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Res Martialis Piattaforma dedicata alla Storia e all'Arte, dai tempi antichi ai giorni nostri, seguendo le tracce di "Marte". Contattateci per le vostre lezioni di prova!

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Bastone da passeggio
Pugnale
Coltello

Rapierimpugnatura, francese; lama, europeaimpugnatura, ca. 1580; lama, successivaMateriali: acciaio, oro, argentoDimensi...
01/10/2026

Rapier

impugnatura, francese; lama, europea
impugnatura, ca. 1580; lama, successiva
Materiali: acciaio, oro, argento
Dimensioni: Lunghezza 43 3/4 pollici (111,1 cm); Lunghezza della lama 28 pollici (71,1 cm); Larghezza 6 3/4 pollici (17,1 cm); Profondità 3 1/2 pollici (8,9 cm); Peso 2 libbre e 14 once (1304,1 g)
Fonte: Dono di William H. Riggs, 1913
Metropolitan Museum of Art Numero oggetto: 14.25.1159



𝐀𝐫𝐦𝐚𝐭𝐮𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐆𝐞𝐫𝐦𝐚𝐧𝐢𝐬𝐜𝐡𝐞𝐬 𝐍𝐚𝐭𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐦𝐮𝐬𝐞𝐮𝐦La sezione dedicata alle armi e alle armature (Waffen- und Jagdkultur) del Germa...
30/09/2026

𝐀𝐫𝐦𝐚𝐭𝐮𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐆𝐞𝐫𝐦𝐚𝐧𝐢𝐬𝐜𝐡𝐞𝐬 𝐍𝐚𝐭𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐦𝐮𝐬𝐞𝐮𝐦

La sezione dedicata alle armi e alle armature (Waffen- und Jagdkultur) del Germanisches Nationalmuseum di è considerata una delle collezioni più ricche e storicamente rilevanti dell'intera Baviera e della . Questo spazio permanente illustra l'evoluzione dell'equipaggiamento militare, dei tornei e della cultura cortese dal Basso Medioevo fino al XVIII secolo
Degni di una nota particolare sono: l'armatura da torneo a piedi di Anton Pfeffenhauser (1592) realizzata dal celebre maestro armiere di Augusta per un torneo di corte, è uno dei massimi esempi di piastra completa tardo-rinascimentale, rifinita nei minimi dettagli per garantire la massima protezione nei combattimenti ravvicinati. Il leggendario elmo di Hans Rieter zu Kornburg (XIV secolo): Un rarissimo grande elmo da cavaliere ( ) medievale. L'armatura gotica di Landshut (1470–1480) uno splendido esempio di bardatura in stile gotico tedesco, caratterizzato dalle tipiche scanalature ( ) sul metallo che non solo decoravano la piastra, ma ne aumentavano strutturalmente la resistenza ai colpi. Il museo conserva anche componenti d'armatura della seconda metà del Quattrocento realizzate a Milano da maestri italiani (come Antonio Seroni e Cristoforo Odoni) appositamente per il mercato tedesco, che fondono l'ingegneria protettiva milanese con il gusto estetico d'oltralpe. Oltre alle armature, la galleria ospita armi complementari eccezionali, come gli imponenti spadoni a due mani utilizzati dai mercenari ( ) e la Handbüchse di Burg Tannenberg (antecedente al 1399), considerata la più antica arma da fuoco datata con certezza in Europa.






𝐒𝐩𝐚𝐝𝐞 𝐈𝐧𝐠𝐞𝐥𝐫𝐢𝐢Appena successive e in parte contemporanee al tipo Ulfbrecht, di cui abbiamo parlato nell'approfondito pos...
30/09/2026

