12/09/2026
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Il preparatore dei portieri non è più solo “quello dei guanti”.
Per anni, nell’immaginario comune, l’Allenatore Portieri è stato raccontato quasi come una figura separata dal resto dello staff.
Campo laterale.
Guanti.
Tiri.
Prese.
Tuffi.
Rinvii.
Lavoro specifico.
Tutto vero.
Ma oggi non basta più.
Le notizie che arrivano dall’estero raccontano bene la direzione del ruolo. Il Wellington Phoenix ha annunciato il ritorno di Paul Gothard come Head of Goalkeeping con un contratto biennale, dopo l’esperienza con New Zealand Football e il lavoro con gli All Whites al Mondiale 2026.
Il Brisbane Roar, invece, ha inserito Thomas Fawdry nello staff tecnico 2026/27 come Head of Goalkeeping. Il club sottolinea il suo percorso a Minnesota United, dove ha guidato il dipartimento portieri per tre stagioni e seguito lo sviluppo di Dayne St. Clair, poi nominato MLS Goalkeeper of the Year 2025.
Due notizie lontane dall’Italia, ma molto vicine al tema che interessa APPORT.
Il preparatore moderno non lavora più soltanto “sul portiere”.
Lavora dentro il modello di gioco.
Deve conoscere la costruzione dal basso.
Deve capire le uscite preventive.
Deve dialogare con match analyst e staff tecnico.
Deve preparare il portiere alle p***e inattive.
Deve allenare la lettura della profondità.
Deve gestire il gruppo portieri.
Deve sviluppare i giovani.
Deve proteggere fiducia, competitività e relazione.
Il portiere oggi è sempre più coinvolto nel gioco della squadra.
E se il portiere cambia, cambia anche chi lo allena.
Non basta più preparare l’intervento.
Bisogna preparare la scelta.
Non basta allenare la parata.
Bisogna allenare la lettura.
Non basta lavorare sulla tecnica.
Bisogna capire il contesto tattico in cui quella tecnica verrà usata.
Per questo l’Allenatore Portieri è una figura sempre più integrata, specializzata e strategica.
È il ponte tra la porta e la squadra.
Tra gesto tecnico e modello di gioco.
Tra sviluppo individuale e rendimento collettivo.
La domanda, allora, non è più: “Quanto è bravo a far lavorare i portieri?”
La domanda è: quanto riesce a far crescere il portiere dentro il calcio che la squadra vuole giocare?
Ed è esattamente qui che nasce il valore del confronto, della formazione e della cultura del ruolo.
APPORT esiste anche per questo: creare uno spazio in cui Allenatori Portieri, portieri e tecnici possano condividere metodo, esperienze e visione.
Perché il futuro del ruolo non si costruisce sul campo laterale.
Si costruisce dentro il gioco.
Domanda per preparatori e portieri: oggi l’Allenatore Portieri deve essere soprattutto tecnico, tattico o relazionale?