24/02/2026
OGGI FESTEGGIAMO IL COMPLEANNO DI PAOLO SLONGO, QUANDO MANCANO 26 GIORNI AL 2° GIRO DELL’APPENNINO DONNE
Paolo Slongo è stato sull’ammiraglia della Liquigas quando nel 2010 Robert Kiserlovski ha vinto il Giro dell’Appennino, e chissà che non lo si possa vedere domenica 22 marzo al Giro dell’Appennino Donne sull’ammiraglia della UAE Team ADQ, magari insieme a Michele Devoti, anche lui ha potuto guidare alla vittoria un suo atleta, nel 2016 Sergey Firsanov, vincitore a Chiavari.
Paolo Slongo nasce il 24 febbraio 1972 a Silea, centro che dista solo 5 chilometri da Treviso. A 11 anni è già in sella con i giovanissimi, tesserato con il Pedale Pro Olmi. Corre da allievo con la U.C. Trevigiani, da juniores con il V.C. Biban. Quando diventa Under 23, anche se allora la categoria era denominata dei dilettanti, corre due stagioni con la U.C. Trevigiani, e due stagioni con il G.S. Caneva Record Cucine, dove nel 1994 trova come compagno di squadra anche Leonardo Piepoli. Non passa professionista e a soli 24 anni smette con l’agonismo, dopo aver collezionato 90 vittorie prima delle due colte tra i dilettanti. Non lascia di certo il ciclismo, ma sale in ammiraglia con la sua squadra, il G.S. Caneva Record Cucine dove nel 1996 raccoglie 30 vittorie e un mondiale nell'inseguimento a squadre con Mauro Trentini. Dal 1997 al 2000 segue a San Donà di Piave il vivaio della Roslotto-ZG, grazie alla chiamata di Moreno Argentin e Fortunato Cestario. In questi quattro anni raccoglie una cinquantina di vittorie, lanciando al professionismo atleti come il brasiliano Luciano Pagliarini, che con il G.S. Carla Travel vince nel 2000 la Vicenza-Bionde e il Circuito del Porto, l'austriaco Bernhard Eisel, il veneziano Simone Cadamuro ed il vicentino Angelo Furlan. Dal 2001 al 2004 guida il C.S. Spercenigo, con il quale corrono giovanissimi, esordienti, allievi, juniores, under 23 ed élite. In questo quadriennio con Slongo crescono corridori come il brasiliano Antonio-Murilo Fischer, lo sloveno Matej Mugerli, il montebellunese Alessandro Bertuola, che al Giro Ciclistico d'Italia/Baby Giro, nel 2004, dopo aver vinto la tappa di Tregnago, termina al secondo posto, ad un solo secondo da Marco Marzano e davanti a Domenico Pozzovivo. In quel periodo, precisamente dal 2001 al 2005, riveste anche l’incarico di commissario tecnico della nazionale femminile juniores, e qualche medaglia le sue atlete la conquistano: nel 2002, al Campionato del mondo a cronometro di Zolder, Anna Zugno vince la medaglia d’oro e Tatiana Guderzo quella d’argento, nel 2004, al Campionato del mondo di Verona Marta Bastianelli vince l’argento su strada, e nel 2005 al Campionato europeo di Mosca vince la medaglia di bronzo. Nello stesso 2005 è il C.T. della Nazionale italiana allievi che partecipa ai Giochi Olimpici Europei della Gioventù che si disputano a Lignano Sabbiadoro: Elia Viviani vince due medaglie d’oro, nella gara su strada e nella corsa a punti, e Diego Ulissi, che vent’anni dopo vincerà il Giro dell’Appennino, vince la medaglia di bronzo nella prova a cronometro. Arricchisce le sue competenze, oltre a specializzarsi come direttore sportivo diventa preparatore, allenatore, studia anche alimentazione, continuamente motivato a nuove sfide d’eccellenza e innovazione. È così che lo cercano anche le più importanti squadre dei professionisti: nel 2008 diventa direttore sportivo e allenatore della Liquigas, che diventerà Cannondale, rimanendovi sino al 2013. In questa squadra trova grandi campioni, quali Ivan Basso, Daniele Bennati, Filippo Pozzato, ed instaura un rapporto particolare con Vincenzo Nibali. Se all’inizio i due, a causa del carattere forte di entrambi, hanno un rapporto teso, con Vincenzo che non crede nella parte scientifica proposta da Paolo per migliorare i punti critici e programmare i picchi di forma, tra i due presto si instaura quel rapporto di fiducia che porterà lo “squalo dello stretto” ai traguardi che conosciamo, a cominciare dalla vittoria del Giro dell’Appennino del 2009. Nel 2010 Paolo Slongo è alla guida dell’ammiraglia della Liquigas-Doimo al Giro dell’Appennino. I suoi corridori lavorano per il capitano di giornata, il