15/09/2026
DENTRO UN CORSO DI KARATE, di Sergio Roedner
Dentro un corso di karate, ci sono molte cose che ignori e che invece ti farebbe bene sapere. Ci sono persone che praticano da una vita, senza ambizioni o motivazioni particolari, ma soltanto perché gli piace o perché hanno trovato nei compagni di corso una seconda famiglia. Ci sono persone che hanno smesso e ricominciato dieci volte in dieci posti diversi, ma chi sei tu per dirgli che avrebbero fatto meglio a fermarsi e riflettere? Ci sono persone che nella vita hanno un ruolo importante, vitale e creativo, che sul posto di lavoro sono trattati col massimo riguardo: lo si intuisce dagli abiti eleganti e formali che appendono con attenzione nello spogliatoio. Ma in quell’ora ciò che conta per loro è il karate, e in questo sono uguali agli altri.
Ci sono persone che nella vita di tutti i giorni svolgono un lavoro manuale: nello spogliatoio portano la tuta e la borsa con gli attrezzi da lavoro, ma spesso sul tatami sono dei maestri, e mettono nella pratica una raffinatezza particolare.
Ci sono persone che nascondono (o invece raccontano con naturalezza) un piccolo, o grande, dramma personale o familiare. Malattie, operazioni, convalescenze bruciate in tempi record per tornare a fare la cosa che per loro più conta, il karate. Di fronte a loro, i tuoi modesti acciacchi ti sembrano insignificanti e ti vergogni di averne parlato, o di averli addotti come scusa per una prestazione scadente.
Ci sono persone aperte, allegre ed estroverse il cui arrivo nello spogliatoio sembra accenderlo di una nuova luce: eppure a volte quelle persone sono le stesse che hanno una vita personale, familiare o lavorativa dolorosa o complicata. Ci sono invece persone serie, di poche parole, forse perché introverse, forse perché concentrate nei loro pensieri o sull’ora di allenamento che li aspetta: forse anche tu sei come loro, e dalla pratica ricevi più energia di quante ne trasmetti agli altri: non importa, perché nelle arti marziali vale il principio: “da ciascuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni”. Ci sono le donne, che nel corso vengono trattate come gli uomini, ma che sicuramente per essere presenti hanno dovuto metterci quel po’ di impegno in più, spesso negoziando con la famiglia quel “tempo libero” che è ben più di un semplice svago.
Ho volutamente tralasciato il Maestro, perché lui è un po’ “dentro” e un po’ “fuori” dal corso, ed è la presenza che lo rende possibile, il “Motore immobile” di cui parlava Aristotele. La prossima volta che vai ad allenarti, pensa a quante cose ci sono dentro a quel corso che dai per scontato.