23/08/2026
A proposito di Utkatāsana.
Spesso è conosciuta come la posizione della sedia ma il suo nome racconta qualcosa di più: utkaṭa infatti significa intenso, potente, forte.
È una postura semplice ma proviamo a mantenerla per qualche minuto: la temperatura del corpo cambia, si avverte nella muscolatura delle gambe una tensione crescente, il respiro si fa più evidente, la mente scalpita ed è proprio lì che nasce la pratica: restare senza irrigidirsi, trovare forza senza perdere morbidezza.
Nelle mie lezioni è la posizione che propongo per lavorare su radicamento, stabilità e consapevolezza del centro.
Non esiste una forma identica per tutti: profondità della discesa, posizione dei piedi e delle braccia possono cambiare a seconda del corpo.
Dal punto di vista storico il nome Utkatāsana compare già nella tradizione dell’Haṭha Yoga, in testi come la Haṭha Yoga Pradīpikā e la Gheraṇḍa Saṃhitā. Ma la postura descritta nei testi antichi non corrisponde alla “sedia” che pratichiamo oggi: il corpo si trova piuttosto in una posizione accovacciata, simile a uno squat. La forma moderna, con il busto sollevato e le braccia verso l’alto, si sviluppa invece nel cosiddetto yoga posturale del Novecento.
Anche la simbologia che oggi associamo alla posizione è quindi soprattutto una lettura contemporanea.
Per me Utkatasana richiama tapas, il calore che nasce dall'impegno e la trasformazione che ne deriva, la capacità di vivere l’intensità senza esserne sopraffatti.
Nel video è mantenuta pochi secondi, ti consiglio di praticarla a cominciare da un minuto per poi arrivare a 3, 5 minuti.
Forza, non rigidità.
Stabilità, non immobilità.
Quiete nell'intensità.
N.B. In presenza di problematiche a ginocchia, caviglie, anche o zona lombare, la posizione va adattata riducendo la flessione o utilizzando un supporto. Anche chi soffre di vertigini o pressione bassa dovrebbe entrare e uscire dalla postura con gradualità.
E soprattutto: la fatica muscolare può far parte della pratica, il dolore articolare no.