croato Robert Kiserlovski. Se nelle fasi iniziali sono gli uomini veloci che controllano la corsa, in particolare Elia Viviani e Davide Cimolai, sull’inedita salita di Borzoli, inserita per ritornare in Valpolcevera dopo che la corsa aveva posto un traguardo volante a Sestri Ponente, non distante dall’abitazione di Fausto Coppi, nel cinquantenario della morte, è Peter Sagan che con un poderoso allungo screma il gruppo in vista dell’ascesa della Bocchetta, dove Kiserlovski si lancia all’attacco e transita davanti ai cippi di Coppi e Ghiglione subito alle spalle di Domenico Pozzovivo. Sul traguardo di Via Semini, davanti al Mercato dei Fiori di Pontedecimo, dove nel 2009 aveva vinto Nibali, Kiserlovski supera Pozzovivo, lasciando otto inseguitori a 1’29”, regolati nell’ordine da Alessandro Bertolini, Giovanni Visconti e Damiano Caruso. In quella stagione Vincenzo Nibali vince il suo primo grande giro, la Vuelta a España. Nel 2013 Nibali passa all’Astana, del team manager Alexandr Vinokourov e del direttore sportivo Giuseppe Martinelli e vince il Giro d’Italia. Paolo Slongo lo raggiunge nel 2014, rimane nella squadra kazaka sino al 2016. Nel 2015 viene insignito della Palma di Bronzo dal Coni e la moglie Valeria lo rende padre di Leo Celeste, cui seguirà Federico. Slongo nell’Astana vince con Nibali il Tour de France del 2014, con Fabio Auro la Vuelta a España nel 2015, con Nibali il Giro d’Italia del 2016. Dai taccuini di Slongo si scopre che Vincenzo Nibali nella stagione della vittoria del Tour de France, è stato in sella, tra bici e allenamenti, per 996 ore e 32.584 chilometri, ha consumato, in sella, 153.274 kilocalorie, che equivalgono a 440 piatti di pasta da 100 grammi. Si scopre che la miglior prestazione tecnica dell'anno Nibali l’ha fatta nel finale della seconda tappa del Tour, a Sheffield: nell'accelerazione con cui Vincenzo stronca i rivali, campioni del calibro di Contador, Sagan, Froome, tiene 473 watt medi per 4 minuti, con una punta di 1000 watt al momento dello scatto, per vincere tappa e maglia gialla. Il Giro d’Italia del 2016 per il messinese non si era messo bene. Aveva concluso, dopo una foratura che lo aveva costretto a un cambio di bicicletta, al 25° posto la cronoscalata all’Alpe di Siusi, a 2'10" dal vincitore a sorpresa Alexander Foliforov, primo per pochissimi centesimi sulla maglia rosa Steven Kruijswijk; anche il suo compagno di squadra e di camera Michele Scarponi aveva fatto meglio, quinto a 36”. Nibali era sceso al terzo posto nella classifica generale, a 2’51” dall’olandese e a 39” da Jhoan Esteban Chaves. La situazione peggiora nella tappa successiva, ad Andalo vince Alejandro Valverde su Kruijswijk, Nibali viene superato nella generale anche dallo spagnolo e il suo ritardo da Kruijswijk sale a 4’43”. Dopo due tappe interlocutorie, il 27 maggio va in scena la diciannovesima tappa, Pinerolo-Risoul, con il Colle dell’Agnello. La sera prima Michele Scarponi, nella camera d’albergo, aveva motivato il capitano: “Vincere o perdere non cambierà niente, la gente ti vuole bene lo stesso, forse anche di più. Ma ci sono ancora tante salite, “Vince”». Scarponi si trova nella fuga di ventotto elementi che a Casteldelfino affronta davanti la salita ai 2744 metri del Colle dell’Agnello, la Cima Coppi. Velocemente il gruppo dei fuggitivi si assottiglia finché Scarponi rimane davanti, solo, tanto da chiedere al diesse Slongo, che è sulla seconda ammiraglia insieme al meccanico Possoni, se può prendersi il primo posto sul quel iconico gran premio della montagna: Slongo gli dà il via libera. Passa per primo al valico, con quasi cinque minuti di vantaggio, sente che la tappa sarà sua. Al suo inseguimento c’è Nibali che si butta in discesa nel modo che sa far lui, qualche speranza per ritrovare il podio l’ha ancora. Kruijswijk tenta di tenere le ruote di Nibali, ma va a sb****re contro un muro di ghiaccio, la sua bicicletta Bianchi si cappotta e lui batte violentemente la schiena. Sulle ammiraglie dell’Astana si cerca di riformulare una strategia: accontentarsi della vittoria di tappa di Scarponi o provare a tornare sul podio con Nibali? Slongo avvicina Michele e gli racconta