La BurLa

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Photos 27/09/2020

“Be’, potremmo disporre i tavoli a isole, ognuna per un gruppo di congiunti”
“o magari diamo le mascherine a scacchi bianchi e azzurri, in tema”
“potremmo fare trovare noi i posti già distanziati, come sui treni. Che ne so, su ogni posto che non si può occupare potremmo metterci una bambola gonfiabile, un manichino, dei grandi peluches…secondo me viene anche buffo”
“sì, ma…”

Il comitato tecnico scientifico de La Burla si è riunito qualche settimana fa per stilare il protocollo per lo svolgimento in sicurezza dell’OktoburlFest. È stata una riunione inusualmente fiacca: i membri del team, solitamente carichi a molla, stavolta erano incerti, vaghi. La riunione si è chiusa con un aggiornamento a data da destinarsi, ma la data sarà sicuramente del 2021.
Non faremo quest’anno la festa della Burla, come era facile immaginare.
Non ce la siamo sentiti, inutile girarci intorno. I numeri sono in aumento, quest’estate riaprendo le discoteche e i locali abbiamo fatto scempio di tanti sacrifici primaverili nonché dell’intelligenza collettiva, visto che da che mondo e mondo in discoteca o nei locali non ci si va a ballare la quadriglia. Ci possiamo vedere, certo, ma senza fare i cazzoni: tornerà il momento in cui ci abbracceremo senza timore, in cui bere uno nel bicchiere dell’altro non sarà tanto rischioso, ma ora il buon senso ci chiama a più miti consigli.

E quindi, in un filotto di mesi in cui:
- mi hanno messo a lavorare a casa, sola (il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me, il muro davanti, nessuno intorno)
- mi hanno diagnosticato un principio di artrosi alla colonna vertebrale, il che è stato come se mi dicessero “signora, per le dentiere si accomodi di là, i pannoloni sono in fondo a destra, per le badanti compili il modulo”, con gli ovvi effetti sulla mia autostima di bimbominkia
- ho fatto in videoconferenza call di lavoro, prove del coro, tutorial di qualsivoglia abilità umana, aperitivi con gli amici, ricavandone l’idea che no, non è questa la vita che sognavo..
ora con gran dispiacere mi privo della gioia di rivedervi vestiti da imbecilli e di passare una serata allegra con voi.
Ma l’Oktoburl fest è cazzonaggine in purezza, è la festa in cui per definizione si alzano i calici e ci si abbraccia senza motivo (se non il tasso alcolemico). Non ha senso a ranghi ridotti, e sarebbe stupido credere che si possa rispettare un briciolo di norma e di buon senso.
Ci pare anche una cosa leggermente immorale (non ditemi che di tutti quelli del Billionaire non state pensando “Fave, siete delle fave e ve la siete cercata”)
Torneremo, e faremo i fuochi d’artificio.

Photos from La BurLa's post 02/08/2020

A casa LaBurLa procedono i lavori per la preparazione della conserva di pomodoro. E chiamarla così è quasi offensivo: considerando il lavoro che c’è dietro (coltivazione, raccolta, spremitura, cottura e conservazione), nonché la resa in barattoli, a occhio e croce ci costa quanto l’uranio impoverito. Forse sarebbe meglio chiamarla “riduzione di pomodoro finissimo”: all’assaggio si sente il sapore dolce dei pomeriggi passati all’orto sfuggendo al lockdown, e il retrogusto salato della malinconia della fattoressa per i pomodori San Marzano della sua infanzia e delle sue latitudini. (No, non sì può fare la conserva con i costoluti, Fattore, lascia fare. A voi toscani la ciccia, ma a noi terroni ‘a pummarola - con la u due m - non ce la “impara” nessuno).
Vi lascio con le foto della Gran Riserva.
E, per i parenti all’ascolto, che immagino siano l’80% dei nostri followerzzz, una foto di repertorio, e uno stralcio delle mie memorie strappalacrime. (“Vasalicò”, Pomodoro e basilico su carta, Fattoressa, millenovecentonovantaqualcosa, collezione privata.)

