07/05/2026
Interessante e bello
Associazione Subacquea Sportiva che collabora con le migliori società internazionali per il rilasci
SCUOLA SUBACQUEA
piscina Q.to Cagnino -- via Lemennais Milano
Operativi dal 1991
07/05/2026
Interessante e bello
01/05/2026
What are seahorses and why are they some of the ocean’s most unusual fishes?
🌊🐎
This detailed infographic by the Marine Biodiversity of Yucatán (BDMY) highlights just how strange and specialized these animals are. Seahorses belong to the genus *Hippocampus* within the family Syngnathidae, a group that also includes pipefishes and seadragons. They are found in tropical and temperate waters around the world, from the Atlantic to the Pacific. Most live in shallow habitats such as seagrass meadows, mangroves, coral reefs, and macroalgae beds, usually from the intertidal zone down to about 50 meters. Instead of scales, they have bony plates. They swim upright using their dorsal fin to move themselves forward and steer with their pectoral fins. The tail is prehensile and can grasp objects to anchor the fish in place.
🌊🐎🍽️🍤
Seahorses are ambush predators with a very particular feeding style. They lack teeth and a stomach. Instead, they use a tubular snout to suck in prey with surprising speed. Their diet includes copepods, small shrimp, amphipods, worms, and fish larvae. They rely on camouflage to survive, blending into their surroundings with color changes and skin filaments called cirri. Even so, they are prey for fishes, crabs, and other predators. In their ecosystems, they serve as both hunter and hunted, linking planktonic food webs to larger coastal communities.
🌊🐎
Reproduction is where seahorses truly stand apart. Females transfer eggs into a specialized brood pouch on the male. Fertilization and development occur inside this pouch, where the male regulates conditions for the embryos. After several weeks, he releases fully formed young into the water. Some species can produce hundreds of offspring in a single cycle. This reversal of typical reproductive roles remains one of the most remarkable strategies in the animal kingdom.
🌊🐎
Today, seahorses face growing challenges. Habitat loss, coastal development, pollution, and warming waters all take a toll. They are also collected for the aquarium trade, traditional medicine, and curios. According to the infographic, several species are listed as Vulnerable or Endangered. Their slow movement, small home ranges, and dependence on specific habitats make them especially sensitive to change. Seahorses may look delicate, almost whimsical, but their survival tells a deeper story about the health of coastal oceans.
🌊🐎
Source: 10.5281/zenodo.7324811
Also Available at https://zenodo.org/records/7324811
30/03/2026
Questa immagine evidenzia una delle più grandi distorsioni visive della geografia moderna: l'inganno della proiezione di Mercatore.
Sebbene sulla mappa la Russia appaia molto più larga dell'Africa, i dati mostrano il contrario. La linea che attraversa l'Africa è di 7.200 km, mentre quella sulla Russia è di 6.400 km, dimostrando che l'Africa è effettivamente più larga in quel punto specifico.
Perché la mappa ci inganna?
La maggior parte dei planisferi che utilizziamo (inclusi Google Maps e gli atlanti scolastici) si basa sulla proiezione di Mercatore, creata nel 1569 per la navigazione. Questa proiezione presenta limiti strutturali.
Distorsione ai poli: Per riportare la superficie sferica della Terra su un piano 2D, la mappa stira le terre emerse man mano che ci si allontana dall'equatore.
Ingigantimento del Nord: Paesi come la Russia, il Canada e la Groenlandia appaiono immensi, mentre le regioni equatoriali come l'Africa sembrano molto più piccole di quanto siano in realtà.
I numeri reali
Nella realtà, le proporzioni sono sorprendenti
L'Africa copre circa 30 milioni di km², mentre la Russia ne copre circa 17 milioni.
L'Africa è così vasta che potrebbe contenere al suo interno l'intera Russia, gli Stati Uniti, la Cina, l'India e gran parte dell'Europa.
L'immagine serve a ricordare che la geografia che conosciamo visivamente è spesso una distorsione dovuta a necessità tecniche di rappresentazione cartografica.