la situazione, non deve convincerlo, perché il marchigiano, con uno dei suoi proverbiali sorrisi, gli dice di aver capito e di voler aspettare lo “squalo”. È qui che interviene l’esperienza e la predisposizione tattica e strategica del direttore sportivo: Slongo chiede a Scarponi non solo di rallentare, ma di fermarsi. Ricongiungersi prima con il capitano sarebbe stato utile nel falsopiano che porta all’ultima salita, che Nibali avrebbe corso in parte senza aiuti se Scarponi solo rallentava. Michele mette il piede a terra. Si rifocilla e fa scorte per sé e per Vincenzo, che quando si avvicina sente l’urlo: “Squalooooooo!” Scarponi conduce davanti al capitano tutti i chilometri che mancano all’ultima salita, che porta da Guillestre ai 1862 metri di altitudine di Risoul, e lo lascia quando mancano nove chilometri dal traguardo. Nibali vince la tappa, con 51” su Mikel Nieve e 53” su Jhoan Esteban Chaves, che diventa la nuova maglia rosa, su Nibali ha un vantaggio di soli 44”, e le montagne non sono finite. Nibali recupera il distacco dal colombiano il giorno dopo a Sant'Anna di Vinadio, dove veste la maglia rosa, che è un po’ anche di Michele Scarponi. Nibali e Slongo nel 2017 passano alla Bahrain Mérida, rimanendovi entrambi sino al 2019. In quei tre anni Nibali vince il Lombardia e la Sanremo, e Sonny Colbrelli diventa sempre più l’italiano di punta nelle corse di un giorno. Dal 2020 al 2024 Slongo è allenatore capo e direttore sportivo con la Trek Segafredo, che diventa Lidl Trek nel 2024, e nel 2020 e 2021 è ancora con Vincenzo Nibali. Dal 2022 diventa anche componente della commissione scientifica della scuola dei tecnici della Federazione Ciclistica Italiana, ed in questo ruolo partecipa ai meeting di aggiornamento professionale per i neopro italiani.
Nel dicembre del 2022 viene pubblicato il libro della Fondazione Michele Scarponi “Caro Michele. Una Vita alla Scarponi – parte seconda”. Alessandra Giardini raccoglie la testimonianza di Paolo Slongo sull’Aquila di Filottrano: “Ci sono delle persone che sembrano esistere per far star bene gli altri. Sono un dono per chi le incontra. Sanno ascoltare e rispettare le persone. Sono Una Medicina Per L’anima. Sembrano persone ma forse sono Angeli.” Il 21 novembre 2023 gli viene assegnata la Palma d’Argento al merito tecnico del Coni, che gli sarà consegnata nel dicembre dell’anno successivo. In questi primi anni venti entra in contatto con Elisa Longo Borghini, che è nella squadra femminile della Trek, e che segue assistendo alle due vittorie al Giro delle Fiandre della campionessa piemontese, al successo alla Parigi Roubaix e ai due bronzi alle Olimpiadi di Rio de Janeiro e di Tokyo. Ha seguito, tra le donne, anche le imprese di Elisa Balsamo, che negli anni di Slongo alla Trek si laurea campionessa italiana, due volte vicecampionessa europea, numerosi titoli in pista e vince numerose gare di un giorno, tra le quali due volte il Trofeo Binda. Quando Elisa Longo Borghini nel 2025 passa alla UAE Team-ADQ, anche Paolo Slongo entra nello staff della squadra emiratina, nel quale milita anche Cherie Pridham, una diesse che ha vinto il Giro dell’Appennino sull’ammiraglia portando Ben Hermans nel 2021ad alzare la sua bicicletta sul traguardo di Via XX Settembre.
Come detto all’inizio, chissà se potremo vedere Paolo Slongo dare le giuste indicazioni alle sue atlete il prossimo 22 marzo al Giro dell’Appennino Donne. Buon compleanno, Paolo!
FaB.
Con spunti tratti da:
Alessandra Giardini, “Michele Scarponi profondo come una salita”, Fondazione Michele Scarponi, 2025
Alessandra Giardini (a cura di), “Caro Michele. Una vita alla Scarponi. Parte seconda”, Fondazione Michele Scarponi, 2022
“Palma d’argento del Coni al tecnico trevigiano Paolo Slongo”, www.trevisotoday.it
“I 51 anni di Paolo Slongo, ex corridore della Uc Trevigiani. 28 anni da Direttore Sportivo-Allenatore”, Ufficio stampa, www.uctrevigiani.com
“Storia di Paolo Slongo” www.museociclismo.it
“Festa in casa Slongo: l'allenatore di Nibali è diventato papà” www.gazzetta.it, 30/10/2015
Luca Gialanella, “Nel computer del Re. Nibali in sella per 996 ore e 32mila km” www.gazzetta.it, 29/12/2014
22/02/2026