Photos 26/04/2020

Ci sono tante cose da dire sulla quarantena, talmente tante che ancora non riusciamo nemmeno a metterle a fuoco. E chissà se ci riusciremo mai, a metterle per bene in prospettiva. Le cose perdute e le cose trovate, quelle rimandate e quelle anticipate. L’attesa, soprattutto. L’attesa in cui proviamo a fare cose utili, a non disperdere il buon umore e il tempo. Non l’attesa che dà ansia, ma quella che con calma dà frutti. E fiori.
Sono spuntati gli Iris di Giulia.
Per noi è festa grande.

Photos from La BurLa's post 01/03/2020

Oggi è un data che passerà alla (nostra) storia come il giorno in cui abbiamo dovuto risolvere in maniera cruenta un problema demografico per niente banale.
Andiamo per ordine.
Il pollaio della Burla ha sempre patito la penuria di maschi. Vuoi per mano dei ladri, vuoi per quella della volpe, i nostri galli sono sempre durati poco. Ricordiamo il compianto Ernesto, Primo del suo nome, Father of the dragons, Hen’s layer, e ogni titolo vi venga in mente: una prece, sarai sempre nel nostro cuore. Dopo di lui Evaristo lo Smilzo, giovane promessa stroncata dalla sfiga e dai predatori, un’altra prece. Da lí in poi abbiamo deciso che i galli si sarebbero chiamati tutti Massimo Meridio, un nome con il vantaggio di accompagnarsi bene a un numero ordinale. E infatti abbiamo già avuto Massimo Primo Meridio e Massimo Secondo Meridio. A oggi siamo al Terzo e fino al decimo non avremo problemi di naming.
In ogni caso, è sempre stata grassa se di gallo ce n’era uno: per lunghi periodi il pollaio è stato anche solo femminile, con le povere galline a sospirare di noia e di sogni d’amore.
Poi, la magia: non sappiamo spiegarcelo, ma ultimamente sono esplose le quote azzurre. Ho ancora negli occhi il Fattore che torna a casa, scuote il capo e fa: “Un altro.” L’avrà detto non so quante volte in questi mesi. morale della favola: a occhio e croce ci sono 6 Galli in questo momento. Tutto insieme, tutti figli di Max Terzo Meridio e tutti diversi. E tutti bellissimi.
Voi ce l’avete presente come sono i galli? Le galline hanno un corpo morbido, i galli hanno il petto grosso, le zampe lunghe, bargigli generosi, coda ricca. Hanno l’aspetto macho e cazzone dei body builder, scommetto che passano le giornate a chiedersi “quanto fai te di panca”.
Ovviamente il livello di testosterone è ingestibile: si guardano in cagnesco, si provocano, si beccano, e se non ci scappa il morto è solo perché (giuro) riconoscono l’autorità di Max Terzo. È lui che li tiene a bada: quando c’è lui vicino fanno finta di ignorarsi, è lui li divide quando si spintonano. Una vita di m***a, insomma, poro Max, ogni giorno ad arbitrare una partita del calcio storico.
Un paio di questi galli li abbiamo spostati nel pollaio di servizio, giusto per sedare un po’ gli animi.
E quindi da settimane ci chiediamo che fare. Non siamo usi a mangiare i nostri animali: siamo coopariani e mangiamo carne sì, ma comprata nei supermercati. Ci fa sentire meno in colpa che mangiare gli animali da compagnia della fattoressine.
E allora abbiamo provato a regalarli a chi ha altre galline insoddisfatte, persino a venderli (nel ragionamento malato della Fattoressa, se uno li compra è perché gli serve l’animale da m***a, altrimenti andrebbe alla Coop). Nulla da fare, nonostante la fine cartellonistica approntata allo scopo (vedi foto)
E quindi.
E quindi nulla, ne abbiamo fatto fuori uno. L’ha fatto il Fattore con le sue mani. Dice che non gli ha fatto impressione: sarà, ma stasera a cena bofonchiava qualcosa sul “progetto della natura”, un discorso assurdo sul bisogno di assecondare il controllo delle nascite, perché “la natura si fa bene i sui conti”, boh.. (È ovviamente disturbo post-traumatico da stress, ma ovviamente l’ho assecondato come si fa coi reduci di guerra).
E se vi state chiedendo che fine ha fatto il gallo...Beh, posso dirvi che era più magro e più “selvatico” dei suo cugini allevati in batteria, con molta (ma molta!) meno carne sulle ossa.
S’oo semo magnati. La natura, dice il Fattore, ha il suo progetto, e per questo gallo era evidentemente la cottura al forno.
Sarò sincera, a me m’è dispiaciuto un sacco. Non m’è nemmeno piaciuto come sapore. E poi era davvero bello, poraccio, solo che era “in esubero”.
Ora, con tutti sti galli, ve l’immaginate quante covate a breve? Ne basta uno, in genere, al progetto della natura, noi ne abbiamo ancora 5.
Natura, non è che puoi rifarti un attimo i conti, ché mi sa che ti sei un po’ distratta? Nel dubbio, ti aiutiamo noi: non ci garba mangiarceli, non riusciamo a piazzarli...se hai ancora un progetto riproduttivo, speriamo che sia femmina.

