13/02/2025
Non si smette mai di imparare 💪🏋️🏃
pagina creata da Antonio De Michele preparatore atletico e personal trainer con 20 anni di esperienza
13/02/2025
Non si smette mai di imparare 💪🏋️🏃
11/02/2025
Questi sono i messaggi che ti fanno capire quando e quanto si lavora bene i risultati vengono da soli 💪💪💪
Oggi vi parlo di Renata
Si è rivolta a me per risolvere un problema che la affligge da tempo; Questo problema si chiama "SPALLA CONGELATA", ma cos'è nello specifico?!
La spalla congelata, chiamata anche Frozen Shoulder o capsulite adesiva, è una malattia della spalla che provoca dolore e rigidità. Col passare del tempo, una spalla congelata diventa molto difficile da muovere e trattare. La spalla congelata si verifica circa nel 2% della popolazione. Più comunemente colpisce le persone di età compresa tra i 40 e i 60 anni, e si verifica nelle donne più spesso che negli uomini.
Nella spalla congelata, la capsula della spalla si ispessisce e diventa stretta. Inoltre si sviluppano spesse bande di tessuto (chiamate aderenze). In queste articolazioni malate in genere scorre meno fluido sinoviale.
Il segno distintivo di questa patologia è non essere in grado di muovere la spalla (sia da soli, sia con l'aiuto di qualcun'altro). Questa malattia si sviluppa in tre fasi:
Congelamento
Nella fase di "congelamento", il dolore aumenta inesorabilmente e progressivamente. Appena il dolore peggiora, la spalla perde movimento. Il congelamento di solito dura da 6 settimane a 9 mesi.
Spalla congelata
I sintomi dolorosi possono effettivamente migliorare in questa fase, ma la rigidità rimane. Durante i 4-6 mesi di fase "congelata", le attività quotidiane possono essere molto difficili.
Scongelamento
Il movimento della spalla migliora lentamente durante la fase di "disgelo". Il completo ritorno alla normalità di forza e di movimento in genere dura da 6 mesi a 2 anni.
Le cause della spalla congelata a tutt'oggi non sono pienamente comprese. Non c'è una chiara connessione con il braccio dominante o con il lavoro. Alcuni fattori possono mettere una persona più a rischio di ammalarsi di spalla congelata.
In sole 10 lezioni (circa un mese) siamo stati in grado di recuperare la mobilità della spalla del 45% tramite esercizi specifici di stretching e rinforzo della muscolatura di spalla e braccio.
L'UNICO MODO DI FARE UN OTTIMO LAVORO È AMARE QUELLO CHE FAI
S. Jobs
29/01/2025
Ciao a tutti
Oggi vi parlo delle distensioni o estensioni su panca piana.
La distensione su panca piana, o più semplicemente panca (in inglese bench press) è un esercizio fisico con i pesi. In realtà il nome tecnicamente corretto sarebbe estensioni su panca poiché la distensione è in realtà un movimento generato dalla contrazione eccentrica dei muscoli flessori.
La distensione su panca è uno dei tre esercizi fondamentali nella disciplina sportiva del powerlifting, ed è usata intensamente per allenarsi anche nel sollevamento pesi, nel culturismo, nel fitness, e in generale nell'allenamento dell'efficienza muscolare. Mentre nel powerlifting e nel sollevamento pesi le distensioni su panca si eseguono con il bilanciere, nel culturismo e altre discipline questo esercizio può essere eseguito anche con i manubri.
L'esercizio si focalizza nello sviluppo del muscolo grande pettorale e così come degli altri muscoli complementari inclusi i deltoidi anteriori, i muscoli dentati anteriori, il muscolo coracobrachiale e i tricipiti. Il soggetto che esegue l'esercizio abbassa il peso al livello del petto, e in seguito lo spinge fino a quando il gomito raggiunge la piena estensione. Durante l'esecuzione dell'esercizio le scapole rimangono addotte così da preservare la salute della spalla e così da avere un simultaneo allungamento dei fasci del pettorale
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Rivolgiti a me senza pensarci troppo 😉💪
Insieme raggiungeremo risultati che nemmeno immagini
11/01/2025
Oggi vi parlo dello SQUAT o PIEGAMENTO SULLE GAMBE
Il piegamento sulle gambe o accosciata (o squat in inglese), insieme agli stacchi da terra e alle distensioni su panca piana, è uno degli esercizi fondamentali dell'allenamento con i pesi. Nello specifico è quello principale per lo sviluppo degli arti inferiori, e in quanto multiarticolare coinvolge, oltre a tutti i muscoli di gambe e glutei, anche tantissimi muscoli stabilizzatori, a partire da lombari e addominali.
