Accademia Vanatrú Italia - Forn Siðr

Accademia Vanatrú Italia - Forn Siðr Accademia Vanatrú Italia (A.V.I.). Centro studi ricerca culti e tradizioni antiche. L’Accademia Vanatrú Italia

A.V.I.

Centro studi, ricerca e tradizioni antiche,
è lieta di presentarvi il primo ciclo d’apertura delle classi che comporranno la scuola. Nel tempo verranno ampliate, con lo scopo di coprire in modo sempre più completo le varie tradizioni per il recupero parziale e ricostruzione del pensiero dell’uomo pagano, cercando di dare un piccolo contributo formativo a chi intende accompagnarci nella valorizzazione del ricordo del “seme” dei nostri antenati.

19/09/2026

Non sono semplicemente «Nove Mondi».
Sono una geografia del sacro.

Nelle fonti, il cosmo non è un luogo immobile da contemplare, ma una trama di relazioni tra dèi, esseri, forze, destino e natura. Attraversarla significa interrogarsi su ciò che separa — e ciò che connette — il visibile e l’invisibile.

È qui che il Fjölkynngi diventa una chiave di lettura: sapere molte cose, conoscere ciò che normalmente rimane nascosto, confrontarsi con una concezione del sapere che nel mondo nordico non coincide semplicemente con la conoscenza razionale.

E accanto ad esso, il Vanatrú Italia riporta lo sguardo verso i processi dell’albero maestro.

Senza confondere ricostruzione storica e pratica contemporanea.
Senza addomesticare il mito.

Perché conoscere una tradizione significa anche rispettarne i silenzi.

Il primo passo nei Nove Mondi comincia qui:

Svartálfaheimr

"Non è soltanto nei grandi momenti che si costruisce un percorso. È soprattutto nei piccoli gesti che scegliamo di ripet...
13/09/2026

"Non è soltanto nei grandi momenti che si costruisce un percorso. È soprattutto nei piccoli gesti che scegliamo di ripetere quando nessuno ci sta guardando".

Vorrei soffermarmi su un qualcosa che secondo me merita di essere guardato da una prospettiva diversa: lo spazio che dedichiamo alla nostra pratica,al nostro Culto.

Spesso diciamo: "Quando riesco, mi ritaglio un momento."
Ma forse dovremmo chiederci se quel momento debba davvero essere qualcosa che aspettiamo di trovare,perché la quotidianità è piena,lavoro, impegni, famiglia, commissioni, stanchezza, cose da fare insomma,e se aspettiamo che la giornata ci regali spontaneamente un'ora libera, rischiamo di aspettare parecchio.

Ma se parliamo di trasformazione, di crescita e di un percorso che aspira a condurci verso step iniziatici sempre più profondi, allora forse la questione cambia.
La pratica non può vivere soltanto negli spazi che ci rimangono. Deve trovare uno spazio nella nostra vita perché siamo noi a riconoscerne la necessità, e quel momento che decidiamo di sottrarre alla frenesia per restituirlo a noi stessi.
Non è necessariamente una questione di quantità.
È una questione di presenza e continuità.
Perché se vogliamo trasformarci, dobbiamo anche permettere alla pratica di incontrarci con una certa regolarità.

Pensare a quanto spazio occupa realmente la vostra pratica nella vostra quotidianità.
Non quanto vorreste dedicarle.
Non quanto pensate sarebbe giusto dedicarle.

Forse il primo passo verso una trasformazione non è trovare il tempo.
È decidere che quel tempo ci serve.
E quando qualcosa ci serve davvero, prima o poi impariamo a fargli spazio.

by Emanuele Uc***lo

Con la diffusione delle saghe ed il loro intrecciarsi tra le diverse popolazioni e periodi storici nelle "Gesta Danorum"...
06/09/2026

Con la diffusione delle saghe ed il loro intrecciarsi tra le diverse popolazioni e periodi storici nelle "Gesta Danorum" troviamo tra le altre le storie quelle di tre serpenticidi che confermano l'affinità tra fucina, antro del serpente e viscere della terra in cui è custodito il metallo prezioso, l'oro.