Photos 22/12/2019

E arriva il giorno in cui tuo figlio ti guarda negli occhi e ti chiede “Babbo Natale non esiste, vero?”. Farfugli qualcosa, ma in cuor tuo sai che è arrivato il momento delle spiegazioni.
(La lettera che vedete qui sotto è dell’anno scorso, ed è una la rielaborazione di una lettera simile trovata in rete. Ve la posto perché credo che in quel passaggio tra aspettare Natale e preparare il Natale sia il senso del crescere senza diventare mai troppo grandi.
Le firme invece sono originali, tutta la Famigghia al gran completo)
La Burla via augura di cuore Buon Natale.

Photos from La BurLa's post 06/11/2019

Con il tempismo tipico di noi agri-influencer ma con immensa gioia annuncio che anche quest’anno abbiamo fatto l’olio (ok, ok, ormai sono passate 3 settimane, ma cosa saranno di fronte all’immensità del tempo e della natura?)
100% succo di Laburla, Burbolì è un olio che si contraddistingue per:
- Il metodo di coltivazione delle olive, una tecnica sperimentale che va sotto il nome di INCURIA. Sai che hai degli olivi, li guardi, ci parli e spieghi loro che il libero arbitrio è un diritto sacrosanto di ogni essere vivente, umano, animale e perfino vegetale che sia. Per cui cari olivi, a voi la scelta. Noi vi lasciamo stare a voi stessi, voi potete fare i bravi e immettervi nel ciclo produttivo oppure rimanere lì a farvi i dreadlocks con le vostre chiome. Noi a ottobre-novembre ripassiamo a raccogliere le olive, chi c’è c’è.
- Il metodo di raccolta, anche questa una tecnica nuova che potremmo chiamare “a violenza progressiva”. In pratica, le olive dei primi alberi vengono raccolte “con le buone”, con delicatezza, avendo cura di non urtare la loro sensibilità e quelle degli alberi che li ospitano, ai quali chiediamo permesso prima di toccare le fronde. Via via che si prosegue nella giornata la delicatezza diminuisce, aumenta la voglia di finire e quindi gli ultimi alberi vengono tagliati con la motosega, onde raccogliere alla svelta olive, reti, strumenti e chiudere la vicenda che unsenepolepiù.
- Il team di raccolta: praticamente chiamiamo tutti quelli che conosciamo, con una campagna di arruolamento che suona più o meno così “oooooooooh, noi raccogliamo le olive chi c’èèèèèèèèèèèèè?”. Ogni anno c’è qualcuno “nuovo” che, colto dalla curiosità e dall’ideale bucolico della vita nei campi, si mette paziente a schiocchiolare sorridendo. (Le statistiche dimostrano che l’anno prossimo non lo rivederemo, magicamente avrà un impegno in occasione della prossima raccolta). Quest’anno il premio “rivelazione” va al professor Blokker, che dall’Olanda con furore ha fatto la sua prima raccolta olive con serietà e dedizione, per poi concludere con la sua proverbiale pacatezza “Ora ho capito perché in Olanda usiamo il burro.” Poi ci sono i nonni, indefessi e ormai ridotti in schiavitù, e i bambini, che al solito si divertono più di tutti. Grazie amici e parenti per la collaborazione, vi lovviamo.
- Il fervore religioso con il quale Fattore o Fattoressa si recano al frantoio e attendono di vedere il proprio olio, quello proprio loro, guai a mischiarlo con quello di altri. Il Burbolì deve mantenere il suo sapore caratteristico di olive selvagge e il retrogusto degli scarponcini terrosi dei nostri bambini, che raccolgono 100 olive ma ne schiacciano 100.000 e va bene così.
