Centro Cultura Sport

Centro Cultura Sport Dojo di Karate fondato nel 1979, offre corsi a Sovico (Mb)

Dojo di Karate fondato nel 1979, offre corsi a Seregno (Mb) in via Briantina 68 e Sovico (Mb) in viale Brianza 12 per bambini, ragazzi e adulti

19/09/2026
18/09/2026

Passiamo tutta la vita a rincorrere la felicità. E più la inseguiamo intenzionalmente, preoccupandoci di dove trovarla e di come raggiungerla, più questa sembra allontanarsi.

Paradossalmente, ho come l'impressione che, per essere davvero felici, non le si debba prestare troppa attenzione.
Credo, infatti, che la felicità non sia un fine, cioè un traguardo da tagliare al termine di una strada, ma una conseguenza, cioè una sensazione che proviamo mentre percorriamo altre strade, dirette verso scopi diversi.

In una parola, la vera felicità la sperimentiamo quando siamo impegnati a fare altro. Non a caso, siamo felici ogni volta che ci sentiamo ispirati, che ci abbandoniamo al presente, che ci lasciamo trascinare dal momento, che perdiamo la cognizione del tempo, che siamo coinvolti in un progetto entusiasmante o in un’attività che ci appassiona.
Insomma, la gioia ci sorprende quando meno ce lo aspettiamo: mentre siamo occupati a vivere.

Totò diceva che la felicità "è fatta di attimi di dimenticanza". Non sarei in grado di darne una definizione migliore. Questo significa che possiamo trovarla soltanto in quei brevi istanti in cui smettiamo di pensarci.
Quindi, anziché preoccuparci della ricerca della felicità, dovremmo dedicarci alla felicità della ricerca. Dovremmo, cioè, metterci in gioco, muoverci, sperimentare, buttarci, esplorare e creare, senza chiederci continuamente se ciò che stiamo facendo possa renderci felici oppure no. E solo così, mentre agiamo per il semplice gusto di farlo, finiamo per scoprire la risposta.

Se ci pensate, è proprio ciò che accade quando facciamo sport: sul campo o in palestra siamo felici non perché l’attività sportiva ci conduca verso la felicità, ma perché ci distrae, almeno per un attimo, dalla sua angosciante ricerca.
E così, mentre tiriamo, giochiamo, gareggiamo o ci alleniamo, ecco che la gioia, di colpo, ci pervade e ci ricorda che si nasconde proprio là dove non ci saremmo mai aspetti di trovarla.

Dopotutto, perché mai fare un canestro, segnare un goal o completare una ripetizione in più dovrebbe renderci felici? In fin dei conti, si tratta di conquiste piuttosto inutili a livello esistenziale, specie quando le inseguiamo soltanto per passione.
Nella vita quotidiana, di solito, siamo abituati ad associare la felicità a ben altro: alla ricchezza, alla carriera, al potere e così via. E invece, paradossalmente, sono proprio quei gesti e quei risultati sportivi, così lontani dalla nostra idea di felicità, a renderci felici.

In fondo, lo sport ci insegna che la felicità non si trova, ma ci trova.

Se ti piace ciò che scrivo, “𝗧𝗿𝗮𝘀𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗶𝗺𝗶𝘁𝗶 𝗶𝗻 𝘁𝗿𝗮𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗶. 𝗟𝗼 𝘀𝗽𝗼𝗿𝘁 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗳𝗶𝗹𝗼𝘀𝗼𝗳𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝘁𝗮” è uno dei miei libri. Racconta di come lo sport possa migliorarci la vita.
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Il Saggio dello sport

16/09/2026

La cura più sorprendente per non cadere non comincia da una macchina, ma da passi lentissimi.

Quando si parla di Tai Chi, viene spontaneo pensare a una pratica rilassante, quasi meditativa. E in effetti i movimenti sono lenti, accompagnati dalla respirazione e dalla concentrazione. Proprio per questo, a prima vista, può sembrare lontano da una palestra riabilitativa o da un reparto ospedaliero.

Ma il punto non è fare movimenti spettacolari. Il punto è imparare a spostare il peso, controllare il corpo e reagire meglio quando l’equilibrio cambia. Sono gesti semplici, però allenano alcune delle capacità che diventano più fragili con l’età.

Negli anziani, una caduta spesso non è solo una br**ta parentesi. Può significare una frattura, un ricovero, la perdita di autonomia e, dopo, la paura di muoversi. E quella paura rischia di creare un circolo vizioso: ci si muove meno, si perde forza, ci si sente ancora più insicuri.

Gli studi clinici sul Tai Chi hanno osservato proprio questo terreno delicato. Le persone che lo praticano con regolarità mostrano miglioramenti nell’equilibrio e nella capacità di muoversi. In diverse ricerche è emersa anche una riduzione della paura di cadere, un risultato importante quanto quello fisico: sentirsi più sicuri può aiutare a non rinunciare alle attività quotidiane.

Non significa che il Tai Chi sia una cura miracolosa o che possa sostituire ogni altro esercizio. La sua efficacia dipende dalla regolarità, dalle condizioni della persona e dal percorso scelto con professionisti qualificati. Però le prove raccolte hanno cambiato il modo in cui viene considerato: non più soltanto una pratica “alternativa”, ma uno strumento che può entrare in programmi di prevenzione e riabilitazione.

In alcuni ospedali e centri specializzati viene proposto anche a persone con problemi neurologici o dopo interventi e fratture, sempre come parte di un percorso più ampio. Non è la lentezza, da sola, a fare la differenza. È il controllo che si costruisce dentro quella lentezza.

A volte la medicina non aggiunge forza al corpo spingendolo oltre il limite. Gli insegna semplicemente a fidarsi di nuovo di ogni passo.

💁‍♂️ Quel che non sapevi, in breve
👉 Over 65: il Tai Chi può ridurre il rischio di cadute
👉 18 trial clinici: riduzione di cadute e miglioramento dell’equilibrio
📚 Fonti: pubmed, frontiersin, bjsm, systematicreviewsjournal, pmc

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07/09/2026

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07/09/2026

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Giovedì 17:00 - 19:00

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