Qualche anno fa, quasi per gioco, abbiamo iniziato a organizzare le prime escursioni.
Poi, passo dopo passo, sentiero dopo sentiero, il gruppo è cresciuto.
Oggi Jakutrek è una realtà consolidata all'interno di Jakukai con oltre tre anni di attività, decine di uscite, centinaia di chilometri percorsi insieme e tante persone che hanno scoperto o riscoperto il piacere di camminare nella natura in compagnia.
Proprio per questo abbiamo creato una pagina dedicata, dove condividiamo escursioni, fotografie, proposte e iniziative legate al trekking e alle attività all'aria aperta.
Questo fine settimana il gruppo Jakutrek partirà per una delle esperienze più affascinanti delle Alpi: il Trenino Rosso del Bernina e i suoi straordinari paesaggi.
Condivido quindi questo post e ne approfitto per invitare chi ancora non l'avesse fatto a mettere "Mi piace" alla pagina jakutrek e a seguirla per rimanere aggiornato sulle prossime attività.
Ci vediamo sui sentieri! 🌿🥾🚞
Jakukai
Un Luogo dello Spirito prima che luogo fisico. 'Jaku' significa tranquillità, 'kai 'significa scuola. Fenoglio e l’Ass.
Jakukai è nata nel 2003, dopo qualche anno di “gestazione”, all’inizio ero solo ed era solo karate. Ma il KARATE non è mai “solo Karate” e negli anni la visione è cresciuta e intorno a me si è creato un gruppo di collaboratori preziosi, che nei momenti di difficoltà ha sostenuto l’associazione e l’ha fatta crescere. Si dice sempre che le crisi sono delle opportunità e per Jakukai questa è una gran
29/05/2026
Gli allenamenti con gli adulti, soprattutto quelli in pausa pranzo, mi regalano spesso delle riflessioni interessanti.
Insegnare è sempre uno dei modi migliori per imparare. Perché mentre cerchi di spiegare una tecnica, a volte ti ritrovi a dare un nome a cose che erano dentro di te da anni, ma che non avevi mai formulato così chiaramente.
Oggi stavamo lavorando sul Kihon Ippon e sulle varie possibilità di uscita da un attacco.
A un certo punto mi sono accorto che c'è una differenza enorme tra uscire e scappare.
Da fuori il movimento può sembrare quasi lo stesso.
Ma dentro cambia tutto.
Quando scappiamo, il nostro obiettivo è allontanarci. Rompere il contatto. Far finire lì la relazione.
Quando invece usciamo, continuiamo a mantenere il rapporto con l'altro. Manteniamo l'attenzione, la distanza, la possibilità di scegliere cosa fare dopo.
E la cosa interessante è che questa differenza si vede anche nel corpo.
Chi cercava di "andarsene" dall'attacco faceva più fatica. Il peso finiva sulla gamba sbagliata, mancava il tempo per rientrare, mancava la possibilità di continuare il confronto.
Chi invece usciva mantenendo il contatto con l'avversario riusciva a controllare meglio lo spazio e il tempo.
Mentre lo osservavo, mi è sembrato di vedere una metafora che va ben oltre il karate.
Quante volte, nelle relazioni, facciamo la stessa cosa?
Con un collega, un figlio, un genitore, un compagno, una compagna, o perfino con il nostro stesso corpo.
A volte ci allontaniamo perché abbiamo bisogno di spazio.
Altre volte invece stiamo semplicemente scappando.
E forse la differenza sta proprio lì.
Nel riuscire a prendere distanza senza perdere la relazione.
Nel fare un passo fuori senza smettere di essere presenti.
Credo che sia anche per questo che il karate continua ad accompagnarmi dopo tutti questi anni.
Non tanto per la tecnica in sé, ma per la capacità che ha di farmi osservare le cose da prospettive diverse e di riportarmi, ogni volta, a domande essenziali.
Perché dentro una semplice parata, un'uscita o un contrattacco, a volte si nascondono riflessioni che hanno molto a che fare con la vita di tutti i giorni.
📷 Elisabetta Negro e Francesco Orlandini durante una pratica di Kihon Ippon.
Foto di Donato Aquaro, scattata durante lo spettacolo "Movimenti senza confini – Battiti d'Oriente", un momento in cui il karate usciva dal dojo per dialogare con altre arti e altri linguaggi.
27/05/2026
Bella domanda... qualcuno vuole rispondere?😉
Ci sono parole che usiamo continuamente senza fermarci davvero a pensarci.
Per esempio:
“volontario”.
Siamo convinti di scegliere continuamente.
Ma se ci osserviamo bene… quante cose facciamo davvero in modo consapevole?
Il cuore batte senza che dobbiamo pensarci.
Respiriamo anche mentre dormiamo.
La temperatura del corpo si regola da sola.
Una ferita si cicatrizza senza che sappiamo davvero come.
Il sistema immunitario lavora continuamente senza chiedere il nostro permesso.
E non riguarda solo il corpo.
Basta che qualcuno ci suoni il clacson mentre guidiamo.
