Pagine Mondiali

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Blog dedicato alla Nazionale di Calcio Italiana e alle competizioni continentali e intercontinentali

20/07/2026

⚽️🏆🇪🇸VINCE LA SPAGNA, PIANGE L’ARGENTINA🇦🇷
Ha vinto la squadra migliore.
E ha vinto l’idea sulla subitaneità, il collettivo sulle individualità, il sistema organizzato contro un modulo da 10+1 fenomeno.
Ha vinto una Nazionale senza troppe stelle e stelline contro un Team Messi-centrico e messianico.
Ha vinto il pragmatismo e il gioco di palleggio sulla narrativa barocca e la mitopoiesi nei confronti di una squadra di lampi, fiammate, emotività, calci, botte da orbi e un fastidiosissimo morbo della protesta, con tanto di accerchiamento dell’arbitro ad ogni fischio.
E infine ha vinto il calcio, quello nato nel Vecchio continente e morto oltreoceano, dove il football si chiama soccer e le dinamiche di gioco lasciano spazio allo show.
La coppa del mondo torna in Europa, con la Roja che fa doppietta Euro 2024-Mondiale 2026 e spegne il sogno di gloria della Pulga, all’ultima danza nel massimo torneo.
Ha vinto la programmazione sulla presunzione, il lavoro che parte da lontano sulla frenesia dell’hic et nunc, il progetto a lungo termine e non il taglia, rammenda e cuci dell’ultimo minuto.
La Spagna dimostra che si può vincere anche senza nomi da copertina, ma con visione e un certo modo di fare calcio, in antitesi rispetto a quello tutto alma e y corazon dell’albiceleste.
Ha vinto una Nazionale con un tecnico federale indicando non una strada nuova, ma un itinerario che guarda al passato aggiornandosi nel presente (a differenza dell’Italia, che aveva Vicini e Bearzot e negli anni, post 2006, ha smarrito la bussola).
Ha vinto la Roja, sotterrando dal primo all’ultimo minuto un’Argentina br**ta, sporca e stanca, esaltata dai fanatici del messianesimo e dagli adulatori più intransigenti.
Ha vinto la Spagna, di nuovo ai supplementari, sempre 1-0, come ne 2010. Con un gol da cecchino del Tiburón Ferran Torres.
Ha vinto semplicemente chi meritava di vincere, onorando il calcio e il suo gioco.


📸sky sport

19/07/2026

⚽️🏆MONDIAL-TENNIS: 6-4 PER L’INGHILTERRA, FRANCIA QUARTA🇫🇷🏴󠁧󠁢󠁥󠁮󠁧󠁿
Wimbledon 2008, ottavi di finale.
Andy Murray vince il quinto set contro Richard Gasquet. Punteggio 6-4.
Non è l’ultima volta che un inglese batte un francese in quel di Londra. Anche nel 2024, quando il britannico Norrie superò il transalpino Rinderknech al primo turno, con un definitivo 6-4 nel terzo set. In quella stessa estate in cui la Spagna conquistò Euro 2024 battendo proprio gli inglesi, che due anni dopo trovano ai Mondiali la squadra che la Roja ha trafitto in semifinale: la Francia.
E giù per il tubo dei precedenti sportivi e dei ricorsi storici che, dalla Guerra dei Cent’anni, hanno acceso la rivalità d’oltremanica.
Fino ad arrivare a Miami, nel teatro della finalina per il terzo e quarto posto del torneo planetario.
Finisce con un improbabile parziale tennistico: 6 i game-gol dei Tre Leoni, 4 quelli dei Galletti.
Il primo è una danza in verticale, tra le più belle dell’intero Mondiale, che rispetta i sacri crismi del giocatore moderno: intercetto, recupero palla, transizione decisa nello spazio e tiro perfetto all’angolino. Segna Rice, con un Dec(l)a infilato nella porta di Maignan, fermo e immobile a guardare. Poi raddoppia Konsa, Saka ne fa altri due e al giro di boa è 4-0 per i Tuchel Boys.
Spenta e assente, la Francia tira fuori l’orgoglio e si fa sotto: Barcola accorcia, Mbappé firma una doppietta (che lo manda sul trono dei cannonieri all-time del torneo, superato Messi).
4-3, ma non è ancora finita. Saka fa tripletta e Dembelè su rigore scalda gli ultimi minuti.
Il match point lo infligge Jude, zinedanesco, Bellingham che regala il terzo posto ai britannici e chiude il ciclo di Deschamps (unico ad aver vinto 2 mondiali coi Bleus, uno da giocatore e l’altro da allenatore).
La Francia ripartirà proprio da Zinedine Zidane, l’Inghilterra proseguirà invece con Thomas Tuchel.


