Giro Dell'Appennino

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Pagina ufficiale del Giro dell'Appennino e del Giro dell'Appennino Donne, corse ciclistiche internazionali organizzate dall'US Pontedecimo Ciclismo

Photos from Giro Dell'Appennino's post 24/02/2026

OGGI FESTEGGIAMO IL COMPLEANNO DI PAOLO SLONGO, QUANDO MANCANO 26 GIORNI AL 2° GIRO DELL’APPENNINO DONNE

Paolo Slongo è stato sull’ammiraglia della Liquigas quando nel 2010 Robert Kiserlovski ha vinto il Giro dell’Appennino, e chissà che non lo si possa vedere domenica 22 marzo al Giro dell’Appennino Donne sull’ammiraglia della UAE Team ADQ, magari insieme a Michele Devoti, anche lui ha potuto guidare alla vittoria un suo atleta, nel 2016 Sergey Firsanov, vincitore a Chiavari.

Paolo Slongo nasce il 24 febbraio 1972 a Silea, centro che dista solo 5 chilometri da Treviso. A 11 anni è già in sella con i giovanissimi, tesserato con il Pedale Pro Olmi. Corre da allievo con la U.C. Trevigiani, da juniores con il V.C. Biban. Quando diventa Under 23, anche se allora la categoria era denominata dei dilettanti, corre due stagioni con la U.C. Trevigiani, e due stagioni con il G.S. Caneva Record Cucine, dove nel 1994 trova come compagno di squadra anche Leonardo Piepoli. Non passa professionista e a soli 24 anni smette con l’agonismo, dopo aver collezionato 90 vittorie prima delle due colte tra i dilettanti. Non lascia di certo il ciclismo, ma sale in ammiraglia con la sua squadra, il G.S. Caneva Record Cucine dove nel 1996 raccoglie 30 vittorie e un mondiale nell'inseguimento a squadre con Mauro Trentini. Dal 1997 al 2000 segue a San Donà di Piave il vivaio della Roslotto-ZG, grazie alla chiamata di Moreno Argentin e Fortunato Cestario. In questi quattro anni raccoglie una cinquantina di vittorie, lanciando al professionismo atleti come il brasiliano Luciano Pagliarini, che con il G.S. Carla Travel vince nel 2000 la Vicenza-Bionde e il Circuito del Porto, l'austriaco Bernhard Eisel, il veneziano Simone Cadamuro ed il vicentino Angelo Furlan. Dal 2001 al 2004 guida il C.S. Spercenigo, con il quale corrono giovanissimi, esordienti, allievi, juniores, under 23 ed élite. In questo quadriennio con Slongo crescono corridori come il brasiliano Antonio-Murilo Fischer, lo sloveno Matej Mugerli, il montebellunese Alessandro Bertuola, che al Giro Ciclistico d'Italia/Baby Giro, nel 2004, dopo aver vinto la tappa di Tregnago, termina al secondo posto, ad un solo secondo da Marco Marzano e davanti a Domenico Pozzovivo. In quel periodo, precisamente dal 2001 al 2005, riveste anche l’incarico di commissario tecnico della nazionale femminile juniores, e qualche medaglia le sue atlete la conquistano: nel 2002, al Campionato del mondo a cronometro di Zolder, Anna Zugno vince la medaglia d’oro e Tatiana Guderzo quella d’argento, nel 2004, al Campionato del mondo di Verona Marta Bastianelli vince l’argento su strada, e nel 2005 al Campionato europeo di Mosca vince la medaglia di bronzo. Nello stesso 2005 è il C.T. della Nazionale italiana allievi che partecipa ai Giochi Olimpici Europei della Gioventù che si disputano a Lignano Sabbiadoro: Elia Viviani vince due medaglie d’oro, nella gara su strada e nella corsa a punti, e Diego Ulissi, che vent’anni dopo vincerà il Giro dell’Appennino, vince la medaglia di bronzo nella prova a cronometro. Arricchisce le sue competenze, oltre a specializzarsi come direttore sportivo diventa preparatore, allenatore, studia anche alimentazione, continuamente motivato a nuove sfide d’eccellenza e innovazione. È così che lo cercano anche le più importanti squadre dei professionisti: nel 2008 diventa direttore sportivo e allenatore della Liquigas, che diventerà Cannondale, rimanendovi sino al 2013. In questa squadra trova grandi campioni, quali Ivan Basso, Daniele Bennati, Filippo Pozzato, ed instaura un rapporto particolare con Vincenzo Nibali. Se all’inizio i due, a causa del carattere forte di entrambi, hanno un rapporto teso, con Vincenzo che non crede nella parte scientifica