- L’attenzione con cui ogni anno il Fattore bada alla prestazione: chili di olive, chili di olio, resa in percentuale. Non credo abbia mai saputo come sono messe le sue figlie a percentile di crescita, né che numero di scarpe portino, e il compleanno della Fattoressa se lo ricorda perché probabilmente paga le fattoressine perché glielo ricordino, ma chiedetegli i numeri dell’olio e non sbaglierà una virgola. # # # chili, con un aumento del y% rispetto all’anno z, uno scarto quadratico medio di y, e quanta felicità nei suoi occhi quest’anno quando ha visto che le olive erano poche, ma la resa è stata record. E come gongola quando sente che gli altri hanno avuto una resa minore…Dite quello che volete, ma gli uomini si ingarellano sempre per chi l’olio lo fa più lungo.
- L’imbottigliamento. Ma il tappo, con l’etichetta di quest’anno, sta meglio verde o dorato? E l’olio mi si nota di più nella bottiglia verde o trasparente? Sono solo alcune delle domande sulle quali si arrovella la Fattoressa, e voi capirete che sono problemi gravi. Voi risolvete pure il problema del clima e la crisi curda, io ci ho da scegliere il Pantone Giusto.

Insomma, figlioli, abbiamo anche quest’anno il nostro olio, che è sempre nella quantità giusta: non troppo da doverlo vendere, ma abbastanza perché si riesca ad averne tutti una bottiglia per assaggiarlo.
Fettunta per tutti, sono soddisfazioni.

Photos from La BurLa's post 16/10/2019

Lo ius soli è una cosa buona e giusta.
Facciamo un esempio. Non importa se hai sangue misto, se – ad esempio – sei figlia di una madre calabrese e di un padre mezzo croato: sei nata a Firenze, per la precisione a Careggi (il babbo ci ha tenuto, mai sia detto che sulla tua carta di identità ci fosse “Bagno a Ripoli” o qualsivoglia altro comune limitrofo), a scuola ti parlano della tua bella città e dei suoi simboli. Il giglio, o meglio l’iris o giaggiolo, come ci tieni a precisare sempre. Il giglio che una volta era bianco su sfondo rosso e poi è diventato rosso su sfondo bianco perché quando i Guelfi cacciarono i Ghibellini si ripresero il simbolo. Chissà, forse i sondaggi dicevano che il giglio era molto amato, e poi come simbolo era anche belloccio, quindi i Guelfi avranno pensato: teniamo i 'ggiaggiolo ma (beffardi, questi fiorentini!) i colori li invertiamo perché si capisca che qui tira un’aria nuova. (E poi si sa, chi comanda in casa lo riconosci sempre dal fatto che ha in mano la mazzetta dei colori RAL.)
Ma torniamo agli iris, e a te, Fattoressina piccola, che te li sei scelta uno a uno dal catalogo, hai aspettato che arrivassero e con l’aiuto amorevolissimo del nonno sei andata a prenderli e li hai portati all’orto. E poi col nonno hai cercato un posto in cui batta forte il sole e in cui possano fare bella mostra di sé. Poi, siccome sei pedante come tua madre, hai deciso che li volevi raggruppare per colore. E infine li hai piantati con le tue manine, belle sporche di terra come è giusto che sia.
Hai voluto gli iris in casa tua, perché sono il simbolo della tua città e perché sono belli.
Lo ius soli, dicevamo. Il diritto di appartenere alla terra in cui hai messo le tue mani e in cui fin da bambino aspetti che spuntino i fiori che hai scelto, che diano i frutti le tue azioni.
Noi siamo fortunati, non dobbiamo rivendicarlo. Ma insomma, qualche domanda ce la facciamo, specie mentre vanghiamo e concimiamo, anche noi che ci teniamo lontani dalla politica ma che il mondo lo cambieremo lo stesso.
No, non proprio tutto il mondo, ok. Un pezzettino.
E ora, aspettiamo primavera.

