31 salvatutti

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Associazione culturale senza scopo di lucro. Focus su salute, dipendenze da sostanze e tenologiche.

31SALVATUTTI – UN GIOCO PER LA VITA – GENITORI E FIGLI IN RETE PER COMBATTERE IL DISAGIO GIOVANILE E LE DIPENDENZE. Un gruppo di mutuo soccorso nato su facebook nel 2018, che diviene poi un’Associazione fatta di persone, per lo più professionisti, disposti a mettere in campo le proprie competenze in favore dei giovani, per tenere sotto i riflettori del mondo il problema del disagio giovanile e del

20/02/2026

Zuckerber e’ sotto processo perché le sue piattaforme sono studiate per creare dipendenza. Finalmente! lo sospettiamo da anni.

Molte app e servizi digitali — soprattutto social, giochi e video — usano strategie di design comportamentale basate su psicologia e neuroscienze per aumentare l’attenzione degli utenti. Queste tecniche non sono sempre pensate per il tuo benessere, ma per tenerti più a lungo connesso e aumentare l’uso quotidiano.

I meccanismi più comuni sono:
• Feedback intermittente (ricompense casuali, like, notifiche)
• Meccanismi di gratificazione rapida
• Scroll infinito (feed che si aggiorna senza fine)
• Notifiche personalizzate
• Obiettivi giornalieri / streaks
• Contenuti generati da altri utenti (sempre nuovi stimoli)

Tra le piattaforme digitali note per l’uso di tecniche di dipendenza abbiamo
I Social Network
1. TikTok
• Algoritmi che mostrano contenuti sempre più personalizzati
• Scroll infinito che mantiene l’attenzione più a lungo
2. Instagram
• Preferenze e feed suggeriti
• Notifiche di like e commenti
• Storie e reels che scorrono automaticamente
3. Facebook
• Notifiche continue
• Post suggeriti e gruppi che invogliano all’interazione
4. YouTube
• Video consigliati alla fine di ogni visione
• Autoplay e suggerimenti personalizzati

I Giochi e le App gamificate

Molte app non sono “social” ma usano logiche di gioco:
• Candy Crush, Pokémon Go, Clash of Clans
• Obiettivi quotidiani e notifiche
• Ricompense variabili e progressione continua
• App di fitness / apprendimento
• Streak giornalieri e badge che creano senso di impegno

Le Piattaforme video / streaming
• Netflix, Disney+, Prime Video
• Autoplay degli episodi
• Thumbnail personalizzate
• Metodi per ridurre la fatica di scelta

Perché funzionano?

Queste piattaforme sfruttano meccanismi psicologici documentati, per esempio:
• Sistema di ricompensa dopaminergico
Ogni “like”, commento o nuovo video stimola il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore legato alla gratificazione.
• Principio di scarsità e variabilità
Le notizie imprevedibili sono più coinvolgenti delle notizie prevedibili (come nelle slot machine).
• Social validation
Il desiderio di approvazione sociale aumenta l’uso.
ciao
Queste tecniche sono oggetto di ricerca in psicologia, neuroscienze e design etico, e sono al centro di dibattiti su regolamentazione e tutela dell’utente.
Se le piattaforme sono progettate per catturare attenzione, l’unico modo efficace è modificare l’ambiente, NON BASTA LA FORZA DI VOLONTÀ’ CONTRO LA DIPENDENZA.
Ecco cosa fare.

1. Disattiva i trigger (è la mossa più potente)
Le notifiche sono il primo meccanismo di dipendenza.

✔ Disattiva tutte le notifiche non essenziali
✔ Lascia attive solo chiamate e messaggi importanti
✔ Rimuovi badge rossi con numeri (creano urgenza artificiale)

Il cervello reagisce al “numero rosso” come a un allarme.

l2. Rendi l’accesso più difficile

Le app sono progettate per essere a un tocco di distanza.
Puoi:
• Spostarle in una cartella nascosta
• Disconnettere l’account ogni volta
• Attivare il limite giornaliero (Tempo di utilizzo su iPhone / Benessere digitale su Android)
• Eliminare l’app e usarla solo da browser

Ogni piccolo ostacolo riduce l’uso automatico.

3. Sostituisci, non eliminare

Il cervello non ama il “vuoto”.
Se togli TikTok, ma non metti nulla al suo posto, tornerai lì.
Sostituisci con:
• Podcast
• Lettura
• Sport
• Studio strutturato
• Scrittura
• Progetti personali

La chiave è riempire il tempo con qualcosa che dia soddisfazione reale, non solo stimolo rapido.