O ci risponda male.
O ci guardi in un certo modo.
E immediatamente qualcosa dentro di noi reagisce.
Ci arrabbiamo.
Ci irrigidiamo.
Ci chiudiamo.
Oppure ci sentiamo feriti.
Spesso succede tutto prima ancora che ce ne accorgiamo davvero.
Perfino i pensieri, a volte, sembrano semplicemente comparire.
E allora viene una domanda strana:
quanto di ciò che facciamo è davvero volontario?
Nel mal di schiena questo è molto evidente.
Perché spesso immaginiamo di poter “correggere” il corpo soltanto con la volontà.
“Mi metto dritto.”
“Mi rilasso.”
“Da domani cambio postura.”
Ma poi, dopo pochi minuti, il corpo torna esattamente nei suoi automatismi.
Forse perché il problema non è soltanto fare uno sforzo volontario.
Forse il problema è che la maggior parte di ciò che siamo… funziona già automaticamente.
E allora forse il primo passo non è controllarsi di più.
Ma cominciare ad accorgersi di tutto ciò che facciamo senza esserci davvero.
Tu, che cosa pensi di scegliere veramente?
E soprattutto:
che cosa significa davvero “volere”?
— MYOSHI KAMITA
24/05/2026
Condivido il post di ENDAS Liguria per chiudere anche questa edizione della Festa dello Sport al Porto Antico.
Tre giorni intensi, pieni di incontri, pratica, sorrisi, bambini, fatica, energia e tantissime persone passate a trovarci.
Ogni anno è un’esperienza diversa, ma ogni volta ci ricorda quanto sia bello creare spazi in cui lo sport possa diventare anche relazione, attenzione e condivisione.
Adesso un po’ di riposo… e poi ci si rivede il prossimo anno 🙂🥋
24/05/2026
🥋 Oggi abbiamo avuto il piacere di ospitare il seminario del Maestro Yukio Ito Sensei, dedicato al karate di Kyan attraverso l’insegnamento di Okuhara Bunei.
Un incontro davvero molto interessante e ricco di spunti, che ha coinvolto praticanti adulti arrivati anche da diverse realtà per conoscere da vicino il suo modo di praticare e trasmettere il karate.
E durante la Festa dello Sport al Porto Antico, il Maestro si è prestato con grande disponibilità e gentilezza a fare lezione anche ai bambini.
È stato bello vedere con quanta semplicità, attenzione e accoglienza sia riuscito a entrare in relazione con loro, trasformando la pratica in un momento di gioco, scoperta e condivisione.
A volte sono proprio questi momenti a ricordarci che il karate non è solo tecnica, ma anche presenza, ascolto e capacità di trasmettere qualcosa agli altri, indipendentemente dall’età o dal livello.
Grazie Yukio Ito Sensei 🙏
23/05/2026
Stamattina alla Festa dello Sport abbiamo ospitato il corso di Iaidō… e ne abbiamo approfittato per provare anche qualche spada giapponese 🥋⚔️
Un piccolo momento di curiosità, gioco e scoperta, tra pratica, tradizione e sorrisi.
Grazie a tutte le persone passate a trovarci al nostro spazio Jaku Kai ❤️
23/05/2026
🥋🎉 FESTA DELLO SPORT = PROMO SPECIALE CENTRO ESTIVO! ☀️
Per festeggiare questi due giorni di Festa dello Sport al Porto Antico, abbiamo deciso di fare una piccola sorpresa 💥
👉 SOLO fino a domani sera abbiamo ripristinato le tariffe EARLY BIRD del nostro Centro Estivo Jaku Kai, anche se la promozione ufficiale era scaduta il 15 maggio!
Quindi, se qualcuno si era perso lo sconto… questa è l’occasione giusta 😊
☀️ Sport
🎨 Laboratori
🥋 Karate e arti marziali
🌿 Attività all’aperto
👧👦 Bambini e ragazzi
🤝 Un’estate di gioco, movimento e crescita
📍 Promo valida solo per questi due giorni della Festa dello Sport
⏳ Iscrizione entro domani per accedere alle tariffe scontate
https://jakukai.it/centro-estivo-jakukai-2026/
Passate a trovarci al Porto Antico di Genova oppure scriveteci per informazioni! 😊
Ci sono luoghi che, col tempo, diventano quasi dei punti di riferimento nella memoria.
Per noi, uno di questi è sicuramente la Festa dello Sport al Porto Antico.
In questi giorni ho ritrovato un video del 2016.
Dieci anni fa esatti.
Alla Festa dello Sport siamo presenti da sempre, fin dalla sua prima edizione, e se cercassi bene probabilmente troverei anche fotografie di quei primi anni.
Ma intanto ho ritrovato questo video: noi nello stesso spazio, a far provare karate, a giocare, a cadere e rialzarsi, a ridere con i bambini, a parlare con genitori curiosi, a cercare di trasmettere quello che facciamo nel modo più semplice possibile: facendolo vivere.