𝐒𝐩𝐚𝐝𝐞 𝐈𝐧𝐠𝐞𝐥𝐫𝐢𝐢
Appena successive e in parte contemporanee al tipo Ulfbrecht, di cui abbiamo parlato nell'approfondito post di ieri, oggi vogliamo approfondire la . Rispetto alle Ulfberht, le Ingelrii mostrano la transizione dalla classica "spada vichinga" da taglio a una forma più slanciata con punta ancora più accentuata Ci si riferisce a un gruppo di circa 20 spade medievali europee risalenti al periodo compreso tra il X e il XII secolo, celebri per recare la firma INGELRII incisa sulla lama, (o varianti come o ). In alcuni esemplari eccezionali, come quello conservato al Historiska museet svedese, compare la formula latina completa INGELRII ME FECIT ("Ingelrii mi ha fatto"). Insieme alle più antiche e numerose spade (IX-XI secolo), le lame Ingelrii rappresentano i primi e più famosi esempi di "marchio di fabbrica" della storia metallurgica europea che saranno seguiti dal marchio "Gicelin". Le iscrizioni sono generalmente più leggibili e appaiono senza croce e venivano realizzate incidendole con un bulino e intarsiandole, successivamente dei fili metallici di diversi colori venivano martellati all'interno dell'iscrizione e la superficie veniva infine levigata, tecnica dell’ageminatura. Lo studioso (2002) interpreta la comparsa delle lame Ingelrii nel X secolo come la fondazione di una "compagnia rivale" alla fucina Ulfberht. Tuttavia, come abbiamo già visto nel post precedente non tutti i pezzi provenivano da un'unica officina dato che i nomi associati alla qualità venivano spesso imitati o "falsificati". Sebbene anche queste siano state ritrovate principalmente in e in Inghilterra a causa dei commerci e dei raid vichinghi, queste lame venivano forgiate originariamente nell'Impero Carolingio (nella regione della , nell'odierna Germania meridionale), il che concorda con la tesi di Peirce. Nel 1951, il famoso studioso Ewart aveva originariamente identificato tredici spade ascrivendole al tipo X o Xa della sua classificazione e aveva suggerito che anche un'altra spada presente al Wisbech Museum, trovata nel letto del fiume Old Nene nel 1895, potesse essere anch'essa una Ingelrii; lo studioso Davidson ha sostenuto questa ipotesi come possibile. Sono state trovate anche altre varianti dell'iscrizione: INGRLRIIMEFECIT su una spada trovata da Sigridsholm, Svezia, e INGELRIH FECIT su una spada trovata a Flemma, Norvegia.
Reperti museali esposti al pubblico si trovano presso:
British Museum, ritrovati nel fiume Tamigi, lungo il King's Reach, a Temple.
Museo di Wisbech, situato a Raven's Willow, Peterborough.
Museo statale della Bassa Sassonia, Hannover.
Museo Nazionale Bavarese, Monaco.
Museo Nazionale Svizzero , Zurigo, ritrovata a Marin, Neuchâtel.
immagini:
1: Spada vichinga con lama "INGELRII", Scandinavia, X secolo.
2: Disegni di due spade del gruppo Ingelrii (da Anders Lorange, Den yngre jernalders sværd , 1889). Sopra: la spada ritrovata a Isac , vicino a Nantes, datata al X secolo, con l'iscrizione sulla lama (secondo Lorange) INGELRED FIT . Sotto: la spada altomedievale (XI o XII secolo) ritrovata a Fyris , vicino a Uppsala, con l'iscrizione INGEL.AH. e la caratteristica ornamentazione sul rovescio della lama.

Questo splendido  , (Claidheamh Mòr, o "grande spada" in gaelico), di più di 500 anni chiamato la "Grande Spada di Dunve...
30/09/2026