4. Usa la tecnica del “ritardo”

Quando senti l’impulso di aprire un’app:
Aspetta 10 minuti.
Spesso l’impulso sparisce.
La dipendenza digitale è molto legata all’automatismo, non al bisogno reale.

5. Regola il momento più critico: sera e mattina

I due momenti più vulnerabili sono:
• Appena svegli
• Prima di dormire

Strategia efficace:
• Niente telefono per i primi 30 minuti del mattino
• Niente social 1 ora prima di dormire
• Telefono fuori dalla camera se possibile

6. Fatti una domanda chiave

Quando apri un social chiediti:
“Sto entrando con uno scopo preciso o per automatismo?”
Se non hai uno scopo, è quasi sempre impulso.

7. Non demonizzare, ma controlla

L’obiettivo non è eliminare tutto.
È tornare ad avere controllo volontario.

Una regola equilibrata può essere:
• 30–45 minuti al giorno di uso consapevole
• Niente scroll infinito

“Domenico ha diciassette anni, ama la vita e la sua famiglia, divide le sue giornate tra basket, amici e amore per la fidanzata. Una tragica notte la sua vita verrà interrotta bruscamente e da allora tutto cambierà. Resta il vuoto di chi lo ama e il tentativo di imparare a convivere con ciò che ha lasciato”

Il cortometraggio “Domenico” , diretto da @matteonotaro_ e scritto dal medesimo, con la partecipazione di @giuseppedeblasioo e @mariavittoriaguarino , é stato prodotto dalla @fondazionedomenicocirillo dall’@associazione31salvatutti , grazie alle donazioni raccolte.
Hanno partecipato alla sua realizzazione 
 @oltrecielo.com_avpa come produzione esecutiva ed @_alchemiapictures come produzione associata.

Si ringraziano la @regione.campania , il @comunedinapoli, la @poliziadistato e la @fcrc.it per l’attiva partecipazione.

Un ringraziamento sentito a tutta la famiglia Cirillo, agli amici di Domenico che hanno partecipato al progetto, alla @palasportfg per aver permesso di girare alcune scene nei suoi ambienti.

Si ringraziano le attrici e gli attori:
@christiancerratoo 
@claudiafedericape3 
@gianluca_scuotto 
@robertalista_ 
@ludovica.schianodizenise
@dominik_.liguori 

Con la partecipazione speciale di 
@ccaldora , @Viola.fiandra, @vale.vutta18 , @lorenzo.capuano_ , @luigi.derosaa , @ale._.scotti , @_daniscotti_ , @galu.01 e tanti altri.

Un ringraziamento speciale a tutta la troupe per lo splendido lavoro che rappresenta una grande squadra di professionisti del cinema nazionale.

#shortfilm #cinematographer #troupe #filming #life #dırector #script #2026 #setfilm #love #moviescenes #filmfestival #cortometraggio #actors #storylife #blackmagic #screenwriting @indiefilmmakers #behindthescene 08/02/2026

https://www.instagram.com/reel/DUfzTLwkzfn/?igsh=MXNidjFvdHNyZHUzcQ==

“Domenico ha diciassette anni, ama la vita e la sua famiglia, divide le sue giornate tra basket, amici e amore per la fidanzata. Una tragica notte la sua vita verrà interrotta bruscamente e da allora tutto cambierà. Resta il vuoto di chi lo ama e il tentativo di imparare a convivere con ciò che ha lasciato” Il cortometraggio “Domenico” , diretto da @matteonotaro_ e scritto dal medesimo, con la partecipazione di @giuseppedeblasioo e @mariavittoriaguarino , é stato prodotto dalla @fondazionedomenicocirillo dall’@associazione31salvatutti , grazie alle donazioni raccolte. Hanno partecipato alla sua realizzazione @oltrecielo.com_avpa come produzione esecutiva ed @_alchemiapictures come produzione associata. Si ringraziano la @regione.campania , il @comunedinapoli, la @poliziadistato e la @fcrc.it per l’attiva partecipazione. Un ringraziamento sentito a tutta la famiglia Cirillo, agli amici di Domenico che hanno partecipato al progetto, alla @palasportfg per aver permesso di girare alcune scene nei suoi ambienti. Si ringraziano le attrici e gli attori: @christiancerratoo @claudiafedericape3 @gianluca_scuotto @robertalista_ @ludovica.schianodizenise @dominik_.liguori Con la partecipazione speciale di @ccaldora , @Viola.fiandra, @vale.vutta18 , @lorenzo.capuano_ , @luigi.derosaa , @ale._.scotti , @_daniscotti_ , @galu.01 e tanti altri. Un ringraziamento speciale a tutta la troupe per lo splendido lavoro che rappresenta una grande squadra di professionisti del cinema nazionale. #shortfilm #cinematographer #troupe #filming #life #dırector #script #2026 #setfilm #love #moviescenes #filmfestival #cortometraggio #actors #storylife #blackmagic #screenwriting @indiefilmmakers #behindthescene