E la cosa che mi ha fatto più effetto è stata vedere che in quel video compare anche uno dei ragazzini che oggi è diventato uno dei nostri istruttori.
Dieci anni fa era lì ad allenarsi guidato dai suoi istruttori.
Oggi è lui ad accompagnare altri bambini nei loro primi passi.
Chi parla nel video è Andrea, uno degli istruttori storici di Jaku Kai.
Oggi non insegna più stabilmente nel dojo, ma continua a esserne parte integrante. Continua a praticare, a suo modo, nella vita, attraverso il suo lavoro, le sue scelte e quel combattimento quotidiano che in fondo tutti affrontiamo.
Proprio qualche giorno fa è passato a rivedere gli spazi e a salutarci.
E questa cosa mi ha fatto pensare che ci sono persone che, anche quando prendono altre strade, continuano comunque a restare legate a un luogo, a una pratica, a una parte della propria storia.
E Andrea è sicuramente una di quelle persone che hanno aiutato Jaku Kai a diventare quello che è oggi.
E forse è proprio questa la cosa più bella.
Perché alla fine eventi come la Festa dello Sport non sono solo “giornate di promozione”.
Sono incontri.
Piccoli inizi.
Esperienze che magari durano un’ora… oppure tutta la vita.
Da domani fino a domenica saremo di nuovo lì, al Porto Antico, nel nostro spazio storico ai Magazzini del Cotone.
Con il karate, le attività, le chiacchiere, il caos, i bambini che corrono ovunque, gli istruttori stanchi a fine giornata e quell’atmosfera un po’ speciale che ogni anno si ricrea.
E sinceramente, dopo tutti questi anni, è ancora bello esserci. 🥋
19/05/2026
Ho letto poco fa, sulla pagina di Myoshi Kamita , un proverbio giapponese che dice:
石の上にも三年
*Ishi no ue ni mo san nen*
“Anche sopra una pietra, dopo tre anni.”
E mi ha fatto pensare a una cosa molto semplice.
Quante volte sistemiamo qualcosa “solo per un attimo”?
Un oggetto lasciato lì dicendo:
“Dopo lo metto a posto.”
Fare qualcosa in modo provvisorio pensando:
“Vabbè, intanto faccio così.”
Un gesto fatto male dicendo:
“Poi ci farò attenzione.”
In genovese esiste anche una parola bellissima per queste sistemazioni un po’ arrangiate:
i *tappulli*.
Il problema è che il corpo si abitua molto velocemente.
E ciò che all’inizio sentivamo come scomodo o innaturale, dopo un po' tempo, smette di sembrarci strano e comincia diventare "normale"
Nel karate questo è un punto fondamentale.
Perché allenarsi non significa semplicemente ripetere un gesto migliaia di volte.
Altrimenti basterebbe l’automatismo.
La pratica serve proprio a evitare che il gesto diventi completamente vuoto, meccanico, inconsapevole.
Nel karate esiste il concetto di *Shoshin*:
la “mente del principiante”.
La capacità di continuare a osservare anche ciò che crediamo già di conoscere.
Perché spesso è proprio quando pensiamo:
“questo lo so già fare”
che smettiamo davvero di vedere.
E da lì il gesto comincia lentamente a irrigidirsi.
E possiamo aggiungere una cosa ancora.
La foto che accompagna questo post non è quella di un bambino, anche se inizialmente avevo pensato proprio a quello.
È la foto di Nino, che ieri ha compiuto 77 anni e continua a praticare karate con uno spirito che per me rappresenta perfettamente lo Shoshin: la “mente del principiante”.
Perché alla fine non è una questione di età anagrafica.
È una questione di atteggiamento.
Di curiosità.
Di disponibilità a continuare a imparare.
Di capacità di mettersi ancora in gioco, di osservare, ascoltare e praticare senza sentirsi “arrivati”.
È questo che rende giovani nello spirito.
Ed è forse una delle cose più preziose che le arti marziali possono insegnarci.
Condivido questo reel di Coco Japan perché spesso, quando pensiamo al Giappone, immaginiamo subito arti marziali, meditazione o filosofia.
Ma in realtà una parte importantissima della cultura giapponese passa anche attraverso i gesti quotidiani più semplici.
La cucina, ad esempio.
Il modo di preparare il cibo, i tempi, l’attenzione ai dettagli, l’estetica, la cura dei movimenti.
Anche questo, in fondo, è un modo di abitare il corpo.
E forse è anche per questo che mi piace condividere ogni tanto aspetti diversi della cultura giapponese, non solo quelli legati direttamente alla pratica o al movimento.
Coco Japan non la conosco personalmente, ma mi è capitato qualche volta di incontrarla nel centro di Genova, visto che in qualche modo siamo “vicini”. Ed è bello vedere persone che riescono a raccontare aspetti della cultura giapponese in modo semplice e quotidiano.
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| 16:00 - 22:00 | |
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| Giovedì | 09:00 - 12:00 |
| 16:00 - 23:00 | |
| Venerdì | 10:00 - 12:00 |
| 16:00 - 22:00 |