📸rsi

15/07/2026

⚽️🏆MONDIALE 2026, UN ALTRO 2-1: L’ARGENTINA RIMONTA L’INGHILTERRA E VA IN FINALE🇦🇷🏴󠁧󠁢󠁥󠁮󠁧󠁿
Si parla di guerra, battaglia, politica.
Non c’è niente di tutto questo nell’ultimo Inghilterra-Argentina. Nonostante i ricorsi storici, gli inganni, la mano de Dios, il gol del secolo e una partita che, ieri e non oggi, era il fuoco dell’idealismo, del calcio nel conflitto, di Maradona contro tutti.
Ora c’è Messi, con la sua Argentina, che replica il risultato di Messico ‘86, in una contesa che trova nell’epilogo l’unico contatto col passato. Senza sottotesti, densità, strati. Ha la forma dei calci che sovrastano il calcio, le proteste violente e le risse da Barrio: soprattutto nel primo tempo, quando l’Albiceleste mette a n**o le sue intenzioni e ringhia come un pitbull sulle caviglie dei nemici. Scampoli di rugby, clima intimidatorio e calcio fiorentino invadono il rettangolo texano, con l’Inghilterra che sceglie una via più pulita, ma inevitabilmente consumata dalla frangia argentina, polvere di gesso e tosaerba a sporcare tutto.
A Dallas c’è l’eco di Tex Willer e la geografia di un film western. Giù la testa, gridano gli argentini. Ma con Leone vanno più d’accordo i Tre Leoni che si ispirano a Batman per ripristinare quella giustizia incompiuta da 40 anni.
Nel commissariato mondiale arriva Gordon, Anthony, che ringrazia James ma fa Flash: inserimento lampo in area e zampata di destro a insaccare l’1-0.
Gli inglesi combattono l’ostruzionismo argentino giocando a pallone. Ma solo per 60’, perché il vantaggio ribalta gli scenari: la squadra di Tuchel rinuncia a produrre, accettando solo di difendere a oltranza e consegna, di fatto, la sfera agli avversari.
Errore madornale.
L’Argentina, f***e e disperata, esce dal guado, smette di picchiare e inizia a giocare forte, cavalcando le praterie lasciate dai britannici, colpevoli di aver fallito la tattica conclusiva.
Mentre gli altri accendono l’unica strategia acchiappa-risultato: attaccare.
E gira che rigira, tra due pali e altrettanti miracoli di Pickford, alla fine il pari scappa. Messi serve, Enzo Fernandez segna. L’1–1 è lo specchietto per le allodole inglesi, che nell’Ade sprofondano al 90’ castigate da un Lautaro Martinez servito ancora dalla Pulga.
Il Diez non marca, ma propizia. L’Albi vince, la perfida Albione crolla senza vendicare il passato, troppo compassata in una mezz’ora d’orrore e rifiuto calcistico. Perché difendere non è un peccato, ma farlo con la paura nel petto sì. Leoni docili che non interpretano le fasi e nemmeno il gioco di rimessa, con un 5-4-1 apparecchiato male, con poche transizioni e pochissime idee, orientate solo sui lanci lunghi di Pickford con palla in the box.
Terza finale negli ultimi cinque mondiali e seconda consecutiva dopo Qatar 2022: la squadra di Scaloni, sempre rediviva, si giocherà il Mondiale contro la Spagna di De la Fuente.
Un testa a testa linguistico, destinato a risolversi nelle diverse sfumature futbolistiche e continentali (Europa e America, le due terre più grandi del pallone).
Riuscirà Yamal a mettere nella vasca Messi, rovesciando la storia di qualche anno fa?
E ancora: chi farà il bagno a chi?
Domenica 19 luglio il New York New Jersey Stadium fornirà la risposta.