07/08/2025

L’assassino di Sara Campanella si è tolto la vita in carcere.
Ok riformuliamo.
Stefano Argentino, 27 anni, ha posto fine alla sua vita. Aveva ucciso Sara Campanella, 22 anni.
Vi posto solo alcuni dei commenti trovati sotto la notizia di giornali come il Corriere, il Messaggero etc. fatti anche da profili riconducibili a persone.
Ora se è vero che questa notizia desta in molti meno dolore di quella che annunciava la morte di una giovane studentessa, qualche mese fa per mano di un soggetto chiaramente disturbato che l’aveva presa in fissa mentale, quello che è inspiegabile è il goderne.
E ancora più incomprensibile e’ esporre questo godimento sulla pubblica piazza, senza minimamente pensare che a leggerli prima o poi sarà chi per questa morte adesso desidera con ogni probabilità la propria, i genitori del ragazzo ad esempio.
Ma ci serve davvero manifestare la nostra opinione in questo linguaggio odioso?
Ridarà vita a Sara?
Rende giustizia a noi cittadini questa morte che sembra gridare che il carcere non riesce a rieducare, risanare, riequilibrare?
Non è più altro una sconfitta leggere che “meglio così tanto sarebbe stato in carcere poco e niente” …?
La riflessione è sulla fiducia del popolo nel sistema. In un sistema che funziona dovrebbe dispiacere che il reo sia riuscito a non scontare la pena, cioè a non comprendere il disvalore della sua azione pagando il prezzo alla comunità che ha sconvolto con il suo agire.
Poi ci sarebbe anche l’umanità. Era un ragazzo anche lui, certamente ha sbagliato, certamente aveva un problema, certamente nessuno e’ stato in grado di aiutarlo. E questo spaventa anche di più.
E torniamo ai discorsi sulla prevenzione e sulla salute mentale che anche tutti questi post e le emoticon gioiose sotto una notizia comunque tragica, rendono priorità assolute nella nostra società.
Non so se chiedervi un commento.
Condoglianze alla famiglia.

06/04/2025

Analfabetismo sentimentale e coltelli.

Frascati: un15enne accoltella un coetaneo al torace. La vittima è in gravi condizioni.

Alcuni giornalisti mi hanno chiesto: “Cosa sta succedendo ai nostri ragazzi? Come spiega questa ondata di violenza e accoltellamenti?”
La fuga nel coltello è figlia dell’analfabetismo sentimentale.
Se non so dare un nome alle mie emozioni, se non so esprimerle, se non so dar voce alla mia voce, il corpo diventa un’arma.

La mal-educazione sentimentale nasce dentro e fuori dalla famiglia.
Nasce in famiglia, quando il silenzio rimbomba nelle nostre case.
Quando invece di parlare e ascoltare i nostri figli, la nostra testa (prima ancora della loro), è china sul cellulare, su Whatsapp, sull’ennesima mail lavorativa.
La maleducazione sentimentale nasce anche in una società brutale e narcisista.
Una società dove un personaggio come Andrew Tate ha milioni di follower ostentando aggressività, violenza e misoginia.
Non sottovalutate i testi Trap. Qualche collega irride la pericolosità di questi testi.
La realtà dice altro: tra le nuove generazioni di maranza esiste una vera e propria “cultura del col coltello”.

Gia Nietzsche parlava della “gioia del coltello”.
Dietro la cultura del coltello però non c’è gioia ma l’anedonia, l’incapacità di sentire, di provare il vero piacere, di riconoscere che l’altro è un “Tu” e non un “Esso”.
Non basta vedere “Adolescence”.
Dobbiamo dialogare con i nostri ragazzi.
Dobbiamo interessarci davvero alle “culture” che li circondano
Usate storie, arte, letteratura, spunti filosofici.
In “Sentimenti mal-educati” (Feltrinelli) ho inserito 16 suggestioni per pensare con ragazzi e ragazze.
https://amzn.eu/d/bcR552B

Dietro la cultura del colletto c’è la depressione di una generazione a cui abbiamo promesso l’empatia, ma abbiamo dato lo smartphone.
Stasera partite da una domanda semplice: quanti tuoi coetanei girano col coltellino in tasca? Cosa ne pensi di questa “moda”? Quale differenza c’è tra forza e violenza?