Photos from La BurLa's post 26/09/2019

Con colpevole ritardo vi posto le foto della festa che per noi della Burla segna la fine gloriosa dell’estate, e che quest’anno è giunta alla sua terza edizione: l’OktoBURLfest.
Per chi ancora non lo sapesse, l’OktroBURLfest è la sintesi perfetta delle nostre passioni: la birra, il burbecue, i travestimenti. È la serata in cui essere alticci, vestiti da cretini e fare giochi insensati è assolutamente dignitoso. Perché noi italiani siamo gente seria, si sa, e quindi quando vogliamo fare i cazzoni a volte ci vestiamo da crucchi, vai a sapere perché.
Invitiamo gli amici, agghindiamo l’orto a mo’ di biergarten, mangiamo in compagnia. E ogni volta ci stupiamo di quanta gente partecipi con allegria, sottoponendosi anche ai giochi finali.
Quest’anno è iniziato tutto in grande stile: abbiamo fatto “un’esterna”, come direbbero a Uomini e Donne. I tre che dovevano procacciare la birra si sono presentati in birreria in centro vestiti da tirolesi, e già qui meritavano la ola. (Non ve lo dico nemmeno che sono stata talmente invidiosa di questa sortita che sto pensando al prossimo Oktoburlfest itinerante. No, non ve lo dico altrimenti vi spaventate. E fate bene.)
Poi quest’anno abbiamo avuto delle new entry veramente all’altezza del contesto. Gente che senza nemmeno quasi conoscerci non ha esitato a indossare i panni da cretini di cui sopra e a unirsi alla compagnia. Grazie, amici nuovi, tornate a trovarci.
Abbiamo provato a proporre dei giochi inediti, ma per non si sa quale motivo la Fattoressa ha pensato al birroku. Cosa di meno tirolese di un gioco che viene dal giappone? Non lo so, me lo sto ancora chiedendo, ma vogliatemi bene lo stesso.
Apprezzati invece il Birrapong, e il meraviglioso “tiro al water”, di cui abbiamo splendide fotografie, che resteranno nel nostro cuore e nel migliori manuali di psichiatria.
Su tutto però una certezza: hai voglia a proporre giochi nuovi, a far competere la gente su intelligenza e abilità, c’è una sola cosa che vuole una mandria di travestiti alticci. Il gioco del cavallino, al più il tiro alla fune. Il fascino, rispettivamente, dell’ubriaco che non sta in piedi e della forza bruta. È così che vi amiamo, belli che siete.
Poi è venuta la sezione “EurobirraSong”, in cui big e nuove proposte si sono esibiti nei canti da osteria tipici danesi, spagnoli, tedeschi. Confermando che basta un “nananananananana” cantato con decisione a sentirsi tutti poliglotti, e che alla fine quando vai in Erasmus qualcosa la impari sempre, ma mai dai libri.