📸SCM

15/07/2026

⚽️🏆MONDIALE 2026, UN’ALTRA BASTIGLIA: LA FRANCIA PERDE 2-0, LA SPAGNA VA IN FINALE🇪🇸🇫🇷
La paura fa 90, la presa della Bastiglia 1789.
Era il 14 luglio e l’Ancien Régime cadeva sotto i colpi dei rivoluzionari.
Secoli e decenni dopo, su altre platee e trincee, è Luis De la Fuente a urlare Viva la Revolución come Tomas Milian in Vamos a Matar Companeros.
Di nuovo il 14 luglio, mettendo in ginocchio Galli e Galletti, frullati in un consommé torbido e pesante.
Lingua sp****la, futbol encantado e barricadiero e un gioco che abbatte l’era moderna per conquistare la contemporaneità.
La Spagna vince e convince, mostrando forma e sostanza e una supremazia tattica che rammenta il trionfo di Davide su Golia.
La Roja ha il dono dell’invisibilità e mentre tutti guardano le stelle francesi, l’armata iberica invita a osservare il cielo, la ciambella lynchiana che, minuto dopo minuto, evidenzia il buco nero transalpino.
La chiave è il gioco di fase e l’interpretazione delle due fasi, possesso e non possesso, con un palleggio scientifico a rubare il tempo e a velocizzare le transizioni.
Stringere il campo e rimpicciolirlo, uscire dalla pressione attraverso il fraseggio rapido e liberare gli spazi per attaccare: la visione della Spagna è olandese, praticamente cruijffiana nel modo di intendere il gioco nella sua totalità.
I Bleus vanno in tilt, subiscono gli avversari e faticano a trovare contromisure: l'arsenale offensivo non fa rumore, i numeri d'alta scuola implodono, le magie dei tenori si azzerano.
La Roja, invece, zigzaga in silenzio, come un’ombra costante che si insinua e diventa sempre più lunga, trasformandosi in un Babadook per i francesi.
Il segreto non è correre, male e a vuoto, ma far correre il pallone - non suda, diceva Roberto Baggio - lavorando di reparti e d’insieme, con tutti gli effettivi coinvolti e funzionali nel sistema delafuentiano.
Concede poco la Spagna, schiacciando una Francia affranta e immobile, con poca volontà di potenza e tanta paura di soccombere. E così accade, con la formazione di Deschamps che, da super favorita per la vittoria finale, esce in semifinale ghigliottinata dal 9 e mezzo Oyarzabal e dal tornante d’argento Pedro Porro. Senza dimenticare Cucurella, Cubarsi, Fabian Ruiz e un ermeneutico Unai Simon, abile a togliere alla Francia la convinzione di essere Vercingetorige.
A Dallas finisce 2-0 per le Furie rosse, con meno nomi copertina e più organizzazione da club europeo, sorretta da qualità corale capace di oscurare le individualità francesi.
Successo meritato per la squadra di De la Fuente, che sale a quota 37 risultati utili consecutivi come l’Italia di Mancini e si giocherà la Coppa del Mondo a 16 anni dall’ultima volta.
Nell’ultimo atto affronterà Inghilterra o Argentina, pronte a sfidarsi nel remake infuocato di Messico 1986.