proposta da Paolo per migliorare i punti critici e programmare i picchi di forma, tra i due presto si instaura quel rapporto di fiducia che porterà lo “squalo dello stretto” ai traguardi che conosciamo, a cominciare dalla vittoria del Giro dell’Appennino del 2009. Nel 2010 Paolo Slongo è alla guida dell’ammiraglia della Liquigas-Doimo al Giro dell’Appennino. I suoi corridori lavorano per il capitano di giornata, il croato Robert Kiserlovski. Se nelle fasi iniziali sono gli uomini veloci che controllano la corsa, in particolare Elia Viviani e Davide Cimolai, sull’inedita salita di Borzoli, inserita per ritornare in Valpolcevera dopo che la corsa aveva posto un traguardo volante a Sestri Ponente, non distante dall’abitazione di Fausto Coppi, nel cinquantenario della morte, è Peter Sagan che con un poderoso allungo screma il gruppo in vista dell’ascesa della Bocchetta, dove Kiserlovski si lancia all’attacco e transita davanti ai cippi di Coppi e Ghiglione subito alle spalle di Domenico Pozzovivo. Sul traguardo di Via Semini, davanti al Mercato dei Fiori di Pontedecimo, dove nel 2009 aveva vinto Nibali, Kiserlovski supera Pozzovivo, lasciando otto inseguitori a 1’29”, regolati nell’ordine da Alessandro Bertolini, Giovanni Visconti e Damiano Caruso. In quella stagione Vincenzo Nibali vince il suo primo grande giro, la Vuelta a España. Nel 2013 Nibali passa all’Astana, del team manager Alexandr Vinokourov e del direttore sportivo Giuseppe Martinelli e vince il Giro d’Italia. Paolo Slongo lo raggiunge nel 2014, rimane nella squadra kazaka sino al 2016. Nel 2015 viene insignito della Palma di Bronzo dal Coni e la moglie Valeria lo rende padre di Leo Celeste, cui seguirà Federico. Slongo nell’Astana vince con Nibali il Tour de France del 2014, con Fabio Auro la Vuelta a España nel 2015, con Nibali il Giro d’Italia del 2016. Dai taccuini di Slongo si scopre che Vincenzo Nibali nella stagione della vittoria del Tour de France, è stato in sella, tra bici e allenamenti, per 996 ore e 32.584 chilometri, ha consumato, in sella, 153.274 kilocalorie, che equivalgono a 440 piatti di pasta da 100 grammi. Si scopre che la miglior prestazione tecnica dell'anno Nibali l’ha fatta nel finale della seconda tappa del Tour, a Sheffield: nell'accelerazione con cui Vincenzo stronca i rivali, campioni del calibro di Contador, Sagan, Froome, tiene 473 watt medi per 4 minuti, con una punta di 1000 watt al momento dello scatto, per vincere tappa e maglia gialla. Il Giro d’Italia del 2016 per il messinese non si era messo bene. Aveva concluso, dopo una foratura che lo aveva costretto a un cambio di bicicletta, al 25° posto la cronoscalata all’Alpe di Siusi, a 2'10" dal vincitore a sorpresa Alexander Foliforov, primo per pochissimi centesimi sulla maglia rosa Steven Kruijswijk; anche il suo compagno di squadra e di camera Michele Scarponi aveva fatto meglio, quinto a 36”. Nibali era sceso al terzo posto nella classifica generale, a 2’51” dall’olandese e a 39” da Jhoan Esteban Chaves. La situazione peggiora nella tappa successiva, ad Andalo vince Alejandro Valverde su Kruijswijk, Nibali viene superato nella generale anche dallo spagnolo e il suo ritardo da Kruijswijk sale a 4’43”. Dopo due tappe interlocutorie, il 27 maggio va in scena la diciannovesima tappa, Pinerolo-Risoul, con il Colle dell’Agnello. La sera prima Michele Scarponi, nella camera d’albergo, aveva motivato il capitano: “Vincere o perdere non cambierà niente, la gente ti vuole bene lo stesso, forse anche di più. Ma ci sono ancora tante salite, “Vince”». Scarponi si trova nella fuga di ventotto elementi che a Casteldelfino affronta davanti la salita ai 2744 metri del Colle dell’Agnello, la Cima Coppi. Velocemente il gruppo dei fuggitivi si assottiglia finché Scarponi rimane davanti, solo, tanto da chiedere al diesse Slongo, che è sulla seconda ammiraglia insieme al meccanico Possoni, se può prendersi il primo posto sul quel iconico gran premio della montagna: Slongo gli dà il via libera. Passa per primo al