.



Io e Riccardo abbiamo sempre cercato (come molti immagino) di percorrere la maggior parte dei kilometri partendo presto la mattina (ok, si dovrebbe partire alle sei, ma alle otto per noi è presto). Questo per vari, ovvi, motivi: partire presto significa avere la possibilità di prendere meno sole durante la tappa, ergo bere meno acqua e avere quindi meno peso da portarsi in spalla. La nostra routine si è quindi strutturata essenzialmente così: dalle 8 alle 13 circa si cammina, poi una bella pausa di un’ora e mezza, e quindi ripartire per l’ultima manciata di kilometri e finire la tappa.



L’episodio di cui voglio accennarvi oggi riguarda proprio la prima “pausa del camminatore” che abbiamo vissuto a Monzuno.

Seconda tappa della nostra Via degli dei, mezzogiorno circa. L’arrivo non è stato dei migliori. Infatti, usciti da Brento e dai sentieri collinari immersi nel verde, ad un certo punto ci si ritrova lungo la strada provinciale, e fino a Munzuno è tutta così, un misto di asfalto cocente e sentieri paralleli al guard rail in cui l’erba è così alta da far sembrare scontata l’idea che camminarci sopra ti possa far incontrare da vicino una bella famigliola di zecche pronte a proseguire allegramente il cammino con te. Le ultime centinaia di metri con una pendenza quasi imbarazzante ti fanno proprio sudare il meritato premio per aver fatto quasi venti kilometri in mattinata; seduti su una panchina in questa bella piazzetta ombreggiata ci riposiamo e riempiamo le borracce, vista la bella fontana recentemente installata in paese.



Le panchine sono messe a mo’ di anfiteatro, vanno a creare un cerchio aperto che anche sottotraccia ti fa capire che se ti sei seduto lì, conversare con gli altri è praticamente dovuto. Un camminatore non ha certo bisogno di questo per parlare, e, arrivato un altro gruppetto di amici, il dialogo comincia!

Dopo una buonissima piadina e una coca-cola bella fresca è tutto più semplice, e mi rendo conto di una cosa: tra camminatori non ci sono barriere, o per lo meno non così tante.



Immaginate, per un attimo, di essere soli nella piazza della vostra città, comprare un gelato e sedervi in una panchina. Il primo pensiero potrebbe probabilmente essere (oltre alla voglia di gustare il cono) quello di: “oh cerca di non sbrodolarti davanti a tutti altrimenti sai che figura”. O ancora, se camminando in lontananza notaste di incrociare lo sguardo con una persona, quante volte vi fermereste a parlarci, e quante invece pensereste: “ma perché mi guarda, cosa vuole?”. Tutto questo non vi fa pensare al freddo? Alla freddezza che molti ricopre, quella che ti fa avere paura di dire ciao a qualcuno, per poi magari iniziare a seguirlo su instagram.



Il concetto di barriera è quello che secondo me riesce meglio a spiegare la distanza tra le persone. Per le strade del centro si pensa a se stessi: “mi sta bene la felpa? I capelli? A che ora devo essere lì? Perché questo continua a fissarmi?” Lo sguardo cade continuamente all’orologio che batte il tempo. Potrei dire che, prima di arrivare al “succo” di una persona ci sono davvero molte pareti da scalfire, e siamo noi forse i primi ad alzare ancora di più questi muri.



Davanti ad una piadina, dopo venti kilometri, sudati e con i vestiti non più esattamente profumati, tutte quelle paranoie scompaiono. Ed è così che nell’anfiteatro di panchine comincia un via vai (certamente non come alla stazione centrale di Milano!) di camminatori che arrivano, ripartono, si fermano e si guardano. Veniamo tutti dallo stesso percorso, con motivazioni diverse certo, ma la nostra vita in questi giorni si è un pochettino allineata a quella degli altri. Si parla, si ride e si scherza. Vent’anni di differenza circa (almeno!) ma non importa, condividiamo gioie e dolori del nostro viaggio, ma sempre con il sorriso e con la voglia di poter aiutare il prossimo senza un valido motivo. Ecco che il concetto di barriera viene meno senza accorgersene. Parliamo con quarantenni, padri e madri di famiglia, nonni, guide, anziani, ma non c’è nessun tipo di timore reverenziale o supponenza: siamo persone, simili, e ognuno è pronto ad ascoltare i consigli e le storie degli altri. Ecco il perché del titolo molto “potteriano” della storia di oggi: questo modo di vivere permette di poterti aprire rispetto alla chiusura che il mondo in qualche modo può imporci e che noi stessi costruiamo.



Nel frattempo sono tre giorni che non mi sveglio con l’ansia, che sogno la sera e non ho brutti pensieri. È per questo che cammino, ma qui è diverso, qui hai il tempo di vivere.



Mi apro alla chiusura.

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