03/07/2026
Diario di un'insegnante Gra Grace : Il viaggio segreto dentro ogni lezione.
Spesso, quando ci salutiamo a fine lezione, qualcuna di voi mi dice, quasi con stupore: "Ma le tue lezioni sono sempre diverse, come fai? !". A me questa osservazione fa sempre sorridere, perché la verità è che per me la varietà è la cosa più naturale del mondo. Anzi, se devo essere onesta, credo che richiederebbe molto più impegno riuscire a fare una lezione sempre uguale! Dovrei mettermi lì a segnare millimetricamente ogni singolo esercizio su un quaderno, sforzarmi di ricordarmelo identico per tutte le volte successive e, diciamoci la verità, sarebbe una noia mortale. In primis per me stessa.
Per come vivo io il movimento, è quasi impossibile che due lezioni siano una la fotocopia dell'altra. Il nostro corpo può attingere a un ventaglio di movimenti davvero infinito: perché mai dovremmo rinchiuderlo all'interno dei soliti dieci esercizi ripetitivi?
Certo, questo flusso creativo non nasce dal nulla. Nei giorni in cui insegno, tutto segue un rituale preciso che cerco di mantenere alla lettera.
-Si parte dal ritorno a casa per il pranzo, calcolato al millimetro per riuscire a digerire e avere lo stomaco almeno mezzo vuoto prima di iniziare la prima sessione di allenamento. 🍗🍲
-Subito dopo arriva il momento sacro: il fantastico riposino. Il mio corpo ha questo superpotere di riuscire ad addormentarsi in meno di dieci secondi, sprofondando in un sonno ristoratore anche solo di venti minuti.😪 Ormai è il mio rituale di calma prima della tempesta; cerco di staccare dalla confusione della mattina e mi preparo psicologicamente per la sera.
-Poi, passata quell'ora variabile, scatta il momento di prepararsi per andare in sala. Ed è qui che la precisione lascia spazio alla vita vera: "Oddio, dov'è il mio top? E i miei pantaloncini dove sono finiti?". Capisco al volo di aver lasciato il cambio a casa, guardo quello che ho a disposizione, abbino due cose a caso e penso: “Mmm... Vabbè, tanto le ragazze sono ormai abituate a vedermi con uno stile un po’ creativo!”.😵💫
-Si scende in palestra. E qui, un'ora e mezza o due prima della lezione, inizia finalmente lo studio. Mi rinchiudo dentro la sala vuota e cerco di isolarmi dai pensieri per fare spazio alla concentrazione.🧐
La realtà è che rimango lì sul tappetino a provare e inventare mentre continuo a gestire lo smartphone, tra messaggi a cui rispondere e continue distrazioni che fanno parte della mia giornata di lavoro. In quell'ora e mezza sul tappetino calcolo le progressioni e le regressioni adatte, incastrando i flussi anatomici per quattro gruppi completamente diversi tra loro, tenendo conto della lezione precedente e anticipando la successiva per calibrare bene i carichi.
A dire il vero, per fare in modo che quel lavoro si concentri in "solo" un'ora e mezza, ci sono voluti quasi 7 anni di insegnamento. Ricordo ancora il primo anno: mi preparavo la lezione dal giorno prima, e passavo tutta la mattina successiva a ripassarla e riperfezionarla mentalmente all'infinito, con l'ansia che qualcosa potesse andare storto. Aiuto! 🫠
Finito lo studio, ci siamo. Ok, adesso è tutto pronto, posso farle entrare. Un ultimo sguardo rapido allo specchio: sono già perfettamente spettinata e pronta per presentarmi alle nuove ragazze della lezione di prova. Possiamo iniziare!😏
Ed è proprio qui che entra in gioco la vera realtà della sala. Faccio la mia solita domanda per tastare il terreno: “Come state, ragazze? Avete qualche dolore dalla scorsa sessione?”. Alcune risposte le avevo previste, ma poi arriva l’imprevisto. Salta fuori un dolore muscolare che non mi aspettavo proprio. E lì penso: “Caspita, è vero, avevamo fatto quell'esercizio... Mmh, vuol dire che il mio programma deve subire già un piccolo cambiamento”.🤔
Ma in fondo, forse, quell’ora e mezza passata sul tappetino prima dell’allenamento è semplicemente un allenamento all’imprevisto. Serve a dare fluidità mentale a me.
Improvvisare non significa affatto lanciare un esercizio a caso: significa, mantenendo lo stesso identico schema di distretto muscolare e di piano anatomico, ti**re fuori dal cilindro la variante perfetta per adattarmi a come state voi in quel preciso istante.
E se a questo ci si aggiunge anche la tecnologia... Perché la musica adesso si è fermata? Una chiamata all'improvviso. Ma come funzionano questi dati di connessione internet? Ancora non riesco a capirli!
Eppure, in mezzo a questo piccolo caos, accade la magia. La mia vera sfida è fare in modo che tutta questa complessa architettura mentale si muova nell'ombra e che voi non vi accorgiate assolutamente di nulla, o spero. La cosa meravigliosa è che, nonostante gli imprevisti, il movimento si chiude comunque con il ritmo anche musicale perfettamente adatto a quel mood specifico.
Ed è una soddisfazione incredibile quando, a fine lezione, ci salutiamo e qualcuna di voi dice: "Bellissima la lezione!". In quel momento tiro un sospiro di sollievo immenso: “Caspita, pensavo di aver esagerato... e invece ce l’abbiamo fatta anche oggi”.
Perché la verità è che l'abbiamo portata a casa insieme. Ce l'avete fatta voi, che avete superato un allenamento in cui ognuna ha fatto un passo in più, stupendosi di essere riuscita in un esercizio nuovo che sembrava impossibile e che invece è uscito alla meraviglia. Vi guardo andare via con un bellissimo sorriso, con un misto di stupore e di estrema soddisfazione per quello che avete fatto.
Ma, sotto sotto, so che ce l'ho fatta anche io. In qualche maniera sono riuscita a gestire quest'ora di pura follia e a portarla a casa sana e salva, nonostante tutto.
Questa è la ricetta segreta per avere sempre lezioni nuove e creative! 🤫
Ci vediamo sul tappetino. Con lo scotex che manca, i capelli al vento, e pronte per la prossima sfida! 🤍