RIBOLLITI FIRENZE OLD RUGBY CLUB

RIBOLLITI FIRENZE OLD RUGBY CLUB

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Primo Old Rugby Club della Toscana fondato nel 1994 da un sogno di Mario Besi, Giuseppe Ferraro e Paolo Chirici.

01/07/2024
05/05/2024

30° RIBOLLITI OLD RUGBY CLUB

NOSTALGIA CANAGLIA.

Padovani, 4 maggio 2024

Nostalgia canaglia. Gli anniversari mettono agitazione già per conto loro, sono la cartina tornasole che ti costringe a fare i conti col passato, con tutto il suo carico di ricordi, qualche rimorso, molti rimpianti. E poi ti proiettano in un futuro incerto che piace ancora meno.
Se poi parliamo dei Ribolliti Old Rugby Club e di quel lontano 1994, non so proprio da dove cominciare tale è l’emozione che ancora suscita il ricordo.
Proviamoci. Iniziamo col dire che non c’è stato un vero momento, l’ora X, dove si è detto: siamo pronti facciamo una squadra Old a Firenze.
L’idea, per me e Paolo Chirici, covava già da molto tempo nelle nostre teste. Eravamo, come tutti i Lodigiani Boys, affascinati da questo “mondo” che ci aveva così coinvolti e rapiti: non ci sembrava possibile che tutto questo potesse un giorno finire. Tutto qui, i Ribolliti nascono, vedono la luce, da una semplice visione “egoista” di due piloni che vogliono continuare a giocare anche quando le lancette del tempo dicono basta.
Io e Paolo, tra la diffidenza generale di tutto l’ambiente, troviamo in Mario Besi l’unico ex giocatore che ci sostiene e ci stimola.
Se dovessimo fare un bilancio o indicare l’aspetto più significativo di questi anni, non si può evitare di fare parlare i numeri delle partite che abbiamo giocato, tantissime, in giro per l’Italia e l’Europa: da Trieste a Torino, da Cardiff a Dublino e molte altre. Pensare alle 48 partite giocate con squadre straniere, che hanno coinvolto anche rappresentative americane e canadesi, o alle 9 trasferte all’estero non solo per il 6 Nazioni, che ci vedono protagonisti anche a Barcellona, Praga, Berlino e Isle sur la Sourge in Provenza.
Essere riusciti a realizzare tutto questo ed a coinvolgere così tante persone è un grande motivo di orgoglio per tutti noi.
Quasi contemporaneamente è stato poi naturale per molti “ribolliti” guardarsi intorno, capire l’ambiente, le necessità del CUS prima e del Firenze Rugby 1931 poi. Ed è arrivata così l’integrazione o la metamorfosi fra il giocatore “Old” e il volontario. Si assiste negli anni, lenta ma costante, ad una sorta di modificazione genetica dove si passa dalla logica dell’“io” a quella del “noi”.
Crediamo che questo sia forse l’aspetto più importante da sottolineare in questo 30° dei Ribolliti, essere riusciti a creare un gruppo con un’identità ben precisa, con lo scopo di divertirsi ma anche quello di sostenere tutto l’ambiente: nessuno rimanga indietro.
Sta ad ognuno di noi, prendendo esempio da chi ci ha preceduto, continuare ad esercitare sempre questa voglia e il desiderio di stare insieme: la vera partita adesso non è più solo quella ufficiale con i compagni, l’arbitro e l’altra squadra, ma è più importante tutta la cornice che sta intorno e l’emozione che suscita.
La sfida è che i Ribolliti vengano identificati sempre più non solo come luogo fisico d’aggregazione, sport, divertimento, ma anche come il posto dove custodire, per tramandare alle future generazioni, un patrimonio fatto di pratiche, espressioni, saperi e capacità: una sorta di guardiani dell’etica sportiva e sociale.
In alternativa e/o insieme all’”impegno” i Ribolliti rimangono comunque sempre il luogo dove la sindrome di Peter Pan regna sovrana e vive e lotta insieme a noi: in fondo siamo sempre gli eterni ragazzi, tutte le occasioni sono buone per scherzare e prendersi per i fondelli….
Quindi, se preferite un modo più semplice di immaginare il futuro, possiamo citare una vecchia canzone: “ci vuole del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti.” *
Ecco, mi piace pensare che i Ribolliti continuino anche ad essere la palestra giusta dove alimentare questo talento. Il luogo dove si sta bene insieme agli altri e le nostre parole ideali, amicizia, sostegno, placcare, rispetto, che a forza di ripeterle sembrano sempre meno originali, all’improvviso si ritrovino, come per magia, in quella vecchia idea di “essere tutti uguali”.

