09/10/2026
RIFLESSIONI SU UN MOMENTO DI BLACK OUT DEL TENNIS ITALIANO
Dal forfait forzato di Jannik Sinner allo stop della stagione, fino al periodo di appannamento che sta attraversando l'intero movimento (con le uscite premature di Matteo Berrettini, Flavio Cobolli e degli altri azzurri nei recenti tornei sul cemento asiatico), il tennis italiano affronta il suo primo vero passaggio a vuoto dopo mesi di successi straordinari.
Quando il momento no colpisce un intero movimento e non un singolo giocatore, spesso la spiegazione non risiede solo negli schemi di gioco o nei colpi mancati, ma in aspetti più sottili, psicologici e di contesto.
Per mesi, la presenza di Jannik al vertice ha agito da scudo protettivo per tutti gli altri. Con un numero uno dominante, Berrettini, Cobolli e compagni potevano giocare "a fari spenti", accumulare punti e crescere con poca pressione mediatica.
Senza Jannik in tabellone, i riflettori e l'aspettativa del pubblico e dei media si spostano istantaneamente sugli altri azzurri. Giocare non più da "sorpresa" o da comprimari d'eccellenza, ma con la responsabilità di dover "salvare l'onore" del movimento, genera un carico mentale diverso, che blocca il braccio nei momenti decisivi dei match.
Per Cobolli e Arnaldi che hanno avuto negli ultimi tempi una scalata veloce confermarsi ogni settimana contro avversari che ora ti studiano e ti affrontano con il massimo della concentrazione è un'altra roba . Richiede una maturità emotiva che non si compra dall'oggi al domani.
Berrettini invece sta combattendo una battaglia infinita innanzitutto contro le proprie aspettative e il ricordo del suo picco passato. Ogni sconfitta o passaggio a vuoto riaccende il dubbio, trasformando il campo da tennis in un luogo di frustrazione anziché di espressione.
Infine il circuito moderno impone ritmi eccessivamente logoranti che sono la ragione principale dei sempre più infortuni .
In piu’ oltre che accumulare stanchezza fisica nelle gambe, si arriva spesso alla saturazione nervosa: quella mancanza di brillantezza che ti fa arrivare con una frazione di secondo di ritardo sulla palla o che ti fa scegliere la decisione sbagliata nei punti che contano. Questo è un aspetto di fragilità dei giocatori azzurri.
Comunque trovo eccessive le tante critiche che si leggono in questo momento, si è passati da una fase di esaltazione collettiva al più profondo pessimismo. L'Italia non è passata dall'essere un'armata invincibile ad una armata brancaleone si trova semplicemente nella fisiologica fase in cui il livello si assesta prima del salto successivo. Ne sono convinto.