P.S. Aiutami a condividere questo pensiero.

02/04/2025

‼️📵 BOURNOUT DA IPER CONNESSIONE DIGITALE🔞‼️

➡️ E’ lo stress mentale e fisico causato da continua ed incessante esposizione digitale.
Il male del secolo e non solo per i più giovani i quali tuttavia, per ragioni evolutive, ne sono più colpiti.
I sintomi fisici del burnout da iper-connessione possono includere:
🔴1. Affaticamento cronico – stanchezza persistente anche dopo il riposo.
🔴2. Mal di testa frequenti – spesso legati all’uso prolungato di schermi.
🔴3. Disturbi del sonno – difficoltà ad addormentarsi o sonno non ristoratore.
🔴4. Dolori muscolari – soprattutto a collo, spalle e schiena.
🔴5. Problemi gastrointestinali – come nausea, bruciore di stomaco o disturbi digestivi.
🔴6. Alterazioni della vista – vista offuscata, occhi secchi o irritati.
🔴7. Tachicardia o palpitazioni – legate allo stress costante.
🔴8. Aumento o perdita di peso – per variazioni nei ritmi alimentari.
🔴9. Indebolimento del sistema immunitario – più soggetti a raffreddori o infezioni.
🔴10. Tremori o tensione muscolare – causati da ansia e iper-stimolazione.

🔜 COSA POSSO FARE

🟢1. Digital Detox (disintossicazione digitale)
• Dedica ogni giorno un tempo senza dispositivi (es. 1 ora la sera).
• Fai pause regolari durante il lavoro al PC o al telefono.

🟢 2. Imposta limiti d’uso
• Usa app che monitorano e limitano il tempo trascorso su social e schermi.
• Disattiva notifiche non essenziali.

🟢 3. Stabilisci orari di disconnessione
• Evita l’uso di dispositivi almeno 1 ora prima di dormire.
• Separa il tempo lavorativo da quello personale (anche se lavori da casa).

🟢4. Cura il corpo
• Dormi almeno 7-8 ore per notte.
• Fai attività fisica regolarmente per scaricare lo stress.
• Segui un’alimentazione equilibrata e bevi acqua.

🟢5. Prenditi pause reali
• Uscire all’aria aperta, passeggiare senza telefono, meditare o leggere un libro.

🟢6. Riconnettiti offline
• Coltiva relazioni reali, incontra persone dal vivo.
• Dedica tempo a hobby lontani dagli schermi.

🟢7. Chiedi supporto
• Parla con un professionista se i sintomi persistono.
• Condividi come ti senti con persone di fiducia.

02/04/2025

Bournout da iper connessione. E’ una forma di stress mentale e fisico causato da esposizione digitale incessante. Sintomi di questo stato di disagio sono 1. Affaticamento cronico – stanchezza persistente anche dopo il riposo.
2. Mal di testa frequenti – spesso legati all’uso prolungato di schermi.
3. Disturbi del sonno – difficoltà ad addormentarsi o sonno non ristoratore.
4. Dolori muscolari – soprattutto a collo, spalle e schiena.
5. Problemi gastrointestinali – come nausea, bruciore di stomaco o disturbi digestivi.
6. Alterazioni della vista – vista offuscata, occhi secchi o irritati.
7. Tachicardia o palpitazioni – legate allo stress costante.
8. Aumento o perdita di peso – per variazioni nei ritmi alimentari.
9. Indebolimento del sistema immunitario – più soggetti a raffreddori o infezioni.
10. Tremori o tensione muscolare – causati da ansia e iper-stimolazione. Soluzioni possibili
1. Digital Detox (disintossicazione digitale)
• Dedica ogni giorno un tempo senza dispositivi (es. 1 ora la sera).
• Fai pause regolari durante il lavoro al PC o al telefono.

2. Imposta limiti d’uso
• Usa app che monitorano e limitano il tempo trascorso su social e schermi.
• Disattiva notifiche non essenziali.

3. Stabilisci orari di disconnessione
• Evita l’uso di dispositivi almeno 1 ora prima di dormire.
• Separa il tempo lavorativo da quello personale (anche se lavori da casa).