Questo splendido , (Claidheamh Mòr, o "grande spada" in gaelico), di più di 500 anni chiamato la "Grande Spada di Dunvegan", è conservato ed esposto sull'isola di Skye, Scozia, presso il castello di Dunvegan, casa del "noto" clan McLeod dal XIII° secolo. La spada è datata intorno alla fine XV o all'inizio XVI secolo, indicativa è la sua presunta raffigurazione sulla lapide dell'VIII capo del Clan McLeod Alasdair Crotach MacLeod, datata nel1528.
La lama è lunga tre piedi (circa 90 cm), e l'acciaio con cui è stata forgiata, normalmente importato dalla Germania, in questo reperto è stato prodotto in Scozia. Per la forgiatura, sembra che sia stato prodotto dai MacLeod di Suardal, fabbri dei MacLeod di Dunvegan. L' isola di Skye, o semplicemente Skye ( / s k aɪ / ; gaelico scozzese : An t-Eilean Sgitheanach o Eilean a' Cheò ; scozzese : Isle o Skye ), è la più grande e la più settentrionale delle isole maggiori del Ebridi Interne della Scozia. Le pen*sole dell'isola si irradiano da un centro montuoso dominato dal Cuillin , i cui pendii rocciosi offrono alcuni dei paesaggi montuosi più spettacolari del paese.
Il castello di Dunvegan è il più antico castello della Scozia ad essere abitato in maniera continua.


Spade, armi, fibule e cinturoni dalle tombe dei guerrieri   2, VI-V secolo A.C. dal Tumulo di Corvaro (RI) conservati ed...
30/09/2026

Spade, armi, fibule e cinturoni dalle tombe dei guerrieri 2, VI-V secolo A.C. dal Tumulo di Corvaro (RI) conservati ed esposti presso il museo Museo archeologico del Cicolano. Il Cicolano (ager Aequiculanus), prende il nome dai suoi abitanti, gli Equicoli, descritti da come “sempre in armi e dediti alla rapina, al saccheggio e alle cacce nei boschi”.

𝐋𝐞 𝐚𝐫𝐦𝐚𝐭𝐮𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞Il Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova custodisce la più importante raccolta al mondo d...
30/09/2026

𝐋𝐞 𝐚𝐫𝐦𝐚𝐭𝐮𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞

Il Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova custodisce la più importante raccolta al mondo di armature italiane del XV e XVI secolo (Medioevo e Rinascimento). Sicuramente il pezzo più iconico è l’armatura denominata B3 realizzata nel Quattrocento dal famoso armaiolo , che ricorda l’esemplare indossato da nella ‘’ ’’ di , anche se le ricerche hanno datato il reperto al secolo precedente, aprendo un dibattito per attribuirla all’esatto proprietario, forse Francesco II.

L'origine delle armature è avvolto dagli eventi storici, infatti fu dopo la vittoria nella battaglia sostenuta contro i francesi a Fornovo nel 1495, che i comandanti e gli armigeri delle milizie di Gianfrancesco Gonzaga donarono le loro armature come ex voto al Santuario della Madonna delle Grazie di Curtatone, nei pressi di Mantova. Recuperate e restaurate, le armature si sono rivelate un insieme di notevole qualità, opera di armaioli milanesi e bresciani, fra i quali l'officina dei . Il restauro e la pulitura delle lamine metalliche hanno appunto permesso di rinvenire i punzoni originali (i marchi di fabbrica impressi a caldo nel metallo). Quattro di queste armature sono chiaramente siglate dai grandi maestri acciaioli milanesi, tra i quali spicca la celeberrima famiglia Negroni, passata alla storia come Missaglia (dal loro paese d'origine). Va ricordato che fu solo nel 1930, che il barone inglese Sir James Gow Mann comunicò all'inglese società degli Antiquari la scoperta che le armature di cui erano rivestite già dal XVI secolo un gruppo di statue del Santuario delle Grazie di Curtatone non erano di cartapesta, come erroneamente da secoli si riteneva, ma erano pezzi autentici. Oggi quelle armature compongono la più cospicua raccolta tra quelle italiane superstiti del XV e XVI secolo. Dal punto di vista filologico, la collezione è un esempio perfetto di armature composite. Al momento del ritrovamento nel Santuario delle Grazie, le armature vestivano manichini polimaterici ed erano formate da pezzi di epoche e mani differenti assemblati insieme nel corso dei secoli. I moderni restauratori hanno scelto di rispettare questa natura storica, ricomponendo i manichini unendo i pezzi che mostravano compatibilità stilistica, temporale o legati agli stessi punzoni di bottega.

La sala d'armi allestita nell'antico convento di Sant'Agnese espone ben nove armature pressoché complete (assemblate) e svariati elementi sfusi.



