13/10/2022
Sabato a Berbenno di Valtellina la mostra sul campione di salto con gli sci, Aldo Trivella, viene ospitata dalla Cappelletta Bianchini- Noghera, nel centro del paese. Resterà aperta per due settimane, chi volesse visitarla può rivolgersi al Bar Caffè Traversi.
Curata da Roberta Folatti e Carolina Trivella, grazie a Anselmo Fontana, Tiziano Traversi e Dino Sosio per averci accolto e supportato
UN TRAMPOLINO D’ORO – ALDO TRIVELLA CAMPIONE NELLO SPORT E NELLA VITA
Quel modo di saltare, a sci uniti, come ora non si fa più, li faceva assomigliare ad “aquile a caccia di invisibili prede”, dal titolo enfatico di un giornale sportivo di allora. L’attrezzatura così primitiva e la naturalezza con cui affrontavano i rischi di uno sport ancora embrionale, regala loro un’aurea di eroismo e li rende dei veri campioni ai nostri occhi.
Oggi il salto con gli sci è una disciplina estremamente tecnica, praticata sotto la vigile osservazione di uno staff che controlla ogni dettaglio, dal peso del saltatore ai suoi gesti, dall’attrezzatura alle sfumature del vento, ma negli anni quaranta e cinquanta del ‘900 gli sportivi come Aldo Trivella si può dire che si “autogestivano”.
Questo aspetto pionieristico è forse il più affascinante di tutti. Il campione protagonista di questa storia era nato e cresciuto in Svizzera perché i suoi - padre bergamasco, madre della Valmalenco – lavoravano a Saint Moritz. E questo dato anagrafico non è da sottovalutare, il primo “incontro” con un trampolino pare sia avvenuto lì, esiste una foto di lui bambino che mima i suoi futuri voli d’angelo. In Italia il salto con gli sci non è mai stato promosso a sufficienza, scarseggiavano e scarseggiano i trampolini, non c’è una politica di “reclutamento” fra i ragazzi.
Trivella era un coraggioso e un uomo integro, come dimostrò nella seconda parte della sua vita, quando da semplice bidello alle scuole medie di Chiesa, divenne un punto di riferimento per molti ragazzi degli anni ’60. Della sua carriera di campione non parlava quasi mai ed ebbe modo di farsi apprezzare da molte persone del luogo sotto l’aspetto puramente umano.
Ma se si vanno a vedere i risultati, diventa chiaro che Trivella fu un grande saltatore, lo dimostrano i tre ori, i cinque argenti e il bronzo ottenuti ai campionati italiani tra il 1947 e il 1955. Smise quando stava primeggiando nelle classifiche nazionali, scelse di dedicarsi alla sua vita privata anche se per qualche tempo allenò ancora la squadra italiana.
Con la sua figura vogliamo raccontare anche la storia di uno sport poco conosciuto e di campioni di una tempra speciale, che di certo non si arricchivano ma facevano sognare il pubblico. La nostra mostra, grazie al prezioso apporto della nipote Carolina e alla consulenza affettiva di suo padre Enrico, apre uno squarcio anche sul Trivella più intimo, sulla storia di un uomo che non ha avuto una vita facile ma può essere preso ad esempio per la sua determinazione, per la sua modestia, per il suo carattere forte e al tempo stesso gentile.