E non solo.

Le storie di Frothone, Fridlevo e Ragnar che sconfiggono un drago e si impossessano del suo tesoro sepolto.

In tutte e tre le storie le creature sono accomunate da soffio infuocato e venefico e tutti e tre i protagonisti usano protezioni di cuoio.

La pelle come protezione conferisce ai serpenticidi la stessa invulnerabilità della creatura che affrontano diventando una linea conduttrice tra i due, considerando inoltre che in due racconti su tre viene usate pelle di bue, lo stesso animale di cui si nutrono le creature antagoniste.

Interessante come si possa pensare e dare per scontato che le protezioni in cuoio fossero comuni ma nella saga di Ragnar viene sottolineato come siano insoliti gli indumenti che indossa.
Va notato come invece le protezioni del fabbro tutt'ora sono abitualmente in cuoio.

Tornando invece alla vicinanza tra eroe e serpe salta all'occhio come tra le scaglie impenetrabili della bestia vi sia sempre un singolo punto vulnerabile, come per Sigfirdo che dopo essersi immerso nel sangue ardente del drago (aggettivo non poco rilevante nel simbolismo con il potere trasformativo della fiamma) diventa invulnerabile eccetto che per un punto tra le scapole a causa di una foglia di tiglio cadutagli addosso durante il bagno.

Eroi che si avventurano a fronteggiare la personificazione delle forze ctonie che risiedono nelle viscere della terra ,di cui la forgia, competenza del fabbro, è essa stessa imitazione e riproduzione.
Entrando in opposizione a queste forze dovendo però riprodurne le caratteristiche assottigliando la linea che li divide, riconducendo all'ambivalente posizione socio culturale del fabbro, probabilmente tanto forte da rimanere impressa nelle trame del mito e incorporata nella figura dell'eroe che ad una attenta analisi finisce per discostarsi dalla classica figura dell'eroe "senza macchia"

In alcuni casi le caratteristiche della creatura vengono addirittura assimilate.
Vedesi Sigfrido con l'invulnerabilitá già citata ed il furto dell'elmo del terrore di Fáfnir che ne rende insopportabile lo sguardo.

Lo sguardo da un primo accenno ad un tratto che sembra essere distintivo della stirpe dei Volsunghi:
La sagoma di una serpe nelle pupille.

Numerosi dettagli posso ancora essere esplorati scendendo ancora di più in profondità, arrivando ai guerrieri belva ed Odino.

by Edoardo Mirandola

"Adattarsi non significa perdere la propria forma. Significa imparare quale forma assumere quando "il mondo cambia".Osse...
31/08/2026

"Adattarsi non significa perdere la propria forma. Significa imparare quale forma assumere quando "il mondo cambia".

Osservando la natura, il cervo e le sue corna offrono una metafora molto precisa per il concetto dell'adattamento; non un semplice "la Strega deve adattarsi", e non come adattamento inteso come "accontentarsi" o cambiare direzione per comodità, ma come capacità della Strega di modificare il proprio modo di agire quando cambiano le condizioni, senza perdere il proprio centro/obiettivo.

La pratica espone la Strega a limiti che prima non sapeva nemmeno di avere, il limite diventa esperienza, l'esperienza diventa conoscenza, e quella conoscenza modifica la Strega stessa,tanto che, quando quello stesso ostacolo dovesse ripresentarsi, non ci troverebbe più nella stessa condizione di prima.

Il limite è rimasto, siamo noi ad essere cambiati e sappiamo come ben affrontarlo.

La pratica che ci viene trasmessa rimane il nostro riferimento. Non siamo noi a doverla modificare quando incontriamo una difficoltà.

È proprio quella difficoltà, invece, a mostrarci dove la nostra conoscenza non è ancora sufficiente.

Ed è qui che seguendo il mio pensiero entra in gioco l'adattamento,non cambiare ciò che ci è stato insegnato, ma cambiare noi stessi attraverso ciò che ci è stato insegnato.

by Emanuele Uc***lo

Indirizzo

Via Don Aldo Mei 64/K
Capannori
55012

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