12/07/2026

⚽🏆MONDIALE 2026 – DTS, DI TRIBOLAZIONI SUPPLETTIVE: 3-1 ALLA SVIZZERA, ARGENTINA IN SEMIFINALE🇦🇷🇨🇭
In ogni mondiale c’è una quota adrenalinica, intensa, spiritata. Classica componente da thriller che farebbe impallidire persino Alfred Hitchcock, i cui echi riemergono nel film del 2001 Nella morsa del ragno con Morgan Freeman.
A Kansas City non decide Messi, ma un fidato sodale ancora assente dai tabellini mondiali. Al 10’ non segna il 10, bensì il 20: Mac Allister, di testa su angolo della Pulga.
La Svizzera non resta a guardare e al 67’ pareggia i conti con Ndoye: destro all'angolino, Dibu battuto e 1-1.
“Il calcio è fatto di episodi” e, come dice Allegri, sono proprio quelli a decidere le partite.
Minuto 72’. Paredes si prende il giallo per fallo su Embolo, ma dopo il controllo al Var l’arbitro Joao Pinheiro revoca l’ammonizione al mediano argentino e sanziona l'attaccante del Rennes per palese simulazione. Un’ingenuità colossale per Embolo, che becca il secondo giallo e viene espulso. Svizzera in 10, l’Argentina si frega le mani. Quelle del suo Dios, perché la mistica è oracolo dell’Albiceleste. Nella morsa del ragno. O meglio, dell'Araña Julián Álvarez, che rompe l'equilibrio con un gol capolavoro, costruito con un destro a giro che si infila nel sette. Al 120’+1 ci pensa Lautaro Martinez a chiudere la pratica con un tap-in facile. Passa l’Argentina DTS. Dopo i tempi supplementari, di tribolazioni supplettive, con girotondi pallonari che si fermano ancora una volta dalla parte albiceleste.
In semifinale sarà il remake dell’Azteca, 40 anni dopo: questa volta ad Atlanta, con un’Inghilterra battezzata dalla Spider Cam de Dios – e qui ritornano due parole di quell’Along Came a Spider, in italiano Nella morsa del ragno – e un’Argentina benedetta dal suo D10S, in cielo (Maradona) e in terra (Messi).


📸Goal

12/07/2026

🏆⚽MONDIALE 2026 - THE JUD(G)E, LA LEGGE DI BELLINGHAM: INGHILTERRA IN SEMIFINALE, NORVEGIA ELIMINATA👨🏽‍⚖️🇳🇴🏴󠁧󠁢󠁥󠁮󠁧󠁿
Joseph: Sei tu.
Hank: Sono io?
Joseph: Sì.
Hank: Cosa?
Joseph: Ti ricordi quella domanda sul migliore avvocato? Per te è quello con cui lavoravi...per me sei tu!
È il dialogo intenso tra Joseph e Hank, padre e figlio, giudice e avvocato, nel legal drama di David Dobkin. Titolo: The Judge. Protagonisti Robert Duvall e Robert Downey Jr. Stesse iniziali e stesso nome per due attori che conoscono bene l’importanza dell’interpretazione nella riuscita di un film (uscito nel 2014, anno in cui l’Inghilterra uscì insieme all’Italia nella fase a gironi del Mondiale in Brasile).
Interpretare è la parola giusta per lavorare di ludolinguistica e rinominare il quarto di finale tra Inghilterra e Norvegia. Prendendo il titolo e replicandolo in testa senza una lettera: Jude The Judge. Troppo Bellingham per una Norvegia sperperatrice di risorse, occasioni e gol.
A far valere la legge del più forte è il 10 britannico, nella giornata in cui non soffia molto vento e l’Uragano Kane è solo il punto medio nella mappa cartesiana di Tuchel: doppietta letale contro i Vichinghi di Solbakken, la cui pagaiata si infrange nel tribunale verde del Miami Stadium.
Termina la corsa mondiale di un presente-assente Erling Braut Haaland e dei suoi compagni, che mostrano muscoli e fierezza trovando a sorpresa il vantaggio al 36’ con il tiro-cross di Schjelderup. Ma al calar del buio del primo tempo ci pensa Bellingham ad accendere la luce, con un caravaggesco affondo sulla tela d’area e una pennellata tesa in diagonale a gelare Nyland. Nella ripresa Heggem riporta avanti la Norvegia, ma l’arbitro Turpin annulla il gol dopo la revisione al Var per una spinta del centravanti del City.
Le occasioni si contano sul palmo di una mano, ma tra quelle clamorose c’è il palo colpito al 76’ da Ajer, di testa su calcio d’angolo. Lo spettro dei supplementari prende forma al 90’.
A ba***re il martelletto è ancora Jude, che di secondo e terzo nome fa Victor William.
Victor, che al femminile rievoca la vittoria e la Regina Vittoria, celebre Nonna d’Europa. William, come il principe di Galles e primo erede al trono del Regno Unito.
Tutto è unito, con il placet del destino che non viaggia sulla linea del caso, ma in parallelo con il coraggio di chi non molla mai. Minuto 93’ dei supplementari. Rogers calcia dalla distanza, Nyland non trattiene e Bellingham, con una zampata felina, insacca il 2-1. Il giudice sentenzia: i Tre Leoni battono i Leoni, è game over nella Magic City.
La squadra di Tuchel vola in semifinale: ora c’è l’Argentina di Messi. Non una sfida qualunque, ma un incrocio di storia, ossessioni, psicanalisi, football e ruggini inestinte da Mexico 86. Con la bontà divina della Spider Cam - fila de Dios sul primo gol di Bellingham – che apparecchia un duello epico da far perdere la testa.