Beppe Ferraro
RINGRAZIAMENTI:
- A Paolo Chirici e Mario Besi: senza di loro tutto questo non sarebbe successo.
- A tutti i Lodigiani Boys: che hanno messo in moto il movimento, senza la loro presenza e partenza tutto questo non sarebbe successo.
- A tutti gli ex giocatori che si sono rimessi in gioco: senza di loro tutto questo non sarebbe successo.
- A tutti i non giocatori, per loro un pensiero affettuoso, che hanno trovato nei Ribolliti l’occasione che aspettavano per avere una seconda possibilità, ma soprattutto hanno onorato il Rugby in modo magnifico: anche senza di loro tutto questo non sarebbe successo.
- A Marco Magini: senza il suo impegno tutto questo non avrebbe avuto un futuro.

*Cit. La canzone dei vecchi amanti (Jaques Brel)

05/05/2024

Inoltro il contributo di Leonardo Piva, alias PivaLove, a margine del 2°Memorial Scarpa e del 30° dei RIBOLLITI OLD RUGBY CLUB.

21/04/2024

Inoltro e ringrazio Leonardo Piva per il suo puntuale e appassionato intervento dopo la partita Old Ribolliti vs Pirati del 20 aprile 24.

LINEA D’OMBRA RIBOLLITA (da Linea d’ombra, di Joseph Conrad)
Soltanto i giovani rugbisti hanno momenti simili. Non sto parlando dei giovanissimi. No. I giovanissimi, in effetti, non hanno momenti. È il privilegio della prima giovinezza di vivere in anticipo sui propri giorni, in quella bella continuità di una speranza che non conosce né pause né introspezione.
Si attraversa il cancello del Padovani e si entra in un giardino incantato, dove anche le ombre splendono di promesse e ogni svolta del campo ha una sua seduzione.
Non perché sia una terra inesplorata: si sa bene quanta insospettabile umanità è passata per quella stessa strada: ingegneri, architetti, muratori e contadini, accomunati da un amore sottile, eppure così invadente: la palla ovale.
Riconoscendo le orme di chi ci ha preceduto, si va avanti, eccitati e divertiti, accogliendo insieme la buona e la cattiva sorte – le rose e le spine, come si suol dire – il variegato destino comune che ha in serbo tante possibilità per chi le merita o, forse, per chi ha fortuna. Già. Si va avanti. E il tempo, anche lui va avanti; finché dinnanzi si scorge una linea d’ombra che ci avvisa che anche la regione della giovinezza deve essere lasciata indietro, e ci si scopre malinconicamente e inesorabilmente OLD.
Questo è il periodo della vita in cui è probabile che arrivino quei momenti. Quali momenti? Momenti di brivido e stanchezza, di euforia e insoddisfazione, in cui si pensa di voler dimostrare qualcosa senza capire che il tempo è passato. Momenti precipitosi, che ci portano a credere di conoscere un gioco che non si fa mai afferrare del tutto, che non rivela mai tutti i suoi segreti. Momenti in cui si è portati a compiere atti avventati, come spostarsi sull’ala all’improvviso, o aprire un pallone senza motivo alcuno. Ecco, coi Pirati prese forma uno di quei momenti.
Si arrivò allo scontro numerosi, convinti, apparentemente attenti e determinati: ma sul Lodigiani prese forma un’inquietudine, una imprecisione lieve, comprensibile di fronte a chi tante volte ti aveva battuto.
Il cielo cominciò a velarsi, ma dopo tutto erano semplici nuvole, che non è detto che portino vento o pioggia. Forse era solo un turbamento.
Passavano i minuti, e la ciurma biancorossa non riusciva a passare la metà campo, mentre la nera ciurmaglia arginava e ripartiva; sembrava che nulla riuscisse ad impedire al peggio di abbattersi su di noi. E i soliti trequarti che non tengono un pallone, e i soliti avanti fuori posizione.
I corsari labronici affondavano nella difesa a corto di placcaggi come un furioso turbine di vento. Una, due, tre mete, e la tempesta sembrava perfetta.
Sul ponte si dannavano quindici uomini con la vitalità e la forza, diciamo, di sette. Tutte le nostre vele stavano per essere strappate. Ma ancora, i centimetri che ci servivano restavano tutti intorno a noi, e
«Fifteen men on the dead man's chest—
Yo-ho-ho, and a bottle of rum!
Drink and the devil had done for the rest—
Yo-ho-ho, and a bottle of rum!»