valico, con quasi cinque minuti di vantaggio, sente che la tappa sarà sua. Al suo inseguimento c’è Nibali che si butta in discesa nel modo che sa far lui, qualche speranza per ritrovare il podio l’ha ancora. Kruijswijk tenta di tenere le ruote di Nibali, ma va a sb****re contro un muro di ghiaccio, la sua bicicletta Bianchi si cappotta e lui batte violentemente la schiena. Sulle ammiraglie dell’Astana si cerca di riformulare una strategia: accontentarsi della vittoria di tappa di Scarponi o provare a tornare sul podio con Nibali? Slongo avvicina Michele e gli racconta la situazione, non deve convincerlo, perché il marchigiano, con uno dei suoi proverbiali sorrisi, gli dice di aver capito e di voler aspettare lo “squalo”. È qui che interviene l’esperienza e la predisposizione tattica e strategica del direttore sportivo: Slongo chiede a Scarponi non solo di rallentare, ma di fermarsi. Ricongiungersi prima con il capitano sarebbe stato utile nel falsopiano che porta all’ultima salita, che Nibali avrebbe corso in parte senza aiuti se Scarponi solo rallentava. Michele mette il piede a terra. Si rifocilla e fa scorte per sé e per Vincenzo, che quando si avvicina sente l’urlo: “Squalooooooo!” Scarponi conduce davanti al capitano tutti i chilometri che mancano all’ultima salita, che porta da Guillestre ai 1862 metri di altitudine di Risoul, e lo lascia quando mancano nove chilometri dal traguardo. Nibali vince la tappa, con 51” su Mikel Nieve e 53” su Jhoan Esteban Chaves, che diventa la nuova maglia rosa, su Nibali ha un vantaggio di soli 44”, e le montagne non sono finite. Nibali recupera il distacco dal colombiano il giorno dopo a Sant'Anna di Vinadio, dove veste la maglia rosa, che è un po’ anche di Michele Scarponi. Nibali e Slongo nel 2017 passano alla Bahrain Mérida, rimanendovi entrambi sino al 2019. In quei tre anni Nibali vince il Lombardia e la Sanremo, e Sonny Colbrelli diventa sempre più l’italiano di punta nelle corse di un giorno. Dal 2020 al 2024 Slongo è allenatore capo e direttore sportivo con la Trek Segafredo, che diventa Lidl Trek nel 2024, e nel 2020 e 2021 è ancora con Vincenzo Nibali. Dal 2022 diventa anche componente della commissione scientifica della scuola dei tecnici della Federazione Ciclistica Italiana, ed in questo ruolo partecipa ai meeting di aggiornamento professionale per i neopro italiani.
Nel dicembre del 2022 viene pubblicato il libro della Fondazione Michele Scarponi “Caro Michele. Una Vita alla Scarponi – parte seconda”. Alessandra Giardini raccoglie la testimonianza di Paolo Slongo sull’Aquila di Filottrano: “Ci sono delle persone che sembrano esistere per far star bene gli altri. Sono un dono per chi le incontra. Sanno ascoltare e rispettare le persone. Sono Una Medicina Per L’anima. Sembrano persone ma forse sono Angeli.” Il 21 novembre 2023 gli viene assegnata la Palma d’Argento al merito tecnico del Coni, che gli sarà consegnata nel dicembre dell’anno successivo. In questi primi anni venti entra in contatto con Elisa Longo Borghini, che è nella squadra femminile della Trek, e che segue assistendo alle due vittorie al Giro delle Fiandre della campionessa piemontese, al successo alla Parigi Roubaix e ai due bronzi alle Olimpiadi di Rio de Janeiro e di Tokyo. Ha seguito, tra le donne, anche le imprese di Elisa Balsamo, che negli anni di Slongo alla Trek si laurea campionessa italiana, due volte vicecampionessa europea, numerosi titoli in pista e vince numerose gare di un giorno, tra le quali due volte il Trofeo Binda. Quando Elisa Longo Borghini nel 2025 passa alla UAE Team-ADQ, anche Paolo Slongo entra nello staff della squadra emiratina, nel quale milita anche Cherie Pridham, una diesse che ha vinto il Giro dell’Appennino sull’ammiraglia portando Ben Hermans nel 2021ad alzare la sua bicicletta sul traguardo di Via XX Settembre.
Come detto all’inizio, chissà se potremo vedere Paolo Slongo dare le giuste indicazioni alle sue atlete il prossimo 22 marzo al Giro dell’Appennino Donne. Buon compleanno, Paolo!
FaB.

