26/10/2026
"MADE IN FORTE VILLAGE", QUANDO LA TERRA ROSSA INCONTRA I SOGNI
Da Jannik Sinner e Jasmine Paolini a Matteo Gribaldo e Jennifer Ruggeri: la 14ª edizione dei tornei internazionali al Forte Village si chiude con nove titoli italiani in singolare tra primavera e autunno. Ventidue tornei combined, undici settimane tra marzo e ottobre e 600mila dollari di montepremi per un appuntamento che unisce campioni affermati e nuove generazioni, nel segno di una scritta che racconta molto più di una parete: Made in Forte Village.
Basta alzare lo sguardo lungo il vialetto che conduce ai campi per incontrare i volti di Jannik Sinner, Jasmine Paolini, Casper Ruud e Coco Gauff su tutti. Quattro campioni, quattro storie, un unico luogo che li ha visti giocare. È la Wall of Fame del Forte Village, a Santa Margherita di P**a: non soltanto una galleria di stelle, ma la fotografia di ciò che il tennis può diventare partendo da un campo, una racchetta e la voglia di arrivare lontano. Su quella parete c’è già una parte della storia del tennis mondiale. Sulla terra rossa, intanto, quella storia continua a scriversi, una partita alla volta, attraverso ragazzi che inseguono la loro occasione.
È questo il significato più profondo delle cinque settimane autunnali appena concluse: dieci tornei, cinque maschili M25 e cinque femminili W35, con 300mila dollari complessivi di montepremi.
Quattro i titoli italiani in singolare, firmati da Alexander Weis, Jessica Pieri, Matteo Gribaldo e Jennifer Ruggeri. Weis ha superato il polacco e testa di serie Numero 1 Daniel Michalski, in rimonta, Pieri ha conquistato il torneo femminile della quarta settimana, contro la francese Radovanovic, mentre Giorgio Tabacco ha raggiunto la finale maschile (persa per ritiro per infortunio contro il ceco Donald).
Poi, nell’ultimo appuntamento, la doppietta azzurra. Ruggeri ha battuto la sp****la Ane Mintegi Del Olmo per 7-5, 6-2, Gribaldo, appena diciottenne, ha superato il tedesco Adrian Oetzbach per 6-1, 6-3. Per lui, il primo titolo professionistico alla prima finale disputata. C’è qualcosa di speciale in una vittoria così: non soltanto una coppa da alzare, ma la scoperta che il traguardo inseguito per anni può finalmente diventare reale.
E la primavera aveva già offerto una dimostrazione del valore di questi appuntamenti. Nei tornei di marzo e aprile erano arrivati altri cinque titoli italiani in singolare, con Giuseppe La Vela, Francesco Forti, Tyra Caterina Grant, Samira De Stefano e Giorgia Pedone. Tra i protagonisti della sessione primaverile c’è stato anche il francese Moïse Kouamé: ad aprile, a 17 anni, ha conquistato al Forte Village il terzo titolo professionistico della sua stagione. Poche settimane dopo, al Roland Garros, ha battuto l’ex campione degli US Open Marin Cilic, diventando il più giovane giocatore dell’era Open a sconfiggere un campione Slam al torneo parigino. Una traiettoria che racconta meglio di qualsiasi slogan il senso del circuito: su questi campi possono incrociarsi, anche a pochi mesi di distanza, le prime vittorie di un giovane italiano e l’ascesa di un talento destinato a imporsi sulla scena internazionale. Nove successi azzurri in singolare tra primavera e autunno, accompagnati da altre soddisfazioni nel doppio: numeri che testimoniano la vitalità del tennis italiano e l’importanza di tornei nei quali conquistare punti, affrontare avversari internazionali e imparare a reggere la pressione fa parte del percorso.
Quattordici edizioni dopo, il Made in Forte Village mette in relazione generazioni diverse. Ci sono i campioni che hanno giocato qui e oggi riempiono gli stadi, i protagonisti del presente e chi sta ancora cercando il proprio posto. Non significa che tutti abbiano cominciato a Santa Margherita di P**a: significa che questi campi sono stati una tappa del loro cammino e continuano a offrire opportunità a chi viene dopo. È anche così che si alimenta una grande tradizione sportiva: non soltanto celebrando chi è arrivato in cima, ma dando spazio a chi sta salendo. Archiviata la 14ª edizione, il pensiero corre già a marzo, al ritorno del treno di primavera, prima di quello autunnale tra settembre e ottobre. Un calendario che in passato arrivava a sedici settimane complessive, otto per stagione, e che negli anni si è assestato sulle dodici, sei in primavera e sei in autunno; quest’anno, eccezionalmente, cinque settimane autunnali. Cambiano i calendari, restano la terra rossa, le sfide e le ambizioni. E chissà che, tra i ragazzi che torneranno a giocare qui a marzo, non ci sia qualcuno destinato un giorno a ritrovare il proprio volto proprio su quella parete. Perché ogni nome della Wall of Fame è una storia già scritta. Gli altri aspettano ancora la prima pagina.