Ringraziamo come sempre tutti quelli che ci hanno aiutato, portando cibo, roba da bere o contribuendo sotto forma di cash. È un piacere sapere di poter contare su tanta gente.
Ma bando alle parole, godiamoci le foto

PS: i baffi del Fattore erano veri. I capelli biondi anche.
PPS: Non abbiamo assegnato il premio al miglior costume, ma tutti sappiamo a chi sarebbe andato. Triplete, Berretti, triplete.

Photos from La BurLa's post 11/06/2019

Ancora foto...

Photos from La BurLa's post 11/06/2019

Cari amici della Burla, condividiamo foto e ringraziamenti per la festa di sabato scorso.
Non sta a noi dirlo, ma lo diciamo lo stesso: è stata una bella serata, in cui abbiamo visto sfilare cavalieri senza cavalli, frati senza cilicio, crociati senza fede, dame senza troppi pudori, poeti senza esilio, ma tutti con l’immancabile faccia di bronzo (all’epoca il metallo più usato insieme al rame) e la solita prontezza nel rispondere all’appello dell’orto più assurdo di tutto il 1400, quasi 1500.
Abbiamo trasformato la Burla in una locanda medievale (vabbè, quasi), in cui si è svolto un regale banchetto e una giostra.
Da un paio di mesi la Burla sembrava uno studio di cinecittà, in cui si tagliava legno, si cucivano stoffe riciclate, si intagliava legno, si riciclavano vasetti di plastica. Manco a dirlo, il è stato indefesso e perfetto, ma bisogna ammettere che ormai riceviamo aiuti da tutti: le nostre mamme hanno prodotto cibo e stoviglie d’epoca, gli amici hanno portato bevande e dolci, ognuno a modo suo ha dato il suo contributo.
Trattandosi di banchetto reale, ci servivano un re e una regina. Abbiamo a lungo discusso, nelle scorse settimane, sul sistema migliore per eleggere i due reggenti. Ci piaceva essere democratici, ma siamo italiani, e come tali sappiamo bene di fare schifo nell’eleggere i nostri governanti. Dopo ampio dibattito, abbiamo scelto il metodo capace di fare meno danni. “A c@@@@ di cane” eleggiamo meglio che se ci riflettiamo, e quindi abbiamo estratto a sorte, e non siamo stati delusi. Il re e le regina scelti dal caso sono stati all’altezza dell’incarico: hanno fatto onore al menu, hanno minacciato di tagliare teste, hanno condiviso le loro sensazioni sulla serata (compreso lo stimolo di far p**ì), hanno tagliato la porchetta. Con classe e molta conoscenza del cerimoniale.
Ma non bastano due teste coronate a fare una corte meravigliosa. Abbiamo avuto anche:
- le sbandieratrici: con strani costumi sbrilluccianti ma con spirito medievalissimo, la premiata ditta “Medaglioni-Lamanna” si è esibita in una sbandierata che resterà nella storia, a testimoniare che Marta fa il c**o a chiunque a pallavolo, ping pong, corsa, nuoto, ma anche sbandierata, pallacorda, palla al bracciale, balestra, calcio storico, caccia col falco, quidditch. Se la volete ba***re in qualcosa, provate con il ricamo a tombolo, ma non è detto che non sappia fare anche quello. Premio della critica a miasorella Serena, che anche stavolta dimostra il suo talento nelle percussioni, coltivato in anni e anni di martellamento di zibidei.
- il poeta/crociato: sotto una rude e poliesterissima divisa da crociato, batte un cuore da poeta. Il Musu ha regalato perle ai porci declamando i versi che lo hanno accompagnato nella sua triste adolescenza di darkettone di periferia, allorquando nel tragitto da casa a scuola tentava di preparare la lezione di letteratura. O di impressionare le fanciulle di firenze Sud con i versi di Ariosto. (Non è un caso che la moglie se l’è trovata a Careggi.) Però abbiamo apprezzato tantissimo, pur non avendo capito un c@@@@ di ciò che diceva.
- la porchetta e la trippa più buone di tutto il feudo. Ci siamo leccati i baffi, veramente buone (grazie Giovanna per la trippa, a te Cracco ti spiccia casa)
- il ronzino più scattante del mondo: Sigfrido, che ci ha condotto nella memorabile Giostra del Bischerino. Abbiamo ancora negli occhi le imprese di tanti, ma soprattuto di Frà Blokker, un cappuccino che è venuto da molto lontano (dicono dalle Fiandre, o dai Paesi Bassi, non sappiamo bene) a perdere il suo proverbiale aplomb ed equilibro, e Leo, che dopo tre giri intorno a Sigfrido ha camminato per qualche secondo come in assenza di gravità.
- il neonato più silenzioso del mondo. Non ve ne sarete nemmeno accorti, ma con noi c’era l’ultimo arrivato in casa Bagnai, Zeno. Che ha ben pensato di dormire tutto il tempo, rimandando a quando sarà più grande l’imbarazzo di fare la nostra conoscenza.