Con spunti tratti da:
Alessandra Giardini, “Michele Scarponi profondo come una salita”, Fondazione Michele Scarponi, 2025
Alessandra Giardini (a cura di), “Caro Michele. Una vita alla Scarponi. Parte seconda”, Fondazione Michele Scarponi, 2022
“Palma d’argento del Coni al tecnico trevigiano Paolo Slongo”, www.trevisotoday.it
“I 51 anni di Paolo Slongo, ex corridore della Uc Trevigiani. 28 anni da Direttore Sportivo-Allenatore”, Ufficio stampa, www.uctrevigiani.com
“Storia di Paolo Slongo” www.museociclismo.it
“Festa in casa Slongo: l'allenatore di Nibali è diventato papà” www.gazzetta.it, 30/10/2015
Luca Gialanella, “Nel computer del Re. Nibali in sella per 996 ore e 32mila km” www.gazzetta.it, 29/12/2014

Photos from Giro Dell'Appennino's post 22/02/2026

OGGI, DOMENICA 22 FEBBRAIO, MANCANO QUATTRO SETTIMANE AL 2° GIRO DELL’APPENNINO DONNE, NOVE SETTIMANE ALL’87° GIRO DELL’APPENNINO. RICORDIAMO NEL 94° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA UN CAMPIONE CHE IL GIRO DELL’APPENNINO LO HA VINTO NEL 1959

Silvano Ciampi nacque il 22 febbraio 1932, a Maresca, frazione di San Marcello Pistoiese, oggi del comune di San Marcello Piteglio, nato nel 2017 dalla fusione di San Marcello Pistoiese con Piteglio, due centri della montagna Pistoiese. Maresca, a circa 800 metri sul livello del mare, sorge sulle rive del torrente omonimo, affluente del Reno, e per la sua posizione sulla linea gotica, durante la Seconda guerra mondiale fu colpita da bombardamenti che ne causarono la quasi completa distruzione. Per fortuna di Silvano, la famiglia Ciampi si era allontana per tempo dalla propria abitazione. Era il secondogenito di tre figli, il babbo faceva il tornitore. Conclusa la terza media senza appassionarsi a nessuna materia, a quattordici anni fa qualche lavoretto, fa il garzone da un fornaio, prendendo il libretto di lavoro a quindici anni. Si doveva alzare alle tre di notte, e anche se lo stipendio era quello sindacale, pensava di più al ciclismo che al lavoro. Ebbe la sua prima bicicletta da corsa a sedici anni, una Malaguti comprata in un negozio per 59.000 lire. Si iscrive alla Unione Ciclistica Pistoiese, fondata nel 1930, partecipa alla prima corsa, aveva scarpe normali, all’inizio il gruppo va a spasso e lui pensa che se avesse sempre corso con quegli avversari le corse le avrebbe vinte tutte, ma quando la gara arriva sulla salita di Vinci rimane indietro, in fondo, da solo, e si ritira. È sul terreno a lui congeniale, quello dei velocisti, che ottiene la prima vittoria, in volata, in un paesino vicino a Pescia, e questo lo convince di essere forte nello sprint e debole in salita. Nel 1952 conquista due vittorie, il Trofeo Mauro Pizzoli a Bologna e la Firenze-Viareggio, nel 1953 le vittorie sono sette, poi svolge il servizio il militare finito il quale torna alle gare, ma è fuori forma. Nel 1955 conquista una sola vittoria, intanto trova lavoro come capostazione, poi nel 1956 coglie altre sette vittorie, tra cui il Gran Premio Industria del Cuoio e delle Pelli, che in Toscana, si corre a santa Croce sull’Arno, è una specie di Campionato del mondo, e per la seconda volta sia il Trofeo Mauro Pizzoli che la Firenze-Viareggio, ma anche la Coppa Lanciotto Ballerini a Campi Bisenzio, finché, verso fine stagione, riceve a casa una lettera della Faema, che era stata in Toscana ad allenarsi e i suoi dirigenti lo avevano notato. Non gli parve vero, perché era quello che cercava, trasformare la passione in un lavoro che potesse piacergli. Corre nel 1957 con la Faema-Guerra, diretta dalla “Locomotiva Umana”, Learco Guerra, affiliata in Belgio, con compagni di squadra elementi come Rik Van Looy, Charly Gaul e Germain Derijcke. Dopo l’esordio tra i professionisti a 25 anni, nella Sassari-Cagliari, dove arriva dodicesimo, a 3’18” da Fred Debruyne, che supera in una volata di sette corridori Rik Van Looy. Nella successiva Milano-Sanremo che si corre nella festività di San Giuseppe, arriva 70°, a 3’55” da Miguel Poblet. Il 18 aprile vince la terza tappa del Giro di Sicilia. Il giorno prima la tappa finiva sull’Etna, e lui stesso racconterà a Marco Pastonesi:«Ci arrivai ultimo, stecchito. Il giorno dopo entrai in una fuga a sette, c’erano anche Alfredo Martini e Luciano