La formazione scende in campo

La formazione scende in campo

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Pagina dedicata alla comunicazione nel mondo dello sport per allenatori, staff atleti singoli, squadre, dirigenti e organizzazioni sportive.

L'obiettivo : portare la cultura del coaching all'interno delle realtà dilettantistiche. Sono Fabrizio Berti e ho vissuto lo sport fin da bambino. Prima come atleta, poi come radiocronista e adesso come Coach sportivo.Ho respirato calcio e sport fin da quando sono nato. Mia mamma diceva sempre che prima di sposare mio padre, aveva sposato la sigla di “90° minuto”. Di questo non ne ho mai dubitato

19/12/2022

[LA GRANDEZZA DI MESSI STA NELLA SUA VULNERABILITÀ]

L'Argentina ha vinto il Mondiale grazie a Messi ?
No ! Messi ha vinto il Mondiale grazie all'Argentina.

Fino a qualche anno fa, il dieci argentino era tacciato di non fare la differenza con la maglia della Nazionale, così come la faceva nel Barcellona e da qui sono partiti tutti i paragoni che nel tempo si sono sprecati tra lui e Maradona.

Personalmente credo che il Messi di qualche anno fa sentiva la responsabilità di dover risolvere da solo le sorti dell'Argentina, quasi che l'ombra di Maradona fosse più uno spauracchio che uno stimolo e tutto questo lo limitava pesantemente e ne minava l'indiscusso talento.

Quello che abbiamo visto in questo Mondiale era un Messi totalmente diverso. Un Messi capace di giocare e divertirsi, ma capace anche di sbagliare un rigore e di perdere con l'Arabia Saudita e rimanere comunque custode indiscusso del sogno albiceleste di portare a casa la Coppa del Mondo.

La fiducia che Messi aveva nel gruppo e che il gruppo aveva nel suo capitano è stata la base sulla quale l'unidici di Scaloni ha fondato la sua vittoria. Messi lo ha capito, mentre Ronaldo non ci si è nemmeno avvicinato a comprendere quanto questo punto non sia un dettaglio, ma un cardine del risultato e che il risultato è disconnesso dall'ego.

Il livello di fiducia che un giocatore ripone negli altri, determina in maniera inequivocabile i risultati che una squadra può ottenere.

Fiducia, non tanto nel senso di affidabilità (so che cosa aspettarmi dagli altri), ma soprattutto nel senso di sicurezza e appartenenza (mi sento sicuro e connesso con gli altri ad un livello più alto).

Messi doveva "solo" fare la cosa che gli riesce meglio : giocare senza preoccuparsi di sbagliare (come poi è accaduto nelle fasi preliminari) e divertirsi, certo che comunque la fiducia nei suoi confronti non sarebbe venuta meno.
Altrettanto hanno fatto i suoi compagni, sicuri di avere un capitano che non redarguisse nessuno in campo, ma fosse concentrato a giocare e inventare, indipendentemente dal contesto che lo circonda.

Perché ho parlato di "vulnerabilità" ?

Perché la fiducia è percepita rispetto a quanto possiamo permetterci di essere vulnerabili all’interno della squadra e di questo siamo certi che non saremo giudicati quanto piuttosto aiutati, supportati e compresi....sempre.
La fiducia si manifesta anche quando prendiamo consapevolezza che la squadra è ancora lì per noi, non solo quando scendiamo in campo ma quando stiamo lavorando da soli, nei rispettivi club, o durante un infortunio, perché non stiamo lavorando per noi ma per i compagni, per la squadra e in questo caso per la gente e una intera nazione.

Al di là di tutto quanto è stato detto e verrà detto su questo mondiale, vorrei passare questo semplice messaggio agli allenatori, ai giocatori e agli addetti ai lavori :

"LAVORATE SULLA FIDUCIA RECIPROCA E SULLA CONSAPEVOLEZZA DI SQUADRA. GUARDATE I VOSTRI RAGAZZI IN VOLTO E CERCATE DI CAPIRE QUANTO SI FIDANO L'UNO DELL'ALTRO E QUANTO SONO DISPOSTI A FARE QUEI 10 METRI IN PIU' PER UN COMPAGNO SFIANCATO.
SOLO COSÍ SAPETE SE STATE ALLENANO UNA SQUADRA O UN GRUPPO DI RAGAZZI CHE GIOCA A CALCIO".