all’improvviso qualcuno provò a correre al di là dell’orizzonte senza guardarsi indietro: Tommy il nostromo, che rianimò per un attimo i cuori esangui e aprì uno piccolo squarcio nelle nuvole.
Ma il destino si fa beffe di chi lo sfida: ancora i pirati, e ancora i pirati. Il Padovani violato, i biancorossi battuti. All’alba la vittoria sembrava possibile, al tramonto i sogni divennero di vetro.
Il capitano si fece incontro al coach, che stava riguardando gli schemi senza sorridere. Alzò appena la testa.
«Deve sentirsi ben stanco a quest’ora».
«No», disse il coach. «Non stanco. Le dirò io come mi sento, capitano. Mi sento vecchio. E devo esserlo. Tutti voi qui a terra mi sembrate una banda di sbarbatelli che non hanno mai fatto una nera come si deve». Aveva un’aria insopportabilmente esemplare.
Dichiarò: «Passerà. La verità è che nella vita non si deve dare troppo peso a nulla, né in bene né in male».
«Vivere a mezza velocità...Non tutti possono farlo, a parte i mediani».
«Sarà abbastanza contento adesso se potrà continuare a procedere persino con quel passo», ribatté con la sua aria di consapevole virtù. «E c’è un’altra cosa: un uomo deve saper affrontare la sua cattiva sorte, i suoi errori, la sua coscienza e tutto quel genere di cose. Contro cos’altro si dovrebbe combattere altrimenti?».
Rimase zitto. Non so cosa gli lesse sul volto, perché improvvisamente gli chiese: «Come, non sarà mica scoraggiato?».
«Dio solo lo sa, capitano», fu la sua risposta sincera. «Non c’è niente di male», disse con calma. «Imparerà presto a non scoraggiarsi. Un uomo deve imparare tutto, ed è quello che tanti di questi rugbisti immaginari non vogliono capire».
«Allora ci vedremo lunedì al campo, malconci e feriti, ma ancora convinti che il nostro è lo sport più bello del mondo. Vado a raccogliere i palloni, è l’unica cosa che ci serve davvero...l’unica che non possiamo trovare dentro di noi».

Photos from Firenze Rugby 1931's post 16/04/2024
12/03/2024

L’Italia sale al nono posti’o del ranking internazionale, per la prima volta davanti all’Australia. Bravi ragazzi 👍🇮🇹

