«Ho il piede piatto. Sono fatto così.»
È una frase che sento molto spesso. Come se la forma del piede fosse una sentenza e l’unica possibilità fosse sostenerlo per tutta la vita.
Ma forma e funzione non sono la stessa cosa.
Un piede può essere piatto e funzionare bene. E un piede con un arco apparentemente “perfetto” può essere rigido, poco adattabile e lavorare male.
È proprio la funzione che ci interessa in kinesiologia applicata.
Quanto si muove il piede?
Come distribuisce il carico?
La muscolatura si attiva?
La caviglia ha una buona mobilità?
Prima di decidere che un piede abbia semplicemente bisogno di essere sostenuto, vale la pena capire cosa è ancora capace di fare da solo e cosa ha smesso di fare.
Perché non lavoriamo per costruire il piede “perfetto”.
Lavoriamo per restituirgli funzione.
Hai il piede piatto? Ti hanno mai valutato il piede senza parlare subito di plantare?
Dina Kildeeva
Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Dina Kildeeva, Milan.
Dolore cronico e tensioni muscolari
Intervengo sulla causa, non solo sul sintomo
Metodo integrativo: Manuale + NeuroPostura + Psicosomatica
Info e prenotazioni in DM
Il dolore è sotto il piede. La tensione può arrivare da molto più in alto.
Onde d’urto, plantari, massaggi e lavoro locale possono ridurre il dolore e avere la loro utilità.
Ma c’è una domanda che spesso rimane fuori:
cosa sta mantenendo quella zona sotto tensione?
In kinesiologia applicata la fascite viene osservata anche all’interno della catena posteriore: piede, gamba, bacino, colonna, fino al cranio.
Quando lavoriamo solo sull’ultimo anello, possiamo migliorare il sintomo senza aver modificato ciò che sta succedendo nel resto della catena.
Il piede va trattato. Ma non va guardato da solo.
Hai avuto una fascite plantare?
Dopo averla trattata, cosa è cambiato nel resto del corpo?
Quando compare un problema, l’attenzione va quasi sempre al punto in cui lo vediamo o lo sentiamo.
Ma quel punto non racconta tutto quello che sta succedendo nel corpo.
In kinesiologia applicata il sintomo è il punto da cui partire, non su cui fermarsi.
In questa nuova stagione parleremo di fascite plantare, piede piatto, alluce valgo, sciatica, glutei e squat, fino ad arrivare alle varici.
Sei temi diversi, con un filo comune: guardare oltre il singolo distretto e comprendere le relazioni che lo collegano al resto del corpo.
Inizia la terza stagione di Miti sul Corpo.
Quale di questi temi ti riguarda più da vicino?
05/09/2026
Quando la vista cambia, la prima domanda è naturalmente: servono nuovi occhiali?
Ma il valore che troviamo durante un test visivo non sempre racconta soltanto ciò che sta succedendo agli occhi.
Soprattutto durante la crescita, il corpo attraversa cambiamenti molto rapidi. Cambiano le proporzioni, cambiano i carichi, aumenta l’impegno nello sport e nello studio. E il corpo deve adattarsi continuamente.
In alcuni ragazzi questo significa anche sviluppare nuove tensioni e compensazioni posturali.
Ed è qui che vista e postura possono iniziare a influenzarsi a vicenda.
Nel lavoro che stiamo portando avanti con Alessandro di Ottica Monti , ci interessa proprio distinguere quanto della risposta visiva appartiene agli occhi e quanto può essere influenzato dalle compensazioni del corpo.
Perché l’obiettivo non è evitare gli occhiali quando servono.
È arrivare alla correzione dopo aver ridotto, quando presenti, le interferenze posturali.
Meno compensazioni.
Una risposta visiva più pulita.
Una correzione più precisa.
03/09/2026
Quando cambia la vista, controlliamo gli occhi.
Quando abbiamo tensione cervicale, lavoriamo sul corpo.
Ma cosa succede quando le due cose sono collegate?
È proprio qui che diventa interessante mettere insieme competenze diverse.
La valutazione posturale ci permette di osservare le tensioni e le compensazioni del corpo; quella optometrica ci permette di verificare come sta rispondendo il sistema visivo.
E quando queste informazioni vengono confrontate, possiamo avere un quadro più completo di quello che sta succedendo alla persona.
Da questo confronto è nata la collaborazione con Alessandro di Ottica Monti: valutare vista e componente posturale insieme, quando il caso lo richiede.
Le valutazioni visuo-posturali si svolgono a Verona.
01/09/2026
Una cervicale che torna continuamente in tensione non significa necessariamente che il trattamento non abbia funzionato.
A volte il corpo sta semplicemente ricreando quella posizione perché gli serve.
È questo il punto che spesso manca quando lavoriamo sulla postura: possiamo migliorare mobilità, tensioni muscolari e posizione della testa, ma se esiste un’altra funzione che richiede quella compensazione, il corpo tenderà a riproporla.