Se volete fare un check sulla percezione che la squadra ha in termini di fiducia, fate semplicemente questa domanda :

"𝙌𝙪𝙖𝙣𝙩𝙤 𝙚' 𝙨𝙞𝙘𝙪𝙧𝙤 𝙚𝙨𝙨𝙚𝙧𝙚 𝙫𝙪𝙡𝙣𝙚𝙧𝙖𝙗𝙞𝙡𝙞 𝙦𝙪𝙞 ?”

Il Marocco insegna !
La Croazia insegna !
La Francia insegna !
L'Argentina insegna !

..e se non lo impariamo adesso, non lo impariamo più.

Così per dire...mentre Natale si avvicina ed io vado a farmi un caffè !

29/11/2022

[SI SALVI CHI PUO'...]
Da qualche settimana sto mettendo nero su bianco alcune linee guida, estratte da esperienze passate, relativamente alla comunicazione all'interno delle società calcistiche e alla gestione emotiva delle situazioni, sia in fase UP (alta classifica) che DOWN (zona retrocessione).
Come ben sappiamo, non sempre chi più spende meglio arriva.
Alcune volte le componenti che definiscono il risultato sul campo, non sono da attribuire ai singoli, ma a come questi sono stati selezionati e come sono stati supportati per ingaggiarsi vicendevolmente, per una totale integrazione volta ad un risultato.
Una squadra non è mai la somma dei singoli, altrimenti il PSG avrebbe già vinto la Champion's...ma non è così.
Tuttavia, volevo spendere qualche parola sulla zona retrocessione.
Alcuni degli errori più comuni che ho riscontrato nelle società che cercano di rimettere in carreggiata una squadra costruita per raggiungere degli obiettivi e che si trova nei bassifondi della classifica, sono principalmente due :
A - Non verificare che tipo di ambiente si è instaurato intorno e dentro la squadra
B - Sperare che gli innesti del mercato di Dicembre (allenatore compreso) possano dare una svolta alla stagione
Primo punto : 𝗟'𝗔𝗠𝗕𝗜𝗘𝗡𝗧𝗘
In genere, quando ci si trova in zona retrocessione il malumore serpeggia in società e nello spogliatoio, soprattutto se non si era preparati a vedere l'obiettivo di una bella annata, sfuggirci come sabbia tra le mani. Oltretutto, tenere la barra dritta per un allenatore è la più grossa sfida che si possa affrontare e infatti è il primo che ci rimette il posto.
Spesso le voci e il parlottare fuori dal campo o il chiacchiericcio poco costruttivo, entra prepotentemente nella testa dei giocatori, che di rimando, entrano in campo con la paura del giudizio (sia esterno, che auto-costruito) e pur performando bene, non portano a casa che sconfitte, aggravando la situazione in un loop discendente.
Riformulare il contesto (REFRAMING) di una determinata situazione può aiutare ad alleggerire i pensieri e giocare più liberi.
Facile a dirsi, difficile a farsi, soprattutto se non si sa dove mettere la mani.
Se poi i risultati non arrivano, frustrazione, delusione e rabbia sono le normali conseguenze della mancanza di azioni volte a mitigare e limitare l'impatto di queste dinamiche.
Secondo punto : 𝗠𝗘𝗥𝗖𝗔𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗥𝗜𝗣𝗔𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘
Per chi naviga nei bassifondi della classifica, può essere un toccasana, ma spesso, il mercato di riparazione, viene caricato di aspettative spesso esagerate per un semplice motivo :
Si tende a credere che gli acquisti, faranno quella differenza che manca per risalire la china.
Vi dico una cosa, testata sul campo : se prima non mettete a posto l'ambiente e quindi i pensieri della squadra, gli acquisti di Dicembre non performeranno mai al meglio, anzi....si uniformeranno all'ambiente che troveranno e diventeranno un problema, piuttosto che una risorsa.
Se volete l'aggravante, cosa che nell'80% dei casi accade, i nuovi acquisti vengono caricati di responsabilità quali "salvatori della patria" e si sentiranno in continuo difetto se non daranno i risultati sperati e per cui sono stati acquistati.
Se piantate dei semi e non avete tolto l'asfalto delle paure e dei pensieri disfunzionali, state buttando tempo e soldi.
Pensateci bene...
Se una squadra, costruita per ambire a determinati obiettivi, non riesce a portare a casa il risultato sperato, fate il check che non sia l'ambiente, che piano piano si è formato intorno ad essa, a influire sui risultati stessi.
Proteggere, modificare e riformulare l'ambiente e il contesto, soprattutto durante la pausa invernale, è il miglior acquisto che una società possa fare, semplicemente perché in questo modo tutti e non solo i nuovi acquisti, verranno ingaggiati in maniera da focalizzare l'attenzione ad un nuovo obiettivo.
Perché per chi si deve salvare, a Gennaio inizia un nuovo campionato...così per dire.