𝐒𝐰𝐞𝐩𝐭𝐡𝐢𝐥𝐭 𝐑𝐚𝐩𝐢𝐞𝐫Piccinino, Federico (menzionato a Milano nel 1589)  fabbroMilano. Circa 1600.Lama: ferro lucido, ricasso...
30/09/2026

𝐒𝐰𝐞𝐩𝐭𝐡𝐢𝐥𝐭 𝐑𝐚𝐩𝐢𝐞𝐫

Piccinino, Federico (menzionato a Milano nel 1589) fabbro
Milano. Circa 1600.
Lama: ferro lucido, ricasso, firma e marchio; impugnatura: ferro, intarsiata in oro e argento, intarsi e sovrapposizioni: smalto dorato, parzialmente traforata, pietre trasparenti e rosse, montatura: oro
Dimensioni: Lunghezza 128,2 cm, lama 112,7 cm, peso 1361 g
Staatliche Kunstsammlungen Dresden
Numero di inventarioVI 0429.01


Chi riconosce questo potentissimo stregone e signore della guerra?
29/09/2026

Chi riconosce questo potentissimo stregone e signore della guerra?

𝐀𝐫𝐦𝐞𝐫𝐢𝐚 𝐑𝐞𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐓𝐨𝐫𝐢𝐧𝐨L'  è una delle più ricche collezioni di armi e armature antiche del mondo. L'idea di costituire ...
29/09/2026

𝐀𝐫𝐦𝐞𝐫𝐢𝐚 𝐑𝐞𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐓𝐨𝐫𝐢𝐧𝐨

L' è una delle più ricche collezioni di armi e armature antiche del mondo. L'idea di costituire una ebbe origine dopo l'inaugurazione (1832) della Regia Pinacoteca (attuale Galleria Sabauda), istituita su iniziativa del re di Sardegna Carlo Alberto. La Galleria Beaumont, svuotata delle tele fino ad allora esposte sulle pareti, divenne allora il luogo di raccolta delle armi collezionate dai Savoia. Nel 1837 l'Armeria venne aperta al pubblico. A partire dal nucleo di armi provenienti dal Museo di Antichità e dagli di Torino e di Genova, la collezione fu notevolmente ampliata con l'acquisto delle raccolte appartenute allo scenografo milanese Alessandro Sanquirico (1833) e alla famiglia bresciana dei Martinengo della Fabbrica (1839). Anche in seguito l'Armeria continuò ad arricchirsi di altre armi e cimeli provenienti sia dalle raccolte personali dei re d'Italia che da acquisti e donazioni, spesso collegate all'attività diplomatica. Da quest'ultima derivano ad esempio le armi e armature orientali e africane. L'Armeria conserva numerosi tipi di armi e armature, dal Neolitico al XX secolo. Pregevoli le armi medioevali, numerosi gli esemplari del XVI, XVII e XVIII secolo, molte i pezzi appartenuti ai sovrani sabaudi. Tra i pezzi più importanti figurano la spada di San Maurizio, preziosa reliquia appartenuta ai Savoia, databile al XIII secolo e conservata insieme alla sua custodia quattrocentesca in cuoio impresso, dorato e dipinto; il morso da cavallo decorato a smalto, di manifattura napoletana della metà del XIV secolo; la terzetta lanciadardi a ruota a tre canne appartenuta all'imperatore Carlo V d'Asburgo; la targa da parata di Enrico II; le armature appartenute a Emanuele Filiberto e quelle eseguite dall'armoraro milanese Pompeo della Cesa; un moschetto e un archibusetto riccamente decorati in avorio dall'incisore tedesco Adam Sadeler (1600 ca.); la spada usata da Napoleone Bonaparte nella campagna d'Egitto e nella battaglia di Marengo; le armi appartenute ai re di Sardegna e poi d'Italia, tra cui l'armatura giapponese offerta nel 1870 a Vittorio Emanuele II di Savoia e una rivoltella Smith & Wesson modello Russian donata a Vittorio Emanuele III. Notevole anche la collezione di oltre 250 bandiere, per la maggior parte legate dalla storia dei Savoia e dell'esercito sardo durante le guerre del Risorgimento italiano. Fanno parte della struttura lo scalone di Benedetto Alfieri (1738-1740), la sala della Rotonda (1842), la galleria Beaumont, progettata da Filippo Juvarra (1732-1734), completata da Alfieri dopo il 1762 e decorata ad olio su muro da Claudio Francesco Beaumont, che rappresentò sulla volta le Storie di Enea (1738-1743), e infine il Medagliere disegnato da Pelagio Palagi (1835-1838).