11/07/2026

⚽️🏆MONDIALE 2026, TAPA TAP-IN MERINO: SPAGNA IN SEMIFINALE, 2-1 SUL BELGIO⏲️🇧🇪🇪🇸
Manuel Machado scriveva: «Né mi seduce il vizio, né adoro la virtù».
E nella via di mezzo il poeta spagnol tanto amato da Borges preferiva stare. Senza il male, senza la perfezione. Il gu**to da indossare era uno: quello della normalità.
MM, due iniziali che immaginano una maglia rossa, un numero 6 sulla schiena e un passo regolare: Mikel Merino risponde all’appello e dal suo mancino - non quello di Yamal, chiaroscurale e ancora sull’altalena - pende la Spagna, rea di aver rubato un sogno al Belgio di De Ketelaere.
Tap-in di sinistro che sa di tapa preserale. Ma nella tavola di Spagna-Belgio c’è spazio per tutti: 22 commensali, 11 di fronte agli altri 11, pronti alla battle culinaria del Mondiale.
Parte Fabian Ruiz, che fa assaggiare a Courtois il piatto dell’1-0. Segue a nastro CDK, che rompe il piatto d’imbattibilità di Unai Simon (650 minuti) e serve l’1-1 a quasi al termine del primo atto della cena. La ripresa è all’insegna del digiuno, senza pietanze al desco, ma con un solo dessert da spartire: lo mangia Mikel, fresco Merino, in punta di piedi, senza esagerare, ma ribaltando l’ordine di Machado.
Segnare diventa un vizio e il gol conquista la virtù: gol all’88 e 2-1 per la Spagna.
Dio vede e provvede, l’attaccante dell’Arsenal lo sa bene e manda la sua squadra in semifinale.
Partita di studi e attese, con un Belgio solido e organizzato che dà filo da torcere agli uomini di De la Fuente, stretti nella morsa avversaria.
Mancano spazi e libertà per esprimersi, elementi necessari per una Spagna che fa del palleggio la sua arma migliore per creare superiorità in ampiezza e colpire al centro.
Il rosso domina tra Furie e Diavoli, un duello da Pulp Fiction di Tarantino. Chiedere a Winston Wolfe, le cui iniziale rovesciate sono MM.
A Notti Mondiali Massimo De Luca lo cita e sintetizza in salsa sp****la: “Sono Mikel Merino, risolvo problemi”.
Dopo la rete al Portogallo nel recupero, arriva un’altra rete decisiva nel finale che vale il big match contro la Francia di Kylian Mbappé.
Appuntamento a martedì 14 luglio ad Arlington, ore 21:00 italiane, per una gara che preannuncia scintille.