Il movimento inizia da una posizione eretta. Si possono utilizzare manubri, una o due kettlebell o un bilanciere, poggiato saldamente sul trapezio e tenuto stretto con le mani alla larghezza preferita. Il movimento comincia portando indietro i fianchi, piegando le ginocchia e abbassando il busto tenendolo sempre dritto, senza mai flettere la schiena, per poi tornare in posizione eretta.
Lo squat si può eseguire a diverse profondità. Se arriva al di sotto del parallelo, oltre la piega delle ginocchia, è considerato squat profondo. Negli atleti di powerlifting, l’esecuzione prevede che si scenda anche solo leggermente al di sotto del parallelo; nel weightlifting, invece, l’esecuzione tipica prevede uno squat non solo profondo ma anche completo, ossia con il gluteo che sfiora la caviglia, avvicinandosi quindi quasi al pavimento.
Gli squat non completi possono avere invece tre varianti: squat parallelo, in cui il gluteo raggiunge esattamente il livello delle ginocchia senza oltre passarle; mezzo-squat, nel quale l’angolo tra ginocchia e gluteo si ferma a 90 gradi e perciò il sedere rimane un poco al di sopra del parallelo; infine il dildo-squat (o quarto di squat), che è quello in cui la discesa è minima, con un arco di movimento molto corto. Le ultime due varianti, a meno che non siano scelte appositamente per evitare fastidi in caso di conclamati problemi articolari o eventualmente per allenare in modo specifico la chiusura del movimento, sono da evitare in tutti gli altri casi poiché riducono sensibilmente i benefici dell’esercizio.
Gli errori principali e più frequenti sono:
- discesa non controllata e/o poco profonda;
- perdita delle fisiologiche curve della schiena, che si curva in avanti;
- ginocchia troppo chiuse, tali da “collassare” verso l’interno;
- ginocchia che cadono troppo in avanti, superando le punte dei piedi sin dall’inizio della discesa;
- appoggio scorretto dei piedi, con spinta solo di punta anziché con tutta la pianta;
- eccessiva inclinazione del busto in avanti o (all’opposto) esagerata verticalità;
- glutei che indietreggiano e/o salgono troppo in anticipo rispetto alle spalle (volgarmente: “sculata”).
Vuoi evitare questi errori ed allenarti al meglio?
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Non dobbiamo domandarci di continuo se possiamo o meno farcela, ma dobbiamo provarci per scoprirlo.
Lo sport ci mette in moto, non soltanto a livello motorio, ma anche a livello esistenziale.
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Ciao a tutti.
Mi presento, sono Antonio De Michele,
sono nato il 13 Marzo 1985, e fin da piccolo nutrivo un grandissimo interesse verso il fantastico mondo dello sport.
Dopo anni di studio, costante, continuo e approfondito, sono riuscito a laurearmi in Scienze delle attività motorie e sportive e fare della mia passione il mio lavoro.
Svolgo la mia attività di preparatore atletico, personal trainer e istruttore di corsi di ginnastica posturale, correttiva per bambini e ragazzi, funzionale e Total body da più di 15 anni presso il centro fitness ACIDO LATTICO in via Giuseppe Pesola 30 a Foggia.
Palestra con una storia alle spalle ricca di soddisfazioni e che ho deciso di prendere in gestione, insieme ad un mio collega, da un paio d'anni per cercare di mantenere alto il nome di questa struttura.
Questa pagina serve a farmi apprezzare come personal trainer mettendo in pratica le competenze che ho acquisito durante tutta la mia esperienza sia universitaria che lavorativa e portarvi a far conoscere quello che il vostro corpo può fare e che voi non riuscireste nemmeno ad immaginare.
Tutto questo grazie allo SPORT e all'ATTIVITÀ FISICA.
SALUTE E BENESSERE è il mio motto, mettiamolo in pratica insieme.
Se anche tu vuoi tenerti in forma e vuoi affidarti ad una figura esperta, non esitare a contattarmi.