𝐒𝐩𝐚𝐝𝐞 𝐝𝐢 𝐔𝐥𝐟𝐛𝐞𝐫𝐡𝐭Le spade Ulfberht, rappresentano uno dei primi e più famosi esempi storici di marchio applicato agli ar...
29/09/2026

𝐒𝐩𝐚𝐝𝐞 𝐝𝐢 𝐔𝐥𝐟𝐛𝐞𝐫𝐡𝐭
Le spade Ulfberht, rappresentano uno dei primi e più famosi esempi storici di marchio applicato agli armamenti, rinvenute principalmente in Scandinavia e nell'Europa settentrionale, in numero elevato (circa 160 esemplari) risalgono all'Era (IX-XI secolo). Va sottolineato che la prevalenza delle spade nei reperti archeologici dell'Europa settentrionale non implica che tali spade fossero più diffuse lì che in Francia: la pratica di seppellire le armi nelle dei guerrieri favorisce notevolmente i reperti archeologici nelle regioni d'Europa che erano ancora pagane (e infatti la maggior parte delle spade Ulfberht trovate in Norvegia proviene da tombe di ), mentre le trovate nell'Europa continentale e in dopo il VII secolo sono per lo più limitate a ritrovamenti isolati, ad esempio nei letti dei fiumi. Ciò è supportato dal cambiamento nella distribuzione geografica notato nella tarda età vichinga , quando gran parte dell'Europa precedentemente pagana fu cristianizzata. Nessuna delle spade Ulfberht norvegesi è datata oltre l'inizio-metà dell'XI secolo, che coincide con la fine dei riti funerari pagani nella zona.
Il nome deriva dalla vistosa iscrizione intarsiata sulla lama: +VLFBERHT+ (o varianti come +VLFBERH+T+): "Ulfberht", è un nome proprio di origine carolingia o franca (che significa approssimativamente "lupo famoso"), come nome proprio, Wulfbert (alto tedesco antico Wolfbert, Wolfbrecht, Wolfpert, Wolfperht, Vulpert) è attestato dall'VIII al X secolo. Piuttosto che indicare un singolo , si ipotizza fosse il nome di una stirpe di maestri armorari o di un grande laboratorio situato in area renana. Come detto, il tipo originale di spada Ulfberht risale al IX o X secolo, ma le spade con l'iscrizione Ulfberht continuarono ad essere prodotte almeno fino alla fine dell'epoca vichinga nell'XI secolo. Un notevole esempio tardo, rinvenuto nella Germania orientale e datato all'XI o forse all'inizio del XII secolo, rappresenta l'unico esemplare che combina la firma Vlfberht con un'iscrizione cristiana "in nomine domini" (+IINIOMINEDMN ).
Questo modello di spade si colloca nel punto di transizione tra la spada vichinga e la spada cavalleresca . La maggior parte ha lame di tipo X, il lato posteriore delle lame è generalmente intarsiato con un motivo geometrico, di solito un motivo a treccia tra tratti verticali. Numerose altre lame del periodo recano lo stesso tipo di motivo geometrico ma nessuna iscrizione Vlfberht.
La lama presenta una forma fortemente rastremata verso la punta, spostando il punto di equilibrio verso l'impugnatura, accorgimento che permetteva un controllo e una velocità di recupero superiori rispetto alle armi tradizionali. Erano dotate di uno sguscio centrale molto ampio (il "solco" longitudinale) che oltre ad alleggerire l'arma evitava di comprometterne la stabilità: questo design e la durezza del filo dovuta al materiale consentivano anche una capacità maggiore di penetrazione.