31/12/2021

[L'ALLENATORE IDEALE PER IL 2022]
Così come avviene per i manager nelle aziende è ormai certo che le squadre e le società abbiamo bisogno non solo di allenatori efficaci, ma anche, e forse sopratutto di team efficaci. I risultati di una squadra passano ovviamente da chi scende in campo, ma quanto lo staff che prepara gli atleti, permette loro di rendere al meglio sotto tutti i punti di vista ?
La complessità sempre maggiore del mondo sportivo, obbliga i tecnici e le stesse organizzazioni ad attuare cambiamenti, modificando le loro priorità con tempi di attuazione sempre più ridotti e pressanti.
Lo staff che segue una squadra, non può essere composto solo da un tecnico e un massaggiatore e qualche volenteroso. Le limitazioni economiche certo la fanno da padrone, sopratutto nei dilettanti, tuttavia c’è anche molto spesso una chiara incoerenza tra le risorse messe a disposizione dei tecnici, e gli obiettivi spesso iperbolici o irrealistici, se comparati a cosa la società ha in mano per poterli raggiungere.
Durante i campionati, sia a livello dilettantistico che professionistico, non sono solo gli atleti ad affrontare enormi tensioni, ma anche e forse sopratutto gli allenatori, in quanto, purtroppo spesso, veri e propri capri espiatori.
A questo punto però, sorge una domanda: “Gli allenatori, sanno affrontare, gestire e trasformare questa pressione, sia essa situazionale o continua o semplicemente seguono il sistema che utilizzavano quando erano atleti ?”
Uno skill necessario, se non addirittura fondamentale, affinché la squadra segua il suo allenatore, è quello per il quale il tecnico diventi più consapevole delle caratteristiche del suo modo di pensare, comunicare e decidere. Attraverso questo differente paradigma viene chiesto all’allenatore di rimettersi costantemente in discussione, con l’obiettivo di porre successivamente in relazione, le azioni messe in atto e i risultati ottenuti, che ne saranno logica e diretta conseguenza.
Resta evidente che, anche se altri fattori determinano il successo professionale di chi siede in panchina, è certo che uno dei più importanti è rappresentato da una leadership consapevole ed efficace, senza la quale è difficile vincere le competizioni e realizzare i propri obiettivi e quelli che la società si è prefissata per la squadra che è stata allestita.
In conclusione, possiamo passare a domandarsi : “A fronte una complessità sempre crescente e sfidate, gli skills che i tecnici possiedono, sono validi ancora oggi o meglio....sono sufficienti ?
Lo scopo di quest’ultima domanda, sicuramente provocatoria, è invitare ad una riflessione allargata per evitare di continuare ad agire in un determinato modo solo perché in passato si è dimostrato valido.
Così per dire….
Nell’ultimo giorno di questo 2021 che volge al termine, invio i miei migliori auguri per un 2022…e che il prossimo anno sia esattamente come lo avete pensato.
Ci vediamo a bordo campo…

25/09/2021

[NON RACCONTIAMOCI BALLE…]
Torno sull’argomento di quanto sia importante oggi, la figura del Mindset Coach all’intento di un team, di una squadra e di una società sportiva.
Molti in privato mi hanno chiesto se la mia posizione in merito non fosse “viziata” da un palese conflitto di interesse, facendo parte da anni della categoria.
Cercherò di essere più chiaro.
Non è che serve SOLO il mindset coach e che avere questa figura è la panacea di tutti i mali. Ci mancherebbe solo questa !
Serve l'atleta, l'allenatore, il preparatore atletico, il fisioterapista/osteopata, il medico dello sport, il/nutrizionista, lo psicologo dello sport, ma sopratutto servono tre cose :
⭕️ Una federazione che supporta la cooperazione tra competenze diverse
⭕️ Un sistema che funziona e che monitora il progress
⭕️ Serve uno staff che si prende cura prima della persona e poi dell’atleta
Il protagonista è, deve essere e deve rimanere SEMPRE l’atleta.
Non sono d’accordo con chi sale alla ribalta, cavalcando la performance dell’atleta che vince, attribuendosi in maniera più o meno palese, una parte del merito, come se fosse stato lui la chiave che ha fatto performare l’atleta.
E non credo nemmeno che due corsi messi in croce dal guru di turno trasformino il primo che passa in un Mindset Coach.
Noi siamo solo dei facilitatori di pensiero, il lavoro, quello vero, lo fa l’atleta, con il suo atteggiamento, la sua voglia di mettersi e rimettersi in discussione continuamente, accettando la sfida di vedere in ogni risultato, un nuovo punto di partenza.
Credo nella partnership tra psicologo dello sport e mindset coach, perché l’integrazione delle competenze e il confronto può dare solo luogo ad una vicendevole crescita, perché la differenza porta valore ed è la differenza che fa la differenza.