📸italiarepusa

10/07/2026

🏆⚽MONDIALE 2026, FRANCE FOOTBALL E DEMI-FINALE: MBAPPÉ E DEMBÉLÉ STENDONO IL MAROCCO🛏️🇫🇷🇲🇦
Tanger, danger e Amour fou. C’è un solo posto al Gillette Stadium di Boston ed è quello con scritto “semifinale”.
Il Marocco non fa fuoco e fiamme e slama, perdendo quell’anima arrembante delle prime uscite mondiali. Forze opposte e contrarie spingono i Leoni dell’Atlante a una posa contro natura, con un gioco attendista e kasbahiano, di molta difesa e poco attacco. Le ragioni sono, di natura romantica e per natura passionale, francesi: l’armata di Deschamps è arrembante, prende in mano le redini della gara e le impugna per tutti e 90 i minuti, affondando senza sosta il coltello nella piaga marocchina. “Io voglio amore... o morte. E basta”, diceva Mathilda (Natalie Portman) in Léon, un capolavoro francese di Luc Besson che dialoga benissimo con forme d’arte affini. Come il capolavoro in campo di Kylian Mbappé, che prima sbaglia un rigore e poi, nella ripresa, sfodera il suo immenso talento con un gol che va oltre i confini dell’immaginazione. Seconda stella a destra, questo è il cammino. Il 10 transalpino è al limite dell’area, arpiona la palla e la governa con tocchi mordi e fuggi che generano scompensi a Diop. Il difensore del Fulham, 194 centimetri d’altezza, si piazza davanti alla stella del Real oscurandogli tutta la visuale. Ma è un castello di carta, perché Mbappé fa quello che i campioni sanno fare meglio: eludere. “Nessun problema”, dice, “ci penso io… voglio amore (per il calcio) e basta”: con la palla in custodia, sa che la porta è laggiù, oltre quell’armadio a due ante di fronte a sé. Non occorre osservarla troppo, serve visualizzarla nella mente e progettare una parabola a foglia morta per finire dove Bounou, eroe di giornata con parate prodigiose, non può arrivare. Parte il tiro, d’interno destro ad aggirare il difensore. Pittorico nella sua espressione, una pennellata d’autore che finisce tra il portiere e il palo. Una carezza, alla Del Piero.
Il match si sblocca: 1-0 per la Francia.
La squadra di Deschamps scioglie il peso dell’insidia, mentre la squadra di Ouahbi crolla su sé stessa, incappando nella peggior partita del suo torneo. Merito dei vice campioni del mondo, che al 59’ raddoppiano con Ousmane Dembélé, sempre di destro, di nuovo a ba***re Bounou. Cala il sipario: termina 2-0, come nel 2022, con i Galletti che volano meritatamente in semifinale. In una gara dominata, con una valanga di occasioni create e un punteggio che poteva essere decisamente più largo.
La miglior équipe della competizione non delude le attese e vince, avanzando con forza la sua candidatura per la conquista del titolo.
Ma la domanda vera è: chi può ba***re una Francia devastante? Ai posteri e alle altre pretendenti l’ardua risposta.


📸Dazn

08/07/2026

⚽🏆MONDIALE 2026, SVIZZERA AI QUARTI: ELIMINATA AI RIGORI LA COLOMBIA❗
Niente semifinale sudamericana al Mondiale 2026.
A Vancouver la Colombia cade ai rigori 4-3 per mano della Svizzera, che si regala una sfida da urlo contro l’Argentina di Messi.
Partita spigolosa e serratissima, con poche emozioni nei 90 minuti e uno 0-0 dallo spettacolo ridotto. Ai supplementari, i Cafeteros sfiorano il vantaggio prima con Lucumí, che colpisce la traversa, e poi con Campaz. Decisivi i tiri dal dischetto, con gli uomini di Yakin avanti 4-3.


