09/03/2023
𝑵𝑶𝑵 𝑪𝑯𝑰𝑨𝑴𝑨𝑻𝑬𝑪𝑰 𝑺𝑰𝑮𝑵𝑶𝑹𝑰𝑵𝑬
Grintose. Felici. Coperte di fango. Truccate di tutto punto all’arrivo. Oppure sfatte già alla partenza. Vittoriose. Esauste. Con le mestruazioni. Ululanti di gioia. Arrabbiate. Feroci. Sorridenti. In lacrime.
Siamo tutte queste cose quando corriamo.
Ma c’è sempre un rovescio della medaglia, per noi.
Restiamo a casa perché “mi sento in colpa a lasciare i bimbi”, o tuttalpiù siamo pronte a metterli in braccio o per mano all’eroico padre quando taglia il traguardo. Ci sentiamo chiedere sul podio: “da mamma, com’è allenarti?”. Ci sentiamo dire “facile correre, tu che non hai figli”… E dobbiamo dimostrare ad ogni passo di fare, essere, reggere di più degli uomini, altrimenti siamo “femminucce”. Ma guai a mostrare competitività, altrimenti “le donne sono iene, una contro l’altra”. E ci sentiamo fischiare dietro, e ci chiediamo se sapremo correre più forte in caso di bisogno. Qualcuna non riesce a correre sola, perché chissà chi incontri. Perché è buio. Teniamo pronto il cellulare o il dito medio, o una battuta amara che mascheri il cuore in gola. Siamo sempre nella seconda foto del post, a meno che non siamo davvero fighe e con tanta pelle scoperta.
Ecco.
Fateci un regalo, questo otto marzo. Fatelo ogni giorno, fatelo tutti. Lasciateci correre. Così come viene. Così come siamo. Come corre un uomo, come dovremmo poter correre tutte. Senza tormentarci per un figlio a casa, senza curarci del nostro aspetto - o facendolo solo se ci interessa farlo per noi- , senza domande del c***o, senza commenti beceri, senza paure.
Lasciateci correre. Dimenticando quanto pesano le differenze, tutti i giorni, anche sui sentieri. E, possibilmente, correte al nostro fianco, per aiutarci a cancellarle un passo alla volta.
(E non chiamateci signorine).
Francesca Costa
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