25/09/2021

[FIORENTINA: DA GRUPPO A SQUADRA...GRAZIE ALLE ANATRE]
Andiamo subito al s**o.
Il vero grandissimo pregio di Italiano è stato questo : trasformare un gruppo di ragazzi che gioca a calcio in una squadra che ha fame di calcio.
Tra essere ragazzi che giocano a calcio e essere calciatori, ce ne passa quanto mangiare e stare a guardare, diceva mia nonna.
Ragazzi che giocano a calcio se ne trovano ovunque, anche nella piazza della chiesa del mio paese in Mugello, ma di calciatori...
La Fiorentina si è trasformata e non per il modulo, per gli schemi, per la tattica o chissà quale altra stregoneria. La squadra di Italiano si è trasformata perchè ha preso consapevolezza dei propri mezzi e soprattutto sta sperimentando l'assenza (quasi) totale di gerarchie.
Una bella metafora del lavoro di squadra, che calza a pennello sul lavoro del mister, non la si ricava da qualche mantra stropicciato e riesumato da un cassetto polveroso, ma la si trova alzando il naso al cielo e se abbiamo fortuna, la troviamo scritta nella classica forma a V che hanno le anatre quando sono in formazione migratoria.
Qualcuno si chiederà : che cavolo c'entrano le anatre con la Fiorentina ?
C'entrano eccome !
La forma a V permette allo stormo di aumentare notevolmente le distanze percorse, se paragonate alle distanze percorse da un volo individuale. Quando un'anatra esce da questa configurazione, subisce un attrito ben più alto che rimanere in formazione e questo la espone ad un rallentamento del volo e di conseguenza ad un maggior dispendio di energie.
La formazione è comunque dinamica.
Le posizioni non sono fisse e non devono esserlo.
Quando un'anatra è esausta, per riprendere fiato, si sposta in coda alla formazione dove l'attrito è minore, e il suo posto viene preso da un compagno più fresco, il tutto senza che la formazione si fermi.
Le anatre posizionate nelle retrovie, con meno impatto aerodinamico, continuano a starnazzare, incitando le altre che guidano la punta della formazione, in quanto sono quelle che stanno producendo il massimo sforzo per ti**re lo stormo.
La natura ci insegna sempre come fare squadra.
Esistono molti più vantaggi nella cooperazione che nell'individualismo ed è per questo che la Fiorentina di oggi funziona.
Funziona perché, come ha detto Italiano : "Gioca chi se lo merita"
Ed ecco qui la "magia" : seconde o terze linee se non addirittura giocatori nella lista degli esuberi, diventano protagonisti. Riserve che diventate titolari e fanno miracoli o giocatori in partenza, totalmente "riprogrammati" e trasformati da giocatori impauriti a veri e propri kamikaze da "partita della vita".
In conclusione il “miracolo” Italiano lo si può sintetizzare in 5 punti :
✅ Obiettivi condivisi e sfidanti...per tutti, squadra, staff, magazzinieri…massaggiatori…nessuno escluso.
✅ Definizione e rispetto dei ruoli...e come il ruolo di ciascuno impatta tutta l'organizzazione, nel bene e nel male.
✅ Sviluppo di un clima di cooperazione e fiducia.
E questo è stato l'aspetto più delicato. Ristrutturare la fiducia nei propri mezzi, recuperando tutte quelle informazioni, eventi ed emozioni che hanno aiutato ciascuno di loro a diventare professionista…Bhe mica facile eh !
✅ Sviluppo dell'autoefficacia ossia...
strutturare e radicare la convinzione nella squadra, che è in grado di raggiungere l'obiettivo superando gli ostacoli che domenica dopo domenica si troverà ad affrontare. Roba da stropicciarsi gli occhi se paragonati all’anno scorso.
✅ Gestione del proprio stile di leadership.
Questo punto riguarda sopratutto il lavoro che Italiano fa su se stesso quotidianamente, delegando tale leadership ai suoi giocatori, quando scendono in campo.
Ovviamente essere consapevole del proprio stile di leadership e cambiarlo all'occorrenza in base al contesto, è uno skill fondamentale per un tecnico che vuol trasmettere il suo mindset alla squadra.
Forse ho tolto un po' la poesia a tutti gli amanti del 4-3-3 o di qualsiasi altro modulo, ma credo che quanto sopra abbia un valore ben più alto.
SE VUOI ANDARE VELOCE, VAI DA SOLO.
SE VUOI ANDARE LONTANO, VAI IN GRUPPO.
(Proverbio africano)
Buonanotte !