📸Goal

08/07/2026

⚽️🏆MONDIALE 2026, GLI ERRORI SI PAGANO: L’ARGENTINA RIMONTA L’EGITTO IN 14’ E VINCE 3-2⛵️
In fondo, Eduardo Galeano lo aveva detto in tempi non sospetti, nel 1997 tra le pagine del suo libro Splendori e miserie del gioco del calcio: "La tecnocrazia dello sport professionistico ha imposto un calcio di pura velocità e di grande forza, che rinuncia alla gioia, atrofizza la fantasia e vieta l'osare". Un testo di condanna verso un sistema, ma di amore per lo sport più bello del mondo. E in quel limbo dantesco, ai Mondiali, gravita sempre l’Argentina. Per i precedenti – clamorosi e limpidissimi – del passato e le riverenze costanti del presente.
Prima c’era Maradona, con la mano de Dios e il più grande inganno della storia (che è anche l’atto più sovversivo di sempre); ora c’è Messi, il “Messia” della football religion che incanta con i suoi gol, infrange record e finisce per essere assorbito dal sistema, indossando persino una tonaca, a Qatar 2022, in barba agli ideali e alla morale.
Tutto condivisibile, ma alla fine il calcio è calcio e spesso si finisce di parlare d’altro per non parlare di campo. Spostando sempre l’attenzione sulle polemiche, i complotti, le cospirazioni. Si può essere tifosi, senza perdere l’equilibrio, che è virtù sacra dello sport. In caso contrario, si può sempre guardare altro. Andare oltre, letteralmente.
Restando sul rettangolo verde, il vero problema di Argentina-Egitto è la mancanza di equilibrio.
Dopo il 3-2 con Capoverde, Scaloni ridisegna l’Albiceleste per la sfida contro i Faraoni allenati da Hassan. Avete presente i tagli di Lucio Fontana? Ecco, la costante del match è proprio quella: la crepa tattica di una e dell’altra squadra.
L’Argentina è Messi-dipendente, il centrocampo è così sfilacciato da non fare filtro, mandando in sofferenza non solo la difesa, ma l’intera fase difensiva: reparti lunghi, enormi spazi concessi agli avversari, distanze irregolari e difficoltà nel trovare compattezza.
Al contrario, l’Egitto punta tutto sul gioco di rimessa, il contenimento e le transizioni veloci, affidandosi agli uomini di gamba come Salah, Ashour e Hassan per ribaltare rapidamente l’azione.
Entrambe le squadre rinunciano a qualcosa: l’Albiceleste a difendere con ordine, i Faraoni ad attaccare con costanza, accettando solo di contenere e ripartire.
A sorpresa Ibrahim sblocca il match al 13’, poi Messi sbaglia un rigore e colpisce il palo su punizione. Nella ripresa Zico segna due volte, ma l’arbitro annulla il primo per fallo (step on foot) di Attia su Lisandro Martinez. Il raddoppio al 67’ è buono e l’Egitto si porta sul 2-0. Scaloni butta nella mischia Lautaro e nel finale succede l’imponderabile. Messi si accende: prima disegna l’assist per il 2-1 del Cuti Romero (79') e poi pareggia all’84 con la botta mancina a bucare le mani di Shobeir. Al 92’ Alvarez tocca il piede di Salah in area, ma il contatto non viene sanzionato e dal capovolgimento di fronte Lautaro pennella un cross meraviglioso per lo stacco di testa di Enzo Fernandez.
3-2 per l’Argentina e game over. Lo stadio di Atlanta è una bolgia: è puro delirio sudamericano, con i nordafricani increduli e spaesati. Rammarico gigantesco per la squadra di Hassan, che dal 2-0 perde la bussola e la lucidità, gettando alle ortiche un’occasione colossale per firmare l’impresa. Nel calcio gli errori si pagano a caro prezzo. Le disattenzioni in marcatura, tutte dentro l’area, a difesa schierata, sono letali e l’Egitto in 14 minuti incassa tre gol.
E se prendi 3 gol, come dice Allegri: “sei un pollo”. E se perdi, la colpa non può essere sempre degli altri, al netto delle decisioni arbitrali e di tutto il resto. Gli episodi del gol annullato a Zico e del rigore negato a Salah sono simili, ma valutati con due pesi e due misure: Letexier sbaglia a fischiare lo step on foot su Lisandro e fa bene a non assegnare il penalty su Salah (che in Italia, invece, avrebbero concesso). Due decisioni che, nel complesso, “premiano” l’Argentina, attesa ora ai quarti dalla Svizzera, reduce dal successo ai rigori sulla Colombia.


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