Pezzi, l’arrivo ancora in salita, a Ragusa, stavo per mollare, domandai a uno spettatore quanto mancasse, mi rispose 500 metri, ma davvero?, e scattai, e li piantai, e vinsi, per poco, per pochissimo, ma da solo». In quella Catania-Ragusa, precede di 30” Giuseppe Calvi, Angelo Miserocchi e Alfo Ferrari, quinto arriva, a 40” Walter Martin. Poi va a vincere il 12 maggio il Giro del Piemonte, superando in volata nove elementi, secondo è Giuliano Michelon e terzo Giacomo Fini, quarto Adriano Zamboni, che vincerà il Giro dell’Appennino nel 1961. Stampa Sera titola “Ad oltre 40 di media il Giro ciclistico del Piemonte - Sorpresa a Torino: si afferma Ciampi, l’ex capostazione - Gara vivace a ritmo sostenuto, Baldini fora e si ritira, caduta di Defilippis e Fallarini, sfortuna di Conterno”. A maggio partecipa al Giro d’Italia, con il dorsale 6 della Faema, deve fare il gregario a Charly Gaul. Racconta a Pastonesi: «Nella tappa del Bondone, Gaul si fermò a fare la p**ì, o forse la popò, Tognaccini lanciò un urlo di guerra, ‘Gaul ha forato!’, Bobet e Nencini lanciarono l’attacco, dietro ci organizzammo, ma il distacco rimaneva quello, non si guadagnava e non si perdeva, ai piedi del Bondone mollai, il guaio è che mollò anche Gaul, non aveva mangiato, prese una scoppola e p***e il Giro». Era stato sesto il giorno prima nella prima frazione della diciassettesima tappa, Varese-Como, con il tempo di Alessandro Fantini. L’11 settembre vince il G.P. Industria e Commercio di Prato, nella volata di un gruppo di 18 elementi, davanti a Bruno Monti e Alessandro Fantini, con al settimo posto Aurelio Cestari che dieci giorni prima aveva vinto il Giro dell’Appennino. Il 27 ottobre Ciampi fa suo anche il Trofeo Matteotti, davanti a Pierino Baffi e Dino Bruni, questa volta i battuti in volata sono cinque. In quella stagione Ciampi vince anche la Coppa Città di Busto Arsizio.
Nel 1958 alla Faema arriva anche Federico Martín Bahamontes. Ciampi vince la sesta tappa del Giro d’Italia, la Mondovì-Chiavari, davanti a Sante Ranucci e Giovanni Pettinati. Ha il dorsale 27 della Faema, si ritira, innervosito, nella decima tappa, Viterbo-Roma: «Gaul stava in coda al gruppo, poi mi ordinava di portarlo in testa, lo feci quattro volte, alla quinta mi fermai, salii sul camion-scopa e mi ritirai». Il 24 agosto al Giro dell’Appennino, che corre con il dorsale 55 della Faema-Guerra, si classifica quarantasettesimo, a 20’00” da Cleto Maule.
Nel 1959 passa alla Bianchi-Pirelli, diretta da Franco Aguggini e Giuseppe “Pinella” De Grandi, il capitano è Diego Ronchini, in squadra c’è anche, come indipendente, Walter Almaviva. Il 9 agosto con il dorsale 26 della Bianchi, si classifica al primo posto al Giro dell’Appennino, davanti a Walter Almaviva, iscritto come isolato, e con una macchina su Nello Velucchi della Atala-Pirelli-Lygie. Scrive Pastonesi: «Ciampi il giorno più luminoso lo ha vissuto nel Giro dell’Appennino: “Vinsi nonostante ci fosse la Bocchetta, una salita che mette paura anche in discesa”». Quel Giro dell’Appennino ce lo racconta Sandro Grimaldi: «Nasce inaspettatamente col sole il 20º Giro dell'Appennino, perché il cielo plumbeo si apre quando è il momento del “via”. Anche quest'anno i genovesi nella loro tradizionale gita d'agosto troveranno ciclismo di buona marca e bel tempo. La prova dei Giovi ci attende di buon mattino e Buratti (detentore insieme a Coppi del record della Bocchetta, ndr) evidentemente si è svegliato al canto del gallo. D'accordo che in salita si sente un po' come a casa propria, ma 45” di vantaggio al Passo sono decisamente ragguardevoli. Con tale svantaggio è il genovese Eugenio Drago, poco più lontani […] gli altri. Ci si tuffa verso il piano e quando si tocca il fondo dei Giovetti anche più attardati […] ritornano coi primi. […] Manca incredibilmente chi ha dominato sulla prima arrampicata che l'”Appennino” offre ai suoi protagonisti: Buratti, sconsolato, è rimasto indietro, alle prese con un dannato incidente meccanico. La sua avventura è finita. […] Al culmine della Castagnola, transitano nell'ordine Dal Col (Torpado), Italo Mazzacurati (Ghigi) e Giovanni Verucchi (San Pellegrino), Eugenio Drago è a 20”, Augusto Cioni (San Pellegrino) e Stefano Gaggero (Carpano) a 50”. Il sole ritorna