25/09/2021

[QUANDO TI SI TAPPA LA VENA...]
Ho aspettato a scrivere questo post, perché volevo raccogliere bene le idee e non cadere nel banale, ma portare valore aggiunto a chi mi legge.
FIORENTINA - INTER
CONTESTO
Siamo sul 2-1 per gli ospiti.
Dopo un primo tempo strepitoso dell'undici di Italiano e una buona partenza nella ripresa, l'uno/due dell'Inter sgonfia la Fiorentina e qui iniziano i problemi.
PREMESSA
Giocare a quelle velocità e con quella intensità per 90 minuti è roba da extraterrestri, quindi il calo ci sarebbe stato, c'era solo da sapere quando e sopratutto come.
ANALISI
Partiamo da Nico Gonzalez.
Siamo sinceri...chi non si sarebbe incavolato come un iena ?
Sento dire : ma lui è un professionista...non deve fare così..non può avere questi atteggiamenti....e bla bla bla.
Peccato che prima di essere un giocatore e un professionista, Nico Gonzalez, sia una persona e come tale soggetta alle stesse "psicotrappole" che tutti noi ci costruiamo e nelle quali cadiamo dentro per tutta una vita, solo in maniera meno evidente, solo perchè non siamo in tv.
Premesso questo andiamo al VAR e cerchiamo di capire cosa è successo nella testa di Gonzalez.
1 - Viene trattenuto da Bastoni in maniera continuativa e plateale.
2 - L'arbitro fischia e Gonzalez si aspetta l'ammonizione che non arriva.
3 - Per il secco ribaltamento nel punteggio, il suo cervello (in particolare la "corteccia prefrontale") è andato sotto pressione, grazie alla produzione delle surrenali di cortisolo prima e adrenalina e noradrenalina poi, (gli ormoni dello stress) che spostano il suo modello comportamentale, da razionale ad automatico, per la situazione del punteggia e per l'ingiustizia arbitrale subita.
A livello neurologico, i passaggi che hanno definito il comportamento di Nico Gonzalez sono i seguenti :
La CORTECCIA PREFRONTALE, che tra le molte funzioni ha anche quella del "controllo sociale" (ovvero la capacità di annulare stimoli indirizzati a condotte sociali fuoriluogo) ha mollato il controllo sotto l'effeto degli ormoni di cui parlavamo prima, facendo intervenire il CERVELLO LIMBICO (che gestisce le emozioni e in questo caso ha scatenato la RABBIA) che a sua volta ha lasciato il totale comando al CERVELLO RETTILE, che ha tra i suoi obiettivi primari, quello di sopravvivere agli attacchi esterni....e per il cervello del giocatore, quel torto arbitrale era un verop e proprio attacco di lesa maestà, in una situazione di difficoltà inaspettata.
Ecco descritto come in una manciata di millisencondi, si può passare da essere della partita ad avviarsi negli spogliatoi, lasciando la squadra a prendere la terza rete.
Spesso con gli allenatori, mi trovo a parlare della gestione delle emozioni, sottolineando che è una delle basi della performance e nella maggior parte dei casi...non vengo creduto, se non in maniera molto superficiale.
Ecco, la verità stà tutta in quella reazione scomposta e di quanto sia importante sapere dove mettere le mani....o meglio la mente.
Cosa sarebbe accaduto con Nico Gonzalez in campo ?
CURIOSITA'
Fate caso a tre cose :
A - La gestualità di Gonzalez.
Le mani che tagliano e spianano, in maniera reiterata, sottolineano l'impossibilità a fare altro. Sta dicendo che "non si può...è così e basta" e anche senza audio il non verbale avrebbe trasferito gli stessi concetti. Qui si sottolinea quanto le parole valgono poco nella comunicazione.
B - Ascolto.
Il giocatore, sotto l'aspetto auditivo, era andato totalmente in standby ascoltando solo il suo dialogo interno alimentato dalla rabbia, escludendo così quel canale che, se gestito appropriatamente, avrebbe dato la possibilità alle voci dei compagni, alle urla dei tifosi, di arrivare a bersaglio e calmare i bollenti spiriti o indirizzare la tensione in altro modo.
C - Vista
Lo sguardo...la visione a tunnel. Focalizzata, dritta davanti a se, ad escludere tutto il resto. Classica degli uomini in generale e di quelli incavolati in particolare. Già....
Perché, sapete che, in uno stato di quiete, gli uomini e le donne hanno la visione periferica diversa ? 😉
Ma questa è un'altra storia.
Buon week end a tutti.

