25/08/2024
SEMPRE L'AMOREEEEE!!!!!
«Molte persone concepiscono l'amore in maniera possessiva. Mia moglie, mio marito... togliete questi possessivi. Non c'è niente di vostro, l'altro è un altro. Anche i matrimoni possono essere possibili solo se partono dal concetto che Lei o Lui è un altro.
La condizione elementare e fondamentale per continuare a vivere si chiama amore. L'aveva detto bene Freud: la vita funziona se qualcuno ci ama. Amore è tutto ciò che aumenta, allarga, arricchisce la nostra vita, verso tutte le altezze e tutte le profondità. Noi viviamo finchè c'è qualcuno che ci ama: sono convinto che molte persone anziane 'se ne vanno' perché nessuno le ama più.
L'amore è la categoria della vita ma comporta una condizione di gratuità: oggi mancano le condizioni dell'amore perché la gratuità viene derisa e vista con sufficienza, come qualcosa di patetico e l'Altro viene, considerato come un oggetto, qualcosa da rivendicare come nostro, come possesso. Ma voler possedere l'altro, significa non amare. Come diceva Fromm: L'amore immaturo dice: ti amo perché ho bisogno di te. L'amore maturo dice: ho bisogno di te perché ti amo».
Umberto Galimberti
25/08/2024
Vivere lontano da casa non è per tutti. Devi avere un cuore grande, grande a sufficienza per far da valigia a tutto ciò che lasci: gioie e dolori, amici e amori.
Questo bagaglio cardiaco che batte anche quando tocchi un suolo che non ti appartiene o quando sei steso su un materasso che non ha la tua forma e un cuscino scomodo, e guardi il soffitto chiedendoti dove stai andando. Amici che non sono i tuoi, una città che non è tua.
Devi avere un cuore grande, così grande da far spazio a cose nuove. Un cuore che a volte temi che altri si siano scordati, perché il presente ha preso il sopravvento nelle loro vite.
Un cuore grande, ma non troppo forte. Allora è lì che si ferma un attimo. Va in arresto, ti confonde e non sa più chi sei. Così ti stendi sul materasso che ora ha subito un po' il tuo peso, e il cuscino è più molle da una parte e ti chiedi chi stai diventando più che dove stai andando. Perché quando parti, più che muoverti verso una destinazione, vai verso un destino, il TUO.
Marco Giannetti
DA: L'insostenibile leggerezza dell'essere
10/05/2024
«E se invece, diversamente da quello che pensa Freud, il lavoro del lutto non potesse mai compiersi definitivamente? Se, in altre parole, ogni lavoro del lutto portasse con sè qualcosa di incompiuto, un resto, uno scarto, qualcosa che non si lascia affatto dimenticare? Se, insomma, non esistesse alcuna possibilitá di cancellare la cicatrice melanconica che il trauma della perdita ha inciso in noi? Esiste in noi (...) una disposizione esistenziale capace di elaborare e integrare il negativo. È il lavoro di un’opera di trasformazione, di generazione di valore, di riconfigurazione della forma del mondo. Se il lutto resta senza lavoro, non c’è possibilità che esso giunga al suo termine.
La nostalgia cosí può aprirci sull'avvenire, a partire da una visitazione che viene dal passato. E' UNA NOSTALGIA CHE ESPRIME GRATITUDINE. È la nostalgia provocata dalla luce delle stelle morte. Il ritorno del passato non genera in questo caso un ritorno conservativo a ciò che è stato, non genera nemmeno il desiderio del ritorno - perchè non c'è alcun luogo a cui ritornare - perchè il corpo celeste della stella è definitivamente morto - ma infonde una luce nuova, riattiva la promessa di un incontro che insiste, che non si spegne, che ci sprona a vivere con ancora piú vita.» (Massimo Recalcati - La luce delle stelle morte)
05/05/2024
Più sarai consapevole della tua vera natura, più sarai un disastro per questa società.
Smetterai di essere in conflitto con la società, poiché non sarai più in conflitto con te stesso, ma diventerai un disadattato, un fallito completo, sotto tutti i punti di vista.
Poiché tutto ciò che questo sistema elogia, come l'ambizione, la competizione, il desiderio di potere o la corsa al soddisfacimento di mediocri capricci non ti apparterranno.
Ma sarai più sensibile, più intelligente, compassionevole, gioioso, estatico.
Toccherai profondità che non immagini e che non potrai descrivere, e non sarà mai abbastanza.
Sarai spinto ai margini sociali poiché tutto ciò che prima facevi per paura, dopo non sarà più possibile per te.
E la maggior parte delle azioni sociali, se non quasi tutte, sono dettate dalla paura.
Ti accuseranno di essere un sognatore, o un visionario, ma in realtà sarai sempre più radicato, più vicino alla terra, semplice.
Perderai ogni potere, ma nessuno potrà avere su di te alcun potere.
Perderai ogni reale interesse per questo sistema, perderai tutto, compreso te stesso.
E questo sarà l'inizio, semplicemente l'inizio, di un lungo viaggio.
Questa è l'iniziazione, il principio dell'interminabile viaggio verso la libertà.
( Viran Bhan)
27/04/2024
IL SENTIRE E IL PENSARE
"Per gli esseri umani ci sono delle chiavi per comprendere il mondo e orientarsi nella vita: una si chiama sentire e una si chiama pensare. La cosa importante da tenere presente è che temporalmente prima viene il sentire e poi il pensare, cioè per orientarsi bisogna pensare su quello che si sente. Si sente quello che appare nei sensi, e si pensa quello che potrebbe significare quello che si sente, ma che non è detto che lo significhi davvero: cioè il sentire è certo, il pensare è nel migliore dei casi plausibile. il sentire è lo strumento animale della sopravvivenza: se senti male, non c'è niente che ti può convincere che hai sentito bene (e se per caso ti fai convincere, allora vuol dire che sei pronto per il manicomio!). Se si segue quello che si pensa che sia giusto buono e bello, novanta su cento si va dove ci hanno insegnato ad andare, che è l'inferno di altri: se invece si ascolta quello che si sente, si va a finire dove responsabilmente si indirizza il proprio cammino. Il proprio sentire va preso responsabilmente: non mi piace, non sono contento ecc. è soggettivo, ma la soggettività è quella che ripara dal disastro." G. Paolo Quattrini: Quantità e qualità nella psicoterapia
21/06/2023
Santosha, 2' nyama, essere contenti di ciò che si ha e di conseguenza essere grati!!!
Buon solstizio d'estate e buona giornata internazionale dello yoga!!!
13/06/2023
C’era una volta un villaggio i cui abitanti erano tutti ciechi. Un giorno un principe straniero, che viaggiava sopra un elefante, si fermò davanti alle mura di questo villaggio, per una sosta durante il suo tragitto.
Tra gli abitanti si diffuse la voce della presenza del principe e di un animale straordinario, che essi non conoscevano. Così i cittadini decisero di inviare sei persone ad accogliere il principe e a toccare l’elefante, così che poi avrebbero potuto descriverlo a tutti gli altri.
Al loro ritorno, i sei ciechi furono accolti con impazienza e curiosità. Il primo disse che un elefante è come un enorme ventaglio rugoso. Aveva toccato le orecchie.
“Assolutamente no” intervenne il secondo “perché è come un paio di lunghe ossa.” Egli aveva toccato le zanne.
“Ma proprio per niente!” esclamò il terzo “Un elefante assomiglia ad una grossa corda.” Aveva toccato la proboscide.
“Ma cosa state dicendo? Piuttosto è compatto come un tronco d’albero!” replicò il quarto cieco, che aveva toccato le zampe dell’elefante.
“Non capisco di cosa state parlando” gridò il quinto cieco “l’animale assomiglia ad un muro che respira.” Questi gli aveva gli toccato i fianchi.
Il sesto sentenziò fermamente “Non è vero nulla di tutto questo: un elefante è come una lunga e robusta fune.” Aveva toccato la coda.
Così i sei ciechi iniziarono a litigare, presi tutti dall’affermare ciò che avevano toccato. Attirato dalle urla, il principe rimase in ascolto e, comprendendo che quella situazione era destinata a ripetersi all’infinito, prese la parola e sussurrò:
“Tutti dicono una verità. Ognuno sa cosa ha sentito ed è sicuro di ciò che ha toccato con mano. Ma l’esperienza fatta è solo una parte della verità e solo ascoltandosi ognuno può andare oltre, comprendere la verità che cerca.”