a tratti a nascondersi, l'arsura, fra il verde della Scoffera, tormenta un po' meno. In quattro insistono con insospettata decisione: marciano in pieno accordo, a ritmo notevole. Ai 678 metri del Passo si ripete il passaggio della Castagnola: una volata lunga decide in favore di Dal Col e Mazzacurati. Per il gruppo, che è in ritardo di oltre 4 minuti, non è giunto ancora al momento della rincorsa. […] Arriva il momento della Bocchetta, settecento metri di dislivello, un terzo del totale in pochi chilometri! Il taccuino è pronto a raccogliere gli immancabili colpi di scena. Dalla compagnia di testa, che nel frattempo ha perduto il sin troppo generoso Drago, sulle prime durissime rampe va via il giovane Verucchi, senza scatti o sussulti, la selezione su di qui avrebbe anche precedendo a piedi. Alle sue spalle per un cento metri non si scorge avversario. Poi, ad un tornante, ecco Giovanni Pettinati (Atala), che ha appena lasciato Almaviva col fiato grosso. Per Verucchi c'è ancora un margine di venti secondi, non più. Ma il vero colpo di scena è dato dalla rincorsa di Lino Grassi (Torpado) e Silvano Ciampi, che vengono su a un minuto tondo tondo. Andiamo oltre. Il caldo è tremendo. Pettinati raggiunge Verucchi quando ormai si intravede, in alto, il Rifugio del Passo, fra il bianco di mille camicie. L'arancione (è il colore della squadra di Verucchi, la San Pellegrino Sport, ndr) tenta una reazione ma Pettinati non gli concede un solo metro di ruota. Finito il sogno. E si fanno sotto anche Ciampi e Grassi, ma portare via l'ambito traguardo all’alfiere dell'Atala è ormai impossibile. Così decreta la Bocchetta: 1º Pettinati, a 15” Grassi e Ciampi, poi nel cielo di un minuto, Velucchi, l’alfiere dell’Atala, Emilio Ciolli, Walter Almaviva e Carlo Nicolo (Molteni), a 1’35” Gilberto Dall’Agata (Ghigi) […] Il povero Verucchi, unico superstite di quella fuga che ci accompagnava sin dal mattino transita con un ritardo che sfiore i due minuti e sarà vittima, poco oltre, di un brutto capitombolo. La terribile Bocchetta ha cancellato ogni cosa, pur non infliggendo, hailei!, ritardi irreparabili. Lungo la discesa Ciampi riesce ad unirsi a Pettinati, mentre Grassi finisce con un drappello di nove uomini che raggruppa Carlo Zorzoli e Federico Galeaz, Tristano Tinarelli (tutti e tre Torpado), Velucchi, Ciolli, Nicolo, Almaviva, Dall'Agata e lo stesso Grassi. C'è un distacco, fra i due e gli altri, di soli 15 secondi e ad Arquata Scrivia l'unione è fatta. Il pronostico per la vittoria di Pontedecimo ha adesso addirittura undici varianti. Che la Bocchetta non lo sappia! La sentenza è proprio rimandata al viale d'arrivo, perché non certo i Giovetti (primo Almaviva, secondo Ciampi, terzo Zorzoli, non lontani tutti gli altri), sono in grado di anticipare ogni decisione. Eliminano solo, fra gli undici, Tinerelli e Galeaz, null'altro. Volata, dunque, e serratissima. Parte Ciampi da lontano e una sbirciatina a pochi metri dallo striscione per un soffio non gli costa cara, ché Almaviva gli è proprio alle costole. Il bianco celeste ributta il naso sul manubrio appena il tempo per vincere di una spanna. Quel che basta».
Quella stagione era iniziata per Silvano con l’ottavo posto alla Milano-Sanremo, in una volata del gruppo, 90 elementi, vinta da Miguel Poblet su Rik Van Steenbergen, poi con il 31° nella Paris-Roubaix, a 4’18” da Noël Foré. Dirà in seguito che i giorni più neri della sua carriera saranno proprio alla Parigi-Roubaix: «La prima volta spaccai il telaio, la seconda ero con i primi quando mi comandarono di aspettare Carlesi che aveva forato, lo aspettai e lo riportai sui primi, ma a quel punto forai io, arrivederci e grazie», raccontando delle sue partecipazioni del 1958 e del 1960. Ciampi vince anche nel 1959, il 30 agosto, il Giro di Romagna, davanti a Alfredo Sabbadin e Arnaldo Pambianco, il 5 settembre il Giro del Piemonte, davanti ad Aldo Moser e, a 14”, Arrigo Padovan. Il 27 settembre, al Giro del Lazio, valido per il Campionato italiano, corre per Diego Ronchini, fuggono in quattro, con Ronchini ci sono anche Adriano Zamboni, Angelo Conterno e Ercole Baldini, termineranno nell’ordine, quinto si classifica Ciampi, a 1’33”, che ha protetto la fuga per la vittoria del suo capitano.