Federvolley: "Neuroni specchio", Velasco e lo staff azzurro lanciano un nuovo progetto di apprendimento - Volleyball.it 10/12/2020

[UN NUOVO MODELLO DI APPRENDIMENTO SPORTIVO]

È sempre bello vedere che qualche sport evolve nella direzione del cervello e non solo dei muscoli e del tatticismo estremo.

Lavorare sulle modalita di apprendimento grazie alle neuroscienze è un obiettivo molto ambizioso e stimolante.

Il calcio per ora si affida ancora a modelli di allenamento poco integrati con le nuove strutture basate sulle neuroscienze piazzando qua e là solo qualche spruzzatina di tecnologia da GPS e VAR.

Speriamo di uscire presto da questo Medioevo calcistico, ma la vedo dura...molto dura : a tutti i livelli, dai dilettanti ai professionisti.

Eppure basterebbe un po’ di lungimiranza !!

Federvolley: "Neuroni specchio", Velasco e lo staff azzurro lanciano un nuovo progetto di apprendimento - Volleyball.it ROMA – L’ultima novità in termini di divulgazione e modalità di apprendimento in casa Fipav è quella proposta da Julio Velasco e dallo staff di tecnici delle nazionali giovanili. L’apprendimento basato sulla modalità dei “neuroni a specchio”, ovvero sulla capacità del cervello, alla v...

30/10/2020

PARLARE vs COMUNICARE]
PIRLO: “LEZIONE DAL BARCELLONA?
I LORO GIOCATORI HANNO MENTALITÀ, I NOSTRI VENGONO DA FIORENTINA E PARMA”
Queste le parole del mister bianconero nel dopo gara della partira persa dai bianconeri in casa con il Barcellona.
Analizziamo la frase di Pirlo.
C’è (tecnicamente parlando) una presupposizione grande quanto lo stadio bianconero e cioè che i giocatori che provengono da altre realtà non abbiano mentalità.
Ora, premesso, che potrebbero (e metto il condizionale volutamente) anche non avere quella mentalità che dice lui ma il punto è un altro : “Ce li ha da tre settimane e già spari sentenze così come mia figlia di tre anni e mezzo sparerebbe alle lattina del luna park ? Complimenti vivissimi !
Andrea, com’era quella frase sulla leadership ? Ah..si : “Loda in pubblico e correggi in privato”.
Va bhe dai...passiamo oltre !
Mettete Mourinho a fare ‘sto post partita e vi troverete tutta un’altra intervista, se non ci credete, leggete infondo al post.
Questo è il classico esempio di cosa NON dire MAI MAI MAI, in un post partita. Mandare in campo una formazione e poi scaricare la responsabilità sulla (presunta) mancanza di mentalità è un po’ come dire : “Oh ma che volete? Questo mi hanno preso e questi faccio giocare se hanno giocato nel campetto del prete che volete che vi dica ?
Mi sarebbe davvero piaciuto sentirlo dire la stessa cosa con una vittoria.
Quando si dice che nessuno è profeta in patria è vero, com’è vero che non è detto che tu sia una leader come allenatore solo perché lo sei stato in campo.
Pirlo, in comunicazione : RIMANDATO !
(e solo perché sei stato Campione del Mondo)
Vamos...a letto ! Buonanotte
PS - Queste le parole di Mourinho dopo la clamorosa sconfitta subita dal Tottenham : "Mi piacerebbe fare i complimenti all'avversario per una partita magnifica, ma devo dire che oggi c'è tanto nel nostro. Siamo stati pessimi noi e al massimo livello loro, ma io sono il tecnico ed è colpa mia, quindi me la prendo. Spero che i ragazzi si sentano feriti da questa sconfitta e che possano ripartire dalla prossima gara contro il Brighton, che sarà molto molto più difficile di quella di oggi"."
..trova le differenze !

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