16/09/2026
Carrellata di cose che ho visto nelle ultime consulenze, aggiungo il motivo per cui secondo me succedono e come proteggerti.
Il problema probabilmente non è l'incompetenza, è il modello di business.
Seguire settanta o ottanta atleti con la stessa cura che servirebbe per trenta è impossibile e allora si taglia dove non si vede: il test iniziale sparisce, i feedback diventano automatici, l'analisi dei file non si fa.
L'atleta se ne accorge dopo mesi, quando i risultati non arrivano e non capisce perché.
Sul test iniziale, la cosa che mi fa più rabbia: senza sapere dove sta la tua soglia, quanto ossidi, come rispondi all'intensità, un coach ti può solo dare un programma generico.
E il programma generico funziona bene su.. nessuno.
Due atleti con lo stesso tempo in gara possono avere bisogno di lavori opposti, uno di base aerobica, l'altro di soglia.
Senza dati, chi te lo scrive lo sta decidendo a sensazione.
Sull'analisi degli allenamenti: caricare i dati su una piattaforma non è monitoraggio.
Il monitoraggio è qualcuno che li guarda, nota che hai forzato un lento, che la frequenza è alta da tre sedute, che non riesci a finire le ripetute al ritmo consigliato e adatta la settimana di conseguenza.
È lì che si costruisce l'adattamento, non nel piano scritto a settembre e mai più ritoccato.
Sulla quarta cosa, il conflitto di interessi in questo lavoro esiste e va detto.
Dire a qualcuno "non sei pronto per quella gara, facciamone un'altra" significa rischiare di perderlo come cliente.
Chi non è disposto a correre quel rischio, prima o poi ti porterà dove non dovresti andare e il conto lo paghi tu, in infortuni o in gare rovinate.
Non sto dicendo che tutti i coach lavorano male, anzi, ci sono colleghi molto piu bravi di me, dico che tu hai il diritto di fare domande prima di affidarti, e che le risposte a quelle quattro domande ti dicono quasi tutto.
Ti è mai capitato di sentirti abbandonato da chi ti seguiva? 👇
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