Nel 1960 passa alla Philco, diretta da Fiorenzo Magni e Giorgio Albani, in squadra con lui ci sono Emile Daems, che in quella stagione diventa il primo straniero a vincere il Giro dell’Appennino, Cleto Maule, che l’Appennino lo aveva vinto nel 1956 e nel 1958. Ciampi vince con la sua squadra il Trofeo Longines, che si disputa in una cronometro a squadre, la Philco presenta con lui anche Guido Carlesi, Emile Daems, Rolf Graf e Alfredo Sabbadin, che arrivano davanti alla Carpano, capitanata da Gastone Nencini e alla Helyett-Leroux-Fynsec-Hutchinson-A.C.B.B., capitanata da Jacques Anquetil. In quella stagione è nono al Giro di Lombardia, vinto dal suo capitano Emile Daems: dopo che sul Ghisallo Angelo Conterno precede Romeo Venturelli, in discesa si forma un gruppo di 24 corridori, con Ciampi, mentre i favoriti seguono a un minuto. Sul Muro di Sormano, inserito per la prima volta, transita al primo posto Imerio Massignan, a 30" passa Daems, a 33" Stolker, a 40" Pizzoglio, a 51" Brugnami. Anquetil si trova a 1', Ronchini a 1'31", Venturelli a 1'52". Poi si forma davanti un gruppo di otto corridori, con Emile Daems, Diego Ronchini, Marino Fontana, Michel Stolker, Ezio Pizzoglio, Romeo Venturelli, Carlo Brugnami e Imerio Massignan. Gli inseguitori temporeggiano e gli otto fuggitivi invece trovano l'accordo vincente aumentando il proprio margine che a Seveso, a 19 km al traguardo, è di 1'45": la corsa è decisa, al Vigorelli si assiste ad una volata ad otto, che concludono nell’ordine elencato prima. Ciampi, che ha difeso da dietro la corsa di Daems, arriva a 2'31".
Nel 1961 Ciampi è ancora nella Philco, che sostituisce Albani con Luigi Sardi: vince a fine aprile due tappe del Gran Premio Ciclomotoristico delle Nazioni/Roma-Napoli-Roma, la terza, Ortona-Foggia, con 48” su Hilaire Couvreur e 4’20” su Renato Spinello, salendo al comando della classifica, che tiene per un giorno, e la prima frazione della sesta tappa, Salerno-Castellamare, davanti a Joseph Hoevenaers e, a 25”, Adriano Zamboni, per poi terminare quinto, a 16’26” da Jean Graczyk. Il 3 giugno arriva forse la giornata più memorabile della sua carriera fra i professionisti. Per la quattordicesima tappa del Giro d’Italia, che parte da Ancona, il traguardo è fissato a Firenze, praticamente a casa sua. Ciampi non se lo fa dire due volte ed è perfetto, cogliendo il secondo ed ultimo successo di tappa alla Corsa Rosa: vince davanti a Dino Liviero e Armando Pellegrini, ma non conclude quel Giro. Il 30 luglio, al Giro dell'Appennino, termina undicesimo, a 2’50” da Adriano Zamboni, arrivando nel gruppo che si contende il quinto posto, che va a Dino Bruni. Nella gara difende la fuga del compagno di squadra Roberto Falaschi, che era andato in avanscoperta con Adriano Zamboni e Federico Martín Bahamontes, e quando quest’ultimo si stacca, arriva secondo in volata, lasciando lo spagnolo a 1’45”.
Nel 1962, ancora con la Philco, dove fa l’esordio Vittorio Adorni, vince il 29 marzo il Giro di Campania, davanti a Joseph Hoevenaers e Vincenzo Meco; raccontano le cronache: «Ciampi primo a Napoli. Una paurosa caduta nel finale - Mentre Favero e Conterno stavano disputando lo sprint si sono scontrati con altri corridori appena entrati in pista. Coinvolti nella caduta anche Mealli, Pellegrini e Bariviera. Al secondo posto il belga Hoevenaers». Alla Paris-Roubaix termina 39°, a 3’37” da Rik Van Looy, che lascia Emile Daems, capitano di Ciampi, a 25”. Al Giro d’Italia si ritira nella quattordicesima tappa, Belluno-Passo Rolle, in una giornata da tregenda, con lui ad abbandonare il Giro sono in 56 corridori!