Grazie mille a tutti, amici. Di cuore.

Photos from La BurLa's post 03/03/2019

Alla Burla ci manca il tempo, mica le idee, l’ambizione e la presunzione. Quindi dopo l’orto, l’oliveto, il pollaio, la serra, la vigna, ecco che stanno per arrivare alla Burla anche le api.
Perché poi c’è l’aggravante che abbiamo amici che ormai nemmeno si meravigliano più per i nostri progetti strambi, anzi ci ci assecondano come forse si deve fare con i matti. E così, per il quarantesimo compleanno del fattore, ricordandosi di un suo desiderio espresso tempo prima, gli hanno regalato due bellissime arnie, nonché l’occorrente per avviare l’attività di apicoltore. E noi abbiamo pazientemente aspettato che arrivasse primavera per metterci all’opera.
Oggi siamo andati a scuola di api e di miele, e con l’aiuto di un maestro davvero appassionato e competente (Lorenzo di www.agrilander.it che ringraziamo), abbiamo scoperto quanto segue:
- un alveare è un superorganismo, perfetto per equilibrio e organizzazione, che però è infestato da parassiti impossibili da eliminare. I fuchi. Non fanno un c@@@@ tutto il tempo, magnano a sbafo, quando si accoppiano ci rimettono spesso parte dell’apparato riproduttivo. Se vi ricordano altri esseri viventi, e vi chiedete perché non si siano già estinti, ricordatevi che in fondo anche le api probabilmente sono dolcemente complicate, sempre più emozionate, delicate, ed è difficile spiegare certe giornate amare, lascia stare, e i complimenti dei pl***oy ecc ecc ( )
- più antiestetico della tuta da apicoltore c’è solo la tuta indossata con il “casco” da apicoltore. Sembravamo quelli della scientifica; del resto, è carnevale e quindi sembrare due perfetti imbecilli era anche lecito.
- Propoli viene da pro e polis, quindi “davanti, a difesa della città”, e infatti le api la usano per sigillare l’arnia e costruire barriere di difesa. Alla Fattoressa, notoriamente sostenitrice (?) dell’omeopatia, questo ha chiarito il dubbio “ma a che c@@@@ serve la propoli”: il mal di gola non lo ha mai fatto passare a nessuno, ma volendo ci si possono stuccare gli spifferi.
Scherzi a parte, è stata davvero una giornata magnifica, e confermiamo quello che ci avevano detto: vedere le api al lavoro è come vedere l’intelligenza e l’armonia che solo la natura o l’arte sanno mostrare. Una tale organizzazione l’avevo vista solo quando facciamo il barbecue per 50 persone.
Speriamo di avere prima o poi dei miele da condividere, per ora abbiamo il solito insensato entusiasmo, e vediamo che cosa ne verrà fuori.

08/11/2018
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