4. Cura il corpo
• Dormi almeno 7-8 ore per notte.
• Fai attività fisica regolarmente per scaricare lo stress.
• Segui un’alimentazione equilibrata e bevi acqua.

5. Prenditi pause reali
• Uscire all’aria aperta, passeggiare senza telefono, meditare o leggere un libro.

6. Riconnettiti offline
• Coltiva relazioni reali, incontra persone dal vivo.
• Dedica tempo a hobby lontani dagli schermi.

7. Chiedi supporto
• Parla con un professionista se i sintomi persistono.
• Condividi come ti senti con persone di fiducia.

22/03/2025

eri sera ero a Milano. A cena.
Nel tavolo accanto, una giovane coppia e un bambino di circa un anno. Dopo aver mangiato, il piccolo ha iniziato ad agitarsi. Non piangeva: cercava semplicemente qualcosa. Stimoli, attenzioni, forse solo uno sguardo in più.
Il padre ha preso il telefono, ha aperto un cartone animato e glielo ha messo davanti. Poi ha ripreso a chiacchierare. Il bambino è rimasto fermo, immobile, catturato dalla luce di quello schermo per più di un’ora. Poi sono andati via.

È una scena che vediamo spesso. Così spesso da non vederla più.

Non sto parlando di genitori distratti o disinteressati. Sto parlando di una normalità che rischia di diventare pericolosa.
Perché non è solo un cartone animato. È un’abitudine che si insinua piano. Un modo comodo per calmare, zittire, occupare il tempo. Ma che cosa succede nella testa di un bambino di un anno che guarda uno schermo per un’ora, forse più, senza interruzioni? Che cosa gli stiamo insegnando?

Uno su due, in Italia, ha già usato un dispositivo digitale prima dei due anni. Uno su cinque, addirittura prima di compierne uno. Non parlano ancora, ma sanno scorrere lo schermo con il dito. E il dito, a quell’età, dovrebbe toccare il mondo. Non un vetro.

Lo schermo non è solo intrattenimento. È una finestra che può diventare una gabbia.
Più lo usano, meno tollerano la noia, la frustrazione, l’attesa. Meno cercano negli occhi degli altri quello che serve per crescere: il contatto, il conflitto, la relazione.

E allora non chiediamoci solo quanto tempo passano davanti a uno schermo.
Chiediamoci cosa perdono, ogni volta che lo fanno.

15/03/2025
Strade di vita 12/03/2025

Strade di vita Uno Spot per la Sicurezza Stradale. Ogni anno, troppe giovani vite si spezzano sulle nostre strade. Troppi ragazzi muoiono per un messaggio inviato di troppo, per una distrazione fatale, per regole ignorate o mai insegnate. Il nostro progetto nasce dal dolore per la perdita di un ragazzo napoletano....

09/01/2025

Occhi aperti ragazze!

Ci sono storie che non dovrebbero mai essere raccontate, perché non dovrebbero mai accadere. Storie come quella di Marta (nome di fantasia), che ha scoperto l’orrore non nei ricordi, ma in un video ricevuto su WhatsApp. Dormiva, credeva di essere al sicuro, e invece qualcuno stava approfittando del suo corpo, della sua fiducia, della sua vita.

Oggi voglio parlarvi di fiducia tradita. Di quel “Tranquilla, è un mio amico” che diventa il preludio di un incubo. Di cocktail che non sanno solo di alcol, ma di un veleno invisibile che spegne la coscienza e lascia spazio alla violenza.

Non è paranoia, è consapevolezza. Questo non significa vivere nella paura, ma sapere che esiste chi usa il divertimento come arma e la vulnerabilità altrui come complice. Non importa quanto sia bello il sorriso di chi vi offre da bere. Non importa quante volte abbiate pensato: “A me non succederà mai”.

Alle ragazze e alle donne: state attente. Non accettate drink da chiunque, nemmeno da chi sembra insospettabile. Non perdete di vista il bicchiere, mai. Non vergognatevi di dire di no. Non sentitevi paranoiche se scegliete di proteggervi.

E se mai vi troverete nella situazione di Marta, sappiate che non siete colpevoli. Non lo sarete mai. La colpa è solo di chi calpesta il rispetto, la fiducia e la dignità. Parlate, denunciate, chiedete aiuto. Siete molto più forti di quanto pensiate.

È il momento di alzare la voce. È il momento di proteggersi e proteggere.

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