La vista è una delle funzioni che vale la pena considerare.
Gli occhi partecipano continuamente al nostro orientamento nello spazio e il corpo può adattare la posizione della testa per rendere il compito visivo più facile.
Per questo, davanti a una cervicale che continua a tornare nello stesso schema, non ci interessa soltanto dove c’è tensione, ma soprattutto:
perché il corpo continua ad averne bisogno?
È da questa domanda che nasce il nostro lavoro con Ottica Monti : valutare sia la componente posturale sia quella visiva, per capire quale delle due sta compensando l’altra.
Ti capita che la tensione cervicale migliori dopo un trattamento, ma poi torni sempre nello stesso punto?
Diastasi addominale = intervento chirurgico?
Durante la gravidanza la parete addominale si modifica per fare spazio. È fisiologico.
Il problema è quando, dopo, non riesce a recuperare tono, sostegno e funzione.
Ed è qui che concentrarsi solo sulla distanza tra i retti può essere limitante.
Mi è capitato di vedere donne operate per la diastasi con una parete addominale perfettamente “chiusa”, ma con la pancia ancora sporgente.
Perché chiudere la diastasi e recuperare la funzione dell’addome non sono necessariamente la stessa cosa.
L’addome fa parte di un sistema: diaframma, pavimento pelvico, bacino, respirazione e cicatrici influenzano il modo in cui riesce a sostenere il tronco e gestire le pressioni interne.
In alcuni casi importanti la chirurgia serve.
Ma negli altri casi, prima di pensare a “ricucire” gli addominali, vale la pena capire perché non hanno recuperato naturalmente.
E lavorare da lì.
Anche tu pensavi che la diastasi si potesse risolvere solo con la chirurgia?
Pavimento pelvico debole = esercizi di Kegel?
Dopo una gravidanza, un parto, un cesareo o semplicemente quando compaiono piccole perdite o una sensazione di minore tono, il consiglio è quasi automatico:
“Fai i Kegel.”
Ma il pavimento pelvico non ha bisogno solo di forza. Deve essere capace di contrarsi e rilassarsi.
Cicatrici da episiotomia, cesareo o appendicectomia possono modificare le tensioni dei tessuti e l’equilibrio del bacino, creando zone troppo tese e altre troppo allungate e deboli.
E poi c’è il rapporto con tutto ciò che sta sopra: diaframma, addome e pressioni interne lavorano insieme al pavimento pelvico.
Se questo equilibrio è alterato, continuare semplicemente a contrarre può non essere la soluzione.
Prima si recuperano elasticità ed equilibrio. Poi si lavora sulla forza.
Hai mai fatto gli esercizi di Kegel senza ottenere i risultati che speravi?
Quante volte hai fatto questo esercizio per eliminare la pancia bassa?
Lo vedo continuamente in palestra: gambe su e giù, tante ripetizioni, con l’obiettivo di far lavorare gli “addominali bassi”.
Ma c’è un problema.
Quando sollevi le gambe entra fortemente in gioco lo psoas. E se questo muscolo è già molto contratto, continuare a caricarlo può aumentare ancora di più la tensione sul bacino e sulla zona lombare.
E la pancia sotto l’ombelico?
Non è solo un indicatore di un addome poco tonico, ma può indicare anche un pavimento pelvico che sostiene poco e un ridotto sostegno degli organi interni.
Sollevare le gambe in queste condizioni aumenta ulteriormente la pressione intra-addominale e può sovraccaricare ancora di più il pavimento pelvico.
Non fare esercizi a caso.
E soprattutto, se scegli esercizi complessi come questo, assicurati di avere prima la preparazione necessaria e di eseguirli correttamente, meglio sotto il controllo di un professionista.
Anche tu eri convinto che questo fosse un esercizio per gli addominali bassi?
Respirare profondamente significa gonfiare la pancia?
È uno dei consigli più comuni quando si parla di respirazione: inspira profondamente e porta l’aria nella pancia.
Ma se la gabbia toracica è rigida, continuare a spingere la pancia in fuori può rafforzare proprio lo schema che sta contribuendo al problema.
Quando il torace si muove poco, tendiamo a compensare sollevando le spalle e spingendo l’addome in avanti. Il collo si sovraccarica, la parete addominale sostiene meno e anche la zona lombare lavora di più.
Una respirazione funzionale coinvolge invece tutta la gabbia toracica: le costole si espandono lateralmente e posteriormente, lo sterno si muove e il diaframma può lavorare in modo più fluido.
Respirare con il diaframma non significa semplicemente gonfiare la pancia.
Significa permettere al respiro di espandere il torace in tutte le direzioni.
Prova: metti le mani sulle costole e inspira profondamente.
Le senti muoversi o si muove soprattutto la pancia?
Clicca qui per richiedere la tua inserzione sponsorizzata.
Ubicazione
Sito Web
Indirizzo
Milan