10/03/2024

Ennio Flaiano diceva che i giorni che realmente contano nella vita umana sono cinque o sei, il resto è destinato a far volume. Io non lo so quando questa partita farà posto ad altri vostri ricordi personali, so che nella storia italiana questa è una partita che rimarrà per un po'. E non è un fatto di vittoria contro un avversario sulla carta più forte e con tutte le intenzioni di riaprire i giochi per il titolo, per quanto vincere così sia una delle soddisfazioni maggiori sia che siamo tifosi che addetti ai lavori. È questione piuttosto di come si è stati in campo, di come si è stati al mondo in un Olimpico stipato e meraviglioso nello spingere allo spasmo una squadra azzurra bravissima a non perdere mai la calma, nemmeno dopo la buriana iniziale, quella composta dal pallone caduto dalla piazzola a Garbisi alle due mete scozzesi in meno di un quarto d'ora. Il passo di Russell e compagni è superiore, ma l'Italia ha il grandissimo merito di tenere la barra dritta e di fare punti ogni volta che si è affacciata nellaetà campo scozzese. La meta di Brex propiziata da Page-Relo rischia di rimanere un'oasi nel deserto, ma sul 10-22 nessuno perde la testa e arrivano quei punti che non permettono agli scozzesi facili boccate d'aria. L'inizio della ripresa sancisce il momento di rottura: l'arbitro si accorge dell'ostruzione scozzese nella meta di Horne e quasi immediatamente Lynagh raccoglie il calcetto di Garbisi e vola a far piangere papà. La Scozia capisce che la partita che sembrava essere il culmine del "trip to Rome" decantato dalla federazione sui suoi canali social non era più così in discesa. Lo si capisce dai due calci regalati per falli palesemente di frustrazione e dal panico dimostrato ogni volta che han dovuto creare un calcio per uscire dalla loro metà campo. Gli Azzurri si limitano a non risolvere gli altrui problemi e a vendere la loro metà campo, e quando attaccano trovano il buco con Vintcent e la meta con Varney. Gli scozzesi sono completamente alle corde, in preda a una crisi di nervi dura da evadere, combattuta con gli slanci delle terze e i guizzi di Steyn e Van der Merwe. Ma se nei primi minuti gli uni e gli altri ci hanno ferito e fatto barcollare, nell'ultima mezz'ora si infrangono sui placcaggi di Lamaro e Vintcent (più di 50 in due) e su un Capuozzo da lucciconi nei momenti in cui tira giù l'armadio Duhan almeno tre volte.
Il finale, come sempre, è per cuori forti: il tocco di Ruzza viene considerato avanti volontario, un paio di calci azzurri rimpalla su cosce scozzesi e rimane in loro possesso, poi la meta e le ultime 24 fasi, interminabili e per fortuna terminate.
No, questa non è la solita Italia brava a combattere e altrettanto brava a sciogliersi: questo è un gruppo compatto, duro a morire e che sa soffrire quando tutto sembra andare storto. Forgiato su un capitano clamoroso in difesa e mai domo per più di ottanta minuti, su una coppia di centri incredibile (Brex oggi enorme uomo del match), su una coperta finalmente lunga a sufficienza per dare filo da torcere a tanti.
E questa non è una partita destinata a far volume. Non nel libro di una squadra che ha tutta la voglia del mondo di scrivere una storia ovale diversa.

Ad maiora.

25/02/2024

Livorno 24-02-2024
Pecore Nere- Ribolliti 4-6
Grande intensità alle Sughere tra Pecore Nere e Ribolliti: il 4-6 finale testimonia il buon ritmo di gioco tenuto dalle due squadre. Subito avanti la formazione biancorossa in avvio gara con le mete di Bianco e Gramigni, le Pecore Nere reagiscono organizzandosi bene in attacco e riuscendo nel giro di pochi minuti a pareggiare con due marcature ben costruite. L'impronta sulla partita viene messa nel finale della prima frazione di gioco, quando gli ospiti realizzano tre volte con Miolla, Santini e De Nicolò. La ripresa vede un maggiore equilibrio in campo con una marcatura per parte - prima le Pecore Nere per il momentaneo 3-5, poi di nuovo a segno i fiorentini con Lazzari. Nel finale un intercetto porta alla meta delle Pecore Nere per il definitivo 4-6. Il fischio finale porta a grandi applausi per i giocatori scesi in campo e a un terzo tempo di grande qualità.
Dal nostro inviato a Livorno è tutto. A voi studio.

25/02/2024
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