La loro presunta origine è franca, nella regione della Renania, in Austrasia, parte centrale del regno franco e in seguito parte del ducato francone: venivano molto probabilmente esportate come bottino, riscatto o contrabbando dato chi i divieti nei capitolaria carolingi ne rendevano illegale la vendita agli stranieri all'epoca; comunque tre esemplari sono stati ritrovati persino in Bulgaria, all'epoca parte della via commerciale del Volga. In totale sono state rinvenute 167 spade Ulfberht, in maggioranza nella regione della Fennoscandia e intorno al Mar Baltico: in Finlandia non è chiaro il numero preciso e Stalsberg identifica 14 spade, ma Moilanen ne identifica 31 quindi il numero esatto è ancora oggi oggetto di dibattito a causa della condizione frammentaria di alcuni manufatti e perché alcune iscrizioni sembrano riferirsi al tipo Ulfberht piuttosto che indicare che un esemplare appartenesse effettivamente a tale tipo. A questo proposito va anche detto che molte delle spade rinvenute presentano piccoli errori ortografici nell'incisione (es. posizionando le croci in punti diversi), e che le analisi molecolari hanno confermato che i mercanti medievali producevano deliberatamente imitazioni di bassa qualità marchiate "Ulfberht". Per intenderci, mentre la maggior parte delle armi altomedievali europee veniva prodotta con la tecnica della saldatura a pacchetto (unione di strati di ferro dolce e acciaio grezzo soggetto a rotture), le vere Ulfberht erano composte da acciaio al crogiolo omogeneo e purissimo: materiale che vantava una percentuale di carbonio fino a tre volte superiore rispetto alle altre lame coeve (circa l'1,2%), che rendeva la spada più leggera, flessibile e resistente agli impatti. Nonostante che i Franchi renani già durante il periodo di La Tène avessero mostrato una metallurgia avanzata, i fabbri europei dell'epoca non possedevano ancora la tecnologia per raggiungere le temperature necessarie (oltre i 1600 °C) per fondere l'acciaio al crogiolo, quindi si è ipotizzato che i lingotti di materia prima venissero importati dall'Asia Centrale o dall'India (attraverso le rotte commerciali fluviali dei fiumi Volga e Dnepr battute dai Vichinghi), per poi essere lavorati nei laboratori franchi. Riprova di questa teoria è che il ferro delle guardie, decorate a volte con lamine di una lega di stagno e piombo, è leggermente più morbido: una spada trovata in Bassa Sassonia nel 2012 contiene piombo nell'elsa e da un'analisi è stato dimostrato che la sua origine d'estrazione sia la regione del Taunus, rinforzando così questa ipotesi. Queste analisi sono state effettuate utilizzando il metodo non distruttivo dell'ablazione laser in combinazione con la spettrometria di massa. L'analisi isotopica ha rivelato l'impronta degli elementi in tracce dei componenti in piombo nella decorazione del ma**co, indicando un giacimento minerario nella regione di Hintertaunus. Le indagini metallurgiche invece sono state condotte dall'Istituto di Chimica Inorganica dell'Università di Hannover, coordinate dal Gruppo di Lavoro di Archeometria guidato dal chimico Robert Lehmann, che è l'analista principale per le analisi dei metalli nei progetti archeologici della Bassa Sassonia.
immagini:
1: rappresentazione grafica delle quattro spade con marchio Ulfberht ritrovate in Norvegia (disegni di Lorange, 1889)
2: Spada di Großenwieden, durante il restauro presso l'Ufficio statale per la conservazione dei monumenti della Bassa Sassonia.
3: Una delle tre spade Ulfberht rinvenute nel territorio dei Bulgari del Volga. La sua impugnatura (classificata come tipo Petersen T-2) è decorata con tre file di fori rotondi intarsiati con filo d'argento ritorto.
4: Iscrizione di Ulfberht su una spada del IX secolo conservata nel Museo Nazionale Germa**co.

Indirizzo

Frascati

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