12/02/2026
Non ha nulla di prezioso all’apparenza, è una pietra spoglia, segnata dal tempo, priva di qualsiasi ornamento. Eppure la tradizione la lega a uno dei momenti più intimi della vita di sant’Antonio. Si racconta che proprio questo sasso sia stato usato come appoggio per il capo durante una breve sosta, lungo il viaggio di ritorno da Camposampiero verso Padova.
Era il 13 giugno 1231. Le forze lo stavano abbandonando e all’Arcella, poco dopo, la sua vita si sarebbe conclusa, quando aveva soltanto trentasei anni. In quel gesto semplice - poggiare il capo su una pietra - si riflette tutta la povertà scelta e la profonda umanità di un santo che non cercò mai comodità, ma solo fedeltà al suo cammino.
Oggi quella pietra è custodita come reliquia nella Ca****la del Tesoro della Basilica del Santo. Porta con sé l’antico sigillo di autentica, segno di una memoria tramandata e riconosciuta nel tempo, non come oggetto materiale, ma come testimonianza viva.
All’inizio dell’Ottocento fu la badessa della Bià, Lena Elisabetta Speroni, a donarla, permettendo che questo frammento silenzioso di storia entrasse a far parte del patrimonio spirituale della Basilica. Davanti a essa non si resta colpiti dalla forma, ma dal significato: un’umile pietra che continua a raccontare l’ultimo tratto del cammino di sant’Antonio.
Foto di Glaucia Paes
09/01/2026
Un gommone da porto turistico ha umiliato l’Atlantico.
Settembre 2019: da Palermo a New York, in solitaria.
Il pilota italiano Davi sale sul Ciuriciurimare e non porta una “nave”: porta un gommone di serie lungo 11 metri.
Sotto, due fuoribordo Yamaha da 350 CV ciascuno.
La tratta è quasi 7.000 miglia nautiche, circa 12.964 km.
E lui ci mette 37 giorni esatti, navigazione solitaria non stop.
Comunque: non stiamo parlando di un maxi-yacht da milioni.
Nel racconto ci sono tempeste e onde alte fino a 8 metri.
E ci sono raffiche di vento oltre i 50 nodi.
A bordo, niente radar avanzati: solo un GPS basilare.
E qui arriva il bello: usa anche un’ancora galleggiante per stabilizzare la rotta.
Poi il dettaglio che ti fa sudare freddo: 5.000 litri di benzina trasportati a bordo.
A piena potenza brucia oltre 120 litri l’ora.
Le medie dichiarate stanno tra 18 e 22 nodi.
Nelle fasi veloci arriva a picchi di 45 nodi.
Il tutto mentre nel testo si parla del rischio di guasti, “sboom” dei motori e deriva.
Il record viene descritto come mondiale assoluto, sorpassando ogni precedente nella categoria gommoni oceanici.
Nel testo è citato anche che è UIM-recognized, e che il modello è indicato come Metamarine.
Per capirci, nello stesso oceano lo yacht Comanche (100 piedi, equipaggio 17) nel 2016 fa 2.880 miglia in 5 giorni e 14 ore, media 21,4 nodi.
E Charlie Pitcher, sempre nel 2016, su una barca a remi di 6,5 metri fa 2.700 miglia in 35 giorni.
Spoiler: qui la “surprise” è tutta nei numeri—distanza doppia, tempi comparabili, e un battello gonfiabile di serie.
L’Atlantico non guarda la marca. Guarda la tenuta.
Settembre 2019: Davi, Palermo→New York in solitaria.
Ciuriciurimare: gommone di serie da 11 m, 2x Yamaha 350 CV.
Quasi 7.000 miglia (12.964 km) in 37 giorni non stop.
Onde fino a 8 m, raffiche >50 nodi; GPS basilare e ancora galleggiante; 5.000 litri a bordo.
Record descritto come mondiale assoluto (citato come UIM-recognized) con confronti 2016: Comanche e Charlie Pitcher.
| 21:00 - 22:30 |