18/09/2026
Passiamo tutta la vita a rincorrere la felicità. E più la inseguiamo intenzionalmente, preoccupandoci di dove trovarla e di come raggiungerla, più questa sembra allontanarsi.
Paradossalmente, ho come l'impressione che, per essere davvero felici, non le si debba prestare troppa attenzione.
Credo, infatti, che la felicità non sia un fine, cioè un traguardo da tagliare al termine di una strada, ma una conseguenza, cioè una sensazione che proviamo mentre percorriamo altre strade, dirette verso scopi diversi.
In una parola, la vera felicità la sperimentiamo quando siamo impegnati a fare altro. Non a caso, siamo felici ogni volta che ci sentiamo ispirati, che ci abbandoniamo al presente, che ci lasciamo trascinare dal momento, che perdiamo la cognizione del tempo, che siamo coinvolti in un progetto entusiasmante o in un’attività che ci appassiona.
Insomma, la gioia ci sorprende quando meno ce lo aspettiamo: mentre siamo occupati a vivere.
Totò diceva che la felicità "è fatta di attimi di dimenticanza". Non sarei in grado di darne una definizione migliore. Questo significa che possiamo trovarla soltanto in quei brevi istanti in cui smettiamo di pensarci.
Quindi, anziché preoccuparci della ricerca della felicità, dovremmo dedicarci alla felicità della ricerca. Dovremmo, cioè, metterci in gioco, muoverci, sperimentare, buttarci, esplorare e creare, senza chiederci continuamente se ciò che stiamo facendo possa renderci felici oppure no. E solo così, mentre agiamo per il semplice gusto di farlo, finiamo per scoprire la risposta.
Se ci pensate, è proprio ciò che accade quando facciamo sport: sul campo o in palestra siamo felici non perché l’attività sportiva ci conduca verso la felicità, ma perché ci distrae, almeno per un attimo, dalla sua angosciante ricerca.
E così, mentre tiriamo, giochiamo, gareggiamo o ci alleniamo, ecco che la gioia, di colpo, ci pervade e ci ricorda che si nasconde proprio là dove non ci saremmo mai aspetti di trovarla.
Dopotutto, perché mai fare un canestro, segnare un goal o completare una ripetizione in più dovrebbe renderci felici? In fin dei conti, si tratta di conquiste piuttosto inutili a livello esistenziale, specie quando le inseguiamo soltanto per passione.
Nella vita quotidiana, di solito, siamo abituati ad associare la felicità a ben altro: alla ricchezza, alla carriera, al potere e così via. E invece, paradossalmente, sono proprio quei gesti e quei risultati sportivi, così lontani dalla nostra idea di felicità, a renderci felici.
In fondo, lo sport ci insegna che la felicità non si trova, ma ci trova.
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Il Saggio dello sport