12/09/2026
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Orti giardini settecenteschi a Lerici
Gli Orti Giardini pur non raggiungendo la magnificenza del grande giardino genovese, ne evocavano la struttura in una scala ridotta ma più intima.
Erano e sono ancora luoghi di grazia misurata dove la bellezza si nascondeva più che mostrarsi, elemento che costituiva la loro caratteristica più autentica.
A Lerici l'attestazione più evidente nella sua perfezione
è rappresentata dal giardino di palazzo Sturlese in via Roma, ma anche tutti gli altri sono molto attraenti.
Sempre nel testo di Mara Borzone "Storia e storie nascoste, culti e culture, spazi pubblici e privati a Lerici", si evidenzia come più che nelle grandi dimore furono i giardini dei ristretti spazi urbani a definire il carattere del Borgo protetti e raccolti.
Un po' infossati riparati dal caldo, dal freddo e soprattutto dal vento profumati dai fiori, d'arancio e di limone, questi piccoli paradisi divennero luoghi di incontri di dialogo di amicizia e di scambio.
Un particolare interessante raccontato sempre nel libro di Mara riguarda un avvenimento del 1674, attestato da un documento, quando Monsignor Spinola denunciava le troppe confidenze di scarsa ortodossia che si consumavano all'ombra degli alberi, dove cristiani ed ebrei conversavano liberamente all' ombra non solo di agrumi e pergolati, ma di muri alti che oltre a proteggere dal sole garantivano una discrezione che tanto inquietava il censori ecclesiastici. Ma Lerici non fu mai un mondo chiuso a sé, accanto ai rapporti con una comunità ebraica si intrecciavano legami con protestanti, ortodossi e musulmani, riflesso di una apertura culturale che la Repubblica di Genova tollerava e che il mare rendeva inevitabile.
Non stupisce dunque che il culto di Santa Marta venerata in Provenza abbia trovato casa anche da noi come attesta la sovrapporta in via Giacopello.
Anche qui segno di antichi legami con la Costa francese legami non sempre
Sempre Mara Borzone
ci ricorda come la storia di Lerici è tutta un tessuto di questi scambi, nel 1523 Matteo degli Egidi capitano
lericino al servizio di Carlo V
riceveva diplomi e privilegi imperiali, cinque anni più tardi nel 1528 Andrea Doria firmava proprio a Lerici, celebre Patto di Alleanza con Carlo V che avrebbe mutato gli equilibri d'Europa.
Anche nell'arte si avverte questa dimensione cosmopolita lo scultore lorese Domenico gar attivo a Lerici San Terenzo, Trebiano Monte Marcello, completa dopo la morte di Ordognez (lo scultore di riferimento che morirà prima di terminarla) , la tomba di Ferdinando D'Aragona e di Isabella di Castiglia a Granada. Ancora una volta vediamo come microstoria e macrostoria si incontrano. Così Lerici visse nel secoli di un'internazionalismo concreto fatto di Commercio ed incontri.
I suoi palazzi narrano la ricchezza dei traffici, i giardini, invece raccontano la parte più intima di quella storia.
La curiosità l'apertura alla libertà luoghi di ombre, di luce di silenzio e conversazione, in cui il mare, la cultura e la memoria dialogano in un racconto senza fine tra passato e presente
Da
Margherita Manfredi
"Palazzi storici lericini e antiche famiglie, ......
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Particolare dell'orto giardino di Palazzo Sturlese