Nel 1963 passa alla Springoil-Fuchs diretta da Antonio Giusti e Faliero Masi, dove militano anche Franco Bitossi e Gastone Nencini. Al Giro d’Italia è secondo nella decima tappa, La Spezia-Asti, alle spalle di Vito Taccone e davanti a Renzo Fontona, termina al 50° posto, a 1 ora 55’19” da Franco Balmamion. Il 1° settembre è ottavo al Giro dell'Appennino, vinto in solitaria da Italo ZILIOLI, secondo, a 2’10” arriva Diego RONCHINI, terzo a 5’00” è Adriano DURANTE, Ciampi arriva in un gruppetto a 10’05”.
Nel 1964 rimane nella Springoil-Fuchs, che è diretta in questa stagione da Waldemaro Bartolozzi, vince il G.P. Città di Empoli, davanti a Livio Trapé e Franco Bitossi, suoi compagni di squadra, secondi a pari merito. Termina il Giro d’Italia 54°, a 1 ora 51’04” da Jacques Anquetil. Il 26 luglio corre il Giro dell'Appennino, con il dorsale 50 della Springoil-Fuchs, classificandosi diciassettesimo, a 10’08” da Franco Cribiori, nel gruppo per il tredicesimo posto, che va al suo capitano Franco Bitossi.
Nel 1965 lo cerca la Filotex, ma per l’esigua offerta economica decide di appendere la “bicicletta al chiodo”.
Marco Pastonesi lo descriverà cosi: «Era il bello del ciclismo. Bello come un attore, un attore del cinema o anche dei fotoromanzi, così bello che non sembrava neppure un corridore ciclista, semmai un corridore motociclista o un corridore automobilista, di quelli che hanno un motore sotto e non un motore dentro. Era il Mario Cipollini degli anni Cinquanta. E si sussurrava che più delle fughe la sua specialità fossero le scappatelle».
Dopo esser stato un ottimo dilettante dalla ruota veloce e non solo, da professionista fu paragonato per le prestazioni convincenti ed esplosive, ai grandi velocisti dell'epoca, ovvero i vari Rik Van Looy, Rik Van Steenbergen e Miguel Poblet. Come scrive Maurizio Ricci, era stato forgiato nelle gare dilettantistiche, da professionista si completò e si trasformò in un corridore più resistente, capace di emergere, anche su percorsi meno prevedibili per un velocista, vincendo una prova come il Giro dell'Appennino, che s'è sempre distinta per essere preclusa alle semplici ruote veloci.
Dopo il professionismo ha guidato come direttore sportivo nel 1968 la Kelvinator, insieme a Ercole Baldini, nel 1969 l’Eliolona (con Gino Bartali come general manager, “si facevano delle grandi bisbocce, delle grandi baracche, Bartali era buono e compagnone”), nel 1970 la Civitanova Marche, nel 1978 la Gis Gelati che schiera tra gli altri Franco Bitossi e Marino Basso. Ma ha anche seguito da vicino l’Unione Ciclistica Pistoiese, con la quale aveva percorso i primi chilometri in gara.
Ciampi si è spento a Pistoia il 22 aprile 2022, due mesi dopo aver compiuto novant’anni.
(FaB)

per saperne di più:
Marco Pastonesi, L’Ora del Pasto, www.tuttobiciweb.it, 7 gennaio 2019;
Antonio Mannori, Il ciclismo piange la scomparsa di Silvano Ciampi, www.tuttobiciweb.it, 22 aprile 2022;
Maurizio Ricci (Morris), Silvano Ciampi, www.museociclismo.it
Edoardo Gori, Lutto nel ciclismo: ci ha lasciato l’ex velocista Silvano Ciampi, www.pistoiasport.com, 22 aprile 2022

per i suoi risultati al Giro dell’Appennino:
Sandro Grimaldi, Volata a due nel Giro dell’Appennino e seconda affermazione di Cleto Maule, La Gazzetta del Lunedì, 25 agosto 1958;
Sandro Grimaldi, Ciampi vince per un soffio su Almaviva, La Gazzetta del Lunedì, 10 agosto 1959;
Alfredo Marchesini, Nella Edizione-Record del Giro dell’Appennino esce la ruota di Adriano Zamboni. Sei ore senza un attimo di tregua, La Gazzetta del Lunedì, 31 luglio 1961;
Alfredo Marchesini, Un grande Giro dell’Appennino tormentato dalla pioggia e dal freddo riconcilia con il ciclismo e propone un tema forse azzardato ma destinato ad appassionanti sviluppi: Zilioli erede di Coppi?, La Gazzetta del Lunedì, 2 settembre 1963;
Alfredo Marchesini, Cribriori vince in volata una splendida edizione del Giro dell’Appennino. De Rosso Campione d’Italia, La Gazzetta del Lunedì, 27 settembre 1964.

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