14/09/2026
Cronaca di Carso Trail 2026
Il Carso è pietra.
Lo è nell’origine stessa del suo nome, Kras, e lo è nel paesaggio: calcare scavato dall’acqua, doline profonde, pietraie battute dalla Bora e foreste che sembrano appartenere a un tempo più antico.
Ma il Carso è soprattutto terra di confine.
Un confine che il paesaggio sembra ignorare, mentre la Storia ha continuato ostinatamente a spostarlo, cancellarlo e ridisegnarlo. Qui si sono incontrati e scontrati mondi diversi: in antichità il mondo latino, slavo, mitteleuropeo.
Poi La Grande Guerra, la Jugoslavia, la Cortina di Ferro. Oggi convivono Italia e Sovenia.
Pedalando, quelle tracce riaffiorano continuamente.
Nei castellieri dell’età del ferro.
Nelle vecchie strade militari.
Nelle trincee sommerse dalla vegetazione.
Nei cimiteri di guerra.
Nei piccoli borghi di pietra e nei toponimi sempre bilingui.
È questo il Carso Trail che sono andato a cercare nella sua nona edizione della scorsa primavera.
Non soltanto una traccia da seguire, ma un lungo viaggio attraverso un territorio che cambia continuamente volto: dalle pietraie del Carso Isontino alle falesie sopra l’Adriatico, dalle foreste slovene alla Valle del Vipacco/Vipavska Dolina, fino al Kolovrat e alle colline del Collio/Brda.
E poi c’è quel momento particolare in cui si attraversa un confine quasi senza accorgersene. Una linea che oggi esiste appena su una mappa e che, fino a pochi decenni fa, divideva militarmente due mondi incompatibili e contrapposti.
Forse è proprio qui che la bicicletta trova una delle sue dimensioni più profonde.
Permette di attraversare luoghi alla giusta velocità, fermarsi, osservare e cercare ciò che rimane sotto la superficie. Perché sul Carso la Storia non è mai davvero scomparsa. Bisogna soltanto imparare a riconoscerne le tracce.
Il racconto completo, i tre percorsi e i miei consigli per trasformarlo in un viaggio in bici:
https://www.viaggiatorelento.com/carso-trail/
Per chi ama leggere